y RIZZOLI. ROMANZO. Ma cosa Š dunque la vita, quella vita di cui Cassola parla cos� sovente, con un tono insieme abbandonato e discreto? Lo scrittore Š il suo messaggero e il suo servo, il devoto artigiano di provincia che tenta di approssimarsi a questa ®essenza intangibile¯ come diceva Anna Cavorzio passeggiando per la pineta di Cecina, a questa assenza di determinazioni, potrebbe aggiungere Cassola. Come definirla, se Š qualcosa che l'intelligenza non riuscir… mai a fissare: se Š illimitata, inesauribile, supera le nostre misure, i confini che tentiamo di stabilirle e soprattutto sfugge alle costruzioni superficiali della realt…? Non la cogliamo nei momenti di felicit… e di estasi, ma nella banalit… quotidiana, a patto di guardarla con occhi puri. Essa non conosce fratture o antitesi: continua all'infinito, si ripete senza soste, modulata e livellata, stranamente musicale e monotona. ®� un rumore sempre eguale, e che pure non stanca mai¯, al quale il filo incessante del racconto e delle parole deve adeguarsi perfettamente. PIETRO CITATI. Carlo Cassola (Roma 1917) esord� nella letteratura con racconti brevi e prose riuniti nel volume ®La visita.¯ Sue opere principali sono i romanzi: ®Fausto e Anna¯ (1952), ®La ragazza di Bube¯ (Premio Strega 1960), ®Il cacciatore¯ (1964), ®Paura e tristezza¯ (1970), ®Monte Mario¯ (1973, premio Selezione Campiello), ®Gisella¯ (1974), ®Troppo tardi¯ (1975), ®L'antagonista¯ (1976), ®L'uomo e il cane¯ (Premio Basutta 1978); i saggi: ®Il gigante cieco¯, ®Ultima frontiera¯ (1976), ®La lezione della storia¯ (1978) e ®Il romanzo moderno¯ (1981). MONTE MARIO (Premio Selezione Campiello, 1973) GISELLA FOGLI DI DIARIO L'ANTAGON I STA LA DISAVVENTURA L'UOMO E IL CANE (Premio Bagutta, 1978) IL SUPERSTITE IL PARADISO DEGLI ANIMALI VITA D'ARTISTA LA MORALE DEL BRANCO IL RIBELLE L'AMORE TANTO PER FARE LA ZAMPA D'OCA collezione BUR: TROPPO TARDI FAUSTO E ANNA ULTIMA FRONTIERA MONTE MARIO IL GIGANTE CIECO GISELLA UN UOMO SOLO LA LEZIONE DELLA STORIA LA CASA DI VIA VALADIER I VECCHI COMPAGNI IL SOLDATO IL TAGLIO DEL BOSCO L'ANTAGONISTA LA RAGAZZA DI BUBE PAURA E TRISTEZZA IL ROMANZO MODERNO UN CUORE ARIDO CASSOLA CARLO, Un cuore arido Introduzione di PIETRO CITATI Biblioteca Universale Rizzoli MILANO 1982 Propriet… letteraria riservata 1982 Rizzoli Editore. Milano Prima edizione BUR: febbraio 1982 INTRODUZIONE. Chiuso da anni a Grosseto, nemico dei viaggi, schivo e solitario, Carlo Cassola potrebbe sembrare uno di quegli scrittori che conoscono cos� perfettamente il proprio mondo, da essere costretti a ripetersi. Attorno a pochissimi temi, ripresi e trasformati con fecondit… straordinaria, egli ha composto, nel corso degli ultimi dieci anni, una serie di lunghi racconti e due romanzi: Fausto ed Anna e La ragazza di Bube. Nelle dichiarazioni pubbliche, ostenta sovente una pervicacia didattica e predicatoria, una perffino rozza e limitata sicurezza di sŠ. Ma, in questo piglio sdegnoso, non Š difficile scorgere un eccesso di difesa. Piuttosto che il respiro tranquillo dello scrittore maturo, la sua stessa fecondit… svela forse un'ansia nervosa, una candida tensione giovanile. Ogni volta Cassola insegue se stesso, e ogni volta scopre di non esser riuscito ad esprimere quello che avrebbe voluto, e riprende da capo, ardente e paziente, sulle tracce del proprio libro definitivo. Con il romanzo: Un cuore arido, credo che Cassola abbia concluso la propria lunga ricerca. Dopo dieci anni di prove, di sconfessioni parziali, di fallimenti felici e infelici, egli ha scritto il libro che il giovane scrittore ventenne, adoratore dei Dubliners, mentre componeva i raccontini di Alla periferia e di Una visita aveva sempre sognato, ma presto rinunciato a comporre. Sulla costa di Marina di Cecina, ai bordi del bosco e della ferrovia, nel 1931 le amiche passeggiano a braccetto lungo la riva: insieme vanno a prendere il latte: si azzardano, in bicicletta, nei paesi vicini; dalla finestra di casa guardano il mare. Sulla spiaggia si aprono i primi stabilimenti balneari; e d'estate, quando i bagnanti arrivano da Firenze o da Siena, le ragazze ballano la rumba e il tango allo ®chalet.¯ Ma, d'inverno, appena i luoghi ritornano alla loro purezza, si ritrovano per giocare a carte o alle recite organizzate dal parroco. Due sorelle, Bice ed Anna Cavorzio, orfane di padre e di madre, vivono insieme a una zia, che lavora da sarta. Ritrosa, dura, caparbia, Anna non sa ®esternare i propri sentimenti, e per questo la giudicavano senza cuore.¯ Ha diciotto anni, e non ha ancora , amato nessuno. Quando un giovane del luogo la corteggia, lo respinge con rabbia, con disprezzo, quasi con odio. Ma quegli occhi verdi, quella voce un po' rauca non nascondono, come dice il titolo, ®un cuore arido.¯ Viva, sfacciata, deliziosamente femminile, Anna si innamora di Mario, il fidanzato della sorella. Senza rimorsi, senza ragionare o riflettere, non si vergogna di dividerlo con lei; e amoreggia con Mario nei boschi o in casa, mentre la sorella Š a letto, ammalata, nella stanza vicina. Dopo poco Mario raggiunge il padre in America e la abbandona. Quasi a vincere un oscuro rancore, Anna diventa l'amante di un ricco giovane di Cecina, Marcello. Non lo ama; ed Š lei, questa volta, improvvisamente e istintivamente come Š suo costume, a lasciarlo. Nel piccolo paese, dove basta uno scarto per perdere la reputazione, Anna potr… difficilmente trovare un marito. Ma non teme il futuro. Senza desideri e rimpianti, assiste al matrimonio della sorella. Non ha perduto il suo fuoco, e lo esercita a salvare la cugina--la povera, dolcissima Ada con la mano tagliata--dagli inganni del mondo. ®E non invidiava nessuno...¯ ®io non ho bisogno di sistemarmi¯ pensava Anna. ®posso continuare a vivere come vivo.¯ ...Ora, la stessa passione per Mario la lasciava indifferente. E Marcello, aveva contato sempre cos� poco per lei... ®Com'ero sciocca a temere che la mia vita ne fosse sconvolta.¯ Niente, niente avrebbe potuto sconvolgere la sua vita... perchŠ la vita, l'essenza vera della vita, era qualcosa di intangibile. Niente poteva intaccarla: e i fatti, quei fatti di cui si parla tanto, ... erano in realt… senza importanza, senza significato. Anna non ha rinunciato a nulla. Le sue apparenti rinunce sono un modo, brusco e istintivo, per mantenersi accanto alla giusta corrente della vita. Obbedisce ad essa nel suo insieme, e si libera dagli eventi e dalle persone che sembrano rappresentarla e la imprigionano solamente. Nella Ragazza di Bube, la forza delicata e ingenua della natura cadeva vittima della storia e dei doveri. Anna, invece, ignora la storia, rifiuta di chiudersi nell'amore per Mario, dimentica Marcello, supera il rimorso per la propria colpa, il dolore per la morte: simile all'esistenza che vince crudelmente tutte le limitazioni e rimane soltanto fedele a se stessa. Per la prima volta, Cassola si Š veramente confessato in un personaggio. ®Anna c'est moi¯ -- avrebbe potuto affermare anche lui, osserva Franco Fortini. Lo stesso titolo del romanzo--Un cuore arido--Š come una ironica allusione a quel tanto di secco, di duro, di caparbiamente riduttivo, che appare nella sua figura. Ma nel momento che il moralismo di Cassola si trasforma nella persona cos� libera e spontanea di Anna, diventa un mezzo sottile e discreto per difendere una mistica della vita. Gli apparenti, sdegnosi ® no¯, che egli pronuncia ogni giorno, sono in realt… dei profondi ®s�¯, appena mascherati. L'unica virt— umana che riconosca non Š la rinuncia, che per lui come per Anna Š un atto volontario e intellettuale, ma l'accettazione, l'obbedienza al ritmo cos� difficilmente avvertibile dell'esistenza. Ma cosa Š dunque la vita, quella vita di cui Cassola parla cos� sovente, con un tono insieme abbandonato e discreto? Lo scrittore Š il suo messaggero e il suo servo, il devoto artigiano di provincia che tenta di approssimarsi a questa ®essenza intangibile¯ come diceva Anna Cavorzio passeggiando per la pineta di Cecina, a questa assenza di determinazioni, potrebbe aggiungere Cassola. Come definirla, se Š qualcosa che l'intelligenza non riuscir… mai a fissare: se Š illimitata, inesauribile, supera le nostre misure, i confini che tentiamo di stabilirle, e soprattutto sfugge alle costruzioni superfficiali della realt…? Non la cogliamo nei momenti di felicit… e di estasi, ma nella banalit… quotidiana, a patto di guardarla con occhi puri. Essa non conosce fratture o antitesi: continua all'infinito, si ripete senza soste, modulata e livellata, stranamente musicale e monotona. ®� un rumore sempre eguale, e che pure non stanca mai¯, al quale il filo incessante del racconto e delle parole deve adeguarsi perfettamente. Questa idea dell'esistenza commuoveva profondamente Cassola, anche quando sembr• rifiutarla. L'aveva intuita nei raccontini giovanili, nelle Amiche e in Rosa Gagliardi, ai limiti del mondo, in un'atmosfera astratta ed estatica. Ma, per qualche anno, questa idea parve costringerlo e impacciarlo. La pura ®essenza¯ poteva ridursi a un attimo incomunicabile. Allora si immerse nel regno dei fatti, e si diede a raccontare storie di partigiani, di comunisti e di intellettuali, di matrimoni infelici, componendo un'arida enciclopedia del grigiore. Lontano dalla ®vera vita¯, le cose gli sembravano in preda alla noia, alla disperata depressione, alla intollerabile desolazione. Da questo mondo, che gli ripugnava e lo affascinava, stava sempre per venire schiacciato e soffocato, e si difese solo a spese della propria arte: distendendo, tra lui e le possibili sorprese degli eventi, la protezione sbiadita di una maniera letteraria. Con Un cuore arido, Cassola riprende l'esile tela delle Amiche. L'apre e la dilata, togliendole quel tanto di giovanile e immaturo, e recuperando la casuale ricchezza della realt… quotidiana. Egli rappresenta, a prima vista, quanto usiamo definire realt…: quello che accade in un paese toscano tra il 1931 e il 1934, prima della guerra di Abissinia. Ma incomincia coll'abolire completamente la parte della storia. E poi l'esistenza non si esprime, soprattutto, negli attimi di pausa e di sospensione, liberi da ogni disegno, in cui sembra che non accada nulla e il tempo si limiti a scorrere; e nelle improvvise e illuminanti sensazioni irrazionali? Fedelissimo alle cose e insieme lontano da esse, senza un'ombra di lirismo, sorretto da una forza profonda e tranquilla, Cassola infonde in ogni momento della banalit… quotidiana il segno inesauribile della vera vita. Quanto ai ®fatti¯, diceva Anna Cavorzio, ®non hanno importanza n‚ significato.¯ Dopo aver diviso cos� a lungo i lamenti delle loro vittime, Cassola ci comunica per la prima volta le consolanti intuizioni con le quali possiamo vincerli o accantonarli. Invece di guidare lentamente un individuo verso la propria morte, egli scrive un romanzo pedagogico, dove i fatti sono presenti soltanto come esempio negativo, come una tappa, che il protagonista e il lettore, insieme uniti, trovano la forza di superare. La povera fatuit… di Marcello Mazzei, la violenza di Bertini, e perfino il culmine dell'amore tra Anna e Mario--restano in qualche modo esclusi dal filo musicale e continuo, perchŠ pretendono di esistere per conto proprio. Sebbene la loro parte sia ormai infinitamente ridotta, Cassola non pu• tuttavia fare a meno dell'ostile grigiore che emanano gli avvenimenti: ha bisogno della loro inimicizia, del loro oscuro livore, per negarli, e distinguersi e contrapporsi senza rimedio. Cassola non Š Cechov, che assorbiva e scioglieva interamente i fatti nel respiro della sua prosa. Egli non potr… mai, io credo, abbandonarsi e accettare del tutto; e scrivere un libro in cui l'esistenza si accontenti di affermare semplicemente se stessa, si ascolti, osservi la continuit… del proprio ritmo. Ma proprio questa estrema riserva Š la ragione pi— vera della sua poesia. Tra gli abbandoni e il ritegno, tra la purezza e l'aridit…, tra l'illimitato e il limitato, Cassola, simile ancora una volta ad Anna Cavorzio, non sar… mai in grado di scegliere. 1961 PIETRO CITATI UN CUORE ARIDO A Manlio Cancogni. PRIMA PARTE. CAPITOLO 1. Il libeccio era durato fino alla notte prima, e un largo tratto di spiaggia era stato spianato e scurito dalla mareggiata. Anna camminava adagio, guardando in terra. Seguiva la traccia di due piedi nudi. Poi la sua attenzione fu attirata da un'orma composta da tre graffiature: pens• che l'avesse lasciata un gabbiano. Risal� il pendio e si mise a camminare lungo l'orlatura bianchiccia che segnava l'estremo limite della mareggiata. Con la punta del piede smuoveva le conchiglie e i sassolini che la furia delle onde aveva portato fin l…. Not• un pesciolino morto; e una bava che sotto la carezza del vento sembrava volesse staccarsi da terra e prendere il volo. Le bast• sfiorarla, perchŠ si sfacesse. Anna si tir• indietro di qualche passo e sedette sulla rena asciutta. Non era una ragazza che desse nell'occhio: benchŠ fosse bene in carne e avesse un personale svelto. I capelli li portava tagliati corti, con una frangetta che le copriva la fronte. Aveva fattezze regolari: precisa la linea arcuata delle sopracciglia, ben modellato il naso, disegnate con nettezza e in rilievo le labbra. Ma il bello di Anna erano gli occhi: verdi, cosa rara in una bruna. E la voce: rauca, quasi cavernosa, che sulle prime poteva riuscire sgradita, poi si rivelava incantevole. Pure, ci voleva tempo per accorgersi di lei; infatti non erano stati molti i suoi corteggiatori: nŠ tra i paesani nŠ tra i villeggianti. Dei colpi la fecero voltare. Doveva essere Enrico che smontava le ultime cabine. L'altro stabilimento era gi… stato demolito. La spiaggia era di nuovo libera: si vedeva solo in fondo un barroccio che caricava la ghiaia. Dalla parte del molo, dove il mare aveva mangiato la spiaggia e la poca sabbia rimasta era grossa e scura, c'erano alcune barche tirate in secco e un pescatore intento ad accomodare la rete. C'era anche don Vincenzo che stava entrando in acqua. Si immergeva piano piano, fermandosi ogni tanto a strofinarsi il petto, le braccia e il collo. L'acqua doveva essere parecchio fredda, ma don Vincenzo i bagni li faceva solo dopo che i villeggianti erano partiti. Anna si mise a spianare un piccolo tratto di sabbia. Non le importava che la stagione fosse finita. Lei se la godeva poco: non andava alle feste da ballo allo chalet, nŠ frequentava il passeggio serale in pineta. A parte qualche scappata sulla spiaggia la mattina, sia lei che la sorella durante l'estate facevano la solita vita. Con in pi— il disagio di avere gente in casa; e del chiasso che c'era in paese fino a tardi, mentre loro dovevano alzarsi presto. Se Anna non aveva motivo di rimpiangere l'estate, nemmeno si sentiva attratta dai mesi che le stavano davanti. Non potevano pi— costituire un'attrattiva per lei le festicciole di carnevale o le recite messe su da don Vincenzo. ®Quest'anno non reciter•. Soltanto andare a prender freddo in quello stanzone...¯ � vero che il divertimento erano le prove, gli scherzi per esempio che faceva Livio al cappellano, quando fingeva di aver dimenticato la parte e sbagliava apposta le battute. Don Vincenzo usciva gocciolante dall'acqua. Attravers• il banco di ghiaia camminando sui talloni e agitando le lunghe braccia magre per tenersi in equilibrio. Faceva ridere con quel costume troppo lungo e troppo largo che gli si appiccicava addosso. Corse goffamente verso la rena asciutta, raccolse l'accappatoio e si affrett• a infilarlo. Poi, con l'asciugamano, prese a stropicciarsi forte i capelli. Anna torn• a guardare dalla parte opposta. Proprio nel punto dov'era il barroccio, la spiaggia cominciava a curvare; continuava cos�, per chilometri e chilometri, accompagnata dallo scalino del tombolo. Quasi a met… c'era un forte, che serviva da caserma alla finanza. Anna c'era stata una volta in passeggiata con la sorella e la zia. Il suo sguardo indugi• sul forte, poi si spinse sui poggi scuri di bosco che chiudevano l'orizzonte. C'era un paese a mezza costa, ma non ne ricordava il nome. Era sempre vissuta a Marina, di quello che c'era altrove si curava poco. I villeggianti venivano dai paesi dell'immediato retroterra, qualcuno anche da lontano, da Firenze, da Roma. La famiglia che prendeva in affitto una camera da loro, era di Firenze. Erano gente alla buona, e le avevano ripetutamente invitate, sia lei che la sorella. Bice una volta c'era andata, per tre o quattro giorni; lei no. Che gliene importava di veder Firenze? C'era un fumo all'orizzonte, proprio in mezzo al mare. Il mare era calmo, ma non cos� lucente come in piena estate. Improvvisamente il grigioazzurro del mare si oscur• e, insieme, Anna sent� stringersi alle tempie. ®Smettila, mi fai male¯ disse irata, ma la mano non allent• la presa. Per quanto scuotesse con forza il capo, non le riusciva liberarsi; afferr• il polso: era un polso robusto, da uomo. ®Smettila, su. Sei Enrico, ho capito. Mi fai il favore di smetterla?¯ La mano allent• la presa, e lei potŠ voltarsi. Non s'era ingannata, era Enrico, le era arrivato zitto zitto alle spalle e le aveva fatto quel vecchio scherzo. Com'Š che hai indovinato?¯ le chiese. ®PerchŠ non sentivo pi— battere; e poi, chi vuoi che li faccia questi scherzi se non tu?¯ Era stata sul punto di dire: questi stupidi scherzi; ma s'era fermata in tempo. Enrico era un pezzo d'uomo, con le spalle larghe e le braccia muscolose; e con la barba dura e fitta sulle guance e sul mento. Ma aveva sempre lo stesso carattere permaloso di quando era ragazzo. ®Allora, Annina, cosa mi racconti? ®Tu piuttosto.¯ ®Io? Io sono un uomo felice. Oggi smonto le ultime cabine... e cos�, se Dio vuole, Š finita. Chiuso¯ e tracci• una croce sulla sabbia. ®Non se ne riparla pi— per due anni. In primavera vado a fare il soldato.¯ Anna taceva, sperando che se ne andasse. Aveva voglia di star sola; e poi c'era qualcosa, in Enrico, che la metteva a disagio. Non era mai naturale: parlava in modo sforzato, rideva in modo falso. Per di pi— era sboccato; e aveva il vizio di mettere le mani addosso. Due anni prima, le aveva fatto la dichiarazione, e lei gli aveva detto di no. Da allora, non le aveva pi— parlato d'amore; ma dal modo come la guardava, Anna aveva motivo di credere che sperasse ancora. Anche per questo, la imbarazzava star con lui. ®Che ore sono?¯ gli chiese. ®Le tre e mezzo¯ rispose Enrico; e poichŠ lei dava segno di volersi alzare: ®Aspetta un momento! � un secolo che non ci vediamo e se non si approfitta dell'occasione per far due chiacchiere...¯ ®Ma se ci siamo visti tutte le mattine fino a pochi giorni fa...¯ ®Allora avevo troppo da fare. Corri di qua corri di l… agli ordini dei signori bagnanti... ®Ma ora ti riposi per un bel po'.¯ ®Ora comincia quest'altro bel lavoro... di combattere con tutti quegli ubriachi.¯ Ma se Š tua madre che fa tutto, andiamo.¯ Mia madre fa... quello che pu• fare una donna. Ma per mettere fuori un ubriaco, ci vuole un uomo. E poi l'inverno, anche se non ti ammazzi dal lavoro, muori dalla noia. Quando ti cominciano quelle libecciate che durano una settimana... � inutile¯ aggiunse dopo un attimo e come parlando tra sŠ ®la sola cosa da fare Š prender moglie. Almeno, quando hai moglie, stai bene anche in casa. Puoi infilarti a letto e rimanerci finchŠ dura la mareggiata . Tu cosa ne dici? ®Io dico che devo andarmene. ciao.¯ Lui la guard• con un sorriso incerto, poi si alz• e la segu� senza dir niente. In cima alla spiaggia, Anna ritrov• le ciabatte. ®Ciao¯ disse ancora, senza voltarsi; e si avvi• verso casa. CAPITOLO 2. Erano le quattro passate quando entr• nella stanza da lavoro: Bice stava gi… cucendo davanti alla finestra. Senza dir nulla, Anna prese uno dei cappotti ammonticchiati sopra il tavolo e cominci• anche lei a lavorare. Lavoravano davanti alla finestra per via della luce, ma anche per distrarsi dando ogni tanto un'occhiata fuori. Attaccare le mostrine e i numeri non era un lavoro che richiedesse molta attenzione, e le due sorelle avrebbero potuto chiacchierare tutto il tempo, se ne avessero avuto voglia. Ma Anna era poco loquace; e Bice si stancava di parlar sempre lei. Sul tardi venne a trovarle Lina. Bice la abbracci•, come se non si fossero viste da chiss… quanto tempo. Anna a fatica le diede la mano. Lina aveva portato un romanzo a Bice; cominci• a raccontarglielo. Anna la interrruppe: ®PerchŠ glielo racconti? Poi non ci prova pi— gusto a leggerlo.¯ Una volta tanto Bice fu d'accordo con lei: ®Si, non stare a raccontarmelo tutto! Dimmi solo se alla fine si sposano.¯ ®No, non si sposano... Capisci? Lui Š un ufficiale, non pu• sposare una del popolo. Ora devo andare¯ disse alzandosi. ®Sentite, ragazze: dopo cena, usciamo?¯ zia torn• verso le otto. Quando le dissero che sarebbero uscite, storse la bocca: non aveva piacere che andassero fuori la sera, ora che la stagione era finita. Anna fu pronta in due minuti. Aspettando che la sorella completasse la toeletta, si affacci• alla finestra, che dava sulla distesa di orti e campi. Rossa, un po' schiacciata dai vapori ai lati, la luna era appena emersa sull'orizzonte di gobbe nere. Anna la guard• per qualche istante: e si sent� invadere da un'irragionevole felicit…. ®Sbrigati, che c'Š la luna¯ disse alla sorella. Incontrarono l'amica subito alla cantonata. Veniva avanti col suo passo svelto ed esclam•: ®Ho fatto prima di voi.¯ Tornarono indietro tenendosi sottobraccio. Tra la chiesa e la pineta si stendeva uno spiazzo sabbioso, attraversato da un abbozzo di strada. Nel mezzo c'era lo chalet in muratura dove l'estate facevano le feste da ballo. ®Com'Š che Š cos� buio?¯ disse Bice. ®Ti sembra buio perchŠ non vedi lo chalet illuminato¯ rispose Lina. ®A proposito, lo sapete di Marisa? Dicono che non Š vero che sia andata a servizio.¯ ®Ma se ho incontrato la madre¯ replic• Bice ®e mi ha detto che Marisa Š contenta, perchŠ ha trovato una famiglia che la tratta come una figliola...¯ ®S�, questo Š ci• che scrive alla madre. Invece dicono che quell'uomo la mantiene...¯ ®La gente fa presto a inventare le cose¯ ribattŠ Bice. ®Io credo che sia vero¯ intervenne Anna. ®Senti, io non ci posso credere...¯ cominci• la sorella. ®PerchŠ? Sarebbe forse la prima volta che una ragazza di Marina fa quella fine? Basta perdere la testa un'estate... Marisa cos� ha fatto.¯ ®Che c'entra: Marisa ha avuto sfortuna. Quello le aveva raccontato di essere scapolo...¯ ®Ha avuto sfortuna perchŠ non ha avuto cervello¯ insistŠ Anna. ®Marisa Š rimasta accecata¯ disse Lina. ®vi ricordate che bell'uomo era... Io la so tutta la storia¯ aggiunse dopo un momento. ®Quel signore era di passaggio... ma dopo aver visto lei, decise di fermarsi...¯ ®La sera, la portava a ballare...¯ ®Perci• dico che non ha avuto cervello¯ fece Anna. ®Come poteva illudersi che un signore sposasse una cameriera?¯ ®Vedi, bisogna anche capire¯ disse Lina. ®Una che fa la cameriera, per forza Š esposta alla tentazione... Noi che stiamo sempre chiuse in casa, dobbiamo dire la verit…, ci mancano anche le occasioni...¯ ®Storie¯ fece Anna. ®Marisa le occasioni le andava a cercare. Era una ragazza leggera, questo lo ammetterai almeno? Tutti i giovanotti di Marina ci s'erano divertiti.¯ ®Anna, tu fai troppo presto a giudicare¯ disse Lina. ®Marisa era innamorata, e quando una Š innamorata, perde la testa.¯ ®Io non ci credo a questa storia dell'amore.¯ ®Non ci credi perchŠ non hai ancora provato¯ ribattŠ Lina. Il viale di pineta era deserto. Le sagome dei villini erano buie; e nere e compatte le masse di sottobosco nei giardini. ®Oh, guardate, i Semoli ci sono ancora¯ esclam• Bice. Si sentiva confortata che almeno un villino fosse abitato. La luce della finestra a pianterreno si spargeva sulla ghiaia, schiarendo di sbieco gli oleandri che fiancheggiavano il vialino. Dietro le tendine si profil• l'ombra di un uomo. ®Che persona distinta Š il dottor Semoli¯ disse Lina. ®Anche la signora¯ fece Bice. ®La figliola no, non mi piace.¯ ®A proposito, lo sai con chi fa all'amore? Almeno dicono.¯ Anna camminava per conto suo, provando un crescente fastidio per le chiacchiere della sorella e dell'amica. Li sapeva a memoria, quei discorsi. E le sembravano talmente sciocchi... Lei non aveva nessuna esperienza dell'amore; tuttavia era come se sapesse gi… tutto. Era una sensazione curiosa. Fin da quando era bambina, le sembrava di aver gi… saputo tutto. ®Che squallore Marina quando Š finita la stagione¯ disse Bice. ®� un mortorio, proprio.¯ La luna appariva e spariva fra i tronchi neri dei pini. Non arrivarono nemmeno in fondo al viale e piegarono verso la spiaggia, prendendo per un sentiero fra la rete metallica di un giardino e un terreno incolto. Quando furono sbucate al di l… delle dune, rimasero colpite dalla bellezza dello spettacolo. Una striscia di mare illuminata dalla luna emergeva dal buio. Partiva dall'orizzonte e veniva diritto verso di loro. Sembrava una striscia di stagnuola. Avanzando, si ondulava: finchŠ, troppo tesi per reggere allo sforzo, i cavalloni si rompevano in uno scintillio di spume. ®Com'Š bello il chiaro di luna¯ disse Lina. ®� proprio l'ideale, per fare all'amore.¯ ®Laggi—, se non sbaglio, c'Š una coppia¯ disse Bice. ®Andiamo a disturbarli¯ propose Anna. Si misero a camminare sulla sabbia battuta. I due erano seduti a met… della spiaggia e si tenevano abbracciati. ®Sono il barbiere e la moglie¯ disse Lina piano. ®Figurati¯ fece Anna delusa. Aggiunse: ®Due che sono sposati, c'Š proprio bisogno che vengano ad abbracciarsi sulla spiaggia. . .¯ ®Si vede che non hai un'anima romantica¯ le disse Lina. ®No¯ fece Anna ridendo. ®Ho un'anima pratica, io. Penso che a quest'ora la rena dev'essere bella umida... C'Š da bagnarsi ben bene il sedere.¯ Era tardi, e dovettero tornare sul viale. Una volta in piazza, Lina insistŠ perchŠ la accompagnassero. Lei abitava un po' fuori del paese. La strada era deserta, le porte erano chiuse, anche le finestre erano quasi tutte buie. La gente aveva gi… ripreso l'abitudine di andare a letto presto. Le tre ragazze camminavano in silenzio. Sulla facciata dell'ultima casa interamente illuminata dalla luna spiccava una scritta tracciata col carbone. ®Cos'Š?¯ fece Anna fermandosi. Si avvicin• e cominci• a leggere forte: ®Marisa Š....¯ Non fin� di leggere. ®Che mascalzoni¯ disse Lina ®scriverglielo proprio accanto alla porta di casa. Bisognerebbe andare a prendere un cencio bagnato, per cancellarlo.¯ ®A che scopo?¯ disse Anna. ®Domani sera tornerebbero a scrivercelo. E poi la gente lo pensava di gi….¯ Ma aveva fatto impressione anche a lei vedere la scritta. CAPITOLO 3. Enrico lo rivide il pomeriggio del giorno dopo, uscendo dalla bottega di Zaira. ®ciao¯ le disse. Si sforzava di apparire disinvolto. ®Dove vai?¯ ®A casa; dove vuoi che vada?¯ ®Cos'hai comprato?¯ ®Acciughe; ti piacciono?¯ Forse Enrico si trovava l� per caso e non aveva altra intenzione che di scambiar due parole. ®Secondo come le fai.¯ ®Noi non le facciamo in nessun modo; le mangiamo cos�.¯ Il figlio di Corrado, sciancato e con la testa grossa, era sulla porta accanto e li guardava col suo sorriso ebete. ®Be'... ciao¯ disse Anna. ®Vengo anch'io¯ fece Enrico. Anna era seccata. C'erano delle donne sedute fuori delle porte, e per una ragazza era compromettente farsi vedere a parlare con un giovanotto: fosse pure per pochi momenti. D'estate era diverso, la gente era abituata a vedere i giovanotti e le ragazze insieme, anche la sera dopo cena. Ma non appena la stagione era finita, le vecchie regole riprendevano il sopravvento, e gli sguardi di curiosit… delle donne erano l� a confermarlo. Almeno, se Enrico avesse detto qualcosa. Meglio infatti farsi vedere che parlavano; stando in silenzio, destavano maggiori sospetti. ®Volevo chiederti una cosa, Anna¯ disse improvvisamente Enrico. Si ferm•: anche lei fu costretta a fermarsi. ®Quest'anno prenderai parte alla recita?¯ ®No, non ne ho voglia.¯ ®Peccato... era un'occasione per stare insieme.¯ ®Non ricominciare con questi discorsi, ti prego.¯ ®PerchŠ?¯ ®PerchŠ sono inutili.¯ ®Che intendi dire?¯ ®Che non Š possibile quello che tu vorresti. Io non me la sento.¯ ®PerchŠ non provi?¯ Anna lo guard•. ®Voglio dire, se cominciassimo a stare insieme, forse anche tu finiresti col sentire... un po' di simpatia per me.¯ ®No¯ disse lei. ®Sarebbe inutile. Mi dispiace¯ aggiunse vedendo Enrico incupirsi. ®� meglio che tu smetta di pensare a me. Vedrai che ti passa. Ci sono tante altre ragazze!¯ ®Mi Š forse passata in questi due anni?¯ ®S� che t'era passata. � che adesso la stagione Š finita, non hai pi— niente da fare e allora... Dei mali d'amore si guarisce presto¯ concluse sorridendo. A un tratto Enrico fece: ®Tu... Š vero quello che dicono, che non senti niente. Tu non hai cuore, ecco. Tu... ti diverti a farmi soffrire. Io...¯ Non disse altro: le volt• le spalle e si mise a camminare in fretta. ®Enrico¯ fece Anna, stupita e anche un po' sgomenta; ma lui non si volt•. Lo guardava, una sera, dalla finestra: l'oscurit… aveva invaso la stanza e lei stava un po' scostata dal vetro, sicchŠ era sicura di non esser vista. Enrico era fermo in bicicletta che discorreva con Livio. Li vide accendersi le sigarette, battersi dei colpi sulle spalle; e scoppiare a ridere. E a lei fece piacere che Enrico fosse allegro. Ma di l� a poco Livio se ne and• al Dopolavoro; Enrico fin� di fumare, e rimont• in bicicletta. Pedalando adagio, arriv• fin quasi alla chiesa, poi torn• indietro. Fece un altro paio di giri; da ultimo si ferm• davanti al Dopolavoro. Anna sper• che appoggiasse la bicicletta al muro ed entrasse anche lui; ma non fu cos�, e del resto che ci sarebbe entrato a fare? Al Dopolavoro gli uomini si riunivano per giocare; oppure per parlare di sport. Enrico non giocava: diceva che le carte gli facevano venire il mal di testa e che il biliardo gli sembrava la cosa pi— stupida del mondo. E di sport non s'era mai interessato, nemmeno da ragazzo. ®perchŠ Š cos�?¯, si chiedeva Anna. Anche da ragazzo era strano. Si ricord• di quando veniva a chiamarla per giocare a campana; di come correva a cercare il gesso e si affannava a tracciare le righe e a segnare i numeri... Dopo un po', gli passava la voglia e smetteva di giocare. ®Anna! Che fai? Metti il brodo.¯ Era la zia, che quel giorno era rimasta a casa, perchŠ non stava bene. Anna and• in cucina, accese il fuoco, mise la pentola a scaldare; poi se ne torn• in salottino, al suo posto di osservazione. Enrico era sempre l…, appoggiato alla bicicletta, nel cerchio di luce della lampada infissa sopra la porta del Dopolavoro. Non si decideva a entrare e nemmeno a risalire in macchina. Era solo con la sua passione, e Anna si sentiva sgomenta di avergliela ispirata. Avrebbe voluto farlo contento: ma per farlo contento bisognava che accettasse di fidanzarcisi. ®forse gli basterebbe anche meno, che gli dessi una speranza.¯ Forse questo gli sarebbe bastato, almeno per qualche tempo. Poteva anche dargliela, un po' di speranza: tanto presto sarebbe dovuto andar lontano: e stando lontano gli sarebbe passata. ®avrei dovuto dirgli in un altro modo: che per ora non mi sento, ma che in avvenire, chiss…...¯ Un pomeriggio usc� con l'intenzione di vederlo e di dirgli questo. La baracca era in muratura per la parte che serviva da abitazione: con le finestrelle basse da terra s� che Anna, passando, potŠ dare un'occhiata dentro. Vide soltanto la vecchia Cherubina, la nonna di Enrico: che stava rifacendo i letti. Lo stanzone che serviva da mescita e da trattoria era di legno: con le imposte aperte, come in piena estate. La madre di Enrico sciacquava i bicchieri con la sua solita aria arcigna. C'era il maresciallo di finanza appoggiato al banco; e quattro pescatori che giocavano a carte. Anna gir• intorno alla baracca e scese gi— per la spiaggia. La vista del mare, come sempre, le diede un senso di calma; quasi le fece dimenticare lo scopo della passeggiata. A una finestra alta della caserma erano affacciati alcuni soldati: parlavano e ridevano forte. Poi Anna intese un sibilo. Cap� che era indirizzato a lei; e si affrett• ad allontanarsi lungo la riva. Il mare era calmissimo, arrivava fino al banco di ghiaia con un rigonfiamento appena percettibile; qua e l…, nemmeno riusciva a rompersi. Anna camminava guardando in terra, con quel leggero sciacquio negli orecchi; un po' intontita dal sole. Alzando gli occhi vide una figura lontana. Andando avanti ancora, distinse i calzoni grigi, la camicia chiara: era lui, Enrico. Si domand• che cosa lo avesse spinto a fare una passeggiata cos� lunga: Enrico era pigro, se doveva andare di qui a l� prendeva la bicicletta. Anche lui l'aveva vista: si ferm•. Si ferm• anche Anna. Enrico raccatt• un sasso, e chinandosi di fianco lo scagli• con violenza: il sasso rimbalz• sulla superfficie dell'acqua ricadde dopo aver descritto un arco, e fece poi tanti salti ravvicinati, sollevando una catena di piccoli spruzzi. Lui raccatt• un altro sasso e ripetŠ il gioco. Anna s'era seduta; Enrico continuava a far rimbalzare i sassi sull'acqua. Doveva essere mortalmente offeso per comportarsi cos�. Anche Anna s'ebbe a male del comportamento di lui; si alz•, risal� la spiaggia e si addentr• tra i monticelli di sabbia. Trov• un viottolo maleodorante e attravers• la barriera di pinastri, mortelle, ginepri; prima di arrivare sul viale, si lev• le scarpe e ripul� i piedi dalla rena. Nello stesso momento, Enrico sbucava anche lui sul viale, cinquanta metri pi— in gi—. Anna torn• indietro lentamente, guardando dentro i giardini attraverso le sbarre dei cancelli e sopra i muretti di cinta. Si ferm• davanti al giardino del dottor Semoli. Le persiane erano chiuse, segno che il villino era disabitato. C'era un gatto che si sporgeva dal cornicione, miagolando lamentosamente. Forse non sapeva come fare a scendere. Sentendo un passo alle spalle, Anna fu tentata di rimettersi in cammino. Invece si volt•; gli and• incontro decisa: ®Non devi fare cos�, Enrico.¯ Lui non disse niente. ®Io... non avevo intenzione di offenderti. Mi hai capito male.¯ Lui continuava a tacere; nemmeno la guardava. ®Volevo solo dirti che non sono ancora sicura dei miei sentimenti.¯ Questo era pi— di quanto si fosse ripromessa di dirgli, ma fu contenta che Enrico sollevasse gli occhi rianimato. ®Volevo anche dirti che ci ho ripensato e prender• parte alla recita. Cos� ci potremo vedere senza dare nell'occhio.¯ Anche questo, le era venuto in mente l� per l�, sempre per farlo contento. ®Ora per• Š meglio separarci; io torno indietro e tu passi dalla spiaggia. Va bene?¯ la sera lo vide girellare di nuovo in bicicletta. Lo vide attaccar discorso con Livio; poi far parecchie volte il giro della piazza, piano piano, mettendo ogni tanto il piede a terra. E dare frequenti occhiate verso la sua finestra. Si vedeva che era contento. A lei faceva piacere di averlo reso contento. CAPITOLO 4. Le prove erano finite. I bambini si precipitarono per le scale urlando, mentre i giovanotti si fermavano sul pianerottolo ad accendere le sigarette. Enrico trov• il modo di restare indietro con Anna: ®Che fai domani?¯ le chiese. ®Zia vuole portarci a cercare i funghi.¯ ®Allora ci si vede in pineta.¯ ®Ma mi raccomando, fingi di esserci capitato per caso.¯ ®Anna, mi accompagni?¯ disse Lina. ®Che ore sono?¯ ®Le sette; non Š mica tardi¯ . Salut• gli altri dando la mano a tutti, anche a Giancarlo, che aveva quattordici anni. Lina era cos�, ci teneva a far vedere di essere educata, mentre loro di Marina a queste cose non ci guardavano. Prese Anna sottobraccio: ®Sai? quando mi lamentavo di essere in miseria, non mi pareva nemmeno di recitare. Se continua di questo passo, ci toccher… davvero mangiare pane solo.¯ Il curatore del fallimento aveva ridotto l'assegno a cinque lire il giorno: ®Prima ce ne dava otto, poi sette, poi sei e ora cinque. Con cinque lire, a fatica ci paghi l'affitto e ci compri il pane e il latte.¯ � vero che lei dava qualche lezione di francese: ®Ma non mi bastano nemmeno per rivestirmi. Be', non pensiamoci¯ disse scuotendo il capo e ridendo. ®Tanto, quando te la sei presa ben bene, sei al punto di prima. Anche in famiglia, cerco di essere allegra... Mia madre si fa forza, ma mio padre, dovresti vedere com'Š ridotto. Sono mesi che non esce di casa, da quanto Š avvilito.¯ Anna capiva che avrebbe dovuto dir qualcosa; ma non ne fu capace. Lei era fatta cos�, non sapeva esternare i propri sentimenti: per questo la giudicavano senza cuore. Invece, era davvero rattristata dalle parole dell'amica: la accompagn• fino a casa e le disse ®Domani si va in pineta a far funghi; perchŠ non vieni con noi?¯ ®Domani, mi tocca rimanere in casa. Mamma va a Cecina, e io bisogna che rimanga con pap…. Non ci fidiamo a lasciarlo solo...¯ Povera Lina. Non era bella, e ormai aveva perduto la freschezza della prima giovent—. Magra com'era dimostrava trent'anni, invece di ventiquattro. La pelle le s'era gi… sciupata: quando rideva, le si formavano tante piccole grinze agli angoli della bocca. ®Be ... arrivederci, allora¯ disse Anna. Forse avrebbe dovuto abbracciarla; Bice, al suo posto, l'avrebbe fatto. Il giorno dopo, uscirono subito nel primo pomeriggio. Non imboccarono il viale a mare, ma l'altro dietro: fiancheggiato anch'esso dalla pineta, rada e senza sottobosco. Dalla parte della campagna c'era una fila di villette, quasi tutte a un piano e di minori pretese rispetto a quelle che si trovavano sul primo viale. Le due sorelle camminavano a braccetto, come sempre quando erano fuori insieme; la zia le precedeva di qualche passo, smaniosa di uscire dal paese. Era lei che le spingeva alle passeggiate; loro, non si sarebbero mosse mai da Marina. La pineta e la fila di villette finirono insieme, e il viale si convert� in una stradina di campagna, tra un vivaio di pioppi e una siepe di tamerici che riparava un frutteto. La siepe s'interruppe, e lo sguardo spazi• libero verso la campagna. Le due sorelle alzarono appena gli occhi sulla pianura, arida e spoglia nel primo tratto, fitta d'alberi in lontananza. Per loro la campagna non aveva alcun interesse. ®Uno di questi giorni dobbiamo arrivare da Bertini¯ disse la zia. Bertini era un suo cugino, mezzadro in uno dei primi poderi. ®Mi ha promesso una covata; se lasciamo passare dell'altro tempo, finisce che la d… via.¯ Oltrepassato un ponticello, piegarono verso il mare. Il viottolo correva sull'argine. C'era cattivo odore: il fosso serviva da scolo allo zuccherificio. Nei mesi estivi, quando lo zuccherificio era in piena attivit…, l'acqua era color mattone. Davanti alle dune, il fosso impaludava. Tra i giunchi e le canne si scorgeva l'acqua scura; e, ai margini, il fango secco inciso dalle crepe. Una cosa verde su cui Bice stava per mettere il piede fece un improvviso schizzo saltando nella palude; lei emise un grido di spavento. La zia rise: ®Hai paura di un ranocchio? Si vede proprio, figliole, che non avete confidenza con la campagna.¯ ®Come tu non hai confidenza col mare¯ ribattŠ Bice. Di l… dalla palude la pineta era quasi allo stato selvaggio. Cominciarono subito a trovar funghi. Non avevano nemmeno bisogno di frugare sotto i cespugli: li trovavano negli spiazzi coperti d'aghi di pini, negli avvallamenti erbosi, perfino sui monticelli di sabbia. ®Ce n'Š talmente tanti che non c'Š gusto a cercarli¯ osserv• Anna. ®Cogliete solo quelli piccoli, mi raccomando¯ disse la zia. Lei se li metteva in grembo, tanto era vestita da casa; mentre loro due andavano via via a posarli nel paniere. ®Che schifo! Guarda come ci si concia le mani¯ disse Anna. E mostr• a Bice i polpastrelli delle dita diventati viscidi e scuri. Enrico veniva avanti per il viottolo a ridosso del tombolo, pedalando adagio. ®Salve¯ disse mettendo il piede a terra. ®Che state facendo?¯ ®E che, non lo vedi?¯ rispose Bice. ®Cerchiamo i funghi, per seccarli.¯ ®E li avete trovati?¯ Per tutta risposta Bice mostr• le palme aperte: ®Vuoi che ti faccia una carezza? Scommetto che da lei la gradiresti anche cos�¯ aggiunse maliziosamente. Enrico guard• Anna, che fece finta di nulla. ®PerchŠ non ci aiuti?¯ disse ancora Bice. ®Mica mi voglio conciare le mani in quel modo¯ rispose Enrico. ®Se hai le dita pi— gialle delle nostre, con quanto fumi.¯ ®Ma il tabacco Š una cosa pulita; mentre sui funghi vattelapesca cosa c'Š passato. Aspetta che te lo dico: ci hanno sbavato le lumache; ci hanno pisciato i rospi...¯ ®Smettila per carit…¯ fece Bice ridendo; ®senn• davvero non ho pi— il coraggio di prenderne in mano uno.¯ Finse di allarmarsi perchŠ la zia era scomparsa: ®Vado a cercarla; cos� state un po' soli.¯ Anna si stizz� di quella complicit… non richiesta. Era gi… pentita di aver detto a Enrico di venire; si rimise a cercare i funghi. ®Anna.¯ ®Che c'Š?¯ rispose senza voltarsi. ®Devo... dirti una cosa.¯ Lei si raddrizz•: ®Parla; cos'hai da dirmi?¯ Lui aveva appoggiato la bicicletta a un tronco e le era venuto vicino: ®Anna... siamo soli.¯ ®E allora?¯ ®Un'occasione cos�, chiss… quando ci si ripresenta...¯ ®Insomma, che cosa vuoi?¯ Lui era impallidito; le mani gli tremavano. Inghiott� pi— volte; alla fine riusc� a dire: ®Diamoci un bacio.¯ Lei scosse la testa: ®No¯ disse. Lo guard• negli occhi: ®Enrico, devi stare ai patti. Ho acconsentito a vederti una volta ogni tanto, ma niente pi—.¯ ®Ma perchŠ? PerchŠ?¯ ®Te l'ho detto perchŠ.¯ ®Anna, lascia che ti dia un bacio.¯ ®Non insistere, ti prego.¯ ®Un bacio. Uno solo¯ e le si era fatto pi— vicino. ®Smetti, Enrico.¯ ®Ti prego, fammi questo favore.¯ ®No, Enrico; non Š possibile.¯ Guardava dalla parte dov'era scomparsa la sorella, sperando di vederla tornare. Lui interpret• quell'occhiata come se avesse paura di esser vista; intese rassicurarla: ®Non ci vede nessuno.¯ ®Lo so. Ma io non voglio.¯ ®PerchŠ? Cosa ti costa, un bacio?¯ ®Non mi va¯ e cominciava a essere irritata. ®Enrico, non insistere. Guarda che se fai cos�, smetter• anche di vederti.¯ E con voce raddolcita: ®Sii ragionevole, Enrico. Io acconsentir• a farmi baciare quando sar• sicura di volerti bene. Ma devi lasciarmi il tempo...¯ Lui sembr• persuaso; si allontan• di qualche passo, tir• fuori una sigaretta, l'accese. Era penoso vedere quanto era agitato; ma lei era decisa a non fargli altre concessioni. Per non guardarlo, si rimise a cercare i funghi. Pensava: ®sono gi… andata troppo oltre, con lui. Infine, Š assurdo che l'accontenti, io non ho nessuna intenzione di fidanzarmi. Forse in questo modo ho fatto peggio, non avrei dovuto incoraggiarlo. S�, sar… meglio troncare...¯ Mentre si raddrizzava, si sent� cingere alla vita. ®Un bacio¯ implor• Enrico. ®Mi contento di un bacio solo.¯ Lei lo guard• fisso: ®Se avessi saputo che avevi queste intenzioni, non ti avrei detto di venire. Sar… bene spiegarci chiaramente, Enrico. Io ti ho voluto lasciare una speranza ma tu non devi abusarne. O io non vorr• pi— vederti... Lasciami subito, hai capito? O sar… peggio per te.¯ Lui sent� che non era una vana minaccia, lo sent� dalla voce di lei, pi— rauca del solito dalla fredda determinazione che si leggeva nei suoi occhi verdi, ma era troppo eccitato, e non potŠ frenarsi. Si chin• per baciarla. Lei torse il viso, lui le sfior• la guancia, impresse alla cieca le labbra sui capelli, sul collo. Poi si sent� respingere con violenza, barcoll• e per poco non perse l'equilibrio. ®Villano.¯ Si guardarono per qualche istante, lei era furibonda, stava per dirgli che andasse al diavolo, che non le comparisse pi— davanti; ma Enrico la prevenne. Bruscamente si volt•, afferr• la bicicletta, le fece descrivere un mezzo giro in aria; ci mont•, e si allontan• in fretta. CAPITOLO 5. Nel primo tratto non c'erano case, come non c'erano alberi. I poderi, a cui appartenevano quei vasti terreni seminativi, erano dietro i primi campi alberati. Al podere di Bertini si arrivava per un largo viottolo erboso. In bicicletta, non era agevole andarci, specie ora che i solchi lasciati dal carro si erano riempiti di acqua piovana: Anna e la zia quell'ultimo tratto lo fecero a piedi. Il piazzale era coperto da una mota nerastra: Anna si ferm•, timorosa di sporcare le sue scarpette bianche. La zia and• avanti spedita, spinse la porta e disse: ®� permesso? Vieni, Anna¯ aggiunse con impazienza. Comparve la moglie di Bertini. Sotto la pezzuola nera che le cingeva la fronte, gli occhi non sembrarono per nulla contenti di vedere una parente. ®Oh¯ disse. ®C'Š anche Anna¯ fece la zia. ®Entrate¯ disse la donna. La cucina era uno stanzone che riceveva luce da una sola finestra, per di pi— piccola e velata da una rete, messa a protezione dalle zanzare. Ma la poca luce non nascondeva a lungo la povert… dell'ambiente. La fuliggine aveva annerito le pareti; dal soffitto pendevano alcuni involti di carta gommata punteggiati di mosche morte; l'impiantito a mattoni in un punto era sconnesso, in un altro avvallato; la scarsit… di mobilio faceva apparire ancora pi— vasta, nuda e squallida la stanza. Inoltre, Anna fu sgradevolmente colpita dall'odore di cavolo. Ficcando gli occhi nell'oscurit… del focolare, distinse il paiolo nero appeso alla catena grommosa, e si accorse che ne usciva un vapore denso e bianco. I Bertini erano ricchi, almeno cos� diceva la zia: pure, non mangiavano che zuppa di cavolo. ®Bertini non c'Š?¯ ®� a Cecina¯ rispose la donna. ®I tuoi figlioli come stanno?¯ Anna prestava poco ascolto ai loro discorsi. Non sapendo che fare, si avvicin• alla credenza e guard• le fotografie infilate nella cornice del vetro. Ce n'era una di Bertini in divisa, con la testa rapata, i grossi baffi neri, l'orlo bianco del colletto che spuntava dal bavero abbottonato della giubba. Doveva essere una fotografia del tempo di guerra. Ce n'era una di Amos, il minore dei maschi, anche lui in divisa: la donna stava dicendo che l'avrebbero congedato al principio del nuovo anno. ®A Enrico, quando gli toccher… partire?¯ pens• Anna. ®non vedo l'ora che parta, almeno finir… questa storia.¯ Non lo aveva pi— rivisto, da quel giorno in pineta; nemmeno alle prove si era pi— fatto vedere. ®come se l'avessi offeso. Semmai ero io che avrei dovuto sentirmi offesa.¯ ®Che stai l� in piedi. Accomodati¯ le disse la donna. ®Grazie¯ rispose Anna. Esit• un momento prima di sedere sullo sgabello che le era stato indicato; non si giovava di niente, in quella casa. Le poche volte che c'era stata a desinare, non aveva mangiato quasi nulla. ®E Armida?¯ domandava la zia. Armida era sposata, e aveva gi… tre bambini, benchŠ fosse ancora molto giovane. Ora era di nuovo incinta: la donna stava dicendo che aveva una brutta gravidanza. ®L'abbiamo anche fatta segnare dallo stregone... E pensare che le altre volte li ha tenuti in corpo che nemmeno se n'Š accorta. Mi ricordo del primo, le si ruppero le acque mentre era alla festa al Braccio di Bibbona.. . Oh, ecco Bertini.¯ Si sentiva il rumore di una motocicletta. Uscirono sul piazzale mentre l'uomo sbucava dal viottolo. Senza far caso a loro, descrisse una semicerchio, andando a fermarsi sotto la tettoia. Poi, con calma, sleg• la cesta sistemata dietro il sellino. ®Lo vedi chi c'Н disse la moglie, e Bertini per tutta risposta: ®Salve¯ fece, e aggiunse: ®Prepara la cesta per domattina.¯ Lui era sempre fuori con la motocicletta, tutto il lavoro nei campi e nella stalla lo facevano le donne. Ma non c'era da scandalizzarsi, in campagna era cos�, le donne erano schiave: la zia lo diceva sempre; cosa che non le impediva di rimpiangere quella vita. L'uomo fumava, ignorandole; quando la zia gli ricord• la covata, rispose sgarbatamente che le aveva date gi… tutte via. La zia non os• rinfacciargli la promessa. Era una donna risoluta, che in paese non si faceva mettere i piedi sul capo da nessuno; ma l� in campagna, era ripresa dalla vecchia soggezione agli uomini. ®Andiamo, zia¯ le disse Anna piano. ®PerchŠ? � ancora presto¯ rispose la zia forte. ®Voglio fare una visitina alla stalla... Hanno figliato bene le mucche?¯ domand• a Bertini. ®S�,¯ rispose lui asciutto. ®Quanti vitelli hai ora nella stalla?¯ ®Cinque¯ rispose l'uomo, e con tono appena pi— gentile aggiunse: ®Valli a vedere. Sento trinciare il foraggio, dev'essere Ada.¯ La stalla era lunga e buia, calda dei fiati delle bestie e con un forte odore di strame. Meno nauseabondo, comunque, dell'odor di cavolo. Ada smise di girare la ruota appena le vide entrare, ma non disse nulla, limitandosi a sorridere timidamente. La zia la baci• su una guancia. ®PerchŠ non vieni mai a trovarci?¯ le disse. ®State cos� lontane¯ si giustific• la ragazza. Era esile e pallida, coi capelli fini che tendevano al biondo; non la si sarebbe detta una contadina. Era graziosa, se non proprio bella; ma le mancava una mano: le era stata portata via di netto dalla cinghia della trebbiatrice. Quel moncherino faceva impressione a Anna, e le impediva di essere espansiva con lei. ®Lontane?¯ ribattŠ la zia. ®Se c'Š mezz'ora di strada. La domenica, per esempio: perchŠ non vieni mai a trovarci?¯ ®La domenica per noi Š come gli altri giorni¯ rispose Ada. ®La stalla d… sempre il solito lavoro...¯ ®Tutto a te fanno fare?¯ insistŠ la zia. La ragazza non rispose; sorrideva soltanto. ®Ora voglio vedere i vitellini; vieni anche tu, Anna.¯ Anna non si mosse. ®� faticoso trinciare il foraggio?¯ domand•. ®Non tanto¯ rispose la ragazza. ®Per me magari Š pi— faticoso, perchŠ non posso cambiar braccio.¯ ®Fammi provare.¯ Spinse con forza la ruota, ma questa si arrest• subito: la lama penetr• appena nel fascio d'erba, che avrebbe invece dovuto mozzare di colpo. ®Come, dici che non Š fatica? Io non ce la faccio.¯ ®In principio, ci vuole pi— forza¯ ammise la ragazza. ®Ma quando s'Š dato l'avvio...¯ Col moncherino assest• il foraggio; impugn• la manovella e diede una vigorosa spinta alla ruota. Il mazzo fu reciso dalla lama; la ruota gir• liberamente e quasi senza bisogno di un'altra spinta mozz• un'altra volta il foraggio. ®Vedi?¯ disse. ®Non Š difficile.¯ ®Non Š difficile, ma Š faticoso¯ ripetŠ Anna. E indicando il mucchio gi… tritato: ®Questo ti basta per tutte quelle bestie?¯ La ragazza si mise a ridere: ®Ma s�! Questo, non Š nemmeno un terzo di quanto ne devo trinciare.¯ Come se temesse di aver perduto anche troppo tempo, si rimise con lena al lavoro. ®Anna! Vieni a vedere questo vitellino¯ grid• la zia. Era un vitellino che aveva pochi giorni. Ancora non si reggeva in piedi; provava ad alzarsi, ma una volta in ginocchio ripiombava gi—. Era libero, accanto alla madre: che ogni tanto si chinava a leccarlo. ®Dimmi se non Š un amore.¯ ®� carino¯ ammise Anna. ®Come?¯ fece la zia. Non si sentiva nulla, col rumore del trinciaforaggi. ®Ho detto che Š carino¯ ripetŠ Anna; ma non che lo pensasse. Quel muso roseo, quegli occhi umidi, non erano fatti per piacerle; e poi aveva la pancia e le zampe sporche di giallo. ®Andiamo, zia; senn• si fa tardi davvero.¯ Quando furono sulla strada, e poterono montare in macchina, Anna disse: ®Cos�, abbiamo fatto il viaggio invano.¯ ®Ma almeno abbiamo preso un po' d'aria¯ rispose la zia, e diede un'ultima occhiata al podere. ®Voi ragazze, siete proprio pigre; pi— in l… della pineta, non volete mai andare.¯ Dovettero mettersi una dietro l'altra, perchŠ il fondo era cattivo. Non c'era che seguire il fascio di strisce lasciate dalle altre biciclette: il quale si spostava da una parte all'altra della strada, per evitare i ciottoli e le buche. Le loro ombre e quelle delle biciclette giacevano sulla distesa uniforme di zolle. Il sole era ormai basso sopra la pineta; questa era una massa oscura, attraversata da colonne luminose. Anna non aveva pi— tanta fretta di tornare. Sia pure procedendo obliquamente, la strada si andava avvicinando alla pineta; e la pineta, per Anna, era gi… Marina. Quando arrivarono a casa, erano le sei; Anna mangi• una fetta di pane condita con l'olio, perchŠ la passeggiata le aveva messo fame; and• un momento in camera a ravviarsi i capelli, e si affrett• a uscire di nuovo, perchŠ aveva le prove. CAPITOLO 6. C'erano gi… tutti: Lina, Livio, Giancarlo e il gruppo dei bambini. C'era anche il figlio di Corrado: che aveva almeno vent'anni, ma se ne stava sempre tra i bambini. Il cappellano la rimprover•: ®Come mai sei in ritardo? Dov'Š Enrico?¯ aggiunse subito dopo, come se solo allora si fosse reso conto che mancava. ®Non lo so¯ rispose Anna. ®Va l… che lo sai¯ la stuzzic• Livio. Lei si secc•: ®No, non lo so; perchŠ dovrei saperlo?¯ ®Silenzio¯ intim• il cappellano. Era arrabbiato: ®Cos� non si pu• andare avanti. O venite tutti, e venite puntuali, o pianto baracca e burattini. Santo Dio! eravate pi— seri quando eravate piccoli.¯ Mand• un ragazzo a chiamare Enrico, ordin• a Anna di studiarsi la parte e fece provare a Livio e Lina la scena del primo atto. Anna leggeva il copione, ma il suo pensiero era altrove. Le seccava che scherzassero gi… su di loro. Quando Livio le aveva detto in quel modo, era stata sul punto di rispondergli: ®Ma se non lo vedo da dieci giorni!¯ Il ragazzo torn• di corsa a dire che Enrico stava venendo. Lo sentirono salire le scale e finalmente comparve. Il prete, infervorato a correggere la recitazione dei protagonisti, non fece caso a lui. Invece di venire avanti, Enrico rest• sulla porta. Anna fin� col provare fastidio di averlo alle spalle; e si gir• a guardarlo. Enrico trasal� e finse di esaminare con attenzione lo stipite della porta. ®che sciocco¯ pens• Anna. ®potrebbe mettersi seduto. Comportandosi cos�, fa capire a tutti che abbiamo litigato.¯ ®Enrico! Mettiti accanto a Anna e impara anche tu la parte.¯ Enrico obbed� all'intimazione del cappellano. Anna mise il copione nel mezzo. Per cinque minuti stettero a capo chino, fingendo di leggere. ®Hai letto? Posso voltare la pagina?¯ domand• Anna. Enrico non rispose, e lei con un gesto spazientito volt• la pagina. Era irritata; e fin� col dirgli: ®Si pu• sapere perchŠ fai cos�?¯ ®Faccio cosa?¯ rispose lui piano. ®PerchŠ non ti sei fatto pi— vedere... PerchŠ sei offeso con me.¯ ®Io non sono offeso.¯ ®Come se non ti conoscessi! Fai l'offeso... mentre semmai dovrebbe essere il contrario... sono io che dovrei sentirmi offesa.¯ Enrico non distoglieva gli occhi dal copione. Anche questo, che lui non la guardasse, la irritava. ®Rispondi.¯ ®Te lo dico dopo.¯ ®No, me lo devi dire subito.¯ Lui si agit• sulla seggiola: ®Sono offeso... per quello che mi hai detto.¯ ®Che cosa ti ho detto?¯ ®Una parola che non avresti dovuto dire.¯ ®Quale parola? Io non me ne ricordo.¯ ®Pensaci bene, vedrai che te ne ricordi.¯ ®Uff. Quante storie fai. Io, sul serio, non me ne ricordo... Io non sono stata mica pi— a ripensarci.¯ ®Ripensaci ora; vedrai che ti viene in mente.¯ ®Cosa mai ti posso aver detto di tanto grave perchŠ tu ti sia offeso.¯ ®Per te non sar… stato grave, ma per me, s�.¯ Aggiunse: ®� perchŠ non t'importa niente di me che non ti sembra grave quella parola.¯ ®Ma quale parola.¯ Lui esit•, poi disse: ®Villano.¯ Le venne da ridere; ma si contenne: ®L'ho detto in un momento di rabbia. A tutti capita di dire certe parole quando ci si arrabbia...¯ ®Non la dovevi dire quella parola, Anna¯ rispose lui senza guardarla. ®Ma non avevo intenzione di offenderti, credimi.¯ Si sent� la voce di Livio: ®Venite a tubare sulla scena, piccioncini.¯ Non avevano imparato la parte e dovettero recitarla leggendo il copione. Ma anche se avessero saputo la parte, non si sarebbe potuto immaginare due attori peggiori di loro. Enrico era goffo e impacciato; lei magari avrebbe potuto anche essere disinvolta (gliene importava talmente poco della recita); ma le dava fastidio caricare i gesti e modulare la voce, come avrebbe preteso il cappellano. Questi del resto era rassegnato a una recitazione men che mediocre da parte loro; si limit• a redarguirli perchŠ non avevano ancora imparato le battute. ®Ricominciate: sta a te, Anna.¯ ®Oh, che noia dover fare le faccende!¯ cominci• Anna senza dare alla voce nessuna inflessione particolare. ®Sono stufa di far la serva. Questa poi Š unagrande ingiustizia, non vi pare? Io dico che al mondo non ci dovrebbero essere nŠ padrone nŠ serve. Tutte uguali, insomma. No, aspettate: mi viene un'idea migliore. Bisognerebbe che le serve diventassero padrone... Sento bussare: chi pu• essere a quest'ora? Chi e?¯ ®Chi Н, ®lo devi dire forte¯ intervenne il prete. ®Sono l'ortolano¯ disse Enrico. ®Anche tu, lo devi dire forte.¯ ®Uff, questo noioso¯ riprese a leggere Anna. ®Mi ronza intorno come se...¯ ®Questo invece lo devi dire piano, perchŠ non lo dici mica a lui, lo dici a te stessa... Adesso tu, Enrico, prova a far la scena: entri in punta di piedi, arrivi alle spalle di lei e le d…i un bacio sulla guancia... Fai finta di darglielo, naturalmente. Tu, Anna, ti rivolti e gli d…i uno schiaffo. Anche tu fai finta, s'intende.¯ Una scena simile era troppo al di sopra delle possibilit… di Enrico, anche se fosse stato nelle migliori condizioni di spirito. Attravers• la scena con un'andatura cos� goffa che si misero a ridere anche i bambini, subito zittiti dal cappellano; e giunto a un passo da Anna si curv• verso di lei in un modo tale che nessuno avrebbe capito che volesse darle un bacio. Anna continuava a stare rivoltata, finchŠ il prete le disse: ®D…gli uno schiaffo¯ e allora lei si gir• e fece il gesto. Il cappellano non era soddisfatto: ®Devi avvicinarti di pi—¯ disse a Enrico. ®Livio, mostraglielo tu come deve fare.¯ Livio svelto and• nell'angolo, venne avanti in punta di piedi, fece un ultimo passetto, si curv• su Anna e le sfior• la guancia. Anna si volt• e gli assest• uno schiaffo: ma sembr• che gli facesse piuttosto una carezza. ®Hai capito ora?¯ disse il cappellano voltandosi a cercare Enrico. ®Ma dove vai?¯ esclam• stupito. Enrico non rispose. Arrivato sulla porta si volt• e disse: ®Accidenti a te e a tutti i Pellegrini. Accidenti al giorno che siete venuti a Marina!¯ Apr� la porta e se la sbattŠ dietro. CAPITOLO 7. Livio si trattenne un po' a scherzare con loro, poi le lasci• per andare a fare una partita. ®� una pasta, quel ragazzo¯ comment• Lina. ®Sempre di buonumore, non se la prende mai di niente.¯ ®Tutto il contrario di Enrico¯ sfugg� detto a Anna. ®Gi…¯ fece Lina. ®� questione di carattere¯ aggiunse. ®C'Š chi non d… peso alle cose e chi invece le ingrandisce... Ma dimmi: perchŠ Enrico se l'Š rifatta anche con la sua famiglia?¯ ®Come, non lo sai? Tra i Pellegrini e i Vanni c'Š stata una questione, un tempo... Dicono che sia stato lo zio di Livio a rovinare il padre di Enrico.¯ ®No, non ne sapevo nulla. Raccontami.¯ ®Il padre di Enrico era benestante, aveva tre barche, due case qui in paese: poi si mise in una speculazione sbagliata e perse tutto. Io non me ne posso ricordare, perchŠ ero troppo piccola: ma quel capannone che c'Š prima di arrivare a casa tua: era uno stabilimento per la lavorazione delle sardine. S'erano messi insieme, il padre di Enrico e lo zio di Livio, e andarono falliti. Ma la colpa, dicono, era di Pellegrini, che si faceva mangiare i soldi dalle donne. Il padre di Enrico se ne fidava ciecamente perchŠ erano tutt'e due massoni... e i massoni dovrebbero essere come fratelli. Un giorno lo trovarono impiccato dentro l'ufficio... Per questo il capannone, quando fu messo in vendita, non lo ha voluto nessuno. Io mi ricordo che con Bice avevamo paura a passarci davanti.¯ ®Hai fatto male a dirmelo... io ci devo passare ogni sera. Avanti, accompagnami: dopo quello che mi hai raccontato, avrei paura a far la strada da sola¯ e rise. Anna acconsent�, benchŠ fosse tardi. Era buio fitto, non si vedeva a pochi passi di distanza. ®Non ci crederai¯ disse Lina, ®ma quel capannone mi ha fatto sempre un certo effetto... benchŠ non sapessi del suicidio del padre di Enrico. Ora mi spiego perchŠ la madre Š nevrastenica...¯ ®Certo che fu un brutto colpo: da ricchi che erano, si trovarono senza un soldo... Gli lasciarono la baracca giusto perchŠ avessero un tetto.¯ ®A chi lo dici¯ sospir• Lina. ®Ne so qualcosa per esperienza, non dubitare.¯ Erano arrivate, e Anna si affrett• a tornare indietro. Aveva cominciato a percorrere il tratto di strada in cui non c'erano case, salvo il lugubre capannone abbandonato, che del resto era un po' indietro, nei campi; quando sent� dei passi alle spalle. Si volt•, e sc•rse un'ombra; distinse la sagoma del berretto: era un soldato. Guardava il primo lampione con una certa ansia: una volta arrivata nel cerchio di luce, si sarebbe sentita al sicuro. I passi si avvicinavano; lo aveva ormai alle spalle; quando si sent� prendere per un braccio, gett• un urlo. ®PerchŠ gridi? Sono io¯ fece il soldato. Subito dopo balbett•: ®Oh, mi scusi, mi scusi.. l'avevo scambiata per un'altra.¯ ®Ah, niente, niente¯ disse Anna. Il soldato aveva una faccia mortificata; Anna si credette in dovere di aggiungere: ®Scusi anzi lei se ho gridato; ma a sentirmi prendere per il braccio da uno sconosciuto...¯ ®Io di dietro l'avevo scambiata per un'altra¯ ripete il soldato. ®Be'... buonasera¯ disse Anna. ®Buonasera, signorina¯ rispose compitamente il soldato, portandosi la mano al berretto. Subito dopo le corse dietro: ®Sar… meglio che l'accompagni; si Š presa uno spavento per colpa mia e non vorrei che le facesse impressione continuare da sola.¯ ®No, non si preoccupi, non mi fa impressione¯ disse Anna. Arrivata a casa, la zia non le chiese conto del ritardo, e lei si guard• bene dal raccontare lo strano incidente che le era capitato. CAPITOLO 8. Aveva smesso di lavorare e guardava nella piazza deserta. A ogni raffica la finestra sbatteva leggermente; insieme con lo sbattimento Anna poteva udire il rumore lontano del vento e del mare. Nel cerchio di luce dell'ultimo lampione la siepe bassa si curvava fin quasi a terra sotto la violenza delle raffiche. Pi— in l… era buio fitto, non si distingueva nemmeno la sagoma della caserma; solo il vago biancheggiare del mare in tempesta. Anna era alla finestra da mezz'ora, e in tutto quel tempo non era passato nessuno. ®Che fa Bice? Non sar… stata cos� pazza da arrivare da Lina.¯ BenchŠ tra loro sorelle si facessero poca compagnia, era sempre meglio che star sola. Quando la stagione era buona, la piazza era il luogo di ritrovo, e la finestra del salottino era un un osservatorio ideale per seguire la vita del paese; ma nelle giornate di libeccio la gente si affrettava a tirar di lungo, perchŠ la piazza era aperta verso il mare e il vento ci mulinava a suo piacere. Mancando le persone, Anna si content• di seguire le evoluzioni di un foglio di giornale. Il vento lo aveva scagliato contro la base di un lampione; il foglio gli si era avvolto intorno, sembrava che si aggrappasse disperatamente a quell'appiglio per sfuggire alla presa del vento. Un mulinello lo svolse, e il foglio corse via incalzato dalla raffica; ebbe un momento di tregua, fu di nuovo sbalzato Vid e scomparve dietro la chiesa. ®a stare in quella baracca c'Š da diventare pazzi, con questo tempo¯ pens• Anna. Eppure Enrico non doveva essersi pi— mosso di l�, per lo meno lei non lo aveva pi— visto passare. Anna avrebbe dovuto esserne contenta, dal momento che non aveva mai avuto l'intenzione di far sul serio; ma se interrogava il suo animo sentiva che non era cos�. Non che le dispiacesse di aver perso un corteggiatore; lei non era vanitosa, e che un giovanotto passasse sotto la sua finestra, o la seguisse per strada, non solo non le faceva piacere, la infastidiva. Enrico per• non era un corteggiatore come gli altri. Un tempo aveva potuto considerarlo cos�, ma ora non pi—, dopo che quegli scatti improvvisi le avevano rivelato l'intensit… della sua passione. Reag� a quest'oscuro sentimento: ®dovrei proprio perdere la testa per mettermi con Enrico. Quello Š matto, altro che storie. Come la madre. Come il padre... perchŠ chi si ammazza vuol dire che non ha la testa a posto. Sai che vita ci farei. Zia lo dice sempre, che la gelosia Š la cosa peggiore in un uomo; meglio un marito che beve di un marito geloso.¯ Venne via dalla finestra e si rimise seduta. Prese in mano il lavoro; ma ricord• che doveva prima chiedere alla zia come andava fatto. C'era un giornale illustrato della sorella; lo sfogli•: le figure le aveva gi… viste e di leggere non aveva voglia. Sent� dei passi sul pianerottolo. ®Bice¯ disse. Era Lina. Entr• quasi di corsa, dicendo: ®Che stagione, figliole mie¯ e subito dopo fece: ®Bice dov'Š?¯ ®Credevo che fosse venuta da te. Doveva arrivare alla bottega, ma sar… un'ora che Š uscita...¯ ®Da me non Š venuta. Anche nella bottega, ci ho dato un'occhiata passando, e non l'ho vista...¯ ®Allora non so dove possa essere andata.¯ ®A proposito, il cappellano mi ha incaricato di dirti che tu domani venga. Ha trovato il sostituto di Enrico.¯ ®E chi Š?¯ ®Un soldato.¯ ®Un soldato?¯ fece Anna sorpresa. ®A me non va mica di recitare con uno che non conosco.¯ ®Be', io bisogna che vada.¯ ®Bice ormai dovrebbe star poco; se puoi trattenerti un minuto...¯ ®No, non posso. Ciao, Anna; a domani.¯ ®Ciao.¯ Lina torn• indietro: ®Posso prendere questo giornale? O lo stavi leggendo tu?¯ ®No no, prendilo.¯ Torn• prima la zia della sorella. ®E Bice?¯ ®� andata a comprare il latte¯ rispose Anna. ®A quest'ora?¯ fece la zia. ®Poteva pensarci prima.¯ Anna si guard• bene dal dirle che la sorella era gi… uscita da un'ora. Bice aveva un contegno strano: il giorno dopo, non fece che canterellare. Quando ci si cominci• a veder poco, pos• decisa il lavoro: ®Vado a prepararmi¯ disse. ®Esci di gi…?¯ ®Vengo anch'io alle prove.¯ La toeletta di Bice fu minuziosa: si cambi• il vestito, si pettin• con cura e si mise anche la cipria, come se fosse domenica. Anna si limit• a darsi una ravviata ai capelli. Lina chiam• da basso, e le due sorelle si affrettarono a scendere. ®ci sei anche tu?¯ fece Lina sorpresa. Bice non rispose. Quando entrarono, c'era il solo Giancarlo. ®E il cappellano?¯ ®� di l… con un soldato¯ rispose il ragazzo. Arriv• Livio, allegro e rumoroso come sempre: ®Oh, guarda chi c'Н disse rivolto a Bice. E a Anna: ®Tu con questo vento sei anche pi— spettinata del solito¯ e fin� di spettinarla. ®Fermo, Livio¯ si scherm� lei. ®Tanto mica c'Š Enrico. A proposito: l'avete fatta la pace?¯ ®Voi due piuttosto¯ ribatt‚ Anna. ®E chi l'ha pi— visto? Lui, quando viene il freddo, Si rintana nella baracca e non lo tira pi— fuori nessuno. Fa come le marmotte, cade in letargo. ¯ ®Io invece non posso stare se non vado fuori¯ osserv• Lina. ®Anche nelle giornate peggiori, la mia giratina bisogna che la faccia. ¯ ®� la curiosit… che ti spinge ad andare in giro ¯ le disse Livio. ® Tu non puoi stare se non sai i fatti degli altri. Anche a Osso... come si chiama il tuo paese? facevi cos� anche l…? ¯ ®Domodossola¯ rispose Lina ridendo; ®non sarai mai buono a impararlo. ¯ ®� troppo difficile; l'osso me lo ricordo, ma il resto no. ¯ Dopo un po' Lina disse: ®La sapete la novit…? Marisa Š tornata. ¯ ®Che vi dicevo? ¯ esclam• Livio. ®Lei sa tutto. Voi, scommetto, non lo sapevate. ¯ ®No, non si sapeva ¯ ammisero le due sorelle. ®Quando Š tornata?¯ ®� gi… qualche giorno. Ma non esce di casa.¯ ®E perch‚?¯ ®Perch‚ si vergogna, no? dopo quello che Š successo. ¯ Intervenne Livio: ®S�, ci ho bell'e creduto che si vergogna! Fa un po' la commedia... ma quanto ci si scommette che presto la rivedremo in giro come se nulla fosse? E d'estate torner… a ballare, e ad andare in macchina con questo e con quello... E alla fine trover… anche l'imbecille che se la sposa. ¯ ®Non sta mica bene che tu parli cos�¯ disse Lina severamente. ®Oh, certo, certo! La vostra amica Š un fiorellino di virt—... e io sono una malalingua... ¯ ®Che c'entra¯ disse Lina seria. ®Io volevo dire solo che bisognerebbe avere un po' di comprensione... Perch‚ le ragioni per cui una donna pu• cadere sono tante. ..¯ ®Ma s�, la ragione Š sempre una.¯ ®Quale? ¯ ®La ragione Š che ne ha voglia... o devo spiegarmi pi— chiaramente? ¯ ®civetta Š sempre stata¯ disse Bice; ®questo bisogna ammetterlo, Lina. ¯ ®Chiamala civetta ¯ fece Livio. ®Io direi pu.. . ¯ e si tapp• la bocca per impedirsi di continuare. ®Ecco: con quella parola siete subito a posto, voialtri¯ disse Lina. Anna si mise a ridere. ®Livio ha ragione ¯ fece poi: ®noi ragazze lo sappiamo benissimo cosa vogliono gli uomini. Perci• non abbiamo scuse, se ci caschiamo.¯ Lina era rimasta seria: ®Anna, prega Dio che non ti capiti mai di innamorarti davvero... o te ne accorgerai da te che una perde la testa... E gli uomini lo sanno, e se ne approfittano. Io Marisa non la difendo: lo so bene che era una ragazza leggera. Ma quell'uomo Š lo stesso un mascalzone: perch‚ l'ha ingannata. Le avesse detto subito che era sposato, Marisa avrebbe saputo riguardarsi. Ecco: quello che mi fa rabbia Š che in queste cose la gente d… tutta la colpa alla donna; sull'uomo, nessuno Ci trova nulla da ridire.¯ In quella entr• di corsa un bambino dicendo: ®Livio, smetti di fumare! Sta arrivando il cappellano.¯ CAPITOLO 9. Il cappellano era insieme con un soldato. ®Buonasera, ragazzi¯ disse. ®Questo Š il giovane che sostituir… Enrico.¯ Anna lo guard•: e riconobbe il soldatino che l'aveva fermata per sbaglio facendole prendere uno spavento. Lui non sembr• sorpreso: ®Buonasera, signorina¯ disse tutto compito. Era un biondino dai lineamenti minuti, con un aspetto infantile. La barba, l'aveva appena un po' sul mento. Si present• anche agli altri, rigido, corretto; poi sedette accanto a Anna. Si misero a leggere la parte. Anna rifletteva. A un tratto cap�: ®Lei per chi m'aveva preso quella sera?¯ Il giovane si fece di brace: ®Io... per un'altra, gliel'ho spiegato... PerchŠ, sua sorella le ha detto qualcosa?¯ Anna scosse la testa: ®L'ho capito da me.¯ Dopo un po' lui disse: ®Io con sua sorella ho intenzioni serie, mi creda. Sarei venuto anche in casa, ma Bice mi ha detto che vostra zia Š talmente prevenuta contro i militari...¯ ®Che ha fatto sul collo?¯ lo interruppe Anna. ®Vedo certi freghi rossi...¯ ®Ah¯ disse il soldato. ®Son questi colletti duri che irritano la pelle... io l'ho talmente delicata...¯ ®Come si chiama lei?¯ ®Pisani Mario. Sono di Castelnuovo in provincia di Lucca.¯ E continuando a rispondere alle domande di Anna: ®Da civile faccio il meccanico. Ma cosa dice! Non ce l'ho davvero la fidanzata. Lei, signorina, mi pare che Š un po' come sua zia: diffida di noi militari.¯ ®Non soltanto dei militari. Dei giovanotti in genere. Ma lei Š venuto qui per stare con mia sorella...¯ ®Be', s�¯ ammise il soldatino. ®Ma dovrei anche imparare la parte...¯ ®Tanto ce la far… leggere¯ disse Anna. ®Be'? Che aspetta?¯ ®� che non vorrei dar nell'occhio.¯ Alla fine si alz• e and• a sedere accanto a Bice. Di l� a poco Anna li vide che parlavano a testa china, per non farsene accorgere; e anche, un attimo, prendersi la mano. Era sorprendente, la segretezza di cui Bice era stata capace: Anna non finiva di meravigliarsene. In passato, aveva dovuto sorbirsi tante di quelle confidenze da parte della sorella... sul tale che la guardava sempre quando passava, sul tal altro che la seguiva per strada... magari erano cose che s'era immaginata lei. Ma ora che se l'era trovato sul serio un giovanotto, aveva mantenuto il segreto. La sera, mentre si spogliavano, Bice si raccomand• che non dicesse nulla alla zia. ®Stai tranquilla¯ rispose Anna. ®Credi che gli altri si siano accorti di qualcosa?¯ ®Speriamo di no. Piuttosto, dimmi: finora come siete riusciti a non farvi vedere da nessuno?¯ ®Ci davamo appuntamento dietro il capannone¯ rispose Bice. ®Per•, con che batticuore ci andavo... avevo sempre paura che qualcuno mi vedesse entrare nel campo. Cos�, mi Š venuto in mente di fargli prender parte alla recita. In questo modo, nessuno sospetter… di niente.¯ ®Uhm¯ fece Anna, dubbiosa. ®Comunque, dovete stare attenti. Stasera, gli hai preso anche la mano...¯ Bice arross�: ®Gli altri non se ne possono essere accorti... erano l� che seguivano le prove... Davvero, Anna, credi che abbiano avuto qualche sospetto?¯ Erano gi… in camicia da notte; Bice, non potendosi frenare, la abbracci• dicendo: ®Oh, Annina! Sapessi quanto sono felice.¯ Anna rest• fredda: le davano noia le espansioni, e poi, quando era svestita, provava sempre un po' d'imbarazzo, anche con la sorella. Per tacita intesa, si svestivano stando voltate. Il peggio era l'estate, quando la loro camera veniva affittata, e dovevano dormire con la zia. Questa non aveva troppi riguardi: ai suoi occhi, non c'era motivo perchŠ le nipoti dovessero vergognarsi di lei. Anna, per spogliarsi al buio, tirava fuori la scusa delle zanzare. La zia, che s'era accorta di quello che secondo lei era un pudore ingiustificato, la canzonava: ®Allora come farai quando avrai marito? Se ti vergogni di me, figuriamoci quando ti dovrai spogliare davanti a un uomo.¯ Una simile eventualit… non faceva nessuna paura a Anna. Lei sapeva, sia pure in modo vago, in che consistevano i rapporti coniugali. Non ci trovava nulla che la potesse preoccupare. Ci• che la urtava, era la intimit… fra donne: oltre un certo limite, le ripugnava. Quando la sorella l'aveva abbracciata stretta, aveva avuto un moto di repulsione. Si affrett• a entrare sotto le coperte. ®Spengi¯ disse alla sorella. ®Buonanotte¯ aggiunse subito dopo. Bice non la intendeva cos�: ®Parliamo un po', Anna, ti dispiace?¯ ®Cos'hai da dirmi?¯ ®Niente... volevo sapere che impressione ti hA fAtto.¯ ®Ma sai... l'ho guardato appena; ci ho scambiato solo poche parole.¯ ®Ma cos�, come ti Š sembrato.¯ ®E.. . carino¯ disse Anna; e si meravigli• lei stessa che le fosse venuta alle labbra quella parola. Ma era la parola adatta. Era carino, con quegli occhi grigi, i capelli biondi, le guance lisce... e con quella pelle tenera, cos� facile a irritarsi, come dimostravano i segni sul collo. E poi era carino nel modo di fare. Quante volte era arrossito, nei pochi minuti in cui erano stati insieme! Le era venuta voglia di fargli una carezza. Del resto, gliel'aveva fatta dopo, quando avevano provato la scena dello schiaffo. Bice le raccont• di averlo conosciuto alla bottega. Lei s'era trattenuta a chiacchierare con Zaira e c'era l� quel soldatino che scriveva a casa... La sera dopo ce l'aveva ritrovato; e la simpatia aveva fatto presto a nascere... ®Tu lo sai bene, Anna, io non ho mai dato retta a nessun giovanotto, ma di lui ho sentito subito che mi potevo fidare.¯ Il giorno dopo era molto raffreddata: tocc• a Anna uscire a comprare il latte. Poi, gi… che c'era, arriv• da Zaira: non che dovesse comprar niente, ma cos�, le venne in mente di andarci... Mario era l…; con quel berrettone di pelo calcato in testa era anche pi— simpatico, sembrava un bambino che si fosse mascherato. La salut• portandosi la mano al berretto; lei si mise a discorrere con Zaira, e ogni tanto gli dava un'occhiata. Zaira dovette salire in casa ad accendere il fuoco; e le disse: ®Stammici te cinque minuti.¯ Appena la donna fu sparita dietro la tenda, Mario si fece avanti: ®Signorina Anna, mi aiuta a scegliere una cartolina?¯ E ne sparpagli• cinque o sei sul banco. ®A chi la deve mandare? Alla sua fidanzata?¯ Mario arross�: ®Ma che dice! � per mia cugina. � una cugina¯ aggiunse dopo un momento ®ma Š come una sorella per me. PerchŠ io sto in casa degli zii... mia madre Š morta, e mio padre Š in America.¯ ®Ma queste sono cartoline da innamorati¯ insistŠ Anna. ®� vero, ma non ce ne sono altre... Voglio dire, quelle con le vedute di Marina le ho gi… mandate tutte. Per cambiare, penso di mandargliene una di queste: anche se non sarebbero indicate, trattandosi di una parente.¯ ®� meglio che si faccia consigliare da mia sorella¯ disse Anna. ®Io, le cartoline, non le ho mai mandate a nessuno.¯ ®Lei ha il fidanzato qui a Marina vero signorina Anna?¯ ®No no; io non sono fidanzata.¯ ®Eppure sua sorella mi ha detto...¯ ®C'Š un giovanotto che mi sta dietro: ecco tutto. Le sembra strano che un giovanotto mi stia dietro?¯ Lui si confuse: ®Oh, no no... non lo penso proprio. � tutto il contrario, semmai, quello che penso. Lei Š modesta, a dire che ha un solo innamorato; io credo invece che ne abbia parecchi.¯ ®Come mai lo crede?¯ ®PerchŠ... lei Š bella; non soltanto Š bella, Š anche simpatica.¯ ®arrossisce ogni momento¯ pensava Anna, ®per• ha la lingua sciolta.¯ ®Lei stava aspettando Bice?¯ gli chiese. ®S�... no...¯ balbett• lui. ®Voglio dire che la sera c…pito sempre qui; e siccome in genere ci viene anche Bice...¯ ®Stasera invece sono venuta io. Bice Š raffreddata, non Š potuta uscire.¯ ®Ah¯ disse lui. ®Allora, quale cartolina sceglie?¯ ®Mah, fa lo stesso. Una qualsiasi.¯ Aveva le mani piccole, le unghie curate; si vedeva che teneva molto alla pulizia e all'eleganza. La giubba, doveva essersela fatta aggiustare, perchŠ gli stava a pennello. Coi panni spazzolati, gli scarponi e i gambali lucidi, i capelli due dita pi— lunghi di quanto prescriveva il regolamento, sembrava quasi un figurino. Tir• fuori un momento il fazzoletto, e Anna sent� un profumo di lavanda. ®Ora lei che fa? Va a casa?¯ ®Certo; dove vuole che vada?¯ ®No, pensavo che a volte dovesse arrivare dalla sua amica... In questo caso, mi sarei offerto di accompagnarla.¯ ®Io mica avrei accettato¯ rispose Anna. ®Qui a Marina guai se una ragazza si fa vedere insieme con un militare.¯ E, assumendo un tono severo: ®Anche con Bice, dovete star pi— attenti... Metta che qualcuno Vi avesse visti andare dietro il capannone: che concetto Si sarebbe fatto di mia sorella?¯ ®Anche a me sta a cuore la reputazione di sua sorella, mi creda. E che... non sapevamo come fare a vederci...¯ Si udirono dei passi, e Anna si sbrig• a dire ®Allora, arrivederci alle prove.¯ Il raffreddore di Bice peggior•. Alle prove, per•, voleva andarci lo stesso. Anna la dissuase: ®Tu sei anche delicata di gola, se poi ti ammali veramente chiss… quanti giorni ti tocca rimanere a letto.¯ Cos�, fu libera di stare tutto il tempo con Mario. Con la scusa di imparare la parte, stettero seduti vicino e parlarono in continuazione. Anna si sentiva sempre pi— attratta da lui. E lui dovette percepirlo, perchŠ i suoi discorsi si fecero subito arditi. ®Lei non se ne ha mica a male se le dico che Š bella?¯ ®Semmai, mi avrei a male del contrario, se non me lo dicesse¯ rispose Anna, e rise. Lui rest• serio: ®Pi— di tutto sono belli i suoi occhi. Me ne sono accorto subito, dalla prima sera che ci siamo incontrati: era buio, ma i suoi occhi splendevano lo stesso...¯ ®Lei Š bravo nel fare i complimenti.¯ ®Non sono complimenti; Š la verit…. Mi piace anche la sua voce. � cos� profonda... come se venisse dall'intimo dell'animo. Ma tutto mi piace di lei. Anche il nome: non c'Š un nome pi— bello di Anna...¯ ®Non Š certo la parola che le manca; vero? Ora capisco come ha fatto mia sorella a cascarci. Io per• l'avverto che sono meno ingenua...¯ ®Lei diffida sempre¯ disse Mario tristemente. ®Ma come!¯ esclam• Anna. ®Lei fa all'amore con mia sorella; e appena conosce me, si mette subito a farmi la corte; e non d•vrei diffidare?¯ ®Mi ascolti, Anna. Riconosco che le apparenze mi sono contrarie. Ma non Š colpa mia se ho conosciuto prima sua sorella... Sua sorella mi piace, Š vero; ma lei... Per esprimere quello che provo per lei, non ci sono parole. Nessuna ragazza mi aveva mai fatto l'impressione che mi fa lei. Nessuna, glielo giuro.¯ ®Insomma, che cosa vuole?¯ Per tutta risposta, le prese la mano. Lei lo guard•, lui sostenne il suo sguardo; le strinse forte la mano. Per un momento Anna smise di lottare, abbandonandosi alla dolcezza di quel contatto. ®un bambino¯ pensava ®ma un bambino prepotente; bisogna fare quello che vuole lui.¯ Reag�; disse: ®Mi lasci subito, ha capito?¯ e lui allent• la presa, ma un po' alla volta, come per farle capire che la lasciava libera di sua volont…. S'erano dimenticati delle prove e furono sorpresi dagli urli del cappellano che s'era arrabbiato con Livio e gridava che avrebbe mandato a monte la recita. ®Che Š stato?¯ fece Anna. In quella si sent� baciare sul collo. ®Ma che le prende? � impazzito?¯ ®Io sono innamorato di lei, Anna.¯ Lei finse di essere in collera e smise di guardarlo. Ma il caldo che aveva sentito sul collo le era entrato dentro. E quando lui torn• a prenderle la mano, non fece resistenza. Finite le prove, Lina venne a chiederle notizie di Bice. Anche Livio si un� a loro. Mario se ne stava da una parte. Mentre se ne andavano, colse il momento giusto per venirle vicino e dirle sottovoce: ®Domani sera ti aspetto alla bottega.¯ ®E se Bice vuole uscire?¯ ®Dille che sono di guardia.¯ CAPITOLO 10. ®Ora devi andare, Anna. Sono gi… le sette e mezzo.¯ Lei lo guard• senza capire; lui le dette ancora un bacio e le disse: ®Vai.¯ Quasi senza accorgersene, Anna si ritrov• sulla strada. Si ferm•, come se non sapesse in che direzione andare. Prest• ascolto al gracidio dei ranocchi; intese il fischio lontano di un treno. Il fanalino di una bicicletta veniva avanti ondeggiando. Anna si riscosse e s'incammin• verso il paese. Le sette e mezzo: dunque era gi… passata un'ora. E a lei era sembrato che fossero passati solo pochi minuti! Affrett• il passo. Era arrivata al primo lampione, quando si sent� chiamare. Una ragazza alta, coi capelli ossigenati e le labbra dipinte, le stava davanti. ®Anna¯ le disse; e la abbracci•. Istintivamente si irrigid�. ®Oh, ciao, Marisa¯ disse pOi. ®Come stai? � tanto che non ci vediamo.¯ ®Scusami, Š tardi¯ fece Anna; e prosegu�. Nell'ingresso la fermarono i bambini della famiglia che abitava a pianterreno; se ne liber• e corse su per le scale. Voleva andare direttamente in camera; ma la zia la chiam• dalla cucina. C'era anche Bice. ®Dove sei stata che non tornavi pi—?¯ ®Niente niente¯ rispose lei. ®Da Zaira.¯ ®E ti c'Š voluto tutto questo tempo?¯ Anna cerc• una scusa per giustificare il ritardo; si ricord• di Marisa: ®Ho incontrato Marisa... mi ha fatto perder tempo lei.¯ ®Senti¯ disse Bice interessata. ®Ti ha raccontato qualcosa?¯ ®No.. . niente.¯ ®Guarda come ti sei conciata le scarpe¯ disse la zia. ®Sembra che tu sia stata chiss… dove.¯ Anna si guard• le scarpe, erano sporche di fango; e lo sporco si vedeva tanto meglio in quanto erano bianche. Stava a testa bassa, non le veniva in mente nulla. Fortunatamente Bice disse: ®Scommetto che sei entrata in quella pozza davanti alla bottega. � successo anche a me, l'altra sera.¯ A cena Anna fece fatica a mangiar qualcosa. Appena finito, si mise a rigovernare. Cos�, almeno, voltava le spalle alla sorella e alla zia. Queste parlavano, parlavano; chiss… di cosa. Anna sentiva il loro chiacchiericcio, lo sciacquio che faceva lei stessa rigovernando non pensava a nulla. Le prudeva una guancia; ma aveva le mani bagnate, si strusci• alla spalla... e sent� un leggero profumo di lavanda. Barcoll• quasi; tanto era stata improvvisa e penetrante la dolcezza del ricordo. Non vedeva l'ora di essere a letto, al buio. Fin� di rigovernare, si tolse il grembiule; lo attacc• al chiodo disse: ®Buonanotte¯ e and• difilato in camera. In un minuto si spogli•, ammucchiando alla rinfusa la roba sulla seggiola; entr• sotto le coperte e spense la luce. Arriv• la sorella; la luce fu riaccesa; e Bice poi si gingill• per la camera. And• allo specchio, prese a spazzolarsi i capelli. Le chiese: ®Davvero Marisa non ti ha raccontato niente?¯ ®No¯ rispose Anna. ®Vieni a letto, che ho sonno.¯ Aveva sonno davvero; e fin� con l'addormentarsi. Fu Bice a svegliarla, dopo che si fu coricata ed ebbe spento la luce: ®Anna. Anna, senti.¯ ®Che c'Š?¯ fece lei svegliandosi di soprassalto. ®Volevo dirti una cosa.¯ ®Domani... Ormai me la dirai domani.¯ Lott• contro il sonno; perchŠ voleva ripensare a tutto. Cominci• dal principio: da quando lo aveva trovato alla bottega, com'erano rimasti d'accordo. Mentre Zaira serviva un cliente, lui le aveva sussurrato: ®Vai avanti tu.¯ Lei aveva salutato Zaira e s'era incamminata in fretta. Temeva di incontrare qualcuno di conoscenza; Lina, per esempio. Se avesse incontrato Lina, sarebbe stata costretta a dirle che andava da lei... L'ultimo tratto lo aveva fatto quasi di corsa. Si era sentita al sicuro solo dopo aver imboccato il viottolo. Tirava vento, e lei era mezzo intirizzita; finalmente Mario era arrivato. L'aveva presa per mano e condotta dietro il capannone. ®Qui, almeno, siamo pi— riparati.¯ A un tratto, l'aveva abbracciata. Poi le era venuto vicino col viso. Lei aveva sentito il profumo di lavanda e subito dopo caldo, molto caldo alle labbra. ®mi bacia¯, era questa l'ultima cosa che aveva pensato. Poi ricordava solo che avevano continuato a baciarsi, e che baciarsi era provare caldo alle labbra, caldo e umido insieme... Le sembr•, per un momento, di provare di nuovo quell'impressione; sorrise beata, e si addorment•. Dormiva sempre profondamente quando la sorella apr� gli scuri. Ferita dalla luce, brontol• qualcosa e si volt• dall'altra parte. Bice si vest�, poi sedette sull'orlo del letto e la scosse: ®Anna. Svegliati. Sono gi… le otto.¯ Apr� gli occhi: il viso sorridente della sorella le apparve confuso, poi assunse contorni definiti. ®Mi pare che tu abbia dormito abbastanza.¯ Anna si stir•. Le dispiaceva uscire dal sonno: quasi presentisse che abbandonava uno stato di incoscienza beata per affrontare una giornata piena d'incognite e di problemi. ®Zia Š gi… uscita.¯ Si raccomand• ancora una volta che si alzasse, e and• in cucina. Anna si decise ad alzarsi. Quando fu in sottana, and• alla finestra; e rimase a guardar fuori attraverso il vetro che era ancora rigato dall'umidit… della notte. Il sole faceva gi… capolino tra due gobbe dell'orizzonte; e la sua luce limpida, festosa radeva la pianura, fendendo i vapori che, qua e l…, non permettevano ancora alla campagna di uscire dall'indistinto. I tetti delle case brillavano; il fumo che saliva dalle ciminiere indicava che nelle piccole fabbriche sparse intorno a Cecina il lavoro era gi… ripreso. Anche nei campi e negli orti c'era animazione: uomini coi cappelli di paglia e donne con le pezzuole nere in testa attendevano all'aratura, alla semina, ad attinger l'acqua nei pozzi, ad annaffiare i riquadri. Anna indugiava a guardare, contenta della bella giornata, dell'operosit… che le sembrava anch'essa lieta e serena. Finalmente venne via dalla finestra; si lav• la faccia nella catinella di coccio e si asciug• sbuffando. Infil• il golf, rabbrividendo al contatto ruvido della lana; con un pettine che aveva perduto la maggior parte dei denti, prese a ravviarsi i capelli. Accost• la faccia allo specchio, provando a guardarsi di sbieco: come se avesse voluto vedere in se stessa, capire quello che aveva dentro. Non vide e non cap� nulla. ®oh, ma che importa¯, si disse, e rise. Con pochi colpi di pettine fin� di ravviarsi e and• in cucina. Bice aveva gi… preparato la colazione. Anna mangi• con appetito; e dovette tagliarsi altre due fette di pane. Bice aveva bevuto il latte senza inzupparci. ®Non hai fame?¯ ®Ho il naso chiuso¯ rispose Bice; ®e allora, va via anche la voglia di mangiare. Stanotte non ho fatto che tossire; non mi hai sentita?¯ ®No.¯ ®Si vede che dormivi sodo. Mi sono anche alzata, perchŠ non respiravo. Che rabbia¯ aggiunse dopo un momento. ®Non vorrei proprio essere costretta a rimanere in casa stasera che Mario Š libero.¯ ®In caso, vi vedrete domani alle prove¯ osserv• Anna. ®Ma alle prove, a fatica si possono scambiare due parole. Il bello Š starsene soli... Ora comincer… il brutto tempo, e non sar… pi— possibile vederci fuori.¯ ®Gi…¯ fece Anna. Per lei, sarebbe stato doppiamente difficile: a causa di Bice. ®Stasera farai meglio a restare in casa¯ disse freddamente. ®Vedr• come mi sento. Pi— che altro mi dispiace dovermi soffiare il naso ogni minuto... E poi, ho paura di attaccargli il raffreddore¯ e rise, ma divent• anche rossa. Pi— tardi, mentre lavoravano nel salottino, Bice le disse: ®Anna, tu non d…i importanza all'amore, ma perchŠ non hai ancora provato. Quando un giovanotto ti stringer… fra le braccia, capirai che non c'Š niente di pi— bello al mondo.¯ ®Cosa ne sai che non ho provato?¯ si risent� Anna. Bice la guardava meravigliata, e lei: ®Potrei averlo fatto di nascosto, come te.¯ ®Ma se con Enrico non ti vedi pi—.¯ ®Mica c'Š soltanto Enrico a questo mondo.¯ ®Stai scherzando... ma sono sicura che farai presto anche tu, a trovarti un giovanotto.¯ ®Te l'ho detto, potrei essermelo gi… trovato, e tu, non saperne niente.¯ L'espressione incredula della sorella le fece nascere una sorda irritazione: avrebbe voluto dirle: ®proprio col tuo Mario, ho provato...¯ Si rifugi• nel ricordo dei baci, e questo valse a placarla. Tutto il giorno, ci pens•; e l'intensit… del piacere non diminuiva. Ogni volta si sentiva le labbra umide e calde e una languidezza dolce per tutto il corpo... Quando cominci• ad avvicinarsi la sera, divent• inquieta. Bice non aveva pi— detto niente; ma dal modo come lavorava, calma, assorta, le pareva indubbio che avesse deciso di uscire. Infatti a un certo momento si alz• e disse: ®Vado a prepararmi.¯ Rimase un bel po' in camera; mentre Anna si ostinava a cucire al buio con un solo pensiero in testa: ®voglio vederlo anch'io. Voglio abbracciarlo e baciarlo anch'io.¯ Bice ricomparve. S'era accuratamente incipriata: non riuscendo per• a cancellare del tutto le tracce del raffreddore. Si notavano sempre gli occhi rossi e un po' gonfi, e le narici screpolate. ®Come ti sembra che stia?¯ disse guardandosi un'ultima volta nello specchio del buffet. Si diede da sŠ la risposta: ®Fosse giorno, non ci andrei; ma di notte, spero che non si veda.¯ Bruscamente Anna pos• il lavoro: ®Aspettami, vengo anch'io.¯ ®Dove?¯ ®Alla bottega; almeno, scambio due parole con Zaira. Che vuoi che ci faccia sola in casa?¯ ®Ma io ho fretta, bisogna che vada.¯ ®E io, sono pronta.¯ Nemmeno si pettin•; non fece che infilarsi il cappotto. Camminavano in silenzio, discoste; finchŠ Bice le disse: ®Senti, non ci venire alla bottega; se Zaira ci vede entrare insieme, come faccio poi ad andarmene da sola?¯ ®Vuol dire che entro un momento... e dopo, non so, invento una scusa, dico che vado a comprare il latte.¯ Mario era al banco, che discorreva con la donna; le salut• portandosi la mano al berretto, e si tir• da parte. ®Oh! Š un pezzo che non ti si vedeva¯ esclam• Zaira. ®T'Š passato il raffreddore?¯ ®No¯ rispose Bice. ®Ma sono voluta uscir lo stesso¯ e lanci• un'occhiata a Mario. ®Allora ci vai tu a prendere il latte¯ e fiss• la sorella con aria significativa. ®S�¯ rispose Anna. ®Buonasera.¯ Se ne and• a malincuore; dopo aver guardato ancora una volta Mario. Non le bastava averlo visto: avrebbe voluto per lo meno toccarlo, stringergli un momento la mano. A casa, tent• di rimettersi a lavorare. Ma un minuto dopo aveva gi… lasciato perdere. Dalla finestra, vide Lina; le and• incontro sul pianerottolo. ®Sono venuta a farvi un salutino. Bice non c'Š?¯ ®No¯ rispose Anna. ®Allora sta meglio del raffreddore?¯ ®S�, sta meglio.¯ ®Be', cosa mi racconti?¯ disse mettendosi a sedere. ®Oh, ma ho io qualcosa da raccontarti.¯ Disse che il giorno prima era andata a Livorno a cercarsi un posto: ®un posto qualsiasi, commessa di negozio, segretaria in un ufficio... PerchŠ cos�, Š impossibile andare avanti.¯ Anna taceva. Delle pene dell'amica, non le importava nulla: quelle chiacchiere la infastidivano, e non vedeva l'ora che se ne andasse. ®Speriamo di trovarlo, questo posto¯ continuava Lina. ®Sai, con la cosa che so il francese... A una ditta di spedizioni mi hanno dato buone speranze. Sar… un sacrificio per me andare su e gi— col treno; ma sempre meglio che fare questa vita.¯ Anna la interruppe per domandarle che ore erano. ®Le sette¯ rispose Lina. Bice doveva essere ancora con Mario... E pensare che la sera prima c'era lei. ®Ma tu non mi ascolti¯ disse Lina. ®Sarai stanca, immagino... Scusa se ti ho fatto tutte queste chiacchiere. Ma almeno, mi sono sfogata. DacchŠ ho la prospettiva di un lavoro, mi sento meglio... non ci credi?¯ Finalmente se ne and•; ma prima, Anna le chiese ancora una volta l'ora. Poi rimase alla finestra, calcolando mentalmente lo scorrere dei minuti... Quando vide comparire Bice, sospir•; e and• in cucina ad accendere il fuoco. CAPITOLO 11. Il giorno seguente non fu che un'attesa delle prove. Dal momento del risveglio, Anna non ebbe che un pensiero, quello di quando avrebbe rivisto Mario. Bice, stavolta, non glielo poteva impedire. Ma cosa avrebbe detto a Mario, Anna non lo sapeva. Non era nella sua natura fare calcoli o piani. Sapeva che Mario si sarebbe seduto accanto a lei e che con la scusa di studiare la parte avrebbero avuto agio di parlare: questo le bastava. Quando nella stanza non ci si vide pi—, Bice si alz• per andare a prepararsi; Anna la segu�. Bice aveva appena dato inizio alla sua laboriosa toeletta, e lei era gi… pronta. Stette un po' a guardare la sorella che non la finiva pi— di incipriarsi il naso; improvvisamente disse: ®Io vado.¯ ®Che fretta hai? Aspettami.¯ Anna disse che si era annoiata ad aspettarla. Il cuore le prese a battere forte mentre saliva le scale della canonica. La porta era accostata, la spinse; e rimase delusa vedendo che non c'era nessuno. Mario arriv• di l� a poco, ma era insieme con Livio; e subito dopo arriv• Lina. I due giovani continuarono a parlar tra loro. ®Ventotto mesi filati¯ diceva Livio; ®mica Š uno scherzo, la leva di mare. E col rischio d'essere richiamati ogni momento... Tornassi indietro, non farei pi— questo sbaglio.¯ Si rivolse alle ragazze: ®Tornassi indietro, farei come voi: nascerei donna. E che? Non siete fortunate, voi donne? Non fate il soldato; per vivere, non avete bisogno di lavorare...¯ ®Questo poi¯ esclam• Lina ®anche noi si lavora, eccome.¯ ®Non mi hai capito. Io volevo dire che, se una donna non ha voglia di lavorare, pu• anche farne a meno. Il pane, se lo guadagna lo stesso. Devo spiegarti in che modo?¯ ®No no, ho capito¯ rispose Lina. ®Ma Š proprio questo il concetto sbagliato che avete voialtri uomini: ne prendete una su cento, e da quella pretendete di giudicarci tutte...¯ ®Una su cento?¯ ribattŠ Livio. ®Di' pure una su dieci. Ma io, bada bene, non le biasimo mica. In fondo, sono pi— intelligenti delle altre. Io non ci trovo nulla di immorale.¯ Dalla porta in fondo era comparso il cappellano: che aveva sentito le sue ultime parole: ®In che cosa non trovi nulla di immorale, Livio?¯ ®In questa moda di tagliarsi i capelli¯ rispose Livio pronto. ®Noi uomini ce li tagliamo; perchŠ le donne devono essere costrette a portarli lunghi?¯ ®Oh, certo certo¯ disse il cappellano. ®� una moda... come un'altra. L'immoralit… sta in altre cose: nel tingersi, per esempio¯ e diede un'occhiata severa alle due ragazze. Anna, non si tingeva; e Lina, solo le labbra. Ma le aveva fini, a fatica si notava. ®Be', vedo che ci siete tutti; possiamo cominciare.¯ Tocc• a Lina e Livio, e Anna potŠ finalmente parlare con Mario: ®Quando ci vediamo?¯ gli chiese. ®Domani nel pomeriggio¯ rispose lui. ®La domenica ci d…nno il permesso di uscire anche nel pomeriggio.¯ ®Ma nel pomeriggio, come si fa? Ci vedono.¯ ®Possiamo andare al cinema a Cecina. Insieme con Bice, naturalmente. Possiamo dirlo anche a Livio e a Lina...¯ ®Ma non saremo soli.¯ ®Purtroppo no; ma come possiamo fare? Oh, ecco Bice: voglio parlargliene subito.¯ Erano avanti con le prove, e il cappellano li mand• via presto. Si fermarono subito fuori della canonica. ®Dianzi per poco non sono scoppiata¯ diceva Lina. Raccont• a Bice di quando il cappellano aveva domandato in quel modo a Livio e lui era stato pronto a rispondergli che non trovava immorale la moda dei capelli alla garsonne. ®Come sei bravo a dire le bugie¯ concluse dando una botta a Livio. ®E che gli dovevo dire? Che non trovavo immorale che le donne facessero eccetera? Mi avrebbe scomunicato, a dir poco.¯ ®Tu a volte tiri fuori certe idee che la meriteresti davvero, la scomunica¯ gli disse Bice ridendo. Tutti erano allegri, meno Anna. ®Allora ci si va al cinema domani?¯ disse Mario. ®Ma s�, andiamoci¯ rispose Lina; ®sono mesi che non vado al cinema....¯ ®Si va in bicicletta?¯ disse Livio. ®E che, senn•, a piedi?¯ rispose Bice. ®Tu per• come vieni?¯ disse rivolta a Mario. Quel ®tu¯ fece fremere Anna; gli altri invece sembrarono trovarlo naturale. ®Io? Mi porta Livio in canna.¯ ®Tu porti in canna me, via¯ ribattŠ Livio. ®Mica voglio far questa fatica. Fosse una di loro, ci potrei anche stare...¯ ®Se porti me, fai poca fatica¯ gli disse Lina ridendo. ®Non peso nemmeno cinquanta chili...¯ ®Ci sto; porto te; e tu d…i la bicicletta a Mario.¯ ®Ma un soldato su una bicicletta da donna, non Š una cosa che vada bene¯ disse Bice. Si teneva accosto a Mario e lo guardava con tenerezza. ®E tu, Annina?¯ fece Livio. ®Cos'hai stasera, che te ne stai l� senza dir niente?¯ ®Smetti di chiamarmi Annina. E lasciami in pace.¯ ®Ho capito, sei arrabbiata perchŠ non hai un cavaliere. Io, purtroppo, non posso mica farmi in due... Ho un'idea: perchŠ non inviti Enrico? Cos� siamo tre coppie: tu con Enrico, Bice con Mario e Lina con me... Vuoi che glielo dica io, a Enrico?¯ ®No, tu a Enrico mi fai il piacere di non dirgli niente; io... non so nemmeno se vengo.¯ Bice si allarm•: ®Come, non vieni? Devi venire; zia da sola non mi lascerebbe andare.¯ ®Ma se a me non mi va di andare al cinema?¯ ®Anna, non ti riconosco pi—; cosa ti Š preso?¯ le diceva Livio. ®Sei sempre stata di compagnia...¯ Anche Lina cercava di persuaderla. Soltanto Mario taceva. Non soltanto taceva, nemmeno la guardava: come se non gli importasse nulla che lei ci andasse. ®Ma certo che viene¯ concluse Livio. ®Ora fa un po' di storie, ma poi... Allora ci vediamo alle due e mezzo; siamo d'accordo?¯ La mattina quando si alzarono il cielo era coperto. Dalla parte del mare, il tempo appariva anche peggiore: l'orizzonte era cancellato, era come se a met… del mare si innalzasse una cortina scura. Anna si augur• che venisse gi— il diluvio, e che la gita andasse all'aria. ®Diglielo tu a zia¯ insisteva Bice. Lei non volle saperne. Finalmente Bice si fece coraggio; e la zia, con grande meraviglia di Anna, si limit• a obbiettare che il tempo era cattivo e che rischiavano di buscarsi un'acquata. Si lev• la tramontana; e il cielo schiar�. Alle due e mezzo pass• a prenderle Lina; disse che Mario e Livio stavano gi… aspettando. La zia alz• gli occhi dal giornale: ®Chi Š questo Mario?¯ ®Quel soldatino che recita con noi¯ rispose Lina; e la zia non domand• altro. Livio, che portava Mario in canna, si ferm• dal tabaccaio; le tre ragazze proseguirono da sole. Facevano fatica, perchŠ avevano il vento contro. Il rumore di un treno si avvicin•; sembr• addirittura che passasse a pochi metri da loro, tanto era forte. La strada era diritta per un buon tratto. Non si aveva mai la sensazione di essere proprio in campagna, a brevi intervalli si incontravano gruppi di case e piccole fabbriche. C'erano anche un paio di ville. La prima aveva davanti un giardino coi vialetti inghiaiati e dei sedili di cemento fatti a forma di fungo; il cancello era in un angolo, tra due pilastrini in mattoni sormontati da due leoni di terracotta. La seconda era distante dalla strada e mezzo nascosta da un folto di cedri e di lecci. ®Largo, ragazze! Largo!¯ gridava Livio; quando le ebbe sorpassate, smise di pedalare e si volt• indietro: ®Ora sono nella posizione ideale per guardarvi le gambe.¯ ®Se hai tutta l'estate per guardarcele¯ ribattŠ Lina. ®L'estate non fanno effetto¯ rispose Livio. ®A te Bice le ho gi… viste, ora voglio vederle a Anna¯ e con una brusca sterzata si port• sull'altro lato della strada. ®Perdi il tuo tempo¯ ribattŠ Anna, che con una mano si teneva ferma la gonna sui ginocchi. ®Bada di non fare un ruzzolone, piuttosto.¯ ®Io in bicicletta ci saprei andare anche con gli occhi bendati¯ disse Livio. ®Guarda: vado anche senza mani.¯ A questo punto la macchina sband•, e Livio fu costretto a mettere un piede a terra, mentre Mario protestava che facesse pi— attenzione. ®Avrei avuto piacere che fossero cascati¯ disse Anna. Lo disse senza acrimonia: l'allegria degli altri aveva finito col contagiarla. Il paese era subito al di l… del tunnel sotto la ferrovia. Cominciava con una via larga, fiancheggiata da casamenti a tre piani. Il cinema era nella seconda traversa a sinistra. Stavano appena aprendo i battenti; una piccola folla, composta soprattutto di ragazzi, era gi… riunita davanti. Lasciarono le biciclette in un cortile, e Mario e Livio andarono a comprare i biglietti; nŠ accettarono di farsi rimborsare, malgrado le proteste delle ragazze. La galleria era di legno, e conteneva solo tre file di sedie. Loro presero posto nella prima. Anna capit• nel mezzo, tra Mario e Livio. Quest'ultimo tir• fuori le sigarette, e le offr� in giro. Accett• solo Lina. Finalmente cominci• il film. Subito Anna prov• l'acuto piacere di essere trasportata in un altro mondo. Una ragazza usciva correndo da una casa e si recava da un fabbro: un giovane ricciuto, coi baffi. Questi interrompeva il lavoro, sorridendo con tenerezza alla giovane donna, che gli diceva: ®mio padre acconsente alle nozze.¯ I due, allora, si baciavano. Poi la giovane correva via e per la strada incontrava un uomo vestito di nero, che camminava appoggiato a un bastone. Lo fermava, gli si inginocchiava davanti e gli diceva: ®beneditemi, padre.¯ ®Ah, quello Š il padre¯ comment• Livio. ®Ma che dici? Quello Š un prete¯ disse Lina. ®Un prete?¯ fece Livio stupito. ®Ma se Š vestito come un uomo...¯ ®Vorresti che fosse vestito da donna?¯ rispose Lina, e rise. ®State un po' zitti¯ disse Anna; ®non mi fate capir nulla.¯ In quella si accorse che Mario teneva Bice abbracciata, non solo, ma che stavano con le guance accostate... Tutto il suo interesse per il film svan�; doveva farsi forza per non guardare da quella parte. Si riaccese la luce; Mario e Bice si affrettarono ad assumere una posa composta. Mario per• continuava a circondarle le spalle col braccio. Peggio fu al ritorno. Era gi… buio, e Mario e Bice ne approfittarono per restare indietro. Anche Livio, che aveva Lina in canna, fin� col far lo stesso. Anna dapprima rallent• per aspettarli, poi le prese la rabbia e si mise a pedalare in fretta. Arrivata in fondo al rettilineo, si volt•: non si vedevano nemmeno pi— i fanali. ®che vadano al diavolo¯, pens•. E and• difilato a casa. CAPITOLO 12. La sera dopo, alla solita ora, Bice smise di lavorare e si chiuse in camera. Quando si fu fatta toeletta, torn• nel salottino. ®Che aspetti a uscire?¯ le chiese Anna alla fine. ®Non esco mica.¯ ®Allora perchŠ ti sei cambiata?¯ ®PerchŠ deve venire Mario.¯ ®Mario viene qui?¯ Anna era stupefatta. ®Ma... e zia?¯ ®Lo sa. Mario ci ha parlato stamani.¯ Bussarono. Bice corse ad aprire; e ricomparve tenendo per mano Mario. ®Buonasera, signorina.¯ Intervenne Bice: ®Non chiamarla signorina! E dalle del tu. Su, levati il cappotto.¯ Lui le consegn• tutto, cappotto, guanti, berretto e sciabola; si ravvi• i capelli con ambo le mani, e si mise seduto. ®Ah¯ disse ®fa piacere entrare in una casa, dopo tanti mesi di vita in caserma.¯ ®Ti piace casa mia?¯ ®Mi piace, s�.. .¯ ®Hai bisogno di qualcosa?¯ ®Di nulla, grazie; ho mangiato proprio adesso.¯ ®Vado a prenderti una caramella.¯ Anna lavorava con la testa china. Sent� che lui si agitava sulla seggiola; ma si guard• bene dall'alzare gli occhi. Bice torn• con le caramelle; ne voleva dare una anche a lei; Anna rifiut•. Poi la sorella le disse di smettere di lavorare; aggiunse: ®Non Š gentile che tu lavori proprio stasera.¯ ®PerchŠ, che cosa ha di speciale, stasera?¯ Aveva alzato il viso e li guardava tutti e due. ®Ma come¯ fece Bice ridendo: ®Š la prima volta che Mario viene a trovarci.¯ ®Viene a trovare te, non me¯ ribattŠ Anna. Bice rise: qualsiasi allusione ai suoi rapporti con Mario le faceva piacere. ®quant'Š sciocca¯ pens• Anna. ®ride beata e non sa che...¯ Fiss• Mario; questi abbass• lo sguardo, imbarazzato. ®Ce l'avete un mazzo di carte?¯ disse. ®Vuoi giocare?¯ gli chiese Bice. ®Tanto per far qualcosa.¯ Bice prese le carte dal cassetto del buffet. ®Che gioco possiamo fare in tre?¯ Anna disse che non ne aveva voglia. Pos• il lavoro, e and• in camera. Non accese nemmeno la luce, e si sdrai• sul letto. Non pensava a nulla: era soltanto irritata. Dopo poco la porta si apr� e Bice disse: ®Che fai l� al buio? Vieni di qua, ti prego; se torna zia, non voglio che ci trovi soli.¯ Fu sul punto di mandarla al diavolo; ma si domin•; e dopo essersi data una ravviata ai capelli, torn• in salottino. Si accost• alla finestra. ®Piove¯ disse. And• a sedersi anche lei al tavolo, di fronte a Mario. ®A che state giocando?¯ domand•. ®Vuoi giocare anche tu?¯ le disse Bice. ®No no. Io preferisco stare a vedere.¯ Si appoggi• coi gomiti al tavolo. Guardava Mario. Tutto le piaceva in lui: i capelli lisci, gli occhi grigi, il naso diritto, le labbra fini; e le mani. Si accorse che le espansioni della sorella non la infastidivano: che Bice desse un colpetto scherzoso sulla mano a Mario o gli facesse addirittura una carezza sulla guancia, non significava proprio nulla ai suoi occhi. ®Hai imbrogliato! Hai imbrogliato!¯ grid• Bice ridendo. ®Hai fatto sparire una carta.¯ ®Ma no, sbagli¯ protestava lui con finta seriet…. ®Vero che non ho imbrogliato, Anna?¯ ®Io non ci ho fatto caso¯ disse Anna. ®Ma sicuramente sei un imbroglione¯ e rise. Lui fece un movimento col polso, e la carta sbuc• dalla manica. ®Oh, guarda dove m'era andata a finire¯ disse. Bice si alz• e per punizione gli scompigli• i capelli. Lui fu pronto a imprigionarle i polsi. ®Imbroglione¯ diceva Bice. ®Mostro. Anna, aiutami.¯ Anna accolse l'invito; non soltanto lo spettin•, ma gli torse un orecchio con quanta forza aveva. ®Ahi¯u grid• Mario. Lasciando perdere Bice, affront• lei; stava per ridurla all'impotenza quando entr• la zia. ®Buonasera, signora¯ disse Mario ricomponendoSi. ®Buonasera¯ rispose la zia. ®Ma che stavate facendo? Sentivo urlare dalle scale...¯ ®Io non ci ho colpa¯ disse Mario. ®Sono stato aggredito...¯ Rimase fin dopo le otto. Anna si sentiva felice, come se fosse l� per lei. CAPITOLO 13. Nei giorni che seguirono, il suo stato d'animo non sub� cambiamenti. Aspettava l'arrivo di Mario con la stessa trepidazione della sorella; mentre questa si cambiava, lei metteva in ordine la stanza. Mario compariva alle sei in punto. Le due sorelle erano gi… sulla porta: una gli prendeva il berretto e la sciabola, l'altra lo aiutava a togliersi il cappotto; poi sedevano al tavolo, Mario nel mezzo; chiacchieravano, scherzavano, giocavano a carte, oppure lui si produceva in un gioco di abilit…. Anna aveva su Mario gli stessi diritti della sorella: poteva guardarlo, scherzarci e fargli quanti dispetti voleva. Se a Bice era permessa qualche confidenza in pi—, una carezza, un rapido bacio, lei non se ne aveva a male. Anche la zia sembrava contenta della nuova situazione. Diceva che Mario aveva portato l'allegria in casa. Tutte le sere insisteva perchŠ rimanesse a cena: ma lui era troppo discreto per accettare. D'altronde, aveva gi… cenato. ®Ma il rancio ve lo d…nno alle cinque; hai avuto tutto il tempo di digerire¯ gli diceva la zia. Mario scuoteva la testa sorridendo: ®Ormai ci ho fatto l'abitudine a mangiare presto; chiss… quanto mi ci vorr…, da borghese, a riprendere l'orario normale.¯ Accennava ad andarsene non appena capiva che la loro cena era pronta: perci• la ritardavano deliberatamente. Mentre prima cenavano verso le otto, ora preparavano per le nove, quando lui non avrebbe potuto trattenersi oltre, perchŠ gli scadeva la libera uscita. La sola cosa che dispiaceva alla zia era che le nipoti non andassero pi— fuori. ®Gi… prima stavate tappate in casa, ora poi non uscite nemmeno cinque minuti.¯ Loro protestavano che non ne avevano il tempo. D'altronde, era cominciata la cattiva stagione: non faceva che piovere. Una sera Mario arriv• fradicio. La giubba, l'aveva anche pi— zuppa del cappotto: perchŠ era stato tutto il giorno di servizio. Disse che a lui l'acqua non faceva nulla: ®Non ho mai preso un raffreddore.¯ ®Almeno la giubba, Š meglio che ti ci passi sopra il ferro caldo¯ disse Bice. Anna si offr� lei di farlo, ma Bice si oppose: lo considerava un proprio diritto, di stirargli la giubba. Disse: ®Cos� ti farai un'idea che brava mogliettina sar•.¯ Appena il ferro fu caldo, and• in cucina a stirare. ®Hai mica freddo senza giubba?¯ gli disse Anna, premurosa. ®No no¯ la rassicur• Mario. Lei gli tocc• le spalle: ®Ma non hai nulla, sotto.¯ ®Come, non ho nulla? Ho la maglia.¯ Si sbotton• la camicia e le mostr• la canottiera. ®Ma che ti fa quella? Sciagurato, perchŠ non porti la maglia di lana? Bice¯ disse forte ®lo sai che Mario non porta la maglia di lana?¯ ®Mi buca¯ rispose Mario sorridendo. ®Non la posso sopportare. Non la porto nemmeno al mio paese; e l… fa freddo davvero: siamo in montagna. Qui, l'inverno mi sembra primavera.¯ Anna non rest• persuasa; e and• a prendergli un golf. Era un golf verde scolorito: che un tempo era stato di Bice e ora era suo. Mario non se lo voleva nemmeno provare: diceva che non gli stava. ®Sembro smilzo perchŠ sono magro; ma ho un metro di torace.¯ ®Ma non hai mica... il petto come noi donne; avanti, infilatelo.¯ Mario se lo infil•: gli stava stretto alle spalle e invece lento sul petto; e non gli arrivava nemmeno alla cintola. Anna si mise a ridere: ®Bice, vieni a vedere come sta Mario.¯ ®Non posso lasciare il ferro; non vorrai mica che bruci il panno.¯ Si affacci• un momento; si mise a ridere anche lei, vedendolo conciato in quel modo. Lui era diventato rosso: Anna lo guard• con tenerezza. ®Devo proprio tenerlo?¯ ®Certo che devi tenerlo.¯ ®Non posso nemmeno fare i movimenti... mi sembra di avere la camicia di forza.¯ ®Meglio, cos� se ti faccio un dispetto non puoi reagire.¯ Mise subito in atto la minaccia: spettinandolo, che era il peggior dispetto che gli si potesse fare. Lui aveva sempre i capelli in ordine, benchŠ non usasse la brillantina; ogni qual volta Bice o Anna lo spettinavano, andava allo specchio e si rifaceva la divisa. ®Lascia¯ disse Anna strappandogli il pettine di mano. ®Mettiti seduto. Abbassa il capo.¯ Le piacevano tanto i suoi capelli: biondi, fini, lisci. Prima gli fece la divisa, poi glieli schiacci• accuratamente dalle due parti. ®Il signore Š servito. Non Š cos� che si dice?¯ Mario si alz• e si guard• nello specchio. ®Ti ho accontentato?¯ ®Abbastanza¯ rispose lui. La guard• sorridendo: ®Meriti la mancia.¯ E la cinse alla vita. ®Che fai?¯ ®Devo darti la mancia, no?¯ Si curv• e le diede un bacio. Lei abbass• il viso: ®Stai buono, via¯ gli disse. L'aveva presa un improvviso avvilimento: appena s'era sentita abbracciare, le erano mancate le forze. Lui continu• a baciarla sulla fronte e sulla tempia. E lei, per impedirgli di continuare, non potŠ far altro che stringersi a lui. ®Stai buono, ti prego¯ mormor•. Non poteva far altro che stringersi a lui e raccomandarsi che stesse buono: perchŠ, di respingerlo, non ne aveva la forza. ®Non vuoi pi—?¯ sussurr• lui. Lei fece segno di no. ®Ancora un bacio. Uno solo.¯ Le mise un dito sotto il mento e la costrinse ad alzare il viso. Incapace di parlare, Anna implorava con gli occhi che la lasciasse stare. ®Fatti baciare una volta.¯ Si curv• e premette leggermente le labbra su quelle di lei. Anna ebbe la forza di tirarsi indietro, ma lui le raggiunse di nuovo la bocca e questa volta premette fino a schiuderle le labbra. Lei torn• a provare quella sensazione di caldo umido; si abbandon• completamente, chiudendo gli occhi. ®Venite a vedere come fuma¯ disse la voce di Bice. Anna torn• bruscamente in sŠ: ®Lasciami... lasciami¯ grid• quasi, e con uno strattone lo respinse. Lui era rimasto calmo: ®Cos'Š che fuma?¯ disse forte. ®La tua giubba; vieni a vedere: sembra un vulcano.¯ Mario diede ancora un'occhiata a Anna, poi, con le mani in tasca, and• nell'altra stanza. Anna si accasci• sulla sedia, affranta. Era la sera del mercoled�: la sua felicit… era durata due giorni. CAPITOLO 14. In quei due giorni lei e la sorella avevano ingannato il languore dell'attesa parlando: non avevano parlato mai tanto in vita loro. Non parlavano solamente di Mario; un po' di tutto. Di Marisa, per esempio, che dava di nuovo scandalo. S'era messa con un soldato: li avevano sorpresi in pineta. La mattina seguente Anna non aveva pi— voglia di parlare: era troppo avvilita. Bice non se ne accorse subito: era tornata dalla spesa e l'aveva trovata seduta in cucina. ®Oh, Anna, potevi cominciare a far qualcosa! Muoviti, su.¯ Mentre rifacevano le camere, Bice disse: ®L� in bottega di Zaira, per poco non mi son presa un'arrabbiatura... Parlavano di Marisa. Non Š che io voglia difendere Marisa; ma mi fa rabbia la gente quando dice: Ora s'Š messa anche ad andare coi soldati. Quasi che fosse un disonore. Oh, certo, il soldato di Marisa me lo posso immaginare. Ma mica sono tutti uguali. Tu sai quanto era contraria zia: non ha pi— voluto che mettessimo piede in caserma, da quando siamo cresciute... Eppure su Mario non ha trovato nulla da ridire.¯ ®La gente dice cos� perchŠ pensa che i soldati con le ragazze ci vadano solo per divertirsi... e magari ha ragione.¯ ®Ma Anna, che dici? Mario...¯ Anna la interruppe: ®Ti ricordi di una sola ragazza di Marina che sia stata sposata da un soldato?¯ ®No, ma...¯ ®I soldati sono come i villeggianti¯ concluse Anna. ®Non ci se ne pu• fidare, dei forestieri.¯ Bice era stupefatta del cambiamento della sorella: ®Ma se l'hai detto anche tu, che se trovassi uno come Mario, ti ci metteresti subito.¯ ®L'ho detto.. . perchŠ anch'io sono una stupida. Oh, ma che vale parlarne? Tu ne sei innamorata; e quando una Š innamorata, diventa cieca.¯ Bice rimase zitta. Si era fatta pensierosa. Quando si furono messe in salottino a lavorare, le disse: ®Tu stamani vedi nero... non so perchŠ.¯ ®Capita, a volte, di veder nero¯ rispose Anna. ®Per carit…, quando ti vengono in mente queste idee, non manifestarle davanti a zia.¯ ®No no, stai tranquilla. Ti auguro che con Mario ti vada a finir bene: te lo auguro di cuore.¯ Non mentiva; glielo augurava davvero di cuore, a Bice: perchŠ, a lei, era gi… andata a finir male. Per questo era triste: perchŠ si rendeva finalmente conto che la sua era una situazione senza speranza. ®stasera mi chiuder• in camera; non voglio nemmeno vederlo. Dir• che ho mal di testa, che mi fa male un dente: una scusa la trover•. E se proprio ci dovr• stare insieme, non gli permetter• pi— di prendersi quelle confidenze. Lo minaccer• di dir tutto a Bice, se non la smette.¯ Per un poco si sent� meglio: ®non succeder… pi— come ieri. Non gli dar• pi— confidenza. Lo terr• a distanza. E se tenter… ancora di baciarmi...¯ Senza accorgersene, si passava un labbro sull'altro. A un tratto ritrov• il sapore del bacio, quell'impressione di caldo e umido insieme; e si sent� smarrita e senza forze. ®Anna; mi ascolti?¯ ®Ti ascolto, s�¯ rispose lei con un sospiro. ®Non Š vero che Š strano che io non l'avessi mai notato? Eppure chiss… quante volte mi sar… successo d'incontrarlo. � che noi siamo abituate a non guardarli, i soldati. E poi con quel berrettone di pelo sembrano tutti uguali. Lui invece mi aveva notata¯ aggiunse compiaciuta. ®Me lo disse subito quando ci conoscemmo. Dapprima credevo che lo dicesse per complimento, ma lui mi ha dimostrato che era vero. Pensa: si ricordava di quel vestito a pallini verdi che portavo in estate...¯ ®ne portavo anch'io uno uguale¯ pens• Anna. ®me, chiss… se m'aveva notato. Oh, ma non devo pi— pensarci. Ho perduto la testa per un momento, ma basta che lo voglia e torner• a essere quella di prima. Mi servir… anzi di lezione per l'avvenire...¯ A forza di dirselo si convinse che era cos�, e che lei sarebbe tornata ad avere la testa sulle spalle. ®non solo non ci cascher• pi—, ma terr• gli occhi bene aperti per proteggere Bice. PerchŠ lei s� che Š debole e senza difesa...¯ Alz• il viso: Bice le sorrise coi suoi miti occhi azzurri. Oh, era davvero senza difesa. Le guard• la pelle del collo, bianca, delicata; prov• un'improvvisa tenerezza: le pos• una mano sul braccio, poi le prese le mani e gliele strinse. Bice fu sorpresa e felice di quel gesto: Anna era cos� poco espansiva! ®Quei discorsi non li ho fatti per darti un dispiacere¯ disse Anna, continuando a tenerle le mani. ®Ma noi non abbiamo esperienza... perci• dobbiamo stare attente.¯ Bice sorrise: ®Di Mario so che mi posso fidare. � rispettoso, credimi...¯ Divent• rossa: ®Anche quando ci vedevamo fuori, era lo stesso. Non ha mai manifestato intenzioni cattive... capisci quello che voglio dire?¯ RiflettŠ un momento: ®Lo so che non abbiamo esperienza, ma in queste cose noi donne abbiamo anche un istinto. Ricordo quando andavamo a ballare al Dopolavoro... e c'era qualche giovanotto che mi stringeva troppo.. .¯ ®Ma le cattive intenzioni possono venire in seguito.¯ ®Che intendi dire? Se Mario avesse cattive intenzioni, le avrebbe gi… manifestate. S�, quando ci vedevamo dietro il capannone... L�, se si fosse voluto approfittare... era buio, non c'era nessuno...¯ ®Mario ti ha detto quando dovr… andare in congedo?¯ ®No, non me l'ha detto.¯ ®PerchŠ se Š qui da pi— di un anno, gli mancher… poco a finire la ferma.¯ ®� vero¯ disse Bice. Aggiunse: ®Non ci posso nemmeno pensare che lui andr… via. Meglio che non lo sappia. Senn• mi metterei a contare i giorni... Starei sempre con quel pensiero.¯ Anna decise di domandarglielo lei. Non solo gli avrebbe domandato quando andava in congedo; ma anche quali intenzioni aveva, per dopo. ®lo metter• con le spalle al muro: dovr… dirmi se ha intenzione di sposarla, o se ci s'Š messo solo per passare il tempo. Me, non mi pu• imbrogliare: glielo leggo negli occhi, quello che pensa.¯ Il resto della giornata pass• abbastanza in fretta: con Bice trepidante nell'attesa e Anna contenta, o per lo meno rasserenata. Alle sei, dei passi per le scale. Bice corse alla porta; Anna non si mosse, benchŠ anche per lei fosse stato quello il primo impulso. Era Lina, invece. Veniva a vedere se erano morte. In secondo luogo, veniva a dire che il cappellano aveva avuto uno sbocco di sangue. Terzo: dal primo gennaio era assunta da quella ditta di spedizioni. Ora andava tutti i giorni a Cecina da quei suoi lontani parenti svizzeri che avevano la drogheria, per esercitarsi a battere a macchina. ®PerchŠ bisogna che diventi un'esperta dattilografa. Pensate, ragazze, sono felice come se... Eppure la mattina mi toccher… alzarmi alle cinque e mezzo. E la sera prima delle nove non sar• a casa. E un terzo del mensile mi andr… via per l'abbonamento ferroviario e quello del tram. Eppure sono felice! felice!¯ e battŠ le mani per manifestare questa felicit…. ®Mi Š sempre piaciuta l'idea di lavorare, di diventare una donna indipendente... Altrimenti, se una non si sposa, che scopo ha nella vita?¯ ®PerchŠ, hai deciso che non ti sposi?¯ le chiese Anna. ®Io non ho deciso nulla¯ rispose Lina, e rise. ®Ma gli anni cominciano a decidere per me. Non ne ho mica pi— diciotto come te, bellezza. E nemmeno diciannove come... oh, ma per te Š cosa fatta, ormai¯ aggiunse abbracciando Bice. ®� permesso?¯ disse la voce di Mario. Non l'avevano sentito entrare. ®Ma voi la porta non la chiudete?¯ ®Di giorno, no: che la dovremmo chiudere a fare?¯ rispose Bice. Lina voleva andare; insistettero perchŠ restasse. Giocarono a carte, poi Bice si ricord• che Lina sapeva leggere la mano: e le chiese di farlo. Lina si schermiva: ®Ve l'ho gi… letta tante volte.¯ ®Ma a lui no.¯ ®Va bene: la legger• a lui. Oh, che mano delicata¯ disse; ®non sembra la mano di un uomo.¯ Lui arross�. ®Tienila bene aperta.¯ Anna fu seccata che Lina gli desse del tu. ®Tienila bene aperta, ho detto: hai paura che ti faccia il solletico? Scommetto che lo soffri.¯ Mario protest• che non lo soffriva. Lina fece la prova, e lui fu costretto a ritirare la mano. ®Che vi dicevo?¯ esclam• Lina trionfante. ®Dunque, vediamo¯ e cominci• col dire che la linea della vita era lunga; quella del cuore, invece, era breve... o meglio, era spezzata... Si mise a ridere: ®Stasera non ho voglia di fare sul serio.¯ Continuava a tenergli la mano: e Anna fu presa dalla gelosia. Era irragionevole, assurdo che lei fosse gelosa di quella momentanea e innocente intimit… fra Lina e Mario: quando non s'ingelosiva se Bice, in sua presenza, lo abbracciava e lo baciava. Pure, era cos�: indispettiva, volt• le spalle alla compagnia e and• alla finestra. Era una brutta serata, in piazza non passava nessuno. BenchŠ non ci fosse nulla da vedere, Anna rimaneva col naso incollato al vetro: tanto la infastidiva il chiacchiericcio degli altri. Lina parlava, parlava: diceva che non le importava se la recita andava a monte, perchŠ ormai aveva altro per la testa. Le dispiaceva solo del tempo perso a imparare la parte. Livio? No, non l'aveva pi— visto. Ma Bice, cosa s'era messa in testa? e rise. PerchŠ era innamorata lei, voleva che tutti fossero innamorati? E poi lei, Lina, non era pi— una ragazzetta e all'amore non ci pensava pi—. ®Guarda: nemmeno se mi capitasse un giovanotto carino come il tuo Mario...¯ Spronata da Bice, cominci• a enumerare le bellezze di Mario: gli occhi, i capelli, il naso, la bocca... Anna fremeva. ®perchŠ fa la civetta con lui? Come si permette?¯ Per fortuna Mario stava zitto, era chiaro che gradiva poco quella commedia. ®faccia la stupida con Livio; ma lasci stare Mario. E Bice, come glielo permette? Anzi, Š lei a incoraggiarla. � proprio una sciocca.¯ Ud� una gran risata della sorella, si volt•. Lina s'era messa il berretto di Mario: che le era sceso fino sul naso. ®Ora devo andare davvero, figliole.¯ Anche Mario disse che doveva andare: aveva da rispondere al padre: ®La posta ci mette un mese per arrivare in America, sicchŠ bisogna che gli scriva subito.¯ ®Peccato¯ fece Bice. ®Domani sera, prometti che rimani a cena.¯ ®Domani sera sono di guardia.¯ Dopo che se ne furono andati, Anna disse: ®Mi ha fatto rabbia Lina.¯ ®PerchŠ?¯ chiese Bice stupita. ®PerchŠ... fosse una ragazzina, passi; ma ha ventiquattro anni. E allora, cosa si mette a far la stupida... Ma s�, il solletico e tutto il resto. Quando s'Š infilata il berretto di Mario, m'era venuta voglia di dirle il fatto suo.¯ ®Io... mi sembrava che non ci fosse nulla di male.¯ ®Tu sei ingenua; ecco cosa sei. Devi tenertelo stretto, il tuo Mario; perchŠ Š un bel ragazzo, e le altre, ci fanno subito le stupide.¯ Il giorno dopo Bice era di cattivo umore: il pensiero che Mario non sarebbe venuto, le mandava via anche la voglia di lavorare. Perfino il tempo era uggioso: non era smesso un momento di piovere. Quando furono vicine le sei, Bice si alz• e and• in camera. Ne usc� dopo pochi minuti, col cappotto, un fazzoletto in testa e l'ombrello: ®Io vado da Lina. O da Marisa. Insomma, in qualche posto; non ne posso pi— di stare in casa.¯ Anna fu contenta di rimaner sola. Il fatto che Mario non venisse le aveva ridato la calma. Era contenta di starsene l� a lavorare, in quella stanza che ormai s'era impregnata della presenza di lui. Richiam• alla memoria, in tutti i particolari, il momento in cui l'aveva abbracciata e baciata: non le sembrava di far niente di male a godere di quel ricordo. Bice torn• presto: non aveva avuto il coraggio di arrivare da Lina, per paura di bagnarsi troppo; e Marisa, non era in casa. Dopo aver leggiucchiato un giornale vecchio, disse: ®Accidenti anche al servizio di guardia.¯ ®Se non puoi stare un giorno senza vederlo, come farai quando sar… andato in congedo?¯ ®Non mi ci far pensare. Ma poi, se fosse lontano, non credo che mi agiterei cos�. E saperlo vicino, e che non pu• venire..¯ La sera dopo, Mario si trattenne a cena, cedendo alle insistenze della sorella e della zia. Quest'ultima gli fece molte domande sul suo paese e sulla sua famiglia: e Mario, anzichŠ esserne infastidito, sembr• contento di doverne parlare. Disse che il padre era emigrato quando lui aveva dodici anni. E la madre era morta che ne aveva quattordici. Allora gli zii li avevano presi in casa, lui e la sorella; ma questa non c'era rimasta a lungo: era gi… fidanzata, di l� a poco aveva sposato e si era trasferita in un altro paese. ®La gente magari pensa che un ragazzo non soffra, credono che non capisca; invece, quanto ho sofferto io quando mio padre Š partito... e quando la mia povera mamma Š morta... e anche quando mia sorella Š andata via e sono rimasto solo in casa degli zii...¯ Ebbe timore che le sue parole fossero male interpretate, e si affrett• a soggiungere: ®Che c'entra, gli zii hanno fatto tanto per me e gliene sar• riconoscente per tutta la vita; ma avevano i loro figlioli, e io, in quella casa, mi son sentito sempre un estraneo. Tanto che sono stato quasi contento di partire militare.¯ ®Eh, povero ragazzo, sei stato sfortunato anche tu: come queste due figliole¯ disse la zia. ®Ci sono certe tragedie nella vita... Pensa: il mio povero fratello e la mia povera cognata se li port• via la spagnola, in quanto lui mor� il 10 dicembre, e lei, il 27...¯ ®Ma loro, magari, erano in un'et… in cui ci si rende meno conto... E nella disgrazia hanno avuto la fortuna di trovar lei, che ha fatto loro da mamma. Mentre io agli zii, per quanto gli sia riconoscente, non mi ci sono mai potuto attaccare. PerchŠ il pap… grazie a Dio ce l'ho sempre, anche se sono quasi dieci anni che non lo vedo; e della mia povera mamma me ne ricordo troppo bene. Mi ricordo... di tutto, anche degli ultimi momenti... di quando mi raccomand• a mia sorella...¯ ®elsa¯ le disse ®elsa¯; mia sorella si chiama cos�; ®elsa, dovrai pensarci tu a Mario... gli dovrai far da mamma...¯ Sono state le ultime parole che ha detto.¯ Non fu pi— buono ad andare avanti. Si fece forza, tir• fuori il portafoglio; senza dir nulla porse alla zia tre piccole fotografie. Mentre se le scambiavano, lui guardava fisso un punto della tovaglia. Anna si trov• nelle mani successivamente le foto di un uomo, di una donna e di una ragazza: senza dubbio il padre, la madre e la sorella di Mario: ma non le potŠ veder bene, aveva anche lei la vista appannata. Mario le ripose nel portafoglio, mentre il silenzio continuava: finchŠ Bice si lev• di tasca il fazzoletto e si soffi• il naso rumorosamente. Allora la zia disse qualcosa a proposito del tempo, e di com'era facile buscarsi un raffreddore; e la conversazione riprese. ®Finisci di mangiare¯ disse la zia a Mario. ®La colpa Š nostra, che ti abbiamo fatto parlare...¯ Il giorno dopo era domenica: per fortuna, era bel tempo. Alle due e mezzo, quando Mario arriv•, la zia e le ragazze erano gi… pronte per uscire. Presero per il viale dietro la pineta. Mario camminava accanto a Bice, ma senza darle il braccio. Bice era lo stesso imbarazzata: perchŠ tutti ormai sapevano di loro. I tronchi dei pini erano scuri; anche il tappeto d'aghi era lucente, e c'erano pozze d'acqua negli avvallamenti. Proseguirono oltre il viale, imboccando la strada di campagna che portava alla seconda pineta. C'era fango nelle carraie, e le ragazze avrebbero voluto tornare indietro; si rifiutarono comunque di andare pi— in l… del ponticello. Sedettero sulla spalletta, in vista della campagna. C'era un'unica nuvola bianca e densa all'orizzonte; per il resto il cielo era perfettamente sgombro. La luce si posava sulla distesa di campi lavorati, sulle prime case, sul reticolato di vigne, sui frutteti spogli; mentre le lontananze della pianura apparivano sfumate. I profili dei monti erano nitidi. Tante volte la zia le aveva condotte l…, fin da quando erano piccole. Bice disse piano a Mario: ®Io ancora non riesco a capacitarmi che sia vero.¯ ®Che cosa?¯ domand• Mario. ®Di te... Di te e di me, voglio dire¯ e si mise a ridere. ®Non capisco¯ disse Mario. Anna invece, a cui erano arrivate le parole di Bice, aveva capito benissimo. S�, era strano che fossero sedute l� sulla spalletta, come tante volte nel passato: e che ci fosse un'altra persona con loro. Uno che poche settimane prima nemmeno conoscevano; e che ora era entrato a far parte della loro famiglia... Guard• la zia: come se si aspettasse di cogliere sul suo viso un uguale stupore. Ma la zia, pur essendo stata l'ultima a conoscere Mario, sembrava avesse accettato pienamente la novit… della sua presenza. Un leggero sorriso le indugiava sul viso mentre guardava l… dove s'era svolta la prima parte della sua vita. Si accorse che Anna la osservava, e disse: ®Un giorno, bisognerebbe arrivare da Bertini. ®Con questo fango?¯ ®Magari per Natale¯ continu• la zia senza badarle. ®Cos� gli facciamo conoscere Mario.¯ E, rivolgendosi a lui: ®Lo vedi quel primo podere laggi—? Ci stanno i nostri parenti.¯ ®Ma zia cosa vuoi che gliene importi a Mario¯ disse Bice. La zia si offese; disse a Mario che le sue nipoti si vergognavano di avere dei parenti contadini. ®No zia, non Š che ce ne vergognamo¯ la interruppe Bice; ®Š che... ce la diciamo poco con loro.¯ ®Appunto: perchŠ sono contadini. Ma anch'io sono una contadina; e non me ne vergogno davvero.¯ ®Anche mio padre era un contadino¯ disse Mario. ®Vendette la terra per andare in America... Lass— la terra rende poco: ci sono addirittura dei poderi abbandonati, che non li coltiva pi— nessuno.¯ ®Qui invece la terra rende, eccome¯ fece la zia. ®Bertini voi lo disprezzate tanto; invece, ha messo da parte un bel gruzzolo.¯ ®Ma anche dover vivere in campagna, senti¯ disse Bice. Al ritorno, la zia and• avanti per conto suo. Una volta in casa, si mise a lavorare in cucina: per non stare insieme con loro. Fu Mario che si assunse il compito di rabbonirla. Con la scusa di bere, and• in cucina; e lo sentirono che ci s'era messo a chiacchierare. Anche a cena, parl• pi— che altro con la zia. And• via alle nove: dicendo che il giorno dopo era di servizio. ®Sei di nuovo di guardia?¯ chiese Bice stizzita. ®Di piantone alle scuderie.¯ CAPITOLO 15. La sera dopo Anna era sola in casa quando sent� dei passi d'uomo e poi spingere la porta e chiedere permesso. Era Mario. Di fronte alla sorpresa di lei spieg• che all'ultimo momento gli era riuscito esimersi dal servizio. ®E Bice? Dove hai detto che Š andata?¯ ®Da Lina. Almeno credo.¯ Lui non sembr• troppo proclive a rimettersi in strada. Sedette: ®Sai come ho fatto? Ho dato una lira a uno, un napoletano, perchŠ montasse di guardia al mio posto.¯ Anna sorrise: ®Vedi il vantaggio di aver soldi.¯ ®Io mica ne ho molti, di soldi¯ disse Mario, serio. ®Ho solo quelli della cinquina. Ma non ho vizi, e cos�, mi bastano.¯ ®Da casa, non ti mandano nulla?¯ ®Come potrebbero fare: mio zio Š un anno che Š senza lavoro. C'Š una miseria tale, lass—... Mio padre mi ha mandato dei soldi l'anno scorso a Natale... ho ancora da parte una quarantina di lire. Pensavo di farci un regalino a Bice. Anzi, giacchŠ siamo soli: sai mica se Bice ha qualche desiderio?¯ ®No¯ disse Anna. ®Ma poi, non devi scomodarti.¯ ®Pensavo di regalarle un paio di orecchini.¯ La guard•: ®Se ti dessi i soldi, potresti farmela tu la spesa? S�, dico, se tu mi potessi andare a Cecina...¯ ®Ma io, non me ne intendo mica. E poi, Š una cosa che riguarda voi; io, non me ne voglio occupare.¯ Mario rimase zitto. Alla fine disse: ®Tu ce l'hai con me; vero?¯ Anna, che non se l'aspettava, non seppe come rispondere. ®Hai ragione di avercela: con te mi sono comportato male. Ma vedi...¯ Appallottolava una carta di caramella che aveva trovato sul tavolo: ®Non Š facile spiegare... Non so nemmeno io com'Š accaduto.¯ Anna taceva. Non era preparata a una spiegazione. Guardava fisso un ritaglio di stoffa sul pavimento. Senza alzare la testa, disse: ®Io, mi sono comportata peggio di te. PerchŠ Bice Š mia sorella.. .¯ A un tratto, come se se lo fossero detto, si guardarono. Lui aspettava che Anna continuasse a parlare; ma lei scosse la testa, e non disse altro. Allora parl• lui: ®Tu devi capire.. un soldato si sente solo... io poi non mi ero fatto nemmeno un amico. Cos�, quando ho conosciuto Bice... Ma non avevo cattive intenzioni, credimi. Lo avevo capito subito che era una ragazza perbene. Ma poi ho conosciuto te... e mi sono innamorato. E quando mi sono accorto che anche tu sentivi qualcosa per me... � stata proprio una fatalit….¯ Le vide fare un gesto di diniego, e aggiunse con calore: ®� andata cos�, Anna, te lo giuro. Mi devi credere. Dimmi che mi credi.¯ ®Ti credo, s�; ma perchŠ ne vuoi parlare? Tra noi due, ormai, non ci pu• essere pi— nulla; e allora Š meglio non parlarne nemmeno.¯ Ma fu lei stessa a ricominciare: ®Una cosa sola ti rimprovero: di esser venuto in casa. PerchŠ lo hai fatto?¯ Mario sembrava non capire, e lei: ®PerchŠ ti sei fidanzato con Bice? Dal momento che non le vuoi bene.¯ ®Ma perchŠ... come dovevo fare. Non sono stato io a volerlo. Oh, mica intendo dire che mi ci ha costretto Bice. Ma cos�, ho cominciato a farmi vedere insieme con lei... prima alle prove, poi quella volta che siamo andati al cinema a Cecina... e siccome tutti ormai ci consideravano fidanzati...¯ ®Ma non capisci che in questo modo hai preso un impegno? e ora, non ti puoi pi— tirare indietro.¯ Lui si irrit• leggermente (era la prima volta che gli succedeva, con Anna). Disse: ®Lo capisco, s�... non sono mica stupido. Ma Anna, l'ho fatto anche per poterti seguitare a vedere; perchŠ non c'era altro mezzo...¯ Aveva di nuovo abbassato la faccia sul tavolo. Lei lo guard• a lungo, percorsa da sentimenti contrastanti; finchŠ la tenerezza prevalse. Gli prese la mano e gliela tenne stretta. Si sent� canterellare su per le scale: lui ritir• precipitosamente la mano. ®No, Š una ragazza del piano di sotto, che va nel solaio.¯ Lui torn• a prenderle la mano; gliela strinse fra le sue. ®� male anche questo¯ disse Anna. ®Non dobbiamo farlo.¯ ®Ma non ci accade mai di star soli. Questa probabilmente sar… l'ultima volta...¯ ®l'ultima volta¯, pens• lei. L'ultima volta che stavano soli insieme... ®Un altro minuto, allora¯ disse guardandolo con amore. ®Poi andrai a cercare Bice.¯ Passarono cinque, dieci minuti, e continuavano a guardarsi con amore e a stringersi le mani attraverso il tavolo; finchŠ sentirono dei passi e, stavolta, era davvero Bice. Natale si avvicinava. Un pomeriggio Anna era alla bottega quando entrarono due soldati con la valigia: venivano a salutare Zaira prima di partire per la licenza. Dopo che i due furono usciti, Anna disse: ®Lei signora ne conosce parecchi di questi soldatini.¯ ®Cosa vuoi, vengono qui a comprare le cartoline... Qualcuno lo aiuto anche a scriverle. Sul serio: ci sono di quelli che bisogna guidargli la mano, come ai bambini.¯ Tornando a casa, Anna pensava che probabilmente anche Mario sarebbe andato in licenza. Appena arriv• glielo chiese: ®Tu non ci vai a fare il Natale a casa?¯ ®No¯ rispose Mario. ®PerchŠ me lo chiedi?¯ ®PerchŠ ho visto dei soldati che partivano per la licenza e allora ho pensato che ci saresti andato anche tu.¯ ®Ah, ma quelli sono reclute. Noi anziani non ci mandano; tanto...¯ e si ferm•. ®� una bella noia per noi¯ aggiunse subito dopo: ®ci toccher… montare di servizio una sera su due.¯ Bice non aveva capito nulla; ma Anna s�. E un momento che la sorella usc� dalla stanza, gli chiese: ®Non vi mandano in licenza perchŠ state per andare in congedo: vero?¯ ®S�¯ rispose Mario. ®La sai la data?¯ ®No, la data precisa no...¯ Aggiunse: ®A te lo direi. A Bice, sar… meglio tenerglielo nascosto...¯ La sera Anna prese da parte la zia e le domand• se sapeva quando congedavano gli anziani. Lei rispose di no, e Anna: ®Ma te ne puoi informare. Capisci, Š bene saperlo.. per preparare Bice...¯ ®S�, certo,¯ fece la zia, e per la prima volta apparve scontenta del fidanzamento della nipote: ®Proprio con un militare doveva andare a mettersi. Io ve l'ho sempre raccomandato di non confondervi coi militari: anche se una trova un bravo ragazzo, poi, viene il momento che va in congedo... Ora chiss… che tragedie far…¯ disse indicando la porta di camera. ®Fossi stata tu, mi sarei preoccupata meno. Ma lei, Š cos� sensibile...¯ Dentro di sŠ Anna sorrise amaramente. Bice avrebbe sofferto, ma mai quanto lei. PerchŠ lei non soltanto lo amava, ma sapeva di esserne riamata! ®mario non si far… pi— vivo con noi, e Bice allora lo creder… un mascalzone; ci pianger… un po' sopra e se ne dimenticher…. Mentre io non potr• dimenticarlo mai, mai! PerchŠ lo so che non Š un mascalzone; lo so che mi ama; e che avremmo potuto essere felici...¯ Il giorno dopo ebbe la risposta della zia: ®Cominceranno a mandarli in congedo via via che tornano quelli dalla licenza.¯ Cos� presto, dunque. Tra dieci, quindici giorni. Se era vero quello che aveva detto lui, che una sera s� e una sera no gli sarebbe toccato restare di servizio, non lo avrebbe rivisto pi— di cinque o sei volte. Cinque o sei volte ancora... poi, non ne avrebbe pi— avuto notizie. E Bice che non sospettava nulla. Le faceva rabbia, da quanto era incosciente. Non sospettava nulla e non si preoccupava di nulla: chiss…, forse pensava che avrebbe fatto il soldato a vita. Eppure del congedo ne avevano parlato anche in sua presenza. Ma ci se ne poteva stupire, se non aveva mai sospettato nulla di quello che c'era tra lei e Mario? ®io, al suo posto, me ne sarei accorta centomila volte¯, pensava Anna furibonda. Guardava i capelli ondulati e lucenti della sorella: ®non c'Š nulla, in quella testolina. Far… una tragedia, dice la zia. Certo, striller… e piagnucoler…... mi sembra gi… di sentirla. Ma le passer… presto, anche. Oh, ne sono sicura che le passer… presto. Io, invece...¯ Alle sei sarebbe venuto Mario, e Bice si sarebbe frapposta fra loro due... e per cosa, poi? per giocarci a carte e per spettinarlo. ®e tutto quello che sa fare quando c'Š lui. Mentre per me ogni minuto sarebbe prezioso...¯ Quella sera fu un tormento per Anna. Bice non usc� mai dalla stanza, e lei dovette starsene da una parte a guardarli giocare. Bice gli faceva le solite moine, i soliti dispettucci... Alla fine Anna non resse pi—: and• in cucina. Il giorno dopo era Natale; e a Mario toccava il servizio di guardia. Il 26 fu la solita storia: Bice requis� Mario per tutta la sera. Da sola Anna potŠ parlarci un momento appena: ®Allora parti i primi del mese.¯ ®No, non ci hanno ancora detto niente.¯ ®Ma lo hanno detto a zia.¯ Lui si turb•: ®Non credevo che fosse cos� presto.. Anche stamani se ne parlava in camerata, e chi diceva il 10, chi il 15...¯ In fretta lev• di tasca il portafoglio, tir• fuori quaranta lire e gliele mise nel taschino del golf: ®Devi farmi questo favore. Ma subito, domattina stessa...¯ Ricomparve Bice, e non poterono dirsi altro. La mattina dopo Anna usc� di casa presto; dicendo che andava dalla parrucchiera. La giornata si annunciava bella. Il sole era gi… apparso in un varco fra i monti, ma per il momento rimaneva celato dietro la nebbia. Solo un pallido riflesso, simile a un colore stinto, giaceva nei campi arati o era spalmato sulle facciate delle case. Nei primi campi, gli alberi spogli spiccavano nitidi e neri. Poco pi— in l… le forme diventavano opache; poi tutto spariva in quella nebbia luminosa e calda. Arrivata a Cecina, Anna fu piacevolmente colpita dall'affaccendarsi della gente per le strade. Dov'era il mercato della verdura e del pesce, non si passava: Anna fu costretta a scendere di bicicletta, e anche cos�, stentava a farsi largo. Sc•rse Bertini e Ada dietro uno degli ultimi banchetti. Bertini era occupato a discorrere e lasciava fare tutto alla figlia, che con la mano sceglieva i mazzi d'insalata, prendeva i soldi, dava il resto, mentre col moncherino si ravviava una ciocca di capelli che sfuggita al fermaglio le ricadeva di continuo sugli occhi. Anna rimase l� qualche minuto, poi, vedendo che Ada aveva troppo da fare, prosegu� verso il negozio della parrucchiera. Se la sbrig• in poco tempo e fu contenta di camminare di nuovo per le strade dove peraltro l'animazione era diminuita. Il sole ora aveva dissolto la nebbia e le ombre erano nette. Anna si fermava davanti alle vetrine; finalmente si decise a entrare in un negozio dov'era stata altre volte. Trov• subito gli orecchini che cercava. Anche il prezzo andava bene: ventisette lire. Con quel regalo, pens•, Mario si metteva a posto la coscienza. Usc� dal negozio, ma ci rientr• subito. Cercava un oggetto per sŠ, un gingillo da appendere al bavero del cappotto o da appuntarsi sul golf. Le piacque un cornetto di corallo retto da una spilla. Costava tre lire: lo compr•. Era il regalo che avrebbe fatto a se stessa coi soldi di Mario: per averne un ricordo. Torn• al mercato. Anche l�, c'era meno folla, stavano anzi smobilitando: si notavano gi… dei vuoti, nelle due file di banchetti. ®Oh, ciao, Anna¯ esclam• Ada. Era contenta di vederla, ma anche un po' confusa. ®Non farti mai viva, sai¯, le disse Anna. ®Non ho mai tempo¯ si giustific• la ragazza ®Ora mi tocca venire sempre anche al mercato... Ci hanno detto che Bice si Š fidanzata: Š vero?¯ ®S�¯, rispose Anna. ®Oh, mi fa piacere.¯ E sorrise. Intervenne Bertini, e senza degnare Anna di uno sguardo: ®Sbrigati Ada, metti a posto la roba, che ce ne andiamo.¯ ®Subito babbo.¯ ®Aspetta, ti aiuto¯, fece Anna, e appoggiata la bicicletta al muro si mise anche lei a sistemare in una cesta la verdura avanzata. Ada alz• il carretto, e lo gir•, per andarlo a mettere al riparo in un androne. ®Ti verr• a trovare¯ le grid• dietro Anna. All'imbocco del sottopassaggio, si sent� chiamare. Era Marisa, in bicicletta anche lei. ®Da dietro mi parevi e non mi parevi¯ le disse. ®Che fai?¯ le domand• Anna. ®Niente. Sono venuta a comprare le sigarette¯ aggiunse un momento dopo. ®Non le potevi comprare a Marina?¯ ®Zaira non me le avrebbe date¯ e scoppi• a ridere. ®Mi tocca comprarle di nascosto, perchŠ non se ne accorgano a casa.¯ Rise di nuovo; e Anna le vide una traccia di rossetto su un dente. Marisa, inoltre, pedalava in modo scomposto, nŠ si cur• di tenere abbassata la gonna quando incontrarono due giovanotti. ®Ci fermiamo un momento? Ho voglia di fumare.¯ ®No, io non posso... Š gi… tardi.¯ Marisa disse che scoppiava, se non accendeva una sigaretta; e Anna fu contenta di continuare da sola. Giunta a casa, nascose i regali e il denaro avanzato nel cassetto. Poi si guard• a lungo nello specchio. Prima, non lo faceva mai; e disprezzava la sorella, che ci stava ore. PerchŠ dunque adesso si compiaceva della propria immagine? Sicuramente per via di Mario. Le pareva, in qualche modo, che la propria immagine evocasse quella di Mario: non si erano forse abbracciati e baciati? Nel pomeriggio, prima di uscire, la zia fece: ®Stavo per dimenticarmene: Mario Š venuto a dirmi che stasera Š di servizio.¯ La delusione di Anna fu ancora pi— cocente di quella di Bice. And• in camera, tir• fuori la scatolina con gli orecchini, l'involtino col fermaglio; torn• a nasconderli sotto la biancheria, e richiuse con rabbia il cassetto. Si sdrai• sul letto, ma non ci rimase a lungo. Si sentiva una tale irritazione addosso... CAPITOLO 16. Sent� dei passi: la porta si apr�, e comparve Mario. Per qualche momento si guardarono in silenzio; poi lui disse piano, indicando la porta di camera: ®Bice, Š uscita?¯ ®S�¯ rispose Anna. Lui respir• sollevato. Si tolse il berretto, i guanti, la sciabola e il cappotto, e ammucchi• tutto sul tavolo. Poi prese una sedia e venne a mettersi accanto a lei. ®Allora l'hai fatto apposta a dire a zia che non venivi.¯ ®S�¯ rispose lui . Anna abbass• gli occhi. Aveva un tremito interno che non le riusciva dominare. Anche Mario, era come paralizzato: la guardava, ma non osava toccarla. Quando fu pi— calma, le venne in mente che doveva dargli il regalo e i soldi. Senza guardarlo si alz•: ®Vado a prenderti il regalo.¯ E corse in camera. Ma aveva troppa confusione in testa: prima apr� un cassetto sbagliato, poi dovette frugare un bel po' tra la biancheria. Richiuse il cassetto; le venne fatto di guardarsi nello specchio, e sc•rse Mario. ®Ecco gli orecchini¯ disse in fretta. ®Ti piacciono?¯ E, senza aspettare la risposta: ®Li ho pagati ventisette lire. Eccoti il resto. Aspetta, sono dieci lire soltanto: tre le ho spese per un regalo che ho fatto a me. Questo cornetto di corallo: ti piace?¯ ®S�¯ disse lui. ®Allora me lo metto¯ e se lo appunt• sul golf. ®Come mi sta?¯ ®Bene.¯ ®Torniamo in salottino.¯ Lui non si mosse. Restarono in silenzio, appoggiati al cassettone. ®Tu in quale letto dormi?¯ ®L�¯ rispose Anna. ®Non guardare... Š in disordine.¯ Dopo essersi sdraiata, non s'era curata di rimettere a posto. Si affrett• a farlo ora: spian• la coperta, e ficc• la camicia da notte sotto il guanciale. ®Andiamo di l…¯ disse. ®Che si vede dalla finestra?¯ ®Niente. D… sull'orto. Ora poi Š buio, cosa vuoi vedere? Andiamo di l…, ti prego. Se torna Bice...¯ ®Anna. Anna, senti, questa Š forse l'ultima volta che stiamo soli...¯ E le pass• un braccio intorno alla vita. ®no¯ disse lei. ®Ti prego, no.¯ ®Anna, Š l'ultima volta.¯ ®Basta; lasciami.¯ ®Non posso andar via cos�; dammi almeno un bacio.¯ La stringeva; la baci• sui capelli, sulla tempia; ma lei continuava a nascondere il viso. ®Dammi un bacio, Anna. Uno solo.¯ ®Di l…. Te lo do di l….¯ ®No, ora, subito.¯ Era esasperato; volle strapparle a forza un bacio. Lei indietreggiava, finchŠ incontr• la sponda del letto e fin� col cadere. Lui le fu sopra: le schiacci• la faccia con la sua; riusc� finalmente a baciarla. Lei continuava a resistergli, a respingerlo: lui perse il lume degli occhi. Con la mano le strinse il viso costringendola a star ferma: lei lo guardava atterrita. ®Lasciati baciare¯ . Lei non fece pi— resistenza, lui la baci•, tre, quattro volte. ®Devi baciarmi anche tu.¯ Lei obbed�; e via via che la dolcezza del bacio la penetrava, ogni velleit… di ribellarsi veniva meno. Fu lui a smettere: si alz•; macchinalmente si pass• una mano sui capelli. Lei si tir• su a sedere: si vedeva nello specchio; cerc• anche lei di ravviarsi i capelli. Si accorse che aveva le gambe scoperte, arrossendo tir• gi— la gonnella; lo guard• confusa; alla fine riusc� a dire: ®Andiamo di l….¯ C'era da rimettere a posto il letto: il materasso sporgeva da una parte, la coperta era finita per met… in terra. ®Aiutami¯ gli disse. ®Aspetta, il guanciale va messo sotto.¯ Lui si ferm•, prese in mano la camicia da notte; disse: ®� verde, come i tuoi occhi.¯ ®Su, rimettila a posto.¯ Gliela strapp• di mano e la cacci• sotto il guanciale. ®Andiamo, se viene qualcuno e ci sorprende qui bella figura che ci facciamo.¯ Era in vena di scherzare, ora; e anche di far la civetta. Spegnendo la luce di camera, gli disse: ®Sei cattivo... non ti dovrei pi— guardare, dopo quello che mi hai fatto.¯ ®Va l… che potevo farti peggio.¯ ®Peggio di quello che mi hai fatto? Allora mi ammazzavi addirittura. M'hai schiacciato la faccia; mi hai mezzo rotto un braccio.. Anche una costola, devi avermi rotto¯ e si premette un fianco facendo una smorfia, come se provasse chiss… che male. ®Fingi di non capire, eh? Ma lo sai benissimo che avrei potuto farti peggio... che avrei potuto pretendere qualcosa pi— dei baci.¯ ®Sei uno sfacciato¯ e gli mostr• la lingua. ®Contentati, che te la sei cavata con poco.¯ La spinse avanti dandole un leggero sculaccione. ®Che ore sono?¯ domand• lei. ®Le sette meno un quarto.¯ ®Allora Bice star… poco a tornare. Vieni: mettiamoci seduti e facciamo i bravi ragazzi.¯ Lui obbed�. Lei gli prese il mento e glielo strinse: ®Lo sai che hai la barba dura? L'hai soltanto qui, ma l'hai dura: mi hai fatto un male...¯ ®Dove ti ho fatto male?¯ ®Qui. E qui. Dappertutto.¯ Si toccava le guance, gli zigomi, il collo; lui le andava dietro con la mano e la accarezzava. ®Pare impossibile, hai un'espressione da bravo bambino e sei cos� prepotente. Ma Š l'ultima volta che mi lascio fare una prepotenza da te. Hai capito? Non ti ci provare pi—.¯ Lui smise di sorridere. ®Purtroppo.. ho paura che sia davvero l'ultima volta.¯ ®No, non lo dire¯ si ribell• lei. ®No, troveremo il modo di stare insieme da soli. Almeno una volta ancora...¯ Lui taceva. ®Di' qualcosa, su. Dimmi quand'Š che ci potremo vedere da soli.¯ Lui la guard•: ®Anna, forse Š meglio di no... perchŠ ti desidero troppo. Dianzi mi sono dominato... l'hai visto, ho smesso io di baciarti.. perchŠ se continuavo sarebbe andata a finir male.¯ Lei rise: ®Non solo sei prepotente, sei anche presuntuoso... Credi che io ti avrei lasciato fare?¯ ®Non volevi nemmeno che ti baciassi... eppure alla fine mi hai lasciato fare.¯ ®Te l'ho detto, sei un presuntuoso. Sei un presuntuoso, prepotente e sfacciato. Sei un egoista, ecco quello che sei.¯ ®Non Š vero¯ protest• lui. ®Fossi stato un egoista, mi sarei approfittato di te.¯ Lei gli diede uno schiaffetto: ®Sei anche un bugiardo. Inventi le cose.¯ ®Anna, tu scherzi col fuoco.¯ Lei rise: ®Sentilo, che cose grosse dice! Crede di farmi paura. Invece non mi fai paura, sai? Io con te ci verrei anche in mezzo a un bosco; e se non volessi, non mi toccheresti nemmeno con un dito.¯ Lui restava serio: ®Anna, tu sei una fanciulla inesperta. Non negarlo, l'ho capito subito che non avevi esperienza dell'amore.. Perci• non puoi capire i rischi che corri. Se invece di me avessi incontrato un altro, uno senza scrupoli voglio dire... Una donna fa presto a cadere.¯ Lei fin� col rimanere soggiogata da quel tono serio, da uomo esperto della vita. Dopo un po' che parlava, lo interruppe per chiedergli l'ora. ®Sono le sette e un quarto.¯ ®Allora non perdiamo altro tempo. Quando ci vedremo? Pensaci un momento. Dobbiamo trovare il modo... Non ti preoccupare di Bice, le possiamo inventare qualsiasi cosa. Ecco, domani sera...¯ ®Domani sera sono di servizio davvero.¯ Lei ebbe un gesto di scontento. ®Allora domani l'altro. Domani l'altro Š domenica, ti puoi far dare il permesso, vero? Ascolta, tu stai con Bice fino alle cinque, e poi, dici che sei di servizio. Invece vai ad aspettarmi dietro il capannone...¯ ®Ma ora Š freddo, Anna, potrebbe anche piovere... Non Š pi— possibile vederci fuori.¯ Lei battŠ il piede in terra, contrariata: ®Anche se Š freddo, anche se piove, ci vediamo lo stesso dietro il capannone. Oppure in pineta. O sulla spiaggia. Mi piacerebbe tanto star sulla spiaggia insieme con te...¯ Le era tornata in mente quella notte di luna, con la striscia di stagnuola che attraversava il mare, e i cavalloni che s'infrangevano sollevando un polverio di spume. ®Ma Anna non vorrai che ti faccia prendere anche un malanno.¯ ®Quante storie... � che non vuoi pi— stare insieme con me.¯ Lui fece per protestare; lei lo ferm•: ®zitto... mi sembra di sentire dei passi. S�, Š Bice. Dammi un bacio, svelto.¯ Non si stacc• da lui finchŠ non sent� aprire la porta. CAPITOLO 17. Non ci fu bisogno di nuovi stratagemmi perchŠ potessero vedersi da soli. Il sabato sera Bice aveva un forte mal di gola; la notte non dorm�; e la mattina non potŠ alzarsi, perchŠ aveva la febbre. ®Bisognerebbe avvertire Mario che non venisse¯ disse la zia. ®Non si pu• mica farlo passare in camera: non starebbe bene.¯ Neanche Bice, del resto, desiderava vederlo, in quelle condizioni. Stava rannicchiata sotto le coperte e la sua sola distrazione era allungare ogni tanto la mano sul comodino e prendere la scatolina con gli orecchini. Non si saziava mai di guardarli: ai suoi occhi erano il segno dell'amore di Mario. ®Be', quando viene gli diremo che Bice Š malata e lo rimanderemo via.¯ E cos� fecero: solo che Anna lo accompagn• fin sulle scale e gli disse sottovoce: ®Zia va in campagna; tu aspetta che sia uscita e poi torna.¯ Si mise in salottino a lavorare: perchŠ il tempo le passasse prima. La zia si affacci• sulla porta, bell'e pronta per uscire: ®S'Š addormentata¯ disse sottovoce. ®Stacci attenta te, Anna, mi raccomando; io cerco di sbrigarmi prima che posso.¯ Pochi minuti dopo, sent� i passi di lui. Gli and• incontro sul pianerottolo: ®Fai piano¯ gli disse. ®Bice dorme.¯ Lo prese per mano e lo condusse in salottino. Lui camminava in punta di piedi, per non far rumore con le scarpe chiodate. Esagerando le precauzioni, si lev• il berretto, la sciabola e il cappotto. La sciabola l'aveva appoggiata al muro: scivol•, ma fecero in tempo ad acchiapparla. Anna rise silenziosamente: tutti quei sotterfugi la esilaravano. ®Spero che dormir… un bel pezzo¯ gli disse piano. ®Stanotte non ha dormito un minuto. E ha fatto dormir poco anche me. Del resto, se si sveglia, le diciamo che sei appena arrivato...¯ ®E che scusa si trova?¯ ®Che dianzi avevi dimenticato i guanti. Ma poi, basta che tu te ne vada prima che torni zia; e zia, prima di buio, non torna di certo. SicchŠ, quanto abbiamo da stare insieme?¯ ®Almeno due ore. Ma non perdiamo altro tempo, Anna... Vieni qua.¯ Lei gli si accost•, e lui la abbracci• stretta. Prima di baciarla la guard• a lungo negli occhi. ®Non mi stringere tanto, mi fai male¯ sussurr• lei dopo il bacio. ®Come, ti faccio male?¯ ®Coi bottoni della giubba. Mi premevi anche su questo cornetto...¯ Lui prese in mano il cornetto; lasciandolo, le accarezz• leggermente il seno. ®Ci mettiamo seduti?¯ disse Anna. ®No, ci si bacia meglio in piedi¯ rispose lui. ®Non vorrai stare due ore a baciarmi.¯ ®Ora lasciami fare cinque minuti.¯ La abbracci• con impeto; baciandola lungamente; mentre con la mano libera le accarezzava la spalla, il seno, il fianco. ®Anna, andiamo in camera.¯ ®Ma che dici? C'Š Bice.¯ ®Nell'altra, dove dorme tua zia.¯ Lei si spavent•: ®Che cosa vuoi fare?¯ ®Qui... ci si bacia male; stavamo meglio l'altro giorno, sul letto.¯ Aveva quell'espressione di bambino caparbio, che vuole essere accontentato. ®Ma Bice si pu• svegliare da un momento all'altro.¯ ®Ma la sentiremo. E faremo presto a tornare in salottino.¯ E sostenne lo sguardo dei suoi occhi grandi, verdi. ®Mario, tu ti sei messo qualche brutta idea in testa. Vedi che non hai il coraggio di rispondere? Vuol dire che ho indovinato.¯ ®S�, hai indovinato.¯ Continuava a guardarla. Lei si sent� perduta: perchŠ sapeva che non sarebbe riuscita a resistergli... che avrebbe fatto tutto quello che lui voleva, come nel passato. ®Mario, che ti Š saltato in mente? PerchŠ?¯ ®Non posso andar via cos�, Anna.¯ ®Mario, per carit….¯ ®Devi essere mia, Anna; lo voglio; lo desidero tanto...¯ ®Mario, lasciami... Mi fai paura quando mi guardi cos�.¯ ®Ti voglio, Anna, ti voglio¯ le soffi• sul viso. L'aveva schiacciata contro il muro e continuava a premere, con tutto il corpo. Lei si divincol•: ma questo valse solo a farle sentire meglio la pressione del corpo duro, risoluto di lui. Oh, non ce la faceva; gi… si sentiva , dentro quel languore che le toglieva ogni energia. ®Mario, non Š possibile. Non Š possibile! Non qui, Mario, ti prego. Non cos�, Mario...¯ Ma un ginocchio di lui era gi… entrato fra i suoi; e una mano era scesa gi—, frugava tra i suoi indumenti. ®Non cos�, Mario, non cos�... Ti prego, no, no, no...¯ Cominci• a piangere, appoggiandogli la testa sul petto e aggrappandosi con tutt'e due le mani alle sue spalle. ®In nome del nostro amore, Mario¯ riusc� ancora a dirgli tra i singhiozzi. Lui si scost• di poco: ®Non ti far• nulla; ma andiamo in camera. Vieni.¯ Lei lo guard•; si asciug• gli occhi; prese la mano che lui le porgeva e lo segu� a capo chino. La porta era chiusa: lui abbass• adagio la maniglia; si ferm• al primo cigolio; spinse risolutamente. La camera era immersa nell'ombra: si distingueva appena il bianco della coperta sul letto matrimoniale. ®Oh, Dio mio, Dio mio¯ mormor• lei. ®Non aver paura; non ti far• nulla, se non vuoi¯ ma intanto la spingeva verso il letto. La costrinse a sedere. A un tratto la baci•; poi la rovesci• all'indietro. Lei brancol• con le mani nel disperato tentativo di reggersi: finchŠ si ritrov• supina, con le gambe fuori del letto. Ora non vedeva nemmeno pi— il suo viso: come poteva riuscire a persuaderlo che non lo doveva fare? ®Mario, se mi vuoi bene, non farlo¯ implor• piangendo. Ma la sua mano impietosa le accarezzava le gambe, si ferm• sul ventre... ®Mario, Mario, stai buono, per carit….¯ ®Proprio non vuoi, di'?¯ ®No, Mario, non voglio.¯ ®Ma perchŠ? perchŠ?¯ diceva la sua voce irata. ®Cos� Š brutto, Mario, Š tanto brutto... PerchŠ vuoi sciupare il nostro amore, Mario?¯ Lui dovette esser colpito dalle sue parole, perchŠ rimase zitto e immobile. ®Mario, sar• tua quando vorrai, ma qui no, qui mi vergogno.¯ ®Anna, lasciami fare. Far• in un momento, non te ne accorgerai nemmeno.¯ ®Oh, Mario¯ esclam• lei, disperata. ®E va bene¯ proruppe lui. ®Non ti far• nulla... Ma stai ferma, almeno. Stai zitta.¯ PerchŠ stesse zitta, le affond• le labbra in bocca. Poi Anna lo sent� che le premeva contro il ventre; lo sent� muoversi in fretta, sempre pi— in fretta; e alla fine fermarsi e rimanere inerte sopra di lei. Anche lei giaceva immobile. Capiva che ormai non aveva pi— niente da temere. Improvvisamente prov• una grande tenerezza per lui; e si mise ad accarezzargli i capelli. Riusc� anche a voltare un po' la faccia e a dargli un bacio leggero sulla tempia. Lui sembrava insensibile. Lo sentiva respirare appena... Dormiva, forse? Anche lei chiuse gli occhi e per un po' perse la nozione di ogni cosa. ®Anna.¯ Dapprima non cap�; poi respinse con violenza il corpo inanimato di Mario e si alz• a sedere. ®Anna¯ chiam• pi— forte la sorella. Lei svelta scese dal letto, si mise una scarpa che le s'era sfilata; corse nel corridoio e ravviandosi in fretta i capelli si affacci• alla porta. ®Anna... dov'eri?¯ ®Di l…¯ rispose Anna. Per fortuna la sorella teneva il capo sotto le coperte e non poteva vederla. ®Che ore sono?¯ ®Mah... non so; aspetta che guardo.¯ In cucina l'orologio a pendolo segnava le tre. Anna torn• indietro per il corridoio, vide la forma confusa di Mario che s'era anche lui alzato: ®Vai in salottino, presto, Bice Š sveglia.¯ And• dalla sorella: ®Sono le tre... C'Š anche Mario di l….¯ ®Mario?¯ ®S�, Š venuto... aveva dimenticato i guanti. ®Non lo far passare; non voglio che mi veda cos�.¯ ®No, Š in salottino.¯ ®Che cosa fa?¯ ®Niente. Legge.¯ Dopo un po' la sorella disse: ®Giocate a carte. Ah... sono tutta sudata. Dammi un fazzoletto, voglio asciugarmi un po'.¯ Anna cerc• il fazzoletto; le venne in mente una cosa, e ne prese uno anche per sŠ. ®Tieni¯ disse alla sorella. Questa a fatica tir• fuori una mano. ®Accostami gli scuri¯ disse. ®Voglio vedere se dormo un altro po'.¯ Anna accost• gli scuri e usc� dalla camera in punta di piedi. Fece per andare in salottino; ci ripens•, e si chiuse al gabinetto. Si alz• il vestito e la sottana: era tutta bagnata. Col fazzoletto si asciug• meglio che potŠ. Si lav• le mani e il viso. Rimase a guardarsi nello specchio rugginoso che era sopra il lavandino; gli occhi le caddero sul fazzoletto appallottolato, pens• che doveva lavare anche quello, e si sbrig• a farlo. Rimase lo stesso macchiato; lo nascose. Torn• nella camera della zia: apr� uno scuro. Mario, prima di uscire, aveva cercato di aggiustare la coperta. Fin� di rimettere a posto; stava per andarsene, quando not• qualcosa... Era il suo cornetto. Lo raccolse, richiuse lo scuro e usc�. Si affacci• un'altra volta in camera di Bice; dal respiro forte, un po' affannoso, pens• che stesse dormendo di nuovo. Entr• in salottino. Mario era in piedi nel vano della finestra: guardava fuori. ®Bice dorme¯ gli disse piano. ®Vieni, mettiti seduto.¯ Guardandosi nello specchio del buffet, si appunt• il cornetto sul golf. Gli and• accanto e posandogli una mano sulla spalla: ®Cosa stai guardando?¯ ®Niente¯ rispose lui senza voltarsi. ®Allora vieni; mettiamoci seduti.¯ Le obbed� di malavoglia; sedettero al tavolo. ®Sai? il cornetto mi s'era sfilato... l'ho trovato sul letto. Meno male che me ne sono accorta. Pensa se ce l'avesse trovato zia... Che scusa avrei potuto inventarle?¯ e rise. ®Ma tu cos'hai che non parli? Sei arrabbiato con me?¯ ®No, ti pare? Ma sar… meglio che vada.¯ ®E perchŠ? � presto. Zia prima di buio non torna. E poi, anche se torna e ti trova qui, non c'Š mica nulla di male...¯ ®Anna, io... sono mortificato.¯ ®Per quello che hai fatto?¯ ®S�, per quello.¯ A un tratto si spavent•: ®Mica sar… successo nulla?¯ ®Come? No, non Š successo nulla. Per questo, puoi stare tranquilla. � che... non avrei dovuto farlo.¯ ®Su, non ci pensare. Dimmi qualcosa, piuttosto. Su, parliamo. Svelto, che il tempo passa. Parla.¯ ®Ora non ho voglia di parlare.¯ ®Ma perchŠ.¯ ®PerchŠ... mi vergogno. Ho paura di aver sciupato tutto.¯ ®Non ti capisco; perchŠ dici cos�?¯ ®Ma se lo dicevi anche tu, dianzi... che stavo sciupando tutto.¯ ®Oh, ma sei buffo!¯ esclam• lei, e si mise a ridere. ®Dianzi non volevi intender ragione... e ora te ne stai l� mortificato... Andiamo, smettila; non ci pensare pi— a quello che Š successo.¯ ®Che concetto ti sarai fatto di me, Anna.¯ ®E d…i. La vuoi smettere con questi discorsi? Io... non me ne ricordo nemmeno pi— di quello che Š successo. Gi…, non ho nemmeno capito bene...¯ e rise. ®Ecco, comincia col dirmi che cosa Š successo.¯ ®Nulla Š successo; nulla.¯ ®Gi…; e chi mi ha conciato in quel modo, allora?¯ ®Mi sono trovata tutta bagnata... Oh, ma sei un bel tipo: prima le fai, le cose, e poi non me le vuoi spiegare.¯ ®� che... come faccio a spiegarti? Mi vergogno.¯ ®Se non ti sei vergognato a farle, ti vergogni a parlarne?¯ ®Ma sai, l� per l� ero eccitato, avevo perso la testa...¯ ®Uff. Quante scuse trovi. Mi hai messo in curiosit…; e ora, mi devi spiegare... PerchŠ io, che vuoi, non so mica niente.¯ ®Non devi essere curiosa di queste cose¯ disse lui con tono severo. ®Queste cose una ragazza non le deve sapere.¯ ®Bravo: mi fa anche la predica.¯ ®Anna, dimentica quello che Š accaduto. Non voglio che tu ti ricordi di me mentre... Insomma, hai capito.¯ ®No, non ho capito.¯ ®Ma s� che hai capito. Vedi, se avessimo fatto davvero all'amore, allora mi piacerebbe anche che tu te ne ricordassi. Ma cos� Š stata una debolezza da parte mia e basta. Perci•, non stiamone a parlare.¯ ®Una debolezza? Non capisco.¯ ®S�, una debolezza... Oh, ma come faccio a spiegarti.¯ ®Spiegami una cosa soltanto. Quel bagnato... Š con quello l� che una rimane incinta?¯ ®S�, Š con quello. E ora basta, Anna; o mi arrabbio davvero.¯ ®Basta, s�¯ disse lei fissandolo con gli occhi che le ridevano. ®Tanto il resto lo so da me.¯ Un'ombra pass• sul suo viso: ®Cos'Š che sai?¯ disse stringendole il polso. ®Be'? Che ti prende? Non hai detto che non ne volevi pi— parlare?¯ Voglio che tu mi dica quello che sai.¯ ®Tu che sei un uomo ti vergogni e io che sono una donna ne dovrei parlare cos�, come se niente fosse?¯ ®Non voglio che tu sappia¯ disse lui cupo. ®Non devi saper nulla, di queste cose.¯ ®Ma qualche cosa la so per forza.¯ ®Chi te l'ha insegnata?¯ chiese lui brusco. ®Nessuno me l'ha insegnata; ma si sente dire una cosa da uno, una cosa da un altro... Hai visto come sono i giovanotti: fanno sempre qualche allusione.¯ ®Chi sono questi giovanotti?¯ ®Ma dicevo cos�, in generale. E poi son cose che si leggono sui giornali, nei romanzi... Se ne parla anche tra noi ragazze.¯ ®Tu invece non ne devi parlare. E non devi frequentare giovanotti... che parlino male.¯ ®Sentilo, come comanda. Ma mi fa piacere, sai? di saperti geloso.¯ Lui si pass• una mano sul viso: ®Non ne ho il diritto, certo... Ma se penso che...¯ Non and• avanti. La gaiezza di Anna svan�. ®Pensi che ancora pochi giorni e poi non ci vedremo pi—, vero? � che io... finir• col trovare qualcun altro. O pretenderesti che ti restassi fedele anche dopo che mi avrai lasciato?¯ Lo guardava indignata; poi divent• triste: ®Tu mi hai fatto innamorare, e lo sapevi che non era una cosa possibile. E ora come far•, dimmelo. Tra pochi giorni te ne andrai, e mi lascerai qui, a consumarmi dalla passione. Oh, le pagher• care queste ore di felicit…...¯ ®Anna, tesoro.¯ ®Ma non vorrei tornare indietro lo stesso, sai? PerchŠ ormai fai parte della mia vita... sei la cosa pi— bella della mia vita. E lo sarai sempre, qualunque cosa mi succeda.¯ ®Anche tu lo sarai sempre, Anna.¯ ®No, tu mi dimenticherai presto. Tu ne hai avute gi… altre, di ragazze... Mentre tu sei stato il solo, per me; vedi com'Š diversa la cosa? Non dire che non Š cos�. Io, per te, sono una delle tante, mentre tu sei il solo che io abbia avuto...¯ ®Anna, no; non lo dire. Sei anche tu la prima per me; la prima che abbia amato.¯ ®S�? Sul serio? No, lo dici solo per farmi contenta. Mentre dentro di te chiss… che cosa pensi di me.¯ ®No, sei ingiusta, Anna; quel che ti dico, Š la pura verit….¯ ®S�? Davvero? Oh, non chiederei di meglio che crederlo. Ma allora, su, parla; vedi di convincermi. Dimmi: cos'hai trovato di tanto speciale in me? Se Š vero che te ne sei innamorato.¯ Lui la guard• incerto: ®Vuoi che ti dica cos'hai di bello?¯ ®Non di bello, di speciale¯ e rise. ®Be'... gli occhi, per cominciare. E poi la bocca. E i capelli. E la forma del viso.¯ ®Ma ce ne sono tante altre che hanno gli occhi come me, la bocca come me, i capelli come me... meglio di me, anzi. Vuoi mettere i miei capelli con quelli di Bice?¯ ®No, Anna.¯ Aveva cominciato di malavoglia, ma and• scaldandosi via via che parlava: ®Nessuna Š come te. No, non sono stati gli occhi, o la bocca, che mi sono piaciuti; Š qualche altra cosa. Io, quando ti conobbi quella sera, non fui mica colpito dalla tua bellezza. Gi…, era buio, nemmeno ti potei veder bene... Ma fui colpito lo stesso, dal tuo sguardo, dalla tua espressione, non so... dal modo come gridasti di spavento... e da come mi dicesti dopo, che non era nulla se ti avevo spaventato. Quanto stemmo insieme? due minuti, nemmeno: eppure, non mi uscisti pi— dalla mente. Mi sorprendevo a pensare a te ogni momento: quella ragazza di iersera, pensavo, chiss… chi Š. � strano, non l'avevo mai notata prima. Credevo cos�, che fosse una semplice curiosit…, e invece, era l'amore: dopo l'ho capito. Ma proprio perchŠ l'amore vero non l'avevo mai provato, non sapevo come si manifesta... che uno comincia a pensare a una ragazza, cos�, senza saper nemmeno lui perchŠ... Fu pi— tardi, mentre ero in camerata, che mi balen• la verit…: Ma Š la sorella di Bice! PerchŠ vi avevo visto fuori insieme. E poi Bice me lo aveva detto, di te. Mi aveva detto anche il tuo nome. Cos� pensai: Allora era Anna. Poi pensai: Che bel nome Š Anna. Ma ti giuro, non ci avevo mai fatto caso prima: per me era un nome come un altro. Ma ora, a sapere che lo portavi tu, mi fece quell'effetto... E quando tua sorella mi disse della recita, e che c'era la possibilit… di vederci l�, accettai subito con gioia: ma non per vedere lei; per rivedere te... Non ricordi com'ero emozionato quella sera? Ci mettemmo seduti accanto e tu mi dicevi: Legga la parte... Ma s�, avevo una tale confusione in testa... PerchŠ sorridi? Non ci credi?¯ Lei continuava a sorridere e non diceva niente. ®Ecco, anche in questo momento sorridi in un modo... Solo tu sai farlo. Oh, Anna, nessuna ragazza Š come te. Tu non so, hai qualcosa... qualunque cosa tu faccia, la fai in un modo diverso dalle altre. Forse Š perchŠ sono innamorato che mi sembri diversa. Oh, no, lo sei davvero. Per fortuna che gli altri non se ne accorgono: altrimenti sarebbero tutti innamorati di te.¯ ®A me basti tu¯ disse Anna, accostando il suo viso a quello di lui. Rimasero cos�, con le guance accostate, senza parlare; finchŠ si sent� la voce di Bice che chiamava. ®Vengo¯ disse Anna, e aggiunse piano: ®Quella noiosa. Ci interrompe sempre sul pi— bello...¯ CAPITOLO 18. Bice si alz• il giorno dopo Capodanno. Si mise anche lei a lavorare in salottino. Ma ogni momento smetteva per andare a guardarsi nello specchio del buffet. Si vedeva magra, sciupata; quasi quasi, avrebbe preferito che Mario non venisse. Mario arriv• alle sei; e fece una faccia contrariata vedendo che Bice era in piedi. Anna lavorava a capo chino. Aveva bisogno di parlargli. Da ultimo trov• una scusa per mandare Bice in camera e svelta gli disse: ®Tra poco, vattene; di' che devi rientrare in caserma.¯ ®PerchŠ?¯ fece lui sorpreso. ®PerchŠ esco anch'io; ho bisogno di parlarti.¯ Mario si mise a giocare a carte con Bice; ma guardava in continuazione dalla parte di Anna. Questa a un certo punto gli fece un segno. Allora lui si alz• e disse: ®Io bisogna che vada.¯ ®Di gi…?¯ fece Bice stupita. ®S�, mi hanno chiamato in fureria per una firma... Ora non posso starti a spiegare.¯ ®Domani vieni?¯ Anna gli fece segno di rispondere di no. ®Domani... ho paura che sar• di servizio un'altra volta.¯ ®Oh, che rabbia¯ disse Bice. ®Ma sta per finire¯ la rassicur• lui. ®Son gi… cominciati a rientrare dalla licenza...¯ Gi… cominciati a rientrare dalla licenza. Questo significava che lui poteva partire da un momento all'altro. La sua risoluzione di vederlo da sola il giorno dopo si rafforz•. Si sarebbero visti fuori; tanto era bel tempo, non faceva nemmeno freddo. ®Aspettami, esco anch'io¯ disse alzandosi. Si lev• i fili rimasti appiccicati alla gonna, si ravvi• i capelli con le mani e and• a prendere il cappotto. Bice l'aveva seguita in camera: ®Dove devi andare, Anna?¯ ®Alla bottega... Zia ha detto di comprare il formaggio.¯ ®Potrei venire anch'io.¯ ®No, tu Š pi— prudente che rimanga in casa. Ti sei alzata appena stamani, ricordatelo.¯ ®Allora, giacchŠ ci sei, perchŠ non arrivi da Lina? e ti fai dare qualcosa da leggere.¯ ®Lina Š a Livorno; prendeva servizio oggi, non ti ricordi pi—?¯ ®Oh, gi…, che stupida. M'Š andata via anche la memoria a stare a letto.¯ Mario s'era gi… preparato. ®ciao¯ gli disse Bice abbracciandolo; e lo baci• su una guancia. ®ciao¯ rispose lui infastidito da quelle espansioni. Una volta fuori disse a Anna: ®PerchŠ manca poco, ormai; senn• non potrei pi— sopportare questa situazione.¯ ®Quanto manca?¯ ®Di preciso non lo so; ma ho paura che sia questione di giorni.¯ ®Domani sera dobbiamo stare insieme.¯ ®Ma come facciamo?¯ ®Fuori; ci vediamo fuori. Io alle sei esco, dico che vado da Marisa... e sto fuori fino alle otto.¯ ®E se Bice vuole uscire anche lei?¯ ®Trover• una scusa per non portarmela dietro. Allora, dove ci vediamo?¯ Avevano svoltato l'angolo. Un soldato veniva in gi— camminando in mezzo alla strada e quando fu alla loro altezza si ferm•: ®Pisani! Proprio te cercavo.¯ ®Scusami un momento¯ disse Mario. Si mise a parlare con quello; Anna cominciava a spazientirsi. Finalmente Mario la raggiunse. ®Dunque?¯ disse Anna. ®Fammi riflettere.¯ Quando furono alla bottega si ferm•: ®Senti, dovresti uscire subito nel primo pomeriggio. PerchŠ io potrei avere un permesso. Ora che stiamo per andare in congedo, ce li d…nno facilmente.¯ ®Ma di giorno, come si fa? Ci vedrebbero. Aspetta, m'Š venuta un'idea. Potremmo vederci in pineta. Diamoci appuntamento a quel ponticello dove ci mettemmo seduti l'altra volta.¯ ®Va bene; tu a che ora puoi esserci?¯ ®Alle due e un quarto... alle due e mezzo. Insomma, vieni prima che puoi.¯ ®Ma tu, sei sicuro di averlo il permesso?¯ ®Se non me lo d…nno, me lo prendo da me¯ disse Mario, e rise. CAPITOLO 19. Anna lo vide appena ebbe infilato la stradetta. Pedal• pi— svelta, ma rallent• vedendo venirsi incontro una donna. Era Cesira, la moglie di Corrado. ®potevo dirgli che mi aspettasse in pineta, invece che sulla strada... Oh, ma che m'importa¯, e prosegu� risoluta. La bicicletta, la nascosero in un cespuglio; poi si avviarono per il viottolo lungo l'argine. Si sentivano dei rumori nell'interno della pineta: forse c'erano a cogliere le pine. Cos� decisero di proseguire verso il mare. Si fermarono tra i primi monticelli di sabbia. L� erano al riparo dagli sguardi indiscreti, e anche dal vento. Mario piant• la sciabola nella rena, e si tolse il cappotto. Lo stese per terra e disse: ®Senn• prendi freddo.¯ ®Ma tu, non hai freddo senza cappotto?¯ ®Io sono un montanaro¯ e sorrise. Sedettero; e come sempre nei primi momenti provavano imbarazzo a stare insieme. Tanto per dir qualcosa, lei fece: ®Lo senti il mare?¯ ®S�¯ rispose lui. Rimasero in ascolto. Era un rumore continuo, uguale, su cui si levavano gli schianti secchi delle ondate che s'infrangevano pi— vicino. Lui raccolse una manciata di sabbia: ®� calda¯ disse. ®Quasi come in estate.¯ ®Guarda quelle mortelle¯ disse lei. ®Sembrano pareggiate da un giardiniere.¯ ®� il vento che le ha pareggiate, vero? Ma le ha pareggiate per storto.¯ ®PerchŠ non mi abbracci?¯ disse improvvisamente lei. ®� vero¯ fece lui, e rise. La abbracci•; poi la baci•, ma si ritrasse subito. ®Non hai pi— voglia di baciarmi?¯ ®Ho voglia di guardarti.¯ ®Non mi puoi guardare anche mentre mi baci?¯ ®No, mentre ti bacio... sei troppo vicina, non riesco pi— a vederti. E poi tu chiudi sempre gli occhi... io invece voglio guardarti negli occhi. PerchŠ li hai tanto belli. E non mi sazierei mai di guardarli.¯ ®Davvero chiudo sempre gli occhi? Non me n'ero accorta.¯ ®Anche ora, li hai chiusi.¯ Si strinse a lui: ®Forse li chiudo perchŠ mi vergogno un po'.¯ ®Di che ti vergogni? Sciocchina¯ e le fece una carezza. ®Anche tu ti vergogni. Non quando mi baci, ma per esempio l'altro giorno... Vedi: hai capito subito e sei diventato rosso. Ascoltami, ci ho ripensato... Te lo avevo proibito.¯ ®Invece ci ho ripensato... e mi Š venuto il rimorso.¯ ®Di che?¯ fece lui stupito. ®Di non averti accontentato. Ora non mi guardare, senn• mi vergogno a dirlo. Ho pensato che se anch'io avessi fatto all'amore insieme con te... non te ne saresti vergognato, dopo. PerchŠ ti sei vergognato di averlo fatto da solo: non Š cos�?¯ ®� cos�¯ rispose lui. ®Vedi come sono intelligente: io non sapevo nulla di queste cose eppure ho capito... � cos� che mi Š venuto il rimorso. Sono stata una sciocca, proprio. Dovevo lasciarti fare...¯ ®Ma no, Anna, che dici.¯ ®� proprio cos�, invece. E oggi sono venuta per lasciarti fare.¯ Lui rimase turbato; strapp• nervosamente un filo d'erba e lo spiegazz•. ®Anna, tu sei pura e io non so nemmeno se ho fatto bene a baciarti¯ disse senza guardarla. ®Figuriamoci quell'altra cosa. No, Anna, dobbiamo rimanere come siamo. Quello che c'Š stato tra noi finora... ci deve bastare.¯ ®PerchŠ ti fai degli scrupoli... se sono io a chiedertelo?¯ ®Tu parli cos� perchŠ non hai esperienza. L'altro giorno avevi paura e ti vergognavi. E anche ora, se io mi provassi...¯ ®Avevo paura e mi vergognavo perchŠ eravamo in casa... Qui, non mi vergognerei.¯ ®Ma se devi ancora imparare a baciare!¯ esclam• lui, e la sua voce era tornata gaia. ®In amore Š come a scuola: bisogna imparare una cosa per volta.¯ Lei ci rimase male: ®Dunque, non so baciare?¯ ®No, Anna, non sai baciare.¯ Parla sul serio. ®Sto parlando sul serio.¯ ®E allora come si deve fare? Spiegamelo.¯ ®Tu stringi le labbra; invece, le devi schiudere... Vuoi che facciamo la prova?¯ ®No, non voglio.¯ ®Ti sei offesa.¯ ®No... ma non voglio. Non voglio baciarti pi—.¯ ®Quanto sei cara...¯ La strinse e le diede un bacio sulla tempia. ®Lasciami stare.¯ Era mortificata pi— che offesa. ®Sei una sciocchina.¯ Lei rispose con un'alzata di spalle. Ma la mortificazione stava passando; e la prendeva la voglia di provocarlo: ®Io non so baciare, certo; perchŠ non avevo mai provato, prima... Tu invece sai baciare, vero?¯ Lui la guardava sorridendo, lei si eccit•: ®Chi t'ha insegnato?¯ ®Nessuno mi ha insegnato; sono cose che uno impara da sŠ.¯ ®E tu hai avuto modo di impararle bene, vero? E smettila di sorridere: mi fai rabbia. Guardatelo, come se ne tiene.¯ ®Non me ne tengo; ma mi fai ridere tu...¯ ®Ah, io ti faccio ridere? E allora rispondi: quante ragazze hai gi… baciato, di'? Brutto traditore.¯ Lui fece una faccia meravigliata. ®S�, traditore, traditore: dovevi aspettare di conoscer me. Avrei dovuto essere io la prima... come tu sei stato il primo per me.¯ ®Tu sei stata la prima che abbia amato: non ti basta?¯ ®No, non mi basta. E poi non Š nemmeno vero. PerchŠ sei un bugiardo: un bugiardo e un traditore.¯ ®Anna, ti giuro che Š vero. Guarda: in tutto il tempo del militare, non sono stato con nessuna ragazza. A parte Bjce...¯ ®Di Bice, non me ne importa. Ma delle altre... quante sono state?¯ ®Nessuna: te l'ho detto.¯ ®Ma prima di venir militare?¯ ®Be', prima...¯ ®Dimmelo, su¯ lo spronava lei. ®Confessa. Scommetto che sono state talmente tante, che non te ne ricordi nemmeno pi—.¯ ®Sono state due sole, Anna. Una al mio paese e un'altra... che incontrai in treno. Ma l'amore non c'entrava, te l'assicuro.¯ ®Sentilo, che sfacciato: andava con le ragazze, ma mica per farci all'amore.¯ ®Non mi hai capito. Volevo dire che non ero innamorato... che ci andavo solo per divertirmi.¯ ®Scommetto che sei andato anche con le donnacce¯ insistŠ lei. ®Che intendi dire?¯ ®Che andavi in quei posti... dove stanno le donnacce.¯ Lui arross�: ®S�, ci sono andato... Ma non sta bene che tu ne parli.¯ ®Ah, sta bene che tu queste cose le faccia... ma non sta bene che io ne parli. Invece io voglio parlarne. Per farti vergognare.¯ Lui si accigli•: ®Invece, non ne devi parlare... senn• mi arrabbio.¯ ®Sono io arrabbiata, invece: per tutti i tradimenti che mi hai fatto.¯ ®Ma se non ci conoscevamo...¯ ®Non vuol dire: sei lo stesso un traditore. Uno svergognato, sei. Anche in quei brutti posti andavi... a rischio di prenderti una malattia. Non lo sai che ad andare con le donnacce c'Š anche questo rischio?¯ ®Ma tu come lo sai?¯ ®Oh, son cose che si sanno anche noi ragazze. Ora, stammi bene a sentire: che tu ci vada qualche volta, te lo permetto; perchŠ lo so che a un giovanotto gli fa anche male alla salute, se non ci va. Per• devi stare attento: me lo prometti?¯ Lui non voleva promettere, diceva che son cose che una ragazza non le dovrebbe nemmeno sapere; ma dietro le sue insistenze, promise. ®Ora un'altra cosa mi devi promettere.¯ Era diventata seria. ®Quando ti metterai con una ragazza con l'intenzione di sposarla... aspetta, fammi finire: ebbene, me lo devi scrivere. Me lo devi scrivere, perchŠ voglio sapere quanto tempo mi sei stato fedele. Oh, mi contenterei di poco, cosa credi? Io lo so che i giovanotti quando tornano da fare il soldato si cercano subito una moglie. Mi contenterei di un anno. Ecco, se tra un anno ricevessi una lettera in cui mi dici: Cara Anna, ti scrivo per farti sapere che mi sono fidanzato, sarei contenta. Direi: almeno per un anno, ha pensato qualche volta a me.¯ ®Io penser• sempre a te, Anna; io...¯ ®Zitto; non dire bugie. Te l'ho detto un'altra volta, tu non sai fingere: quando dici una bugia, te ne fai subito accorgere. Cambi espressione, hai un altro tono di voce, non so... Anche ora me ne sono accorta subito che non dicevi la verit….¯ ®No, che io non ti dimenticher• mai Š vero. Piuttosto...¯ ®Piuttosto cosa? Dillo, su, non ti fare scrupoli: tanto, ci sono preparata.¯ ®Ho paura che dovr• andare in America¯ disse lui. ®Sarei gi… dovuto andare, perchŠ qui non c'Š avvenire per me; mentre l… mio padre mi ha trovato un lavoro. E sarebbe solo il principio perchŠ una volta l…, se uno Š intelligente e ha voglia di fare... Ci sarei gi… andato dopo la disgrazia di mamma, ma non potevo: c'Š una legge che bisogna fare prima il servizio militare... Ma ora, capisci, non ci saranno pi— intoppi. Mio zio mi sta gi… facendo i fogli...¯ Lei taceva, affranta. Credeva di essere preparata a tutto: perchŠ non s'era mai illusa che la cosa potesse avere un seguito. Ma venire a sapere che tra loro due ci sarebbe stato di mezzo il mare... In America: come se fosse morto. No, era duro, troppo duro. Si sentiva un'oppressione sul petto... le pareva di non farcela pi— a respirare. Se lui le avesse detto: Ho la fidanzata al paese, e appena torno la sposo, non sarebbe stato nulla. Se le avesse detto: Mio zio ha gi… preparato i fogli per farci sposare... Ma quegli altri fogli, quelli che gli sarebbero serviti per attraversare il mare, per scomparire... PerchŠ andare in America era come scomparire, era come essere morto... Lui morto per lei, e lei morta per lui... Nemmeno il pensiero li avrebbe pi— uniti: lui si sarebbe dimenticato di tutto, anche dei luoghi. Perfino del suo paese si sarebbe dimenticato: figuriamoci di Marina... E lei, l'America, non riusciva nemmeno a immaginarla. Oh, era terribile. Era la cosa peggiore che potesse capitare. Non aveva pi— la forza di fare un movimento. ®Anna: cos'hai?¯ Lo guard•, mosse a vuoto le labbra. Non poteva dirgli nulla; poteva solo guardarlo disperata. Mario, il suo Mario, sarebbe uscito dalla sua vita, per sempre. Era l�, e tra pochi giorni non ci sarebbe stato pi—, sarebbe sparito per sempre. Non ne avrebbe saputo pi— nulla... nemmeno se era vivo o morto. ®Anna, ti prego, non fare cos�. La colpa Š mia, non avrei dovuto dirtelo. Ma tu avevi detto che eri preparata a tutto...¯ Era preparata a tutto, ma non a questo. Era preparata a saperlo fidanzato, sposato con un'altra; era preparata a non vederlo mai pi—. Ma questo, era troppo peggio. Oh, era insopportabile. Doveva in qualche modo liberarsi da quella oppressione, da quel peso che le schiacciava il petto... Lui le aveva preso le mani, gliele teneva strette, mentre lei lo guardava, lo guardava... Si beveva il suo viso, per conservare almeno quello, il ricordo dei suoi lineamenti, del suo sguardo, della sua espressione... L'immagine divenne tremolante, si appann•, si scompose... Ecco, lei non vedeva pi— nulla, l'immagine era cancellata, lui era sparito! Sparito; sparito: in America, dall'altra parte del mare... Singhiozz• forte, mentre lui la prendeva tra le braccia e le diceva: ®Anna, Anna, amore mio, cara. Sfogati pure; ti sentirai meglio, dopo.¯ A poco a poco lei si calm•, ma rimase in quella posizione. Aveva gli occhi ancora pieni di lacrime e non vedeva nulla. Sentiva solo il fragore dei cavalloni, che appena si elevava sopra il frastuono confuso del mare. CAPITOLO 20. Bruscamente lei si sollev•: ®Quando parti?¯ gli chiese. Lui esit• un momento: ®Te l'ho detto... non lo so ancora.¯ ®No, dimmi la verit….¯ ®Credo. .. domattina.¯ Lei ebbe quasi un sorriso: ®Dunque Š l'ultima volta che stiamo insieme.¯ ®Ho paura di s�.¯ ®Allora non perdiamo altro tempo, Mario... Dobbiamo fare quella cosa.¯ ®Anna, cerca di essere ragionevole...¯ ®Mario, tu non devi avere scrupoli: sono io che te lo chiedo. ..¯ ®No, Anna, non Š possibile.¯ ®Ma perchŠ.¯ ®Come, perchŠ? Se Š un destino che non ci si debba pi— vedere, come posso farti una cosa simile?¯ ®Ti prego, Mario... ti supplico.¯ ®Ma Anna, pensa alle conseguenze.¯ ®Quali conseguenze? Se ci stai attento, non ci saranno conseguenze...¯ ®Ma tu non sarai pi— la stessa, Anna; non ci pensi, a questo?¯ ®Ma Š proprio perchŠ non voglio pi— essere la stessa... perchŠ voglio che tu mi lasci un segno... Mario, io sono ragionevole, credimi. Io arrivo anche a dirti questo: che mi far• una ragione della tua partenza; che mi trover• qualche altro giovanotto, che mi fidanzer•, che mi sposer•... Ma ora voglio essere tua: non devi dirmi di no.¯ ®E se fosse proprio questo che t'impedisse domani di trovarti un fidanzato, un marito?¯ ®Ma Š una cosa che si vede?¯ ®Be'... dicono¯ rispose lui arrossendo. ®Ma anche se non si vede, tu sei una ragazza onesta: se domani incontri un giovanotto, non vorrai ingannarlo.¯ ®Ebbene, non lo inganner•; gli racconter• tutto. Se mi perdoner…, bene, e senn•, non me ne importa.¯ ®Ora dici cos�, ma domani, chiss… quante maledizioni mi manderesti...¯ ®Mai, mai ti maledir•. Tu sarai sempre per me... il ricordo pi— bello della vita.¯ Lui s'era preso la faccia tra le mani: come se volesse riflettere, o come se avesse paura di guardarla. Lei si attacc• ai suoi polsi, gli tir• gi— le mani: ®Se non lo fai, vuol dire che non te ne importa di farlo... che non era vero che mi amavi tanto come dicevi.¯ ®Anna, Š gi… tanto doloroso separarci; non renderlo anche pi— doloroso...¯ ®Oh, smettila. Siamo io e te, soli; tu mi desideri: e allora, perchŠ esiti?¯ Si alz•, si lev• il cappotto: lui la guardava meravigliato. Lei si inginocchi•: ®Ora stenditi; non cos�, per lungo.¯ Si stese anche lei, tirandosi il cappotto sopra. ®Ecco, cos�¯ e rincalz• il cappotto sotto di lui, quasi fosse una coperta. ®Cos� Š come se fossimo a letto insieme: non ti pare?¯ e si strinse a lui. Sentiva il calore del suo corpo attraverso i vestiti: anche lui, dunque, la desiderava. Ma ancora faceva resistenza: e lei gli sbotton• la giubba, poi la camicia, e gli mise la mano sulla pelle... Allora lui non resistŠ pi—: si volt• verso di lei, le premette il seno, le accarezz• il fianco, cerc• febbrilmente di denudarla... ®Aspetta¯ disse lei; si alz• e si mise a far qualcosa dopo essersi raccomandata che non guardasse. Quindi torn• a sdraiarsi accanto a lui e ad accomodare il cappotto sopra di loro. Lui riprese ad accarezzarla. Sent� che sotto il vestito era nuda; ma non poteva prenderla finchŠ lei lo guardava. Allora le copr� gli occhi con la mano. Cominciava a imbrunire quando Anna si riscosse dall'assopimento in cui era caduta. Si sentiva i piedi intirizziti; ma il resto del corpo lo aveva caldo, protetto com'era dal corpo di lui. Il cielo era pallido. E il rumore era pi— sommesso: come se il mare si fosse allontanato. PARTE SECONDA. CAPITOLO 1. Bice stette tre mesi chiusa in casa. Lina veniva qualche volta la domenica; gli altri giorni, le due sorelle erano sempre sole. Stavano ore senza scambiare una parola; e di che avrebbero potuto parlare, se era inteso che Mario non dovesse nemmeno essere nominato? Anche Anna usciva poco, giusto per andare a far la spesa. Una mattina la ferm• Cesira: le domand• se era vero quel che diceva la gente, che il fidanzato di Bice era emigrato in America. Anna rispose di s� e si mise a spiegarle la situazione: Mario era senza lavoro, il padre l'aveva chiamato presso di sŠ... La donna la interruppe: ®Da una parte Š stato meglio in questo modo. PerchŠ tutt'e due non vi poteva mica sposare; non Š cos�?¯ ®Come?¯ balbett• Anna ®Che intende dire?¯ ®Va l… che mi hai capito.¯ Scosse la testa in segno di disapprovazione: ®Non Š la prima volta che succede, del resto. Te per•, non t'avrei creduta capace. Passavi per una ragazza perbene...¯ ®Guardi signora che lei sbaglia. ..¯ ®Non sbaglio, no. Ma non aver paura, non dir• nulla. Mica per un riguardo a te: tu lo meriteresti, che ti svergognassi davanti a tutti. Sto zitta per un riguardo a quella poveretta di tua zia. V'ha allevato come figliole... s'Š ammazzata dal lavoro, per tirarvi su. Ed Š cos� che tu la ricompensi... Non hai un briciolo di coscienza, proprio.¯ Anna era annientata. Per un po' visse col terrore che la donna parlasse. Quel che Š peggio, le era presa la paura di essere incinta. Pass• dei giorni d'incubo: le sembrava di diventar matta. Anche quando i suoi timori si rivelarono infondati, la vergogna rimase. L'amore con Mario le appariva una tresca vergognosa. Cos� la paura prima, la vergogna poi, la aiutarono a guarire. Quando torn• a ripensare a Mario con affetto, il tempo era passato e i ricordi erano meno struggenti. La zia era sempre pi— preoccupata per Bice. La spronava a uscire: ®Ti vergogni della gente? Ma non hai proprio nulla da vergognarti; non Š mica un disonore, essere lasciata dal fidanzato. Succede a tante...¯ ®Lasciami in pace, zia, ti prego.¯ ®Ti vuoi ammalare? Una che sta sempre in casa finisce per forza che si ammala. E poi non mangi, sei magra da far piet…. Vuoi finire in sanatorio come il cappellano?¯ Una domenica le persuase ad andare in campagna Anna pedalava fissando la strada: non era pi— stata in pineta, e aveva paura di guardare. Sul ponticello, chiuse addirittura gli occhi. Non voleva vedere, non voleva ricordare... Fu contenta quando la strada devi• verso l'interno. La campagna era fuori della sfera dei suoi ricordi: tutt'al pi— le faceva tornare in mente i tempi della fanciullezza. Arrivate al podere, Bice ricominci• a far storie. Voleva aspettarle l�, sulla stradina. Anna si irrit•: ®Di chi ti vergogni? Di Ada?¯ ®Non mi vergogno di nessuno; ma non ho voglia di veder gente. E poi, non siamo venute per stare all'aria aperta?¯ ®Insomma, figliole, venite o non venite?¯ La zia, al solito, era impaziente di arrivare. ®Vai pure avanti, ora veniamo¯ disse Anna. Si mise seduta anche lei sull'erba. Bice indic• i rametti fitti di bocci sopra le loro teste: ®Che sar…, Anna? Un mandorlo? o un melo?¯ ®Bisognerebbe chiederlo a zia; io non me ne intendo davvero.¯ ®� bello qui, con tutti questi fiori¯ disse Bice. ®Ah...¯ e respir• profondamente. ®Quasi quasi ci verrei volentieri, ad abitare in campagna. Pensa, Anna: loro almeno escono quando vogliono... senza la paura di incontrare nessuno... Mentre in paese tutti ti guardano, tutti ti domandano...¯ ®Sarebbe ora che tu la facessi finita; credi che la gente stia sempre a pensare a te? Anche a me, nessuno domanda pi— nulla. La gente Š cos�, chiacchiera per una settimana, poi dimentica. Anche a Marisa, chi ci fa pi— caso?¯ Dopo un momento aggiunse: ®Marisa, mi piace. PerchŠ se ne infischia di tutti. Certo, io mica vorrei fare come lei. Ma se domani incontrassi qualcuno che mi piacesse... fosse pure un uomo sposato...¯ ®Oh, Anna, che dici¯ fece Bice spaventata. ®E perchŠ?¯ rispose Anna aspra. ®Se ti metti con un giovanotto, nove volte su dieci ti va a finir male lo stesso. Almeno, con uno sposato, lo sai fin da principio quello che ti aspetta.¯ ®� vero che Lina si Š messa con uno sposato?¯ ®Mah. Lo dicono.¯ ®Il fatto anche che non si faccia pi— vedere da noi...¯ ®Meglio per lei¯ disse improvvisamente Anna. ®Almeno si gode un po', povera diavola. Alzati, su: se ne hanno a male se non andiamo nemmeno a salutare.¯ La moglie di Bertini era sul piazzale che parlava con la zia. ®E Ada?¯ le chiesero. ®Dev'essere dietro casa.¯ Dietro la casa c'era l'orto, recinto da una siepe di scope. Presero il viottolo che lo costeggiava, e finirono in un campo in leggera discesa; con pochi alberi fioriti disposti irregolarmente. ®Vedi che erano meli¯ disse Bice. ®Hanno gli stessi fiori bianchi... e questi qui, me li ricordo bene che sono meli¯ aggiunse sorridendo. ®Gi…¯ fece Anna, e sorrise anche lei. ®Ti ricordi quando venivamo a mangiar le mele di nascosto a Bertini?¯ ®Ada!¯ chiam• Bice. Ada si raddrizz•: le vide, e sul suo viso apparve un sorriso timido. Non si mosse per andar loro incontro; rest• ad attenderle dove si trovava, col falcino in pugno. Bice la abbracci• e la baci•, e Anna fu costretta a seguirne l'esempio. Intimidita da quelle effusioni Ada se ne stava l� senza dire una parola. ®Cos'hai in quel sacco?¯ le domand• Bice. ®Insalata di campo¯ rispose Ada. ®Portate al mercato anche quella?¯ ®No, la mangiamo in casa.¯ ®Eppure Š pi— buona di quell'altra.¯ Tir• fuori una pianticella con le foglie lunghe seghettate: ®Questa come si chiama?¯ ®Non so¯ rispose Ada arrossendo. Guardava Anna, come per chiederle aiuto. ®Dove arriva il vostro podere? Fino alla ferrovia? Almeno ogni tanto avete la distrazione di veder passare un treno.¯ A Anna dava fastidio il chiacchiericcio della sorella. Bice parlava, parlava per mostrarsi disinvolta; per far credere che non gliene importava nulla se aveva perduto il fidanzato. La zia e la madre di Ada erano passate in cucina. Loro due sedettero sulla panca, mentre Ada si mise a pulire l'insalata. ®Era tanto che non venivate¯ disse la madre di Ada. ®Specialmente te, Bice, erano anni che non ti facevi vedere.¯ ®Come la trovi?¯ domand• la zia. ®A me sembra tanto magra... Mangiava poco anche prima, ora poi, col dispiacere che ha avuto...¯ ®� dispiaciuto tanto anche a me¯ disse la madre di Ada. ®Per te, Bice, e anche per te¯ fece rivolgendosi alla zia. ®Se almeno ti prendeva marito, era un pensiero levato.¯ ®Oh, per me sarei contenta se mi rimanessero sempre in casa¯ disse la zia. ®� per lei poverina che mi dispiace. Ma non Š il caso di farne una malattia. Si sa, qualche volta i fidanzamenti non vanno in fondo. O perchŠ due non si prendono di carattere; o perchŠ le famiglie non vogliono... Ma nel caso suo Š stata proprio una sfortuna. Era un giovane serio, credimi; senn•, non l'avrei fatto venire in casa. La fatalit… ha voluto che dovesse andare in America...¯ ®Zia, ti prego non starne a parlare¯ disse Bice. ®E che male c'Š? Con gli estranei, mica ne parlo; ma qui, siamo tra parenti.¯ Alla fine la madre di Ada disse a Bice: ®Tu, non te la prendere; farai presto a trovarne un altro. Sei una ragazza sana, robusta... e lo stesso tu, Anna. Il guaio Š quando si ha una figliola come lei¯ aggiunse guardando Ada. ®Con la disgrazia che ha avuto, mi rimane di certo in casa.¯ Ada, in piedi contro l'acquaio, continuava a lavare l'insalata come se niente fosse. Doveva essersi abituata a quei discorsi. Una volta Anna aveva sentito Bertini che diceva, in presenza della figliola: ®Sarebbe stato meglio che fosse morta. Una donna senza una mano, Š una disgraziata che non Š pi— buona a niente.¯ Al ritorno, sia lei che la sorella manifestarono la loro indignazione per quel modo di parlare: ®Glielo rinfacciano come se fosse colpa sua, di aver perso la mano.¯ ®Certo fanno male¯ disse la zia. ®Ma bisogna anche capirli. In campagna, non Š mica come in un paese: una donna, bisogna che sia robusta come un uomo.¯ ®Sono gentaccia, ecco cosa sono¯ disse Bice. ®Le persone, le considerano meno delle bestie.¯ ®E poi non Š vero che Ada non sia buona a nulla¯ osserv• Anna. ®Lavora pi— degli altri, invece: pi— di Bertini di certo. Quello Š sempre in giro con la motocicletta: ecco qual Š il suo lavoro.¯ ®Ma anche lui, Š mutilato di guerra¯ disse la zia. ®Non pu• mica pi— lavorare nei campi.¯ ®Mutilato? E dov'Š mutilato?¯ insorse Bice. ®� grande e grosso, crepa di salute... � che non ha voglia di lavorare: altro che mutilato.¯ ®Non si vede, ma Š mutilato¯ insistŠ la zia. ®Gli mancano anche tre dita di un piede...¯ ®Era meglio se l'aveva persa lui la mano¯ disse Anna; e le due sorelle continuarono su questo tono benchŠ la zia le rimproverasse che non bisognava parlare cos�. Tornarono a parlarne la sera, a letto. Ada era proprio da compiangersi, poverina: oltre a essere senza una mano, aveva anche la disgrazia di quei genitori che non le volevano bene. ®Pensa come siamo state fortunate noi due¯ diceva Bice. ®Se non c'era zia, saremmo finite all'orfanotrofio. O, peggio ancora, in casa di Bertini... Pensa, Anna: non soltanto zia ci ha allevato, ma non ci ha fatto mai mancare nulla... Noi due, orfane, siamo sempre state meglio di tante che hanno i genitori. Le altre, lo vedi, o sono costrette ad andare a servizio, o vanno a lavorare allo zuccherificio... Non Š soltanto la fatica, Š l'umiliazione. PerchŠ far la serva o l'operaia, senti, dev'essere proprio umiliante. Con gli uomini che ti comandano... che magari si approfittano... Oh, dobbiamo davvero ringraziare il Signore, che ci ha risparmiato queste prove.¯ Bice era facile a esaltarsi; Anna ne provava fastidio. Disse che era tempo di dormire. CAPITOLO 2. Enrico part� verso la met… di giugno. Era un pomeriggio sul tardi: le due sorelle erano state da Zaira, e ora se ne tornavano a casa: quando incontrarono Enrico in bicicletta. ®Vi saluto, ragazze¯ disse mettendo il piede a terra.¯ Bice not• la valigetta appesa al manubrio: ®PerchŠ? Dove vai?¯ ®Vado soldato, no?¯ ®Ah, Š vero... E dove?¯ Enrico allarg• le braccia: ®Me lo diranno domattina al distretto. Io ho fatto domanda per questi posti vicini, per Livorno, per Pisa... Per quanto, vi dico la verit…, preferirei andarmene in Sicilia. O in cima alle Alpi. Ne ho fin sopra i capelli dei pianti, degli strilli, delle lamentele... Anche ora le mie donne hanno fatto una tragedia perchŠ volevano accompagnarmi alla stazione. Te lo immagini che scene: da farci ridere dietro da tutti. Via, ragazze, accompagnatemi per un pezzo di strada.¯ Si avviarono, Enrico spingendo la bicicletta a mano, e loro due tenendosi a braccetto. La giornata era alla fine: le ombre erano lunghe e leggere, l'aria piena degli odori della campagna, e i rumori smorzati. ®Allora non ti dispiace troppo di andar militare?¯ gli chiese Bice. ®No... qui a Marina, non mi ci potevo pi— vedere. Almeno, per diciotto mesi, non devo pensare a nulla. Faccio quel che mi dicono di fare, e buonanotte.¯ ®Io bisogna che torni a casa¯ disse Bice. ®Ma tu, Anna, accompagnalo un altro po'.¯ Enrico faceva l'indifferente; ma Anna cap� che ci teneva. Disse: ®Va bene; l'accompagno fino da Lina.¯ ®Allora ciao, Enrico¯ disse Bice tenendogli la mano. ®Mi saluti cos�? Sono un vecchio amico; potresti anche darmi un bacio.¯ Bice si mise a ridere: ®Va bene, ti dar• un bacio¯ e gli sfior• la guancia, mentre lui la abbracciava. ®ciao, Biciona; stammi bene.¯ La guard• che si allontanava, le fece ancora un cenno di saluto, poi si accese una sigaretta. ®E tu: non mi dici niente?¯ ®Cosa ti devo dire?¯ Enrico sospir•: ®Se tu avessi il carattere di tua sorella...¯ Anna si strinse nelle spalle: ®Ognuno ha il carattere che ha. Anche tu, non crederai di averlo buono...¯ Per un po' camminarono in silenzio; poi Enrico disse: ®Senti, Anna; io... t'avrei voluto parlare, prima di partire. Ma m'Š mancata l'occasione. ..¯ ®Che avevi da dirmi?¯ ®Che non ho cambiato idea.¯ ®Avremo tempo di parlarne quando sarai tornato¯ rispose Anna. Avevano oltrepassato la casa di Lina e s'erano fermati di nuovo. ®Mi dici che ore sono?¯ ®Le sette e un quarto... sicchŠ c'Š tempo. Il treno mi parte dopo le otto.¯ ®Ma per me Š tardi, bisogna che torni indietro. Perci•, Š meglio che ci salutiamo.¯ Vide la delusione che s'era dipinta sul suo viso; volle rimediare: ®Ti dar• un bacio anch'io, come Bice, sei contento?¯ Lui la guard•: ®Bice Š solo un'amica... da te vorrei qualcosa di pi—.¯ ®Ora non essere troppo esigente¯ fece Anna, e rise. ®Allora?¯ chiese lui. ®Allora cosa?¯ ®Me lo d…i... un bacio vero?¯ ®Qui in mezzo alla strada?¯ ®E che importa? Non c'Š nessuno...¯ Anna strapp• una foglia dalla siepe: ®Senti, Enrico, ora devi star lontano diciotto mesi... e in diciotto mesi, quante cose possono accadere...¯ ®Gi…: potresti anche fidanzarti¯ disse Enrico cupo. ®Quando torno, potrei anche ritrovarti sposata.¯ ®Ma no, che dici. Non ho nessuno che mi stia dietro, lo sai. Piuttosto tu...¯ lui fece un cenno di protesta; ®aspetta, lasciami finire. Io ho sempre sentito che un giovanotto, quando va a fare il soldato, cambia opinione su tante cose... E poi, tra diciotto mesi, potrei essere cambiata io. Potrei... essere diventata grassa; e non piacerti pi—. Lo sai, no? che una ragazza fa presto a sfiorire.¯ Lui insisteva, protestando che non avrebbe mai cambiato idea: ®Dammi almeno un bacio.¯ Anna si accorse che non le costava nulla, dargli un bacio: ®E va bene. Ciao.¯ Gli pass• il braccio intorno alla testa e lo attir• a sŠ, dandogli un bacio rapido sulla bocca. ®ciao¯ ripetŠ, ma lui la trattenne: ®Anna mormor•. Lei cedette e si lasci• baciare. Stavolta ebbe il tempo di sentire l'umido caldo delle labbra; chiuse gli occhi: era troppo forte il ricordo dei baci passati, le sembrava di venir meno. Alla fine reag�, si stacc• da lui e si allontan• in fretta. Si volt•: lui era rimasto immobile; gli fece un cenno con la mano. CAPITOLO 3. Una mattina il postino port• una cartolina e una lettera. La cartolina era di Enrico: veniva da Bra, e le due sorelle si domandavano in che parte d'Italia potesse essere. La lettera era della signora Bini: spiegava che, quell'anno, lei e il marito sarebbero venuti solo d'agosto; e chiedeva alla zia se per il luglio poteva affittare la camera a una sua amica, che aveva una figliola ®dell'et… delle sue ragazze.¯ La zia non grad� la proposta: ®Oh, sentite, due famiglie una dopo l'altra Š una noia troppo grossa.¯ Bice e Anna invece insistettero perchŠ rispondesse di s�. L'atmosfera che regnava in casa era sempre pi— opprimente; e le due ragazze avevano desiderio di novit…. Di novit… quell'anno a Marina ce n'erano parecchie. C'era, per cominciare, un nuovo bagno in fondo al viale di pineta. Lo aveva messo su lo zio di Livio: quello stesso che dopo la chiusura dello stabilimento delle sardine era sparito di circolazione. La gente diceva che non avrebbe dovuto farlo: non gli bastava aver rovinato il padre di Enrico, essere stato addirittura la causa della sua morte; ora si metteva anche a far concorrenza alla madre. Ma Pellegrini non sembrava preoccuparsi delle chiacchiere. Anna lo vedeva passare spesso in bicicletta, col berretto di traverso, i capelli grigi, il viso affilato. Un pomeriggio andarono a vedere il nuovo bagno. Il mare era liscio come raramente in estate: le onde si rompevano a un metro dalla riva, con uno sciacquio appena percettibile. Anna si scalz• e corse a bagnarsi i piedi. ®� calda... sembra d'essere d'agosto.¯ Si tir• su il vestito e la sottana e si inoltr• nell'acqua. ®Tu non vieni?¯ ®Non posso¯ rispose Bice. ®Ah, gi….¯ Per un momento le tornarono in mente i giorni terribili in cui aveva temuto di essere incinta. E la paura che le metteva Cesira: rabbrividiva ogni volta che la incontrava. Ora tutto questo era alle sue spalle; e lei si sentiva giovane, libera e desiderosa di godere. Da anni non aveva atteso l'estate con tanto desiderio. Facendosi schermo con la mano, guardava i barbagli luminosi che danzavano sulla superfficie ondulata dell'acqua. ®Anna! andiamo; a stare ferme, si suda.¯ S'incamminarono, Anna sulla sabbia dura, dove ogni tanto il velo d'acqua tornava a bagnarle i piedi, Bice due passi pi— in l…, sulla sabbia asciutta. ®Come mai Enrico ti manda tante cartoline?¯ ®Oh, Enrico¯ fece Anna con un gesto di noia. ®basta con Enrico¯, pensava. Non voleva nemmeno pi— pensare a Mario... ®basta coi ricordi¯, si disse. Si sentiva libera, leggera; tutto le pareva nuovo, benchŠ tutto fosse consueto. Lo stabilimento Vanni era stato montato come gli anni precedenti, con una lunga fila di cabine in cima alla spiaggia e un'altra pi— breve messa di traverso. Subito al di l… c'era l'altro stabilimento, con le cabine disposte nello stesso modo: solo, dipinte in azzurro anzichŠ in verde. Poi, per due o trecento metri, la spiaggia era libera; finalmente si arrivava da Pellegrini. ®Guarda¯ disse Bice ®anche lui ha dipinto le cabine di verde.¯ ®PerchŠ, non poteva farlo?¯ ®No, dico cos�, tanto per parlare. La spiaggia qui Š pi— larga... ma Š scomodo, non ti pare? Voglio dire, Š troppo lontano dal paese.¯ ®Ma per questi delle ville, Š pi— vicino. Vedrai quanta gente ci verr…. Dice che far… le cose in grande, con gli ombrelloni, le poltrone a sdraio... Guarda, c'Š anche la doccia. E la baracca, non vedi come Š pi— bella?¯ La baracca poggiava su pilastrini di cemento e aveva lo scheletro in muratura. Per il resto era anch'essa di legno, ma le tavole verniciate di fresco davano un'impressione di eleganza e di pulizia. La loro curiosit… fu attirata da alcune imbarcazioni basse e strette, provviste di un solo lungo remo con una pala a ciascuna estremit…. Pellegrini stava dipingendone una con una tinta bianca abbagliante. Lavorava calmo, con un mozzicone spento in bocca. ®Che barche sono?¯ domand• Bice. ®Non sono barche¯ rispose l'uomo senza alzare il capo. ®Sono sandolini.¯ ®Sandolini?¯ ®Per Marina rappresentano una novit…¯ rispose l'uomo, e sorrise. ®Scommetto che neanche i pattini avete mai visto. Guardateli: sono l… dentro¯ e indic• una baracchetta addossata al tombolo. Le due ragazze si fermarono sulla porta. ®Oh¯ fece Bice ®e come si fa ad andarci?¯ ®Bene: come con la barca. Solo che sono molto pi— leggeri e si dura meno fatica.¯ ®Ma le barche non ce le avete?¯ insistŠ Bice. ®Giusto quella del salvataggio, perchŠ Š prescritta dal regolamento... Le barche, ormai, non sono pi— un divertimento per i bagnanti.¯ S'era alzato e le guardava: ®Ma voi, siete di Marina?¯ ®S�.¯ ®Ah, ho capito: siete le nipoti della Cavorzio. Ma chi andava a immaginarlo. L'ultima volta che vi ho visto, eravate bambine.¯ Si gratt• il mento: ®Fate anche voi le sarte, vero? A me occorre una ragazza per la baracca.¯ PoichŠ loro tacevano aggiunse: ®Naturalmente ci vuole una che si presenti bene, che sappia servire... Ma pi— che altro che si presenti bene. Capite cosa voglio dire? Al cliente gli farebbe una cattiva impressione vedere una trascurata, una magari sporca... Mi sono spiegato?¯ Anna lo osservava incuriosita. Pellegrini era piccolo, magro, con le tempie grigie, il naso affilato, le labbra sottili. Provava simpatia per lui: forse perchŠ tutti ne parlavano male. ®Voi non conoscete mica nessuna ragazza?¯ ®Marisa¯ fece piano Bice. ®Non ti pare che Marisa andrebbe bene? Ne conosciamo una che l'altr'anno era a servizio alla Pensione Aurora¯ disse a Pellegrini. ®E com'Š? Fidata?¯ ®Oh, per quello io credo che sia fidata.¯ Tornarono per il viale. Il villino Semoli era gi… abitato: la macchina del dottore era ferma davanti al cancello. ®Loro sono sempre i primi a venire¯ osserv• Bice. ®E gli ultimi ad andarsene.¯ Un'altra sosta la fecero davanti al campo di tennis, che era stato costruito di fianco allo chalet. ®Quest'anno Marina ha fatto progressi¯ concluse Bice. ®Bisognerebbe per• che sistemassero questo piazzale. Dovrebbero farci la strada e piantarci qualcosa, dei pini, degli oleandri...¯ Anna la interruppe: ®Sai che ti dico? Che ci andrei volentieri io, a servizio da Pellegrini.¯ Bice fece una faccia scandalizzata: ®Ma che ti salta in mente? � una cosa, giusto, che la pu• fare Marisa... Tanto lei ormai non ha pi— nulla da perdere.¯ ®e io? Ho forse qualcosa da perdere?¯, si chiedeva Anna. CAPITOLO 4. Madre e figlia arrivarono la sera del primo. La ragazza si chiamava Marietta e aveva giusto l'et… di Anna. Era bassa e grassoccia; coi capelli neri fini, le gote lustre, le palpebre gonfie, gli occhi piccini, il naso anch'esso piccolo. Anna, invece di dormire in camera della zia, si era portata la branda in salottino. La mattina aveva appena finito di vestirsi, quando la porta si spalanc• e comparve la ragazza in costume da bagno: ®Guarda: come mi sta?¯ ®Bene¯ rispose . Anna asciutta. ®Non ti sembra che mi schiacci il petto?¯ Anna diede appena un'occhiata: ®No¯ rispose. ®Ma guardami bene!¯ Anna dovette accontentarla. Il costume, le sembrava indecente; intanto, era troppo scollato. Non disse nulla e si limit• a ripetere che le stava bene. Soddisfatta, la ragazza apr� una boccetta e cominci• a spalmarsi un liquido oleoso sulle braccia e sul petto. ®Ti dispiace darmelo sulle spalle?¯ Anna dovette accontentarla anche in questo: ed era sgradevole il contatto di quella carne diaccia. Finalmente la ragazza se ne and•; Anna mise a posto il salottino. I primi giorni sia lei che la sorella si comportarono in modo molto riservato; ma la ragazza era sempre l� da loro, con una scusa o con un'altra; cos�, finirono col farci amicizia. Non era antipatica, del resto; per lo meno, non si dava arie. Era solo una scioccherella, stava ore davanti allo specchio a rifarsi il rigo delle sopracciglia o a provarsi una nuova pettinatura. La sua croce, erano i peli. Una fitta peluria scura le copriva infatti il dorso dell'avambraccio, il filo della schiena e il solco tra i seni; mentre le gambe se le depilava in continuazione, come pure le ascelle. ®Voglio diventare subito nera, cos� i peli si vedono meno. Ma voi non ci venite sul mare?¯ ®Tanto abbiamo tutta l'estate davanti.¯ ®Che carnagione bianca avete! Io, in confronto, sembro addirittura una negra.¯ Marina si era animata da un giorno all'altro. La mattina il brusio della spiaggia si sentiva da casa. La sera, c'era il passeggio in pineta, mentre allo chalet erano cominciate le feste da ballo. Anna e Bice erano in un momento di gran lavoro; per tutta la settimana furono costrette a rimanere in casa. La domenica mattina andarono sulla spiaggia. S'erano messe il costume sotto la vestaglia, e s'erano portate gli asciugamani di spugna. Ma Bice, quando fu l�, non si volle spogliare: aveva paura di spellarsi, a prendere il sole subito la prima mattina. Anche Anna rimase in vestaglia. Lei non aveva paura di spellarsi, ma il sole e la confusione, la stordivano. Doveva rifare l'abitudine alla vista di tutti quei corpi seminudi. Marietta, che era in mare, la chiam•; poi usc� gocciolante per persuaderla a fare il bagno. ®Ho paura che l'acqua sia fredda¯ disse Anna. ®Ma no; Š caldissima. Io Š un'ora che sono in bagno. Voglio dimagrire¯ aggiunse seria. ®Peso sessanta chili, Š troppo, no? per la mia altezza.¯ Due giovanotti s'erano seduti a pochi passi da loro e le guardavano. Erano tutt'e due alti e robusti e manifestamente compiaciuti della propria prestanza; quando non guardavano le ragazze, si guardavano le braccia o il petto: irrigidendo i muscoli e tornando a distenderli. ®Li conoscete?¯ domand• Marietta. ®Uno Š Marcello Mazzei¯ rispose Bice. ®Quello biondo. L'altro non lo conosco, ma dev'essere anche lui di Cecina.¯ ®Perbacco, che bei ragazzi ci sono a Cecina¯ comment• Marietta. ®Be', io torno in acqua. ciao.¯ Quando i due giovanotti se ne furono andati, Anna si lev• la vestaglia ed entr• in acqua anche lei. Il primo contatto la fece rabbrividire; ma il disagio di essere in costume fu pi— forte dell'impressione di freddo: si affrett• a inoltrarsi e appena l'acqua le fu salita all'altezza della vita si tuff•. Riemerse grondante, and• ancora avanti e si tuff• di nuovo. Dopo una ventina di bracciate, si ferm• perchŠ era gi… stanca. Si volt• a guardare indietro. Intorno a lei la superficie dell'acqua si alzava e si abbassava appena; ma poco pi— avanti l'ondulazione si accentuava, sulle creste delle onde fioriva un filo di spuma, e pi— in l… ancora c'era la linea dei frangenti, con una schiera di ragazzi che si divertivano a farsi travolgere dai cavalloni. Poi c'era la spiaggia: affollata come negli anni scorsi, forse anche di pi—. Anna chiuse gli occhi; torn• a riaprirli. ®s�, Š tutto come prima¯ pens•; ®e io sono la stessa di prima...¯ Era definitivamente guarita; era di nuovo libera e in attesa fiduciosa di ci• che le riserbava il futuro. Torn• verso riva; nuot• finchŠ si sent� le braccia stanche: ma ormai si toccava. Usc� dall'acqua, risal� il pendio e si butt• esausta sull'asciugamano che Bice aveva gi… steso sulla sabbia. ®Ehi! Nemmeno saluti?¯ Era Livio, stava accoccolato sui talloni accanto a Bice; Anna, nemmeno lo aveva visto. ®Ah¯ disse ®che fatica ho fatto.¯ Tenne per un po' gli occhi chiusi. Riaprendoli, vide Livio che si era alzato e aveva acceso una sigaretta. Stava curvo, coi muscoli rilassati: non gliene importava nulla di far bella figura. Richiuse gli occhi. Ascoltava le voci, gli strilli, lo sciacquio del mare: tutti rumori noti, che la riportavano al passato. Sent� Livio che canterellava: ®Fiesta... i muratori quando piove fanno festa...¯; e Bice che si metteva a ridere e poi gli diceva: ®Le parole non sono mica cos�..¯ Io le ho adattate al caso mio rispose Livio; ®faccio il muratore, e dunque...¯ Dopo un po' se ne andarono; Bice si raccomand• che non stesse tanto. Anna torn• a distendersi e a coprirsi gli occhi. C'era meno chiasso ora: appena qualche voce, qualche grido, incrinava il rumore monotono del mare. La maggior parte della gente se n'era andata. Doveva andare anche lei. Si tir• su stordita, infil• la vestaglia, la abbotton•; raccolse l'asciugamano e se ne and• a capo chino. Dopo una settimana, Marietta si era gi… annoiata di stare a Marina. Sulla spiaggia, non aveva fatto conoscenza con nessuno: ®Me ne sto l� come una stupida, sai che sugo.¯ La mattina si consolava facendo il bagno; ma nel pomeriggio, era una noia. Durante il giorno Anna e Bice erano occupate, e non potevano tenerle compagnia. La sera ci uscivano insieme: ma far tre volte su e gi— il viale di pineta, o fermarsi davanti allo chalet a veder ballare, non era un divertimento: specie per lei che non conosceva nessuno. Presto le venne meno anche l'entusiasmo per il mare. La mattina si alzava tardi; non aveva voglia neanche di vestirsi. Ce l'aveva con la madre: ®� sempre per causa sua che rimango sacrificata. PerchŠ credete che sia voluta venir qui? PerchŠ in Versilia c'Š troppa confusione. Voleva un posto tranquillo, per riposarsi. � un'egoista: a me non ci pensa mai. PerchŠ io me ne faccio assai del riposo: io sto bene nei posti dove ci Si diverte.¯ Dalla stizza le erano venute le lacrime agli occhi. Anna non potŠ trattenersi dal ridere. ®S�, ridi, ridi¯ fece lei irata. ®Io non capisco che ragazze siete. Mi sembrate... due monache. Non andate mai in nessun posto, quella¯ e indic• Bice ®nemmeno fa il bagno... Bel gusto c'Š a vivere come voi.¯ Bice si risent�: ®Non faccio i bagni perchŠ ho avuto la bronchite... E ballare, si balla tra noi, durante il Carnevale. E poi senti, hai poco da criticare: ognuno fa come gli piace. E se noi a Marina ci si contenta cos�, a te che te ne importa?¯ Marietta ci rest• male. Dopo un po' disse: ®Io... mica avevo intenzione di offendervi. � che mi va tutto di traverso¯ e fece un gesto di rabbia. ®Sono anche ingrassata.¯ ®No che non sei ingrassata¯ le disse Anna. ®Sei dimagrita, semmai.¯ ®Dimagrita? Senti: tocca qui¯ e si apr� la vestaglia. ®Questa Š costituzione¯ disse Anna. ®Tu sei forte di petto: come diciamo noi sarte. Per questo ti sembra di esser grassa. Invece, hai una bella carne soda...¯ ®Lo dici per consolarmi. Ma guarda anche addosso.¯ Si tir• su la camicia da notte e rimase nuda fino alla vita: ®Il grasso mi s'accumula tutto qui sui fianchi...¯ ®Copriti, vergognosa¯ le disse Anna; ma l'impudicizia di Marietta era talmente innocente che non offendeva. CAPITOLO 5. L'orchestra attacc• una rumba, ma Livio rimase seduto; e Duilio, lo stesso. Anna li punzecchi•: ®Allora? Che cavalieri siete?¯ ®Io la rumba non la so ballare¯ si giustific• Livio. ®Io sono all'antica: giusto il fox-trot, il tango... il valzer no, perchŠ Š troppo faticoso. Comunque il primo ballo non lo faccio certo con te. Tocca a Bice: per diritto di anzianit….¯ ®A me importa poco di ballare¯ disse Bice. ®Mi diverto di pi— a vedere.¯ ®Allora, a Marietta: per diritto di ospitalit….¯ ®Ho capito: me, mi vuoi lasciar seduta tutta la sera¯ disse Anna. ®Ma tanto me li trovo da me i cavalieri.¯ ®E come?¯ fece Livio. ®Quanto ci si scommette che qualcuno m'invita? Oh, guarda¯ fece dando una gomitata a Marietta: ®i nostri due dell'altra mattina.¯ ®I vostri due? E chi sarebbero?¯ ®Quei due che sono entrati ora.¯ Livio si volt•: ®Figuriamoci¯ disse. ®Non sono due bei giovanotti?¯ insistŠ Anna. ®Io di bei giovanotti non me ne intendo¯ rispose Livio: ®m'intendo solo di belle ragazze.¯ ®� tutta invidia quella che ti fa parlare.¯ ®� invidia, certo: io lavoro come un disperato, mentre quei due fanno la bella vita... Marcello Mazzei Š ricco, suo padre ha un magazzino di vernici...¯ ®Quell'altro chi Š?¯ domand• Bice. ®Quell'altro Š Nerio Bonciani, il figliolo della maestra. Anche lui, ha trovato la maniera di vivere senza far niente. Ogni volta che vado a Cecina, lo vedo seduto al caffŠ.¯ Il primo ballo, Livio lo fece con Marietta. Duilio, imbarazzato, non sapeva a chi rivolgersi. ®Ballaci tu, Anna¯ disse Bice; e Anna si avvi• verso la pista senza troppo entusiasmo. Duilio era di media statura, magro, scuro di pelle, coi capelli corti che gli stavano ritti benchŠ li avesse abbondantemente spalmati di brillantina. Aveva gli occhi chiari, quasi bianchi. Ballava bene, ma in modo troppo ricercato. Per di pi— stringeva... Lei gli aveva appoggiato la mano libera sul petto e cercava di tenerlo indietro. ®Non mi stringa tanto¯ gli disse alla fine. Lui sorrise: come se non le credesse. In quel momento fin� il ballo e i cavalieri applaudirono per chiedere il bis. L'orchestra riattacc• lo stesso motivo, ma affrettando il tempo. Duilio, ora, ballava scostato: Anna sentiva appena la pressione delle dita sulla schiena. Tuttavia, le riusciva lo stesso sgradito come cavaliere: c'era qualcosa di volgare, addirittura di degradante nel suo modo di ballare. Inoltre, aveva la faccia lucida di sudore; e gli occhi che sembravano ancora pi— bianchi. Ballare con Livio, invece, le faceva piacere. ®Non mi dici niente?¯ ®Zitta. Non farmi parlare, senn• sbaglio i passi.¯ Anna rise: ®Tu, per fortuna, sei modesto.¯ ®Gi…: Š la mia rovina, la modestia. PerchŠ a voi ragazze piacciono quelli che si d…nno un mucchio d'arie... S�, i tipi come Marcello Mazzei, come il figliolo della maestra Bonciani...¯ ®Ma dianzi scherzavo¯ fece Anna. ®S� s�, voi dite sempre per scherzo: ma quando qualcuno di quei bellimbusti vi fa gli occhi dolci, gli cascate subito ai piedi. Mentre un bravo ragazzo, non lo degnate neanche di un'occhiata...¯ Anna lo interruppe: ®Piuttosto, non avevi uno meglio da portare? S�, meglio di quello l�.¯ ®Che hai contro il povero Duilio?¯ Anna si vergogn• a dirgli che stringeva; cos�, rimase zitta. Marietta invece era soddisfatta di Duilio: disse che era davvero un gran ballerino. Il risultato fu che lei continu• a far coppia con Duilio, e Anna con Livio; mentre Bice insisteva nel non voler ballare. Finalmente Livio ce la costrinse, prendendola per un braccio e tirandosela dietro a forza. Anna non era dispiaciuta di stare un po' in riposo. Gir• lo sguardo sulla pista e fra i tavoli per ritrovare il giovane biondo; ma non le riusc� di vederlo. ®Signorina: permette?¯ Anna non credeva ai propri occhi. Rimase un attimo indecisa, poi si alz•, mentre il giovanotto si tirava da parte per lasciarla passare. Era un fox-trot: meno male: fosse stato un ballo pi— complicato, avrebbe avuto timore di far brutta figura, perchŠ non era una ballerina troppo brava. Il giovanotto la prese per il polso, anzichŠ per la mano; e la cinse alle spalle, invece che alla vita. Ballava adagio, spostandosi solo di poco. ®� la prima volta che viene allo chalet?¯ Lei gli diede un'occhiata: ®S�¯ rispose . ®Ne ero certo. L'avrei notata, se fosse venuta un'altra volta.¯ Visto che lei taceva, continu•: ®Come mai? Non le piace ballare?¯ ®Mah¯ fece Anna ®non tanto.¯ ®Neanch'io mi ci diverto troppo. Il ballo, semmai, Š un'occasione per parlare... Lei per• mi sembra che non abbia voglia nemmeno di parlare.¯ La lasci•, e applaud� leggermente. L'orchestra riattacc• a suonare, e lui torn• a cingerla dietro le spalle. Stavolta, nemmeno le prese il polso: ballava tenendo il braccio penzoloni lungo il fianco. Tutte quelle novit… la sconcertavano; temeva di commettere qualche errore, che la facesse giudicare male dal suo cavaliere. Respir• sollevata quando il ballo ebbe fine. Al tavolo Bice stava litigando con Livio: lo incolpava di averle fatto fare una brutta figura: ®Ma s�, tirava fuori certi passi difficili... apposta perchŠ sbagliassi.¯ ®Tu facevi apposta a pestarmi i piedi. Lo avete visto anche voi, che pestate mi dava. Tu no¯ aggiunse rivolto a Anna ®tu non potevi veder niente. Avevi un'aria talmente estatica... sembravi la rŠclame della cipria Tokalon. S�, quella che dice: ®la sera che ballai col principe.¯ . .¯ Duilio e Marietta se ne stavano per conto loro. Avevano accostato le sedie, e lui le teneva il braccio intorno alla vita. Non parlavano: ma lei aveva un'aria beata, e lui si guardava intorno coi suoi occhi furbi. Anna volt• la testa, disgustata. ®Ti degni di ballare un'altra volta con me?¯ le disse Livio; e appena ebbero cominciato: ®Cos'hai? Ti sei avuta a male di quello che t'ho detto prima?¯ ®Niente, ho. Ma quel tuo amico, non lo posso soffrire. Marietta, l'ha conosciuta appena stasera, e gi… le mette le mani addosso.¯ ®E lei che se le fa mettere, scusa.¯ ®S�, lo so; ma mi d… lo stesso ai nervi.¯ Non vedeva l'ora di andar via; ma Bice disse che bisognava aspettare Marietta. ®Uff. Non finisce mai questo ballo.¯ Guardava sdegnata le colonne, il lampadario che pendeva nel centro della sala, le file di lampioncini alla veneziana; le smorfie e i sorrisi ebeti dei suonatori, e le facce dei ballerini, quali allegre, quali compunte; e il loro sgambettare privo di senso. Vide il giovanotto biondo che ballava con aria seria, assorta. ®sembra che stia facendo chiss… che cosa. E io, stupida, che avevo soggezione di lui.¯ Finalmente il ballo fin�; Anna, impaziente, s'era gi… alzata per andarsene. Marietta non volle saperne: ®Se cominciamo a divertirci appena adesso.¯ ®tu Š un pezzo che ti diverti¯ avrebbe voluto rispondere Anna; ®ti fai abbracciare e palpare da quello zoticone, che Š proprio un'indecenza.¯ Disse: ®Senti, noi la mattina dobbiamo alzarci presto...¯ ®Ma domani Š domenica.¯ ®E che vuol dire? Dobbiamo alzarci presto lo stesso.¯ ®Ma per una volta...¯ ®Insomma, se vuoi restare, resta; noi ce ne andiamo.¯ Bice non fu del suo parere; disse che Marietta era stata affidata a loro, e avevano l'obbligo di ricondurla a casa. ®Restaci tu; io me ne vado¯ fece Anna sgarbatamente. ®Ti accompagno¯ disse Livio. ®No, grazie, non ti disturbare. ciao¯ e gli diede la mano. Duilio, non si degn• di salutarlo. Fuori c'era la solita siepe di curiosi, che guardavano attraverso i finestroni. Anna si affrett• ad allontanarsi; ma dopo una cinquantina di passi, si ferm•. Ah! un po' d'aria, finalmente. Respir• a pieni polmoni; poi rimase in ascolto. Percep� il rumore del mare: quello s� che era un rumore amico, che sentiva da sempre, che avrebbe sempre sentito: senza mai stancarsene. CAPITOLO 6. La mattina dopo non and• sulla spiaggia. Rimase in salottino a cucire a macchina. Quando ebbe finito, and• in camera sua: approfittando che mamma e figliola erano fuori. Non si erano nemmeno rifatte i letti; tutta la camera presentava tracce della loro presenza. La camicia da notte della ragazza era abbandonata sulla spalliera della seggiola: Anna la prese un momento in mano e not• che il collo era sporco, e cos� pure le maniche. Marietta aveva la pelle untuosa, faceva presto a sporcare la roba. ®si cambia d'abito tre volte il giorno, ma farebbe meglio a cambiarsi la biancheria.¯ Con un gesto di schifo lasci• ricadere la camicia. Anche sulla mensola della toeletta, tutto era stato lasciato nel massimo disordine: c'era un vasetto di crema aperto, un pettine pieno di capelli, una boccetta di profumo anch'essa aperta... ®Meglio: cos� svanisce¯, pens• Anna, e si guard• bene dal riavvitare il tappo. Quel che Š peggio, c'era nella stanza un tanfo di sudore misto a profumo, il che lo rendeva anche pi— nauseante. Anna spalanc• la finestra. La campagna languiva sotto il sole. Una nuvolaglia biancastra incombeva sui monti. L'afa pesante stagnava anche sulle case di Cecina. Nei campi non c'era nessuno: solo in un podere un polverio confuso unito al chiasso di un motore indicava che stavano trebbiando. Anche di quella vista, non si sarebbe saziata mai. I luoghi non tradivano... La riscosse lo scampanio di mezzogiorno. Era rimasta l� un'ora buona senza far nulla; non per questo si era annoiata. Temendo che la madre di Marietta tornasse da un momento all'altro, si affrett• a richiudere la finestra e a lasciare la stanza. Alle quattro, usc� in bicicletta. Faceva sempre molto caldo, ma lei non se ne preoccup•. Sarebbe andata piano, per non sudare. Faceva caldo anche in pineta. Parecchie persone erano sdraiate qua e l…, oppresse dall'afa; qualcuno dormiva. Solo i ragazzi giocavano negli spiazzi. Rifiuti di ogni specie erano sparsi dappertutto: cocci di bottiglia, bucce di cocomero, cartacce. Si vedevano biciclette appoggiate ai tronchi, con una sporta appesa alla canna. Anna guardava tutto questo col disprezzo e l'ostilit… che loro di Marina avevano per i villeggianti e i gitanti domenicali. Quegl'intrusi: perchŠ non se ne stavano a casa loro. Una macchina, sorpassandola, sollev• un tale polverone che lei dovette fermarsi. Aspett• che la polvere diradasse, e risal� in bicicletta. Si ferm• un'altra volta sul ponticello, a dare un'occhiata dalla parte del mare. L…, tra le prime dune... Non c'era pi— stata; e prov• l'impulso di tornarci. Ma sentiva delle voci: nemmeno la seconda pineta si sottraeva all'invasione domenicale. Non le rimase che continuare. Non aveva pi— riparo contro il sole, ormai; e il canto stridulo delle cicale la insegu� anche dopo che la pineta si fu allontanata. Il grano, nei campi, era gi… stato segato; non si vedeva anima viva. Non c'era nessuno neanche intorno al podere. Anna buss•, chiese due volte permesso; non avendo risposta, spinse la porta, scese i due scalini e si trov• nel buio della cucina. C'era odor di mangiare; si sentiva ronzare una mosca. C'era anche un altro rumore, simile a un gorgoglio, e Anna aguzz• lo sguardo: ma il focolare era spento. Non era una pentola che bolliva, era qualcuno che russava: Anna intravide una forma oscura accanto al tavolo. Spaventata, indietreggi•. Dopo un gorgoglio pi— forte, che si sciolse in un colpo di tosse, la forma oscura si agit•: ®Eh? Che c'Н disse, e Anna cap� che era Bertini. ®Sono Anna. Mi dispiace...¯ ®Anna?¯ L'uomo si alz• pesantemente, and• alla finestra e spalanc• gli scuri. ®Ah¯ fece ®sei tu.¯ ®Ero venuta a trovare Ada¯ balbett• Anna. ®Mi dispiace di avervi svegliato.¯ ®Ah¯ ripetŠ lui. Era in disordine, con la camicia mezzo fuori, la cinghia dei calzoni allentata. ®Ada... credo sia dalla sorella.¯ Impugn• la mezzina, vers• l'acqua nel catino e si lav• la faccia. ®Dov'Š l'asciugamano¯ brontol•. Finalmente lo vide, lo stacc• dal chiodo e si asciug• sbuffando. ®Be'... io vado¯ disse Anna. ®Scusate se vi ho disturbato.¯ ®Aspetta, vengo anch'io.¯ Si accomod• la camicia e si tir• su i calzoni. ®Lo sai dove sta Armida?¯ ®S�¯ rispose Anna, e fece un gesto vago in direzione della strada. Aveva ripreso la bicicletta e non vedeva l'ora di andarsene. ®No, si fa prima di qua. Lascia stare la bicicletta: ti porto io con la moto.¯ ®Ma non importa, io. . .¯ L'uomo non la stette a sentire. Torn• un momento in casa e ne usc� infilandosi la giacca. Era una giacca striminzita, che a fatica gli entrava. Dal taschino tir• fuori un pettine e si diede una ravviata. Aveva i capelli ancora neri, salvo che sulle tempie. La motocicletta era sotto la tettoia. Bertini la port• fuori; diede un colpo al pedale d'avviamento, e il motore cominci• a ruggire. ®Monta. E tienti forte a me.¯ La motocicletta sobbalzava sul terreno sconnesso, e Anna doveva tenersi forte a lui, pur cercando di stargli il pi— discosto possibile. Finalmente furono sul viottolo sotto il terrapieno della ferrovia: e la moto procedŠ senza troppe scosse. Ada non c'era. Armida non sapeva dove fosse andata. Bertini si trattenne un po' a parlare con la figliola, poi riaccompagn• Anna a casa. Qui volle coglierle l'insalata e un mazzo di radici; le diede una sporta e disse che sarebbe passato lui a riprenderla la mattina dopo; perchŠ voleva dare un'occhiata al mercato. Aggiunse: ®Salutami zia.¯ Anna se ne and• stupefatta della sua gentilezza. Il sole, ora, l'aveva in faccia; non aveva pensato a prendere gli occhiali scuri, e doveva guardare in terra, o di sbieco verso i campi, dove le rare ombre si stendevano lunghe e tenui. Stavolta si ferm• sul ponticello. Nascose la bicicletta in un cespuglio e si spinse fino al tombolo. Stent• a ritrovare il posto. I monticelli erano tutti uguali; e forse, chiss…, il vento ne aveva limati alcuni, su altri aveva accumulato ancora sabbia. Alla fine ritrov• la loro buca: la riconobbe dal pinastro isolato che montava la guardia all'ingresso. Scese, e si sdrai• nel fondo. Credeva di provare una violenta emozione, invece non fu cos�. Chiuse gli occhi. Il rumore del mare era ritmico, tranquillo: al fragore delle onde che si rompevano, succedeva il fruscio dell'acqua che si ritirava. Fu riaprendo gli occhi, nel breve istante in cui le immagini stentano a comporsi, che l'emozione la trafisse, le arriv• diritto al cuore. Forse fu la pace del cielo chiaro a ricordare la pace che c'era stata nel suo animo, dopo. Oh, non era durata molto nemmeno allora. Un minuto, due minuti, forse. E ora, solo un breve istante. La felicit…, quella gioia acuta che sconvolge il cuore, quella specie di spasimo dell'anima, non pu• durare che poco: sarebbe insopportabile, senn•. Non pu• essere la condizione normale della vita. Ma Anna, a quel tempo, non lo sapeva ancora. Credeva che la felicit… le fosse stata tolta dalla sorte avversa, che aveva costretto Mario a partire. E ora, ne andava di nuovo in cerca. La mattina prima delle sette fu svegliata da una scampanellata. Riconobbe la voce di Bertini; sent� che la zia lo faceva passare in cucina. Si alz• anche lei. In cucina Bertini stava prendendo il caffŠ. La guard• compiaciuto: ®Ah: meno male che sei mattiniera.¯ ®Per forza¯ disse la zia: ®con quella scampanellata, avrai svegliato tutti.¯ L'uomo sorrise: ®Bisognerebbe che passassi tutte le mattine a darvi la sveglia... Anche te, scommetto che ti sei fatta pigra¯ aggiunse rivolto alla zia. ®Se mi fossi fatta pigra, come avrei potuto tirare avanti? con le quattro lire il giorno della pensione?¯ ®Eh¯ sospir• l'uomo ®ci hanno trattato bene, noi combattenti.¯ ®Non lamentarti, via; tu almeno la pelle l'hai riportata.¯ Bertini chiese a Anna se aveva mangiato le radici. ®Le ho mangiate, s�... ma non le ho digerite.¯ ®Eh, siete un po' delicate, voi.¯ ®Le altre cose, l'aglio, la cipolla, le digerisco tutte; ma le radici, mi tornano a gola. Zia, invece, ne mangia a mazzi interi; e non le fanno niente.¯ ®Eh, lei Š di campagna¯ disse Bertini. ®Non Š mica stata allevata nella bambagia... Di' la verit…: tu non ti ci ritrovi, in campagna.¯ ®No no, mi ci piace¯ si affrett• a rispondere Anna. ®Lo dici per non farmici rimaner male.¯ Sospir•: ®Noi contadini siamo considerati bestie... E che, non Š vero? Contadino, si dice per offendere. Hanno voglia a dire, anche l� al Fascio, che la fatica del contadino Š benemerita... La gente ci disprezza; e ci mette in mezzo, ogni volta che pu•. Come per quella faccenda di cui ti parlavo prima¯ fece tornando a rivolgersi alla zia; ®ma l'altro giorno gliel'ho detto, al segretario politico: io, la guerra l'ho fatta; sono anche mutilato; ero con voi quando in questa zona erano tutti rossi; e se oggi vi vengo a chiedere un favore, ma che dico un favore? una cosa che mi spetta di diritto...¯ ®Tu hai fatto male a mescolarti con la politica¯ gli disse la zia. ®Tanto, lo vedi: non t'ha fruttato niente.¯ Alcune sere dopo, Anna si trov• a uscire con Marietta. ®Domani Š sabato, ci torniamo allo chalet?¯ ®Veramente ne ho poca voglia¯ rispose Anna. Si era portata dietro Marietta per avere una compagnia; e una volta sul viale si distrasse a guardare il passeggio. Marietta le dava il braccio, a un tratto si svincol•: ®Senti. .. io torno indietro.¯ Anna la guard• sorpresa: ®PerchŠ?¯ ®Cos�... Tanto vedo che ti do noia.¯ ®Ma no, che ti salta in mente?¯ ®� inutile che neghi, Anna... Voi ce l'avete con me, tutt'e due; me ne sono accorta benissimo.¯ ®PerchŠ mai dovremmo avercela con te?¯ ®Per via dell'altra sera. Secondo voi... ho fatto chiss… cosa di male. Perci• non volete pi— stare insieme con me¯ e cominci• a piangere. ®Smettila¯ disse Anna seccata. ®C'Š gente, ti possono vedere.¯ ®Non me ne importa¯ rispose lei tra i singhiozzi. ®Leviamoci di qui, per lo meno¯ e la spinse in una stradetta laterale. Lei si lasciava guidare docilmente. ®Smettila, via¯ le disse con tono raddolcito. ®Ti sei messa in testa delle cose che non sono vere. Noi... non ti abbiamo mica giudicata male.¯ Marietta s'era appoggiata al muretto di un giardino. I singhiozzi si fecero pi— radi e smisero del tutto. Ella tir• su col naso, due o tre volte di seguito. ®Non ho nemmeno il fazzoletto¯ disse in tono lamentoso. Anna tir• fuori il suo: ®Avanti, prendi.¯ ®Grazie¯ rispose lei. Si soffi• il naso rumorosamente, poi disse: ®Scusami... Ora appena arrivate a casa te lo lavo.¯ ®Non importa, ridammelo cos�. Be'? ti Š passata? Facciamo la pace?¯ ®Oh, s�, s�, Anna.¯ Le gett• le braccia al collo e la baci•. ®Allora? Vogliamo tornare sul viale?¯ ®No, stiamo un po' qui, ti prego. Senti, Anna, ti voglio dire una cosa: l'altra sera, allo chalet...¯ ®Non ricominciare, via.¯ ®No, devi ascoltarmi; voglio... spiegarti. Quel giovanotto, Duilio... dopo un paio di balli si Š permesso qualche confidenza, ma io lo lasciavo fare, perchŠ credevo che lo facesse cos�, per scherzare; non volevo mostrarmi musona, comprendi? Allora lui mi ha preso la mano, mi toccava col ginocchio, mi abbracciava... L� per l� mi ha fatto anche piacere: ma dopo, a ripensarci, m'Š venuta la rabbia. PerchŠ non se lo doveva permettere. Un giovanotto comincia con le parole, non ti pare? Non so, ti fa qualche complimento, ti dice che gli piaci... Lui invece non m'ha detto nulla. M'ha trattato proprio come una...¯ E ricominci• a piangere chetamente. ®Su, non ci pensare, ora. Tu non hai fatto nulla di male; la colpa semmai Š nostra, che ci siamo portate dietro un maleducato simile; ma nemmeno noi si sapeva che era cos�. Ci siamo fidate di Livio, e invece...¯ Marietta in uno slancio di riconoscenza l'abbracci• di nuovo: ®Tu sei tanto buona, Anna; e sai anche scusare le persone... Ce l'avessi a Firenze un'amica come te.¯ CAPITOLO 7. L'ultimo sabato del mese, tornarono allo chalet. Bice si era opposta fino all'ultimo; ma una volta l�, divent• allegra, e volle far lei il primo ballo con Livio. Marietta, invece, stava seria. ®Che hai?¯ le domand• Anna. ®Nulla¯ rispose Marietta, ma poi disse: ®Ho visto che c'Š... quello l…¯ e accenn• col capo. Anna si volt• e sc•rse Duilio appoggiato a una colonna. ®Be'? e che te ne importa?¯ ®Come faccio se viene a invitarmi?¯ ®Prima di tutto vedrai che non viene... Lo sa che ce l'abbiamo con lui: gliel'ho fatto dire da Livio, che non si provi a ripresentarsi.¯ ®Ma se venisse?¯ ®Se venisse gli dici di no: Š tanto semplice.¯ Ma per Marietta non era affatto semplice. Sembrava che ne fosse affascinata. Non distoglieva gli occhi da lui... mentre le sue manine non stavano un momento ferme. Duilio senza parere sorvegliava il loro angolo; e quando Anna si alz• per ballare con Livio, venne avanti fra i tavoli e si ferm• davanti a Marietta. Non si cur• di salutare Bice; non disse nulla nemmeno a Marietta: la guardava col suo sorriso sfrontato, e lei non potŠ fare a meno di alzarsi e seguirlo. ®Hai visto?¯ disse Anna a Livio. ®Marietta balla con Duilio.¯ ®E che ci trovi di strano?¯ ®Ma come? Mi sono tanto raccomandata che non ci ballasse... Si sarebbe dovuto provare a invitar me¯ aggiunse irata. ®PerchŠ non ti piace. Ma se ti invitasse Marcello Mazzei...¯ ®Che c'entra: lui, mica mi ha mancato di rispetto.¯ ®Vedi che ci balleresti.¯ ®E va bene, ci ballerei anche, ma cos�, come con qualsiasi altro...¯ ®Va l… che non vedi l'ora che venga a invitarti.¯ Tornando al loro posto, trovarono Duilio tranquillamente installato al tavolo. ®E tu che ci fai qui?¯ gli disse Livio sgarbatamente. Duilio per tutta risposta sorrise. Marietta teneva il viso basso, come se si vergognasse; poi lo alz• e fiss• due occhi supplichevoli su Anna. Ma questa non intendeva lasciar correre. Disse: ®Chi l'ha invitato, lei?¯ ®Marietta¯ rispose tranquillo Duilio. ®Ma anche Marietta Š con noi; e noi, non ce lo vogliamo al nostro tavolo.¯ Intervenne Livio: ®No, aspetta un momento, Anna. Duilio pu• anche rimanere... basta che paghi. L'altra volta ho pagato io, stavolta perci• tocca a lui. Cameriere¯ disse forte ®dov'Š finito il cameriere?¯ Duilio aveva perduto di colpo quell'aria soddisfatta e sicura di sŠ; non sorrideva pi—; era tutto sudato. Appena l'orchestra attacc• a suonare, si affrett• ad alzarsi e a invitare Marietta. ®State sicuri che qui non ci torna¯ disse Livio. ®� cos� avaro, figuratevi, che le sigarette le tiene in tasca sciolte... perchŠ ha paura, a farsi vedere col pacchetto, che qualcuno gliele chieda. Certe brutte figure Š capace di fare... Una volta l'hanno buttato fuori da un caffŠ perchŠ aveva mangiato tre paste e ne aveva pagata una. E in autobus, quante volte l'hanno pescato senza biglietto...¯ La previsione di Livio si avver•: Marietta torn• sola al tavolo. Anna e Bice cominciarono a ridere; anche Marietta si un� a loro, quando le ebbero spiegato dell'avarizia di Duilio. Le raccontarono la storia dell'autobus, quella del caffŠ... e Marietta rideva, rideva, come se si sentisse liberata da un peso. Seguitarono a dir male di Duilio: oltre che un avaro, era uno zoticone: bastava vedere la quantit… di brillantina che si spalmava sui capelli. Era addirittura repellente, disse Anna: con quelle gocce di sudore che gl'imperlavano la fronte e gli brillavano tra le sopracciglia. Marietta aveva le lacrime agli occhi, da quanto rideva. Ma fu pronta ad alzarsi all'inizio del ballo, appena Duilio le ebbe fatto un cenno. ®Vacci a capire qualcosa nelle donne¯ comment• Livio, alzandosi e prendendo per mano Bice. Questa si ribell•: ®Da quella stupida l�, non vorrai giudicare tutte le donne.¯ ®Ma s�, siete tutte uguali¯ fece Livio, dando un'occhiata a Anna. Anna era scontenta. Come mai Marcello Mazzei non era venuto a invitarla? Ballava quasi sempre con la figlia del dottor Semoli. Anna si consol• pensando che la signorina Semoli non era poi quella gran bellezza che si diceva. Intanto, aveva un gran naso aquilino; e i baffi. E la bocca larga: quando rideva, metteva in mostra certi denti lunghi, appuntiti... Sembrava un cavallo. Portava anche la testa in avanti, come i cavalli. Bice sbadigliava; Livio era serio; Marietta continuava a corrispondere da lontano con Duilio; nessuno aveva pi— voglia di parlare. Quando Bice disse: ®Sono le undici passate, si va?¯ furono tutti d'accordo: anche Marietta. Era una serata buia; tirava vento, faceva quasi freddo. Anna prese sottobraccio la sorella e si affrett• verso casa. Livio s'era fermato a pagare le consumazioni; le raggiunse a met… dello spiazzo. ®E Marietta? Non era con te?¯ ®Io credevo che fosse con voi¯ rispose Livio. ®Ora capisco perchŠ non ha protestato¯ disse Anna. ®� chiaro: s'era gi… messa d'accordo con Duilio.¯ ®� un bel lavoro¯ fece Livio. ®Ora chiss… quanto ci toccher… aspettarla.¯ ®Invece non l'aspettiamo per niente¯ disse Anna decisa. ®Se Š una sciagurata, peggio per lei. Ma una volta a casa, cambi• idea: ®Tu vai pure a letto¯ disse alla sorella. ®Io voglio andare a vedere...¯ Prima che Bice potesse trattenerla, era gi… in fondo alle scale. Arrivata allo chalet, si ferm•: ®dove pu• averla portata?¯ In pineta, forse. Ma era pi— probabile sulla spiaggia. I tacchi alti affondavano nella rena; Anna si lev• le scarpe. Rischiava di rompersi le calze: bastava che mettesse il piede su uno sterpo o su una radice... Ma and• risoluta avanti. Scalati i primi monticelli, si ferm• di nuovo. Nemmeno il mare era visibile. ®potrei provare a chiamarla.¯ Stava per farlo, quando sc•rse qualcosa a pochi passi di distanza... Si avvicin• e s�, erano loro: Duilio le era sopra e si agitava... Anna rimase impietrita. Si fece forza e disse: ®Marietta.¯ Voleva dirlo forte, invece le usc� un filo di voce; ma fu sufficiente perchŠ i due sentissero. ®Lasciami... lasciami¯ disse Marietta; si alz• e le comparve davanti. Anna fu invasa da un'ira incontenibile: ®Che facevi? Svergognata¯ e la schiaffeggi•. Marietta barcoll• senza reagire. Intervenne Duilio: ®Come si permette? La lasci stare subito...¯ Anna lo guard•. ®avessi un'arma¯ pensava; ®un pugnale, un bastone: lo ammazzerei.¯ A un tratto Duilio si volt•; affrettandosi ad allontanarsi. ®Vigliacco¯ gli grid• dietro Anna. ®E tu a casa, svelta.¯ Marietta non se lo fece dire due volte. Arrivate a casa, si slanci• per le scale; ma Anna fu pronta a raggiungerla prima che si potesse rifugiare in camera. La prese per il braccio e la obblig• a seguirla in salottino. Marietta era pallida, stravolta; le mani le tremavano. Sulla nuca, aveva la rena appiccicata ai capelli; una guancia era sempre rossa dagli schiaffi. Cerc• di assumere un'aria di sfida: ®Che cosa vuoi da me?¯ ®Parla piano.¯ ®Io... faccio il comodo mio; hai capito?¯¯ ®Stai zitta; vuoi degli altri schiaffi? Disgraziata. Ringrazia Dio che sono arrivata in tempo.¯ Le venne un dubbio: ®Alzati il vestito, presto.¯ Lei non obbed�, ma nemmeno si oppose a che glielo alzasse lei. Quando Anna si fu assicurata che non era successo il peggio, la sped� a letto. A sua volta si rifece la branda e and• a dormire. Ma non le riusc� prender sonno. ®schifosa... schifosi...¯, continuava a pensare. Le aveva fatto una tale impressione vederli sulla rena... Era stato come quella volta che si era imbattuta in un groviglio di serpi. Allora era una ragazzetta ed era rimasta ferma: senza avere la forza di scappare nŠ di distogliere lo sguardo. FinchŠ era sopraggiunta Bice, che poi era corsa ad avvertire gli altri. Bertini s'era messo a ridere: ®Giusto, Š la stagione che le serpi vanno in amore¯ e si era cercato un bastone per ammazzarle. La zia gli diceva: ®Lasciale stare, povere bestie.¯ E lui: ®Gli faccio un piacere: non potrebbero desiderare una morte migliore....¯ ®Lasciami almeno portare via le bambine.¯ Ma lei, Anna, era voluta rimanere. Era venuta via solo dopo che le due serpi insanguinate avevano smesso di contorcersi ®anche dianzi, avevo voglia di ammazzarli. Svergognati; schifosi...¯ E allora lei e Mario? Non avevano fatto lo stesso quella volta in pineta? E se qualcuno ce li avesse sorpresi? No, non era un paragone da farsi. Loro due si amavano... E poi Mario era bello, mentre Duilio era repellente. Ma dopo si chiese: ®perchŠ l'ho fatto?¯ S�, che cosa l'aveva spinta ad agire cos�? La sollecitudine per Marietta? L'avversione per Duilio? O non piuttosto... Senza il suo intervento, sarebbe magari accaduto il peggio; ma che gliene importava a lei, di Marietta? Questa, dal canto suo, non le fu affatto grata. Aveva assunto un'aria offesa: nei tre giorni che ancora rimase, non le rivolse la parola una volta. E al momento di partire, fece in modo di non salutarla. CAPITOLO 8. La stagione era al colmo. Anna non ricordava di aver visto mai la spiaggia tanto popolata di bagnanti, nŠ il mare cos� fitto d'imbarcazioni. A dir la verit…, non ricordava nemmeno pi— l'aspetto che aveva la spiaggia negli anni passati. Per esempio, s'era talmente abituata ai sandolini e ai pattini, che le sembrava ci fossero sempre stati; e lo stesso il bagno nuovo, coi suoi ombrelloni multicolori. Tutto questo non sarebbe durato a lungo. Gi… dopo il 15 la stagione declinava: era successo cos� ogni anno. I villeggianti si riducevano a poche famiglie, i villini cominciavano a chiudere, le feste allo chalet diradavano. Il 31 era il suo compleanno. ®ancora pochi giorni¯ pensava Anna ®e poi...¯ Un pomeriggio era uscita in bicicletta. Girell• svogliatamente per i viali di pineta, poi imbocc• la strada che portava al canale; una volta l�, le venne l'idea di arrivare sulla spiaggia. Dall'alto delle dune stette un po' a guardare la distesa liscia e calma, attraversata dal riflesso del sole; poi scese per la china e quando fu a pochi passi dalla riva si butt• in ginocchio. Il primo bagno era lontano almeno mezzo chilometro. Era bella la solitudine, dava serenit… all'animo. Anche il pensiero che tra pochi giorni avrebbe compiuto diciannove anni, non le caus• angustia. Si volt• a guardare la propria ombra, lunga dietro le spalle. Poi segu� la balza frastagliata del tombolo; e il profilo nitido dei monti. I suoi occhi tornarono a posarsi vicino, sulle conchiglie disposte in una fila sinuosa, come un vezzo interminabile; su un tronco d'albero mezzo sepolto nella sabbia; su un sasso rosso poroso, su una scheggia di mattone che chiss… perchŠ si trovava l�. Prese in mano la sabbia, la lasci• scivolare lungo il palmo. Era molto pi— fine che al loro bagno. ®sembra semolino¯, pens•. Poi smise di guardarsi intorno. Si riposava gli occhi nella immensa distesa liquida, e si lasciava riempire l'anima da quel rumore sempre uguale, e che pure non stanca mai. A un tratto si volse. Un giovanotto e una ragazza, tutt'e due in costume, erano usciti dal tombolo, un centinaio di metri pi— in gi—. Non dur• fatica a riconoscerli. Lui spicc• la corsa verso un sandolino che era stato tirato in secco (come mai Anna non lo aveva notato prima?), lo afferr• per la punta e lo trascin• in acqua. Con una spinta gli fece superare la linea dei frangenti, e ci salt• dentro agilmente. La ragazza invece attraversava in diagonale la spiaggia. Veniva verso di lei. ®si separano per non dar nell'occhio¯, pens• Anna. Lei sarebbe tornata a piedi lungo la spiaggia, lui bordeggiando col suo sandolino. Prov• l'impulso di alzarsi e andarsene; ma ormai era tardi, l'avevano gi… vista. La ragazza veniva avanti facendo finta di niente. Quando fu a pochi passi, si ferm• anche: si prese in mano un piede, curvandosi a esaminare il tallone: come se fosse stata punta da uno spino. Passando, la guard• appena: e sembrava voler dire: ®so cosa pensi di me, ma me ne infischio.¯ Ma Anna la guardava solo per trovarle dei difetti. Aveva l'attaccatura delle gambe troppo alta; le spalle un po' curve e le vertebre sporgenti. Era sgraziata, ecco. Lui remava senza fretta. Si volse verso di lei quando le fu davanti; anche Anna lo guardava. Poi lui entr• nella striscia dorata, e si oscur•, insieme con la sua fragile imbarcazione. Appena li aveva visti, Anna s'era messa seduta, con una gamba ripiegata sotto. Si guard• la gamba distesa: le parve troppo grossa, informe e legnosa, simile a quel tronco mezzo sepolto sotto la sabbia. Seccata, guard• altrove, verso il varco del tombolo da cui erano usciti i due. ®forse sono stati in quella stessa buca in cui io e Mario... Dianzi, avevo l'intenzione di arrivarci: se l'avessi fatto, li avrei potuti sorprendere.¯ Cercava di scherzare, ma era di nuovo r•sa dall'inquietudine. Tra pochi giorni la stagione sarebbe finita, e lei avrebbe compiuto diciannove anni. Risal� il pendio a testa china. Quando fu in cima, si volse a guardare il mare. Facendosi schermo con la mano, potŠ vedere anche il sandolino, che navigava sempre nel sole, piccolo e nero, simile a un insetto posato sull'acqua. Quell'insetto, era bastato a distruggere la pace della sua anima. Si volt• con rabbia e riprese il cammino tra le dune. CAPITOLO 9. Il 31, ci fu la festa di chiusura allo chalet. Anna desiderava andarci; ma la sorella non ne volle sapere. Un pomeriggio Anna era capitata al bagno Pellegrini; ne parlava con Marisa. ®Piacerebbe anche a me¯ esclam• Marisa. ®Pensa, quest'anno non ho ballato una volta.¯ Ci riflettŠ un momento: ®Sai che si fa? Ci andiamo insieme. Tanto, per una sera, Pellegrini pu• fare anche da solo.¯ ®Ma chi ci accompagna? Io non ho pi— il coraggio di dirlo a Livio. L'abbiamo sacrificato gi… due volte...¯ ®Si va sole. Oh, Anna, non tirarti indietro, ora. Almeno per una sera, me la voglio godere...¯ Anna si lasci• convincere. Del resto, nel profondo era il suo desiderio: andarci senza la sorella, senza Livio: per essere libera... Il difficile, era dirlo alla zia. Ma la sorte la favor�: alla zia si era acutizzato un vecchio dolore alla spalla; e appena i signori Bini furono partiti, and• qualche giorno ai fanghi. Bice cerc• di dissuaderla. Disse che due ragazze sole si sarebbero attirate le critiche della gente; che farsi vedere in pubblico insieme con Marisa non era consigliabile... Anna la lasci• dire. Voleva godersela, almeno per una sera... Cominci• a godersela appena si furono sedute al tavolo. Era sufficiente l'atmosfera della festa a eccitarla. Not• che Marcello Mazzei era solo; e aspett• senza impazientirsi che si facesse avanti a invitarla. Si fece avanti all'inizio del ballo seguente. Dietro di lui c'era il figlio della maestra Bonciani, che invit• Marisa. ®Come mai sua sorella non c'Š?¯ s'inform• subito il giovanotto. ®Oh... cos�¯ rispose Anna. ®E... il suo fidanzato? Ma s�, quello che era con lei queste altre sere.¯ ®Non Š mica il mio fidanzato.¯ ®Nemmeno io sono fidanzato¯ e la guard•. Con quei baffi lunghi e fini, quel sorriso a fior di labbra, aveva un'aria sorniona; Anna fu ripresa dalla diffidenza. Lui dovette avvertirlo, perchŠ cambi• discorso. Si mise a parlare delle novit… di quell'anno, del tennis, del nuovo bagno. Le chiese se fosse mai stata in sandolino. Disse che Pellegrini era un filibustiere: ®Ma ci voleva un uomo cos� per Marina.¯ Parlava come se fossero semplici conoscenti; Anna ne fu rassicurata. NŠ trov• compromettente che i due, dopo il ballo, sedessero al loro tavolo. ®beve qualcosa, Marcello?¯ ®Certo¯ fece Marcello, e chiam• il cameriere. Anna non voleva nulla; poi si decise per una cedrata, come Marisa. I due giovanotti presero un bicchierino. Avendo saputo che era il compleanno di Anna, Marcello propose un brindisi. Lo fecero, e si misero a ridere. Una conversazione non s'intavolava. Sembravano paghi di stare insieme. I due giovanotti, fumavano; anche Marisa aveva accettato una sigaretta. ®Pellegrini la chiude la baracca?¯ domand• Nerio. ®O la tiene aperta anche l'inverno?¯ ®No, la chiude, la chiude¯ rispose Marisa. ®Ci mancherebbe altro¯ aggiunse ridendo. ®Ho voglia di prendermi un po' di riposo, cosa credete?¯ ®Invece a me ricomincia il lavoro¯ sospir• Marcello. ®Da domani il vecchio mi rimette sotto.¯ ®Chi Š il vecchio?¯ domand• Anna incuriosita. ®Mio padre. Poveraccio, ha anche ragione: quest'estate, ha sgobbato sempre lui. Ma un giovanotto ha pure il diritto di divertirsi, no? E qui, se non ci si diverte l'estate...¯ ®Allora, forza, divertiamoci¯ disse Nerio: prese per un braccio Marisa e la trascin• a ballare. ®Vuol ballare anche lei?¯ ®No¯ rispose Anna. Il mozzicone di Marisa continuava a fumare nel portacenere: lo schiacci•. Poi lo apr� e sparpagli• il tabacco. ®Vogliamo fare una passeggiata in macchina?¯ Anna fu sorpresa, ma non scandalizzata dalla proposta. ®Oh, mica dico noi due soli. Con Marisa e Nerio... Arriviamo fino alla seconda pineta: c'Š la luna piena, stasera.¯ Lei scosse la testa: ®No... Š tardi, devo andare a casa.¯ ®Ma con la macchina si fa in un momento.¯ Anna smise di occuparsi dei fili di tabacco: alz• il viso e lo guard• ridendo. Disse: ®� inutile che lei cerchi d'imbrogliarmi.¯ Lui fece un gesto come per dire: ®peccato.¯ Gli venne un'altra idea: ®Se non si fida a venire con me in macchina, potremmo arrivare sulla spiaggia. Non c'Š niente di pi— bello del chiaro di luna sul mare...¯ ®Cos�, se qualcuno ci vede, bella figura ci faccio.¯ ®A quest'ora non c'Š pi— nessuno in giro, chi vuole che ci veda?¯ ®oh, non si sa mai¯ rispose Anna. Lo fiss• maliziosamente: ®Per esempio l'altro giorno lei e la signorina Semoli... eravate sicuri che nessuno vi avrebbe visti.¯ ®Spero che non lo sia andato a ridire.¯ Anna alz• le spalle: ®Cosa vuole che me ne importi.¯ ®Gi…¯ sospir• lui ®purtroppo di me non gliene importa nulla.¯ ®E che me ne dovrebbe importare?¯ ®C'Š qualcun altro di cui le importa?¯ ®PerchŠ dovrei venire a raccontarlo a lei?¯ Lui alz• le braccia in segno di resa: ®Non ce la faccio con lei, Anna.¯ Ma ricominci• subito: ®Le dispiace se l'ho chiamata Anna?¯ ®PerchŠ mi dovrebbe dispiacere? Mi chiamo coS�.¯ ®� un bel nome.¯ ®� un nome come tutti gli altri.¯ ®Ma Š il suo nome; e lei non Š come tutte le altre.¯ ®Oh, che discorsi difficili fa.¯ Dopo un po' lui disse: ®SiŠ divertita, stasera?¯ ®Certo che mi sono divertita; perchŠ, lei no?¯ Lui fece una smorfia: ®Mica Š divertente essere preso in giro.¯ ®Chi Š che l'ha preso in giro?¯ Lui sorrise: ®Mi domando se fa cos� con tutti i giovanotti.¯ ®Se faccio cos�, come? Parli chiaro, per favore; altrimenti io non capisco.¯ ®Andiamo sulla spiaggia?¯ ®E d…i.¯ ®Mi ha detto di parlar chiaro... e io ho parlato chiaro.¯ ®Che vorrebbe fare sulla spiaggia?¯ ®Oh, niente. Guardare la luna.¯ ®Allora vada, non faccia complimenti.¯ ®Senza di lei, non c'Š gusto, a guardare la luna.¯ ®Oh! com'Š romantico.¯ Il ballo era finito da un pezzo, e gli altri due non tornavano. Anna aveva un bel guardare in giro, non riusciva a vederli. ®Dove sono andati a finire?¯ domand• inquieta. ®Chi?¯ ®Marisa... e quel suo amico.¯ ®Avranno avuto la nostra stessa idea... voglio dire, la mia stessa idea. Andiamo a cercarli?¯ Lei aveva ripreso a giocherellare coi fili di tabacco. Disse: ®Senta, Š bene mettere le cose in chiaro. Lei si Š fatto l'idea che con me sia facile... perchŠ mi ha visto insieme con Marisa. Ma io non sono come Marisa.¯ ®Lo so¯ rispose lui sorridendo. ®Crede che io mi perderei con un tipo come Marisa?¯ ®Il suo amico, vedo che ci si perde.¯ ®Il mio amico, non Š come me... Lo ha detto lei che non bisogna giudicare le persone dalle compagnie.¯ Anna esit• un momento: ®PerchŠ la signorina Semoli non Š con lei, stasera?¯ ®Potrei risponderle come mi ha risposto lei prima: che non sono tenuto a dirglielo. Glielo dir•, invece: con la signorina Semoli... Š finito tutto. E sa di chi Š la colpa? Sua. S�, sua, di lei, Anna.¯ ®Quante bugie dice.¯ ®Senta, io avr• tutti i difetti del mondo: ma le bugie non le dico.¯ ®Come posso avere io colpa di qualcosa se ci conosciamo appena? Se prima di stasera... a fatica avevamo scambiato quattro parole?¯ ®PerchŠ, uno non si pu• innamorare di una ragazza anche vedendola solamente?¯ ®Innamorare: che parolona.¯ ®Va bene: non parliamo di innamorare. Diciamo: interessare. Io non sar• ancora innamorato, ma lei m'interessa molto. E credo che anche lei s'interessi un pochino a me.¯ Anna stette zitta. ®Lo sa che chi tace acconsente? Vede¯ concluse trionfante: ®lei Š come me: Š incapace di dire le bugie.¯ ®Ma io non ho detto nulla.¯ ®Ma nemmeno ha negato.¯ ®E se anche fosse?¯ disse lei, piano. ®Tra noi due non ci pu• essere niente di serio, lei lo sa meglio di me. Perci•, grazie della compagnia, e arrivederci¯ concluse alzandosi. Si alz• anche lui: ®Non vuole nemmeno arrivare sulla spiaggia? Un minuto solo...¯ ®Via, cerchi di essere ragionevole.¯ ®Ma stasera Š l'ultima festa della stagione! C'Š tutto l'anno per essere ragionevoli...¯ ®No¯ disse lei. ®La accompagno a casa, allora.¯ ®Non mi va che la gente ci veda uscire insieme.¯ ®Ma non Š necessario uscire insieme... Lei esce, e io tra un minuto la raggiungo.¯ Anna fece un cenno di assenso, si mise addosso lo scialle e passando attraverso i tavoli usc� dalla portafinestra. Si volt•, vide che Marcello era occupato col cameriere, e allora si affrett• a raggiungere il tombolo. Di l� si godette la scena di lui che usciva, si guardava intorno indeciso, poi si metteva a correre in direzione del paese. Soddisfatta, attravers• il tombolo e scese verso la riva. Ora poteva godersi lo spettacolo della luna sul mare. E per un po' non ebbe sensi che per quello. Le onde avanzando ingigantivano finchŠ arrivate sulla linea dei frangenti s'impennavano: restavano un attimo cos�, come sospese, e ricadevano rompendosi fragorosamente. Anna prosegu� fin dove la sabbia diventava soda. A un tratto la sua attenzione fu attratta da due figure nere sedute a riva, cinquanta passi pi— in l…. Si abbracciavano; si baciavano; erano Nerio e Marisa. Anna torn• indietro senza fretta. A met… del pendio si ferm•: gi— dal tombolo le veniva incontro Marcello. ®L'ha fatto apposta a dirmi che andava a casa, vero?¯ ®S�¯ rispose lei. ®Guardi che bella luna¯ e indic• dalla parte del mare. ®Vogliamo andare sulla riva?¯ ®No. Ci sono quei due.¯ ®Dove?¯ ®L…¯ e indic• col braccio. ®Spenga la sigaretta, senn• ci vedono.¯ Lui lasci• cadere la sigaretta, ed ebbe cura di pestarla. Le venne vicino e la abbracci•. ®Non vuole proprio...?¯ sussurr•. Lei avrebbe voluto respingerlo, ma gi… un buon odore di tabacco la investiva, stordendola... La sola resistenza che ancora faceva era di tenere il capo chino. Lui le pose un dito sotto il mento per obbligarla ad alzare il viso; e bast• quella pressione leggera ma ferma perchŠ il ricordo del primo bacio si impadronisse di lei. Lo guardava: finchŠ non lo vide pi—, le si era fatto troppo accosto. Avvert� il contatto delle labbra, poi il caldo umido del bacio. La sensazione si prolungava; finchŠ lei si sent� completamente senza forze. Lui si stacc•; disse: ®Volevo soltanto questo.¯ Quando si chin• di nuovo, lei gli punt• le mani contro il petto: ®No¯ disse. Lui non voleva forzarla; la stringeva appena. ®Basta, vero?¯ disse lei; e gli fece una carezza perchŠ acconsentisse. ®Come vuoi tu... Anna.¯ ®Lasciami, ora.¯ Lui la lasci•, e lei si affrett• ad allontanarsi. Si volt•: ®Non mi venire dietro. Ciao.¯ Arrivata tra le dune, si volt• ancora per assicurarsi che non la seguisse. Lui era fermo, stava accendendo una sigaretta. CAPITOLO 10. Era la fine di settembre. I giorni le erano passati lentamente. Per di pi— era stato quasi sempre cattivo tempo. ®domani andr• a Cecina a farmi i capelli.¯ Lo decise una sera che non riusciva a dormire. Il giorno dopo pioveva; ma Anna si ostin• nel suo proposito. Viene il momento in cui si sente il bisogno di rompere la monotonia delle giornate facendo qualcosa di diverso: pur sapendo che non servir… a nulla. E lei, da quella gita a Cecina, non si aspettava che questo: una giornata diversa dalle altre: anche se ugualmente vuota. Quando scese dall'autobus, pioveva a dirotto. Non le rimase che dirigersi dalla parrucchiera, camminando rasente il muro. C'era un'altra cliente prima di lei; Anna si secc•, come se non avesse avuto tutto il tempo che voleva. Uscendo, la aspettava una gradita sorpresa: era smesso di piovere. BenchŠ da una parte il cielo fosse ancora buio, c'era il sole. Di l� a un momento, scomparve; e dopo poco torn• ad arrossare la fila di case dall'altra parte della strada. Anna si affrett• a raggiungere la via principale. Si mise a camminare adagio, guardando i passanti e fermandosi davanti alle vetrine. Osservava la merce esposta e dava anche qualche occhiata alla propria immagine. Aveva in programma alcune spesucce, ma non si decideva a farle. Dopo essere stata due ore ferma, sentiva il bisogno di muoversi. A un tratto fu investita da uno sgocciolio. ®che? Ricomincia a piovere?¯ Sarebbe stato un guaio, perchŠ aveva un bel po' da stare a Cecina. Ma no, qualcuno aveva provocato lo sgocciolio aprendo una finestra proprio sopra di lei. La merceria dove andava sempre era dall'altra parte della strada. Attravers•; stava per entrare nel negozio, quando la sua attenzione fu attratta da un'insegna: Mazzei. Colori e vernici. ®curioso¯ pens• ®non l'avevo mai notato, prima.¯ Dopo averla salutata, la donnetta la guardava con aria interrogativa. Anna dovette fare uno sforzo per ricordare gli acquisti. Chiss… se Marcello era in magazzino. Le venne voglia di andare a vedere: invece la donnetta pareva lo facesse apposta a perder tempo. Sbagliava scatola; per due volte le diede la misura sbagliata del nastro. Con una lentezza esasperante fece il pacchetto di nastri, bottoni e fermagli. ®Aspetti, glielo incarto meglio¯; ma Anna pag• e usc�. Dentro il magazzino c'era soltanto un uomo anziano, al lavoro dietro uno scrittoio. Anna lo guard• con curiosit…: era tozzo, sembrava anche basso. Non somigliava per niente a Marcello: eppure non poteva essere che il padre. Continu• a camminare adagio. Al CaffŠ Centrale il cameriere aveva messo fuori i tavolini e ora girava l'argano per tirar gi— il tendone. Anna si ferm• a osservarlo; e non si accorse di Marcello che proprio in quel momento stava uscendo dal caffŠ. Se lo vide improvvisamente davanti; e non potŠ fare a meno di salutarlo. ®Come mai a Cecina?¯ ®Oh, niente. Ho fatto delle spese.¯ ®Che c'Š di nuovo a Marina?¯ Lei alz• le spalle. ®Com'Š venuta? In autobus?¯ ®S�¯ rispose Anna. ®E di qui alla partenza dell'autobus... che cosa fa?¯ ®Niente, che vuole che faccia?¯ ®Potrei... riaccompagnarla io con la macchina.¯ Il no di Anna venne con un po' di ritardo; e lui si ritenne autorizzato a insistere: ®Posso aspettarla al sottopassaggio: l� nessuno la vedrebbe salire. Magari tra un po', quando far… buio. Alle sette: va bene?¯ Anna non rispose niente. Riprese a camminare dicendosi: ®alle sette al sottopassaggio.¯ Trov• la forza di insorgere: era assurdo, anche se nessuno l'avesse vista salire in macchina, per la strada avrebbero potuto sempre far qualche incontro... E poi, la gente che era sull'autobus all'andata, non vedendola al ritorno si sarebbe immaginata qualcosa. Insisteva nel dirsi che era impossibile: perchŠ, se fosse stata una cosa possibile, l'avrebbe fatta. Eppure sapeva chi era Marcello Mazzei; sapeva che una ragazza doveva guardarsi da un tipo come lui. Venendo a Cecina, aveva preso in considerazione l'eventualit… di incontrarlo; e si era detta che avrebbe fatto finta di non vederlo. ®anche se passa e mi saluta, faccio finta di non essermene accorta. Non deve credere di aver acquistato dei diritti su di me solo perchŠ quella sera...¯ Quella sera. Meglio non evocarlo, il ricordo di quella sera. PerchŠ ricordava bene che s'era lasciata baciare, non solo, ma che aveva restituito il bacio... ®se l'avessi visto in tempo, l'avrei evitato. Mi ha colto di sorpresa. Stavo guardando il cameriere che svolgeva il tendone, e cos�, mi ci son dovuta fermare per forza.¯ Ma non aveva scuse per essere rimasta zitta quando lui le aveva proposto di riaccompagnarla in macchina. ®avrei dovuto dirgli no, voltargli le spalle e andarmene.¯ PerchŠ non l'aveva fatto? Era davvero inspiegabile. Ma invece di prendersela con se stessa, se la rifece con lui. ®quello stupido. PerchŠ Š un bel giovane, crede che tutte le donne siano ai suoi piedi.¯ S'era fermata davanti a una vetrina; e si specchi•. Stava bene, coi capelli in ordine; era contenta che lui l'avesse vista appena uscita dalla parrucchiera. ®sono meglio della Semoli... cento volte meglio. La Semoli Š alta, ma le donne tanto alte mica stanno bene. E poi, ha quel naso...¯ Quasi a farlo apposta, poco dopo la vide. ®quante arie si d….¯ I loro sguardi s'incontrarono un momento; e la Semoli trasal�. Certo doveva essersi ricordata di quel giorno, quando lei l'aveva vista uscire di pineta insieme con Marcello. ®oh, stai tranquilla che non l'ho detto a nessuno. Sono fatti tuoi. Me ne importa assai.¯ Gliene importava, invece; la odiava. Ora la Semoli attraversava la strada. ®che vada da lui?¯ No, entrava in quella stessa merceria dov'era stata lei. ®lui potr… anche sposarla; ma per interesse. � figlia unica, il padre Š ricco... Ma sono sicura che non ne Š innamorato. Sarebbe assurdo che un bel giovane come lui fosse innamorato di una brutta simile.¯ Aveva voglia a farsi i vestiti a Livorno; a sfoggiare borsette e cappellini: il naso le rimaneva lungo, e quell'andatura da cavallo, non gliela poteva levare nessuno. I negozi, erano gi… illuminati; anche i fanali si accesero. L'orologio sopra il caffŠ, segnava le sei e trentacinque. Alle sette, sarebbe stato completamente buio. Anna cominciava a sentirsi stanca: era poco abituata a portare le scarpe coi tacchi alti, a Marina stava sempre con un paio di ciabatte. La domenica, si metteva magari le scarpe col mezzo tacco. Bice no, Bice si metteva le scarpe coi tacchi alti anche per andare a comprare il latte. Si sarebbe seduta volentieri. E ne aveva per quasi un'ora da stare in piedi: perchŠ l'autobus partiva solo alle sette e mezzo. ®che rabbia non avere un orologio.¯ La zia gliel'aveva regalato quattro anni prima, ma lei lo aveva portato sul mare e c'era entrata la sabbia. Lo aveva fatto accomodare due volte, ma era tornato a guastarsi. � inutile, doveva decidersi a comprarne un altro. Ecco, poteva intanto dare un'occhiata alla vetrina dell'orefice. Ci rimase cinque minuti; ma non riusciva a concentrarsi. Torn• a guardare l'orologio sopra il caffŠ: segnava le sette meno un quarto. ®allora? Che cosa faccio? Vado con l'autobus oppure...¯ Non riusc� a decidersi. Fu solo quando l'orologio segn• le sette meno cinque, che prese a camminare a passo svelto. Una volta in piazza della stazione, pieg• lungo lo steccato della ferrovia. Sc•rse la macchina ferma all'imbocco del sottopassaggio. ®bisogna che mi calmi; non voglio che si accorga che sono agitata.¯ Lui l'aveva vista, era sceso di macchina; le veniva incontro. Non si dissero niente. Lui apr� lo sportello, lei si chin• e sal� in macchina; si accomod• sul sedile, si tir• gi— il vestito. Teneva il pacchetto sulle ginocchia, con tutt'e due le mani posate sopra. Marcello era salito al suo fianco. ®Chiuso bene lo sportello?¯ domand•. ®S�, Š chiuso bene¯ rispose Anna, ma lui non rest• persuaso, si sporse, afferr• la maniglia; apr�, e torn• a chiudere con un colpo secco. ®Ecco, ora Š chiuso bene.¯ Mise in moto e part�. In un baleno, furono all'altezza dello zuccherificio: Anna aveva guardato sempre davanti a sŠ, nel tratto illuminato dai fari. E lui, era sembrato unicamente intento a guidare. A un tratto, fece una brusca frenata; poi accost• piano la macchina alla siepe. Lei lo fiss• interrogativamente. Per tutta risposta, lui guard• l'orologio: ®Sono le sette e cinque. Possiamo stare insieme una mezz'ora, no?¯ ®Lei aveva detto che mi riaccompagnava, mica che...¯ ®Ma il suo autobus, prima delle otto meno un quarto non arriva a Marina.¯ ®gi…¯, pens• Anna. Lei non poteva tornare a casa prima dell'arrivo dell'autobus. Possibile che non ci avesse pensato? che fosse divenuta cos� sventata? Lo guard•. Sembrava occupato a cercare qualcosa: Anna sent� lo scatto del portasigarette, poi gli vide il profilo illuminato dalla fiamma dell'accendisigaro; e subito dopo un fumo bianco e denso uscire dalla bocca e dal naso. Incav• di nuovo le guance per aspirare il fumo, e la punta della sigaretta si consum• visibilmente. Anna stava rigida, pronta a respingere il suo assalto. Ma lui si occupava solo di fumare. Finalmente butt• il mozzicone e si volt• verso di lei. ®Allora?¯ disse. ®Allora cosa?¯ ®Non mi dici nulla?¯ ®E che cosa... le dovrei dire?¯ ®Dammi del tu, ti prego.¯ ®PerchŠ dovrei darle del tu?¯ ®Hai gi… dimenticato... quella sera? Io non l'ho dimenticata¯ aggiunse dopo un momento. ®Ho cercato, ma non mi Š stato possibile...¯ Bruscamente la abbracci•; ci fu una breve lotta, e si ritrovarono con le guance accostate. ®No¯ disse lei ®no, per favore, ti prego.¯ ®Hai visto che mi hai dato del tu?¯ sussurro lui. ®Smettila, non pu• esserci nulla tra noi.¯ ®Ma perchŠ.¯ Lei non seppe come rispondere. Aveva un braccio immobilizzato; l'altra mano, se la sent� prendere e accarezzare. Poi lui smise di accarezzarla, smise anche di tenerle la mano. Lei ora avrebbe potuto liberarsi, ma non lo fece. Il calore della guancia di lui, la snervava. Alla fine trov• la forza di reagire. Si stacc• senza che lui facesse nulla per trattenerla, e fissando il suo viso in ombra, in cui poteva appena distinguere il brillio delle pupille: ®Smettiamola, tanto Š inutile.¯ Lo disse con tono risoluto, ma subito dopo la sua voce divent• supplichevole: ®Lasciami, ti prego. Oh Marcello, perchŠ vuoi farmi del male?¯ ®Cara¯ disse lui. ®Smetti. Smetti... Cosa vuoi da me?¯ gli chiese disperata. Lui taceva e stava immobile. ®Te ne supplico: lasciami stare. PerchŠ mi vuoi far del male? PerchŠ non mi lasci in pace?¯ ®Io ti amo, Anna.¯ ®No; non Š vero; non Š vero¯ grid• quasi. Sapeva bene che lui non l'amava; che voleva solo divertirsi. E tuttavia non aveva la forza di respingerlo; poteva solo implorarlo di lasciarla stare. ®PerchŠ non mi vuoi credere? Io ti voglio bene.¯ ®Se mi volessi bene, mi lasceresti stare. PerchŠ ti approfitti della mia debolezza?¯ Oh, era terribile esser ridotta cos�, a doverlo supplicare. Era terribile avere la volont… paralizzata, essere incapace di reagire. ®Cara¯ ripetŠ lui. ®Sei tanto cara.¯ E la baci•. Lei si abbandon• a quell'acuta sensazione di piacere: pur sapendo che non avrebbe dovuto farlo e che le sarebbe costato caro. Fu lui a staccarsi: ®Sta arrivando l'autobus.¯ Rimise in moto, e fil• via a grande velocit…. Lei ebbe appena il tempo di ricomporsi, ed erano gi… davanti al gruppo di case dove abitava Lina. ®Ferma¯ gli disse. Marcello ferm•, lei fece per scendere, ma lui la trattenne. Lei credette che volesse darle un ultimo bacio, invece fu per dirle: ®Vediamoci gioved�. Ti aspetto alle tre al principio della seconda pineta... d'accordo?¯ Lei non potŠ rispondere niente. CAPITOLO 11. ®Dove mi porti?¯ domand• Anna. Lui alz• le mani dal volante come per dire: ®in un posto qualsiasi.¯ Ma, giunto a un bivio, non ebbe esitazioni; e pieg• a destra, per una stradetta sterrata che conduceva di nuovo sul mare. Finiti i campi, la strada si perse nel terreno sabbioso. Lui and• a fermarsi in una depressione all'ombra del tombolo. ®Vedi?¯ disse sorridendo. ®Qui siamo al riparo dagli sguardi indiscreti. Ma tu che hai che non parli? Mi sembri triste; come mai?¯ Anna lo guard•: ®PerchŠ dovrei essere allegra?¯ ®PerchŠ siamo insieme.¯ ®Che ore sono?¯ ®Le tre e un quarto.¯ ®Alle quattro, bisogna che sia a casa.¯ ®Alle quattro?¯ Si scur� in volto: ®Io speravo di star con te tutto il pomeriggio.¯ Lei scosse la testa: ®Alle quattro, devo essere a casa¯ ripetŠ. Lui non disse nulla. Le prese la mano; gliela carezz•. Poi si chin• e la baci• sul polso e sull'avambraccio. Ma non c'era la complicit… del buio: quelle carezze, quei baci, la lasciavano indifferente. Quando volle baciarle la bocca, lo ferm• con un gesto annoiato. Lui ci rest• male: si aspettava di vederla cedere, come le altre volte. ®Che hai?¯ le chiese. ®Niente; che devo avere?¯ Lui ricominci• con le carezze sulla mano, sul braccio. Lei restava fredda. Alla fine lui si stanc•; si frug• nervosamente in tasca, tir• fuori il portasigarette. ®Ti do noia se fumo?¯ ®No; perchŠ dovresti darmi noia?¯ ®Sai, a volte in macchina. .. Vogliamo scendere?¯ ®Per andar dove?¯ ®Non so... sulla spiaggia.¯ ®Ma la sabbia sar… umida... E poi tra poco bisogna tornare indietro.¯ ®E va bene¯ rispose lui brusco. ®Allora che si fa?¯ disse dopo un momento. ®Si sta insieme; non dicevi che ti bastava stare insieme?¯ ®Non sei per niente carina, oggi.¯ ®E che posso farci?¯ Lui la squadr•: ®Hai accettato di venire per levarti il gusto di prendermi in giro¯ disse cupo. ®Dovevo capirlo che sei una ragazza fredda.¯ ®E d…i¯ fece Anna divertita. Lui ne fu sorpreso: ®PerchŠ hai detto cos�?¯ ®PerchŠ me l'hanno rimproverato anche altri, di essere senza cuore.¯ ®Vedi che Š vero?¯ ®Magari fosse vero.¯ Le era passata di colpo la voglia di scherzare: ®Purtroppo io ce l'ho, un cuore... magari non l'avessi. Non avrei sofferto come ho sofferto.¯ Lui sembr• scosso: ®Chi ti ha fatto soffrire?¯ le chiese dolcemente. Le aveva preso di nuovo la mano, e la guardava con un sorriso di speranza negli occhi. ®Uno che non conosci¯ rispose lei. Sent� che Marcello le lasciava la mano, ma non ci fece caso. Guardava un insetto che svolazzava sul vetro, e pensava a Mario. Gli s'era data senza ombra di calcolo, solo perchŠ lo amava. E doveva sentirsi dire che non aveva cuore... ®Quando vuoi andare¯ disse lui freddamente ®io sono pronto.¯ ®Che ore fai?¯ ®Le quattro meno un quarto.¯ ®Possiamo aspettare ancora un po'.¯ Lui aveva acceso un'altra sigaretta. Gli disse: ®Quanto fumi.¯ ®Fumo... quando sono nervoso.¯ ®PerchŠ sei nervoso?¯ ®PerchŠ sei venuta con me... per parlarmi di un altro.¯ ®Sei tu che me l'hai chiesto.¯ ®� uno di Marina?¯ le domand• lui. ®Se fosse di Marina, lo conosceresti.¯ ®� un villeggiante, allora.¯ ®Nemmeno.¯ ®Allora Š uno che ti sei inventato in questo momento.¯ Ma la voce di lei, calma, seria, gli tolse ogni speranza: ®No, Š vero.¯ ®Quando Š successo?¯ chiese lui di l� a poco. ®L'inverno scorso.¯ ®E... ne sei sempre innamorata?¯ Lei riflettŠ qualche istante: ®Non Š facile rispondere. Oh, non Š che non te lo voglia dire; ma non lo so pi— nemmeno io. E ora basta, non parliamone pi—.¯ Lo guard• sorridendo, improvvisamente allegra: ®Non mi d…i nemmeno un bacio?¯ Lui la guard•, incerto; a un tratto le prese la faccia tra le mani e cominci• a baciarla furiosamente. La baciava come capitava, sui capelli, sulla fronte, sugli occhi; anche sulla bocca, ma solo per un momento, e riprese a baciarla con furia dappertutto. Lei rideva, come se le facesse il solletico. Ma non era rimasta insensibile e quando lui torn• a cercarle avido la bocca, lo lasci• fare e restitu� il bacio. Dopo, stettero con le guance accostate, tenendosi la mano. E Anna si sentiva calda e contenta. ®Io sono innamorato di te, Anna.¯ Lei non disse nulla. ®Sul serio; prima magari no, mi piacevi e basta... Ma ora sento... che ti amo davvero. Non mi credi?¯ Lei si scost• per guardarlo: ®S�, ti credo¯ disse, e torn• ad appoggiarsi a lui. ®Anna, qui stiamo male; perchŠ non scendiamo?¯ ®Io ci sto bene; e poi Š tardi, dobbiamo andare.¯ ®Davvero devi tornare alle quattro?¯ ®Ho detto le quattro tanto per dire... ma davvero, non posso far tardi.¯ ®Sai che fino a gioved� non ci possiamo rivedere? Mio padre mi d… la libert… solo il pomeriggio del gioved�...¯ Dopo un po' le chiese: ®Anna, tu non hai mai occasione di andare a Livorno?¯ ®No, che ci andrei a fare?¯ ®PerchŠ non possiamo seguitare a incontrarci qui. Prima o poi qualcuno ci vedrebbe, e allora...¯ ®E allora cosa?¯ ®Ma non so, tua zia... e anche mio padre...¯ Lei rise: le sembrava impossibile che quel giovanottone avesse paura del padre. ®Quanti anni hai?¯ gli chiese. ®Venticinque... quasi ventisei.¯ ®E tuo padre... ti picchia sempre?¯ Rise, e gli schiacci• il naso. ®Su, andiamo¯ gli disse. Obbed� sospirando. Quando ebbe ricondotto la macchina sulla strada, le pass• un braccio intorno alla spalla. Guidando, la stringeva a sŠ. Era bello anche stare cos�. Ma il tempo passava in fretta. Il podere di Bertini rest• indietro sulla loro destra, mentre sulla sinistra la pineta si avvicinava. Scese di macchina prima di arrivare al canale; gli diede un bacio rapido e and• a riprendere la bicicletta. Bice, quando entr•, la guard• interrogativamente; lei non disse nulla, e si mise a lavorare. Dopo poco arriv• Lina. ®Oh¯ fece Bice, ®chi non muore si rivede.¯ ®Potrei dir lo stesso io di te¯ rispose Lina; ®anche tu, non ti sei fatta pi— vedere.¯ ®Oh, io sto sempre in casa.¯ ®Come mai sei qui, oggi? Sei tornata prima?¯ le domand• Anna. ®No, non ci sono andata per niente. Stamani mi sono svegliata col mal di denti... cos�, invece che in ufficio, sono andata dal dentista. Me l'ha dovuto levare,¯ disse aprendo la bocca. ®Quando ci si comincia a levare i denti, Š brutto segno...¯ ®PerchŠ?¯ ®Come, perchŠ? Vuol dire che s'invecchia. Io Š gi… il terzo che mi levo.¯ Aveva due capsule di metallo: quando rideva, si vedevano. Aveva anche qualche capello grigio; ed era sempre pi— magra. Pure, lo sguardo era pi— vivace e giovanile che mai. Forse perchŠ aveva un amante? Bice continuava a lavorare. S'era raffreddata con Lina da quando erano cominciate a circolare quelle voci. Cos� Lina era diventata pi— amica di Anna: sebbene anche loro si vedessero di rado. ®Oh, sentite, faccio una brutta vita, ma credetemi, la preferisco. La sera sono stanca morta, ma almeno ho la soddisfazione di guadagnarmi da vivere... e mi c'entra anche aiutare i miei. E poi a me piace lavorare. Sentirsi indipendente Š una gran cosa, per una donna.¯ ®Io sono della tua opinione¯ disse Anna. ®Allora perchŠ non ti decidi anche tu a cercarti un lavoro?¯ ®Che specie di lavoro vuoi che sia capace di fare?¯ ®Anche il lavoro di sarta.¯ ®Be', quello lo sto gi… facendo.¯ ®Ma mica cos� come lo fai adesso, tanto per dare una mano a tua zia... Un lavoro fisso, in un laboratorio. A Livorno ce ne sono parecchi. Anche qui a Cecina c'Š quella sarta, come si chiama? che ha almeno sei o sette lavoranti...¯ ®Ah, ma quelle sono diplomate¯ obbiett• Anna. ®E te, chi t'impedisce di prendere il diploma? Vieni a Livorno, frequenti una scuola di taglio... e in capo a tre mesi ti prendi anche tu il tuo bravo diploma.¯ ®Cosa vuoi che Anna si confonda col diploma¯ intervenne Bice. ®Anna vedrai che tra poco prende marito.¯ ®Be', se prende marito, tanto meglio...¯ Guard• Anna: ®Davvero hai in vista di sposarti?¯ ®Ma s�; Š una cosa che si Š messa in testa Bice. PerchŠ Enrico seguita a scrivermi...¯ ®Ah, Enrico¯ fece Lina delusa. Per un momento aveva creduto che si trattasse di qualcun altro. ®PerchŠ Anna Š una stupida¯ disse Bice. ®Enrico, non le pare abbastanza per lei.¯ Anna si arrabbi•: ®PerchŠ non pensi per te? Io, ai fatti miei, so guardarci da sola.¯ ®Speriamolo¯ disse la sorella. Appena Lina se ne fu andata, Anna chiese: ®Prima, che intendevi dire?¯ ®Oh, niente, niente¯ rispose la sorella. Alz• gli occhi: ®Ti hanno visto a Cecina parlare con Marcello Mazzei...¯ ®E che c'Š di strano? L'ho conosciuto quest'estate allo chalet. E poi, ci avr• parlato un minuto...¯ ®Ma non lo sai, quello l�, quante ragazze ha preso in giro?¯ ®Lo so, s�; e con questo?¯ Bice la guard•; poi disse risentita: ®� proprio vero che le fortune le ha chi non le merita. Enrico ha la costanza di starti dietro da anni, e tu, invece di esserne contenta....¯ ®Oh, falla finita con questa storia.¯ La guard•: ®Enrico, sempre Enrico: alle volte penso che tu ne sia innamorata.¯ Bice divent• verde: ®Tu Anna sei cattiva vedi. Cattiva e maligna. Pensi subito al male. E io, come una stupida, che mi preoccupo di te, che....¯ Non potŠ continuare; e cominci• a piangere. Anna la guardava senza provare compassione. Le dava fastidio, anzi, con quei capelli morbidi, quelle mani grassocce con cui s'era coperta il viso, quelle spalle pienotte che sussultavano. Bice in pochi mesi era ingrassata parecchi chili; ma sfido, non usciva mai. ®Finiscila¯ le disse. PoichŠ lei non accennava a smettere, se ne and• in camera. Era buio, ormai: Anna apr� la finestra e rimase a guardare l'oscurit… della campagna punteggiata di luci. Diritto davanti a lei, c'era un chiarore diffuso. Cecina era l…, dietro il terrapieno della ferrovia, e Anna con l'immaginazione poteva vedere le vie animate, le vetrine dei negozi illuminate, i giovanotti seduti ai caffŠ... Bice, certo, non avrebbe mai attirato l'attenzione di un giovanotto come Marcello. Specialmente ora che era diventata grassa. ®d… della stupida a me, ma lei cos'Š, allora? Io per lo meno mi sono goduta qualcosa¯, e ripens• alla corsa in automobile, con lui che le cingeva le spalle. Sentiva freddo, e chiuse i vetri. Seduta sul letto, prese a limarsi le unghie. Aveva le mani piccole e tozze, come la sorella; anche le caviglie, le aveva un po' grosse. ®ma lui Š innamorato¯, pens• per consolarsi. S�, lui era innamorato... s'era messo con lei per divertirsi, ma poi s'era anche innamorato. ®lo so che non ha intenzioni serie, lo so che Š uno scavezzacollo; ma quando dice di essere innamorato, Š sincero. Poi, s'intende, gli passer…. Ma intanto mi ama... Bice non l'ha mai saputo, cosa vuol dire sentirsi amata. Nemmeno Mario l'ha amata; perchŠ amava me...¯ Era pazza, lo sapeva, a buttarsi a capofitto in quella nuova avventura. Ma non si sarebbe voluta cambiare con nessun'altra. E meno di tutte con la sorella. Quando la zia torn•, Bice aveva sempre gli occhi rossi. La zia lo not• e le chiese che aveva. ®Niente niente.¯ Subito dopo aggiunse: ®Domandalo a quella l….¯ La zia interrog• con lo sguardo l'altra nipote. ®Ma s�, l'ho fatta piangere, povera piccola¯ proruppe Anna. ®Io sono tanto cattiva e ho fatto piangere la sorellina.¯ Bice la guard• con odio: ®Hai anche il coraggio di canzonarmi... dopo quello che mi hai fatto?.¯ ®Io non ti ho fatto nulla.¯ ®Bugiarda.¯ Anna alz• le spalle: ®Va bene, sono anche bugiarda; poi sono cattiva maligna... Sentiamo: che altro sono?.¯ ®Sei... una svergognata; ecco cosa sei.¯ Improvvisamente cominci• a piangere e a gridare insieme. Gridava che Anna si stava compromettendo con Marcello Mazzei, e che era una vergogna, e che figura faceva fare alla loro famiglia... Alla fine scapp• in camera, e quando Anna and• a chiamarla perchŠ era pronta cena rispose che non voleva mangiare. Fu la zia a rompere il silenzio: ®Eppure ci dev'essere una ragione se Bice fa cos�. Prima, non bisticciavate mai. ..¯ . ®Io non le ho fatto niente¯ disse Anna. ®Ma quella l�, dacchŠ le Š andato a male il fidanzamento, Š diventata peggio di una matta...¯ ®Eh¯ sospir• la zia. ®Anche lei, non mi ha voluto dare retta... Io ve l'avevo sempre detto, mettetevi con chi vi pare, ma con un soldato, no.¯ Stette un momento in silenzio: ®Chi Š questo Marcello Mazzei?¯ ®Il figliolo di quello che ha il magazzino di vernici¯ rispose Anna. ®Ah¯ fece la zia; e non domand• altro. La settimana dopo Anna e Marcello tornarono nel solito posto. ®Anche oggi devi rientrar presto?¯ domand• lui. ®Per forza; sono uscita dicendo che andavo a prendere una boccata d'aria: mica posso star via tre ore.¯ ®Ma tua zia Š fuori, che ne sa a che ora rientri?¯ ®Mia zia Š fuori, ma mia sorella Š in casa.¯ Lui sorrise: ®Be', tra voi sorelle vi terrete mano, no?¯ ®S�, Bice mi tiene mano davvero! L'altra volta mi ha fatto una scenata... ha perfino detto che sono il disonore della famiglia¯ e rise. Lui si agit•: ®Ma perchŠ? Cosa ne sa di noi?.¯ ®Sapere, non sa niente... ma se lo immagina. Sai, corre gi… la voce.¯ Lui fumava in silenzio. Alla fine disse: ®Dovremmo fare come ho detto io: vederci a Livorno.¯ ®Gi…, ma io che scusa trovo per andare a Livorno? Una scusa potrei anche trovarla¯ aggiunse piano, e come parlando tra sŠ. ®Gioved� allora ci vediamo a Livorno. Senti: tu prendi il treno delle tre; e alla stazione, ci sono io ad aspettarti con la macchina. Anzi, per essere sicuri che nessuno ci veda, non proprio davanti alla stazione: ti aspetto nella prima traversa del viale.¯ ®E poi dove si va? Ormai comincia a far freddo...¯ ®Oh, possiamo trovare anche un posto dove stare al caldo¯ rispose lui sorridendo. ®In un caffŠ, vuoi dire? Ma in un caffŠ c'Š gente; e anche se Š gente che non ci conosce...¯ Lui sorrideva sempre: ®Tu non ci pensare. Lascia fare a me¯ . Soddisfatto, si lisci• i baffi, poi guard• l'orologio: ®Sono le quattro meno dieci; tu a che ora devi essere a casa?.¯ Sembrava quasi impaziente di lasciarla. ®S�, sar… meglio andare. Ma tu che farai, dopo?¯ ®Mi dispiace di averti sciupato la giornata.¯ ®Andr• al cinema.¯ Guidando, fischiettava. Anna guardava la campagna soleggiata; vide avvicinarsi il podere di Bertini, chiuso fra gli alberi, poi il suo sguardo spazi• lontano, verso i tetti rossi e le ciminiere brune. Diede una sbirciata a Marcello, alla sua espressione soddisfatta. ®tu vuoi giocarmi un tiro, ma lo giocher• io a te. Pagherei per vedere la tua faccia quando il treno sar… arrivato... e io non ci sar•.¯ Guard• la pineta che andava ingrandendo, poi vide una donna in bicicletta, che andava anch'essa avvicinandosi. Presto la raggiunsero: senza pensarci Anna si gir• a guardarla, la donna volse anch'essa gli occhi: era la moglie di Bertini. ®Accidenti¯ fece Anna. ®Quella mi conosce. Oh, Š un bel guaio. Ora lo dir… certo a zia.¯ ®Forse non ti avr… visto bene.¯ ®Che dici, mi sono anche voltata a guardarla. Ma pensa che stupida... Chiss… dov'ero con la testa.¯ Per l'appunto la domenica la zia propose di andare da Bertini. Anna si affrett• a dire di no. Bice, invece, acconsent�; andarono via subito nel primo pomeriggio. Sola in casa, Anna non sapeva che fare. Non era pi— come un tempo, che per non annoiarsi le bastava mettersi alla finestra: magari a quella di camera, da cui non si vedeva altro che campagna. ®allora era diverso. Allora avevo l'avvenire davanti...¯ L'avvenire. Che parola grossa. E qual Š, poi, l'avvenire di una ragazza? L'amore; solo l'amore. Lei non era come la sorella, che parlava sempre di queste cose: pure, era l'amore che faceva capolino in fondo a tutti i suoi pensieri... ®bisognerebbe non conoscerlo mai, l'amore. Continuare a sperarci... ma che non venisse mai.¯ Guardava la campagna che aveva avuto sempre sott'occhio fin da quando era bambina: e in cui nulla era cambiato, nemmeno il pi— piccolo particolare. Ma lei era cambiata: per questo la vista dei campi, dei gruppi di case, delle ciminiere, dei monti che chiudevano l'orizzonte, non le dava pi— un brivido di felicit…. No, la sua anima non avrebbe pi— trasalito come le era accaduto tante volte in passato. Cos'erano quei soprassalti se non il presentimento della felicit… futura, di quella pienezza di vita che sarebbe cominciata per lei quando avesse conosciuto l'amore? Ebbene, l'amore era venuto. ma non aveva riempito la sua vita: l'aveva anzi svuotata della dolcezza dell'attesa. Perci• la vista di quei luoghi familiari non le diceva pi— nulla. Sbadigli•, e si ritrasse dalla finestra. Era meglio dedicarsi a qualche occupazione utile, darsi lo smalto alle unghie, provarsi il rossetto che aveva comprato la settimana avanti. Lei che in passato non si era mai occupata della propria persona, ora vi dedicava ogni cura. L'anima non era pi— un bene per Anna: perci• si occupava solo del suo corpo. La prese la paura che la moglie di Bertini avesse raccontato di averla vista in macchina. Ma la zia, quando torn•, aveva la solita faccia. Cenarono presto; e Bice and• subito a letto, lasciando a Anna la cura di rigovernare. La zia era rimasta seduta al suo posto, in atteggiamento pensieroso. Anna ebbe l'impressione che le volesse dir qualcosa. Pens• bene di prevenirla: ®Sai, Lina mi ha detto che a Livorno ci sono delle scuole di taglio. Magari uno di questi giorni vado e m'informo.¯ La zia ne fu sorpresa: ®E perchŠ, scusa?.¯ ®Come, perchŠ? Se fosse una cosa possibile, che per esempio bastasse andarci due volte la settimana... Alla fine del corso, rilasciano un diploma; e con quello, domani potrei entrare in un laboratorio.¯ La zia, in questi casi, diventava irragionevole: ®Ma cosa ti Š saltato in mente? E poi, vai a dar retta a quella stupida di Lina. Che ne sa lei di queste cose. Il diploma; io non non ho nessun diploma. Eppure faccio la sarta da vent'anni.¯ Si sentiva offesa personalmente, che Anna avesse manifestato un proposito simile, di frequentare una scuola di taglio e di entrare in un laboratorio. Disse che la sarta non era un mestiere che si imparava a scuola. Aggiunse: ®Ti ho fatto mai mancare qualcosa? E allora perchŠ vuoi cambiare?.¯ ®Ma zia, che c'entra.¯ Anche lei cominciava ad accalorarsi, come se ci tenesse davvero alla scuola di taglio. ®Tu sei una sarta militare, ma per far la sarta civile bisogna frequentare un corso.¯ Disputarono un bel po', restando ognuna della propria opinione. Erano tutt'e due irritate, e a fatica si augurarono la buonanotte. ®ma allora gioved� andr• a Livorno?¯ pens• Anna. Non lo sapeva nemmeno lei quello che avrebbe fatto. ®ho tempo per decidere¯, pens• alla fine, e potŠ addormentarsi. CAPITOLO 12. Anna lasci• la bicicletta al posteggio e and• a fare il biglietto. C'era la fila davanti allo sportello, e lei aspett• pazientemente che venisse il suo turno. Poi attravers• i binari sul tavolato e raggiunse il marciapiede. Una piccola folla era in attesa del treno; lei se ne stette da una parte a guardare una locomotiva che faceva manovra nell'intrico di binari verso la campagna. Il viaggio la assorb� completamente. Era rimasta nel corridoio, benchŠ fosse stanca di stare in piedi e negli scompartimenti ci fosse posto; e guardava la campagna correre veloce, piatta e brulla, con la pineta in fondo. Poi la pineta dirad•, e dietro la linea del tombolo fu possibile scorgere una striscia di mare, lucente sotto il sole. Il treno fermava a tutte le stazioni. Non potendone pi— di stare in piedi, Anna entr• nello scompartimento e si rannicchi• in un angolo. Si guardava le mani che stringevano la borsetta; ma sentirsi addosso gli occhi degli altri viaggiatori, la urtava: benchŠ fosse tutta gente che non la conosceva. Le dava fastidio anche sentir parlare. Erano i due uomini accanto al finestrino che parlavano: di treni, lamentando che ci fossero poche corse da Livorno. ®Io smonto alle sei, e l'accelerato parte alle sei e cinque... Quando Š in ritardo mi riesce prenderlo, ma il pi— delle volte mi tocca aspettare quello delle sette e mezzo. Basterebbe che lo facessero partire dieci minuti dopo...¯ ®Ma quello, vedi, l'hanno istituito per gli operai della Solvay.¯ ®Mica si va tutti a lavorare alla Solvay. Siamo almeno cinquanta che si lavora a Livorno. S'Š fatto anche un esposto alla direzione delle ferrovie, s'Š mandata una lettera al giornale...¯ Anna torn• nel corridoio. Il paesaggio era mutato: ora il treno correva sopra una fila di villette, poi sul ciglio di un bosco, e a un tratto si affacci• sul mare. In basso c'era un'insenatura, e le onde si rompevano contro una catena di scogli che affioravano appena. La vista fu interrotta di colpo da un muraglione scuro, e il treno entr• in una galleria. Il buio e il frastuono stordivano Anna, che chiuse gli occhi e si tapp• gli orecchi. Poi di nuovo sfilarono ville, forre, e squarci di mare col biancheggiare delle onde che si sfasciavano sugli scogli. Dopo Ardenza, il corridoio si riemp� di viaggiatori impazienti di scendere. Ma il treno ferm• al disco davanti a uno squallido casamento di quattro piani. C'erano file di panni tesi, una donna scarmigliata a una finestra; dei bambini che giocavano nello spiazzo antistante. Fu un sollievo scendere. Prese a camminare in fretta, sorpassando gli altri viaggiatori. Ma prima di uscire dalla stazione, esit• un momento. Sul piazzale c'erano due tram, uno dietro l'altro, e una fila di carrozze. Anna attravers• in diagonale, e sc•rse subito la stradetta dove Marcello l'aspettava. Era dentro la macchina; appena la vide, si affrett• a scendere. Indossava un impermeabile bianco, e un berretto con la visiera. Anna non lo aveva mai visto vestito cos�; le sembr• un estraneo. Quasi non le veniva fatto di dargli del tu. ®Allora? Possiamo andare?¯ disse Marcello. ®Ma dove andiamo?¯ ®Oh, da qualche parte¯ rispose lui, e rise, per nascondere l'imbarazzo. ®Non vorrai mica rimanere qui.¯ ®Allora senti, portami in Via Grande: devo informarmi di una scuola di taglio.¯ Lui non sollev• obbiezioni. In silenzio fecero il viale; sbucando poi in una lunga piazza, di cui Anna aveva un vago ricordo. In tutto, non c'era stata pi— di tre volte, a Livorno. ®In che punto di Via Grande?¯ domand• lui. ®Al numero ottantasette.¯ Marcello andava a passo d'uomo, abbassandosi a leggere i numeri. ®ci siamo; scendi; io non posso fermarmi qui. Ti aspetto nella prima traversa.¯ Anna scese, trov• il portone: c'era scritto: ®Scuola di Taglio. Secondo Piano.¯ Sal� le scale sentendosi mancare il respiro... Era assurdo quello che stava facendo. Ma suon• il campanello e alla donna che venne ad aprire disse con voce ferma che voleva informazioni sui corsi. La donna la fece passare in un salottino e torn• con un foglietto dov'erano stampate le istruzioni. Lei prese il foglietto: lo teneva in mano senza leggerlo. ®Il prossimo corso comincia il primo dicembre¯ disse la donna. ®Ma le iscrizioni chiudono il 20. Se lei vuole frequentare, signorina, bisogna che si decida subito: perchŠ siamo quasi al completo.¯ Anna non diceva nulla: porgeva l'orecchio al rumore delle macchine da cucire che veniva dalla stanza accanto. Sent� anche delle voci femminili, e una risata. ®Dunque?¯ disse la donna. ®Non lo so... ora non ho i soldi.¯ ®Non importa, li verser… all'inizio del corso. Si metta seduta, le porto un modulo per la domanda.¯ Trasognata, lei riemp� il modulo, con l'aiuto della donna. ®L'indirizzo. Dove abita.¯ ®A Marina... Cecina.¯ ®Ah, senti. Ce ne sono altre di Cecina che hanno frequentato i nostri corsi.¯ Disse due o tre nomi; ma Anna non le conosceva. Si ritrov• per le scale, poi sul marciapiede. Per un momento non seppe da quale parte andare. Le venne da ridere, al pensiero dei pasticci che stava combinando. Il corso durava quattro mesi, doveva andarci tre volte la settimana... Era impossibile che lo potesse frequentare. Oh, ma che importava. E poi, era sempre in tempo a non farne di nulla. Era stupida a preoccuparsi del corso, quando aveva una preoccupazione ben pi— immediata. PerchŠ aveva capito benissimo quali erano le intenzioni di Marcello... ®e se me la svignassi? Potrei tornare alla stazione e prendere il treno... quando diceva quell'uomo che c'Š un treno?¯ Pensava cos�, ma continuava a camminare; raggiunse la macchina, apr� lo sportello; si trov• di nuovo seduta accanto a lui. ®Hai fatto?¯ le chiese Marcello, premuroso. ®Mi sono iscritta al corso.¯ ®Dovrai venir qui tutti i giorni?¯ ®No, tre volte la settimana.¯ ®In quali giorni?¯ ®Non so, Š scritto in un foglietto.¯ ®Guardaci un po', per favore.¯ Anna apr� la borsetta, tir• fuori il foglio; leggeva, ma non capiva quello che c'era scritto. ®Fai vedere a me¯ disse lui spazientito. ®Marted�, gioved� e sabato: benissimo. Cos� il gioved� hai la scusa per venire.¯ ®Be', andiamo, ora.¯ ®Dove?¯ chiese Anna; ma non ebbe risposta. Ora percorrevano una strada che lei non ricordava di aver visto mai. Poi Marcello prese lungo un canale. Anna guardava quell'acqua scura con un senso di repulsione. Arrivarono a una piazzetta; e Marcello infil• un vicolo. Doveva suonare in continuazione perchŠ la gente si scansasse. ®Dove mi porti?¯ domand• ancora lei. Nemmeno questa volta ebbe risposta. Lo guard•: le parve che sorridesse soddisfatto. E aveva ragione di essere soddisfatto: perchŠ lei non aveva pi— la volont… di resistergli. Non che si sentisse attratta da lui: gli pareva anzi un estraneo, con quel berretto peloso calcato sulla fronte. Lo guardava incuriosita, come se lo vedesse per la prima volta. Scopr� che aveva un neo sulla narice, e un intrico di venuzze a fior di pelle sullo zigomo. Lui si ferm•; si volt• verso di lei: ®Siamo arrivati; scendi.¯ Lei obbed�. Una volta scesa, si guard• intorno: erano in una viuzza tortuosa. Da una finestra bassa una donna la guardava. Marcello aveva chiuso la macchina; la raggiunse. Disse: ®Qui a Livorno bisogna stare attenti, perchŠ a rubarti qualcosa non ci rimettono niente...¯ ®Dove mi porti?¯ gli chiese ancora. ®Vedrai.¯ E la spinse verso un portoncino. Prima di varcarne la soglia, lei gli rivolse ancora la domanda, ma solo con gli occhi... La scala era stretta e sudicia, con le pareti chiazzate di umidit…. Lui la cinse alla vita; lei gli abbandon• la testa sulla spalla. Saliva uno scalino dietro l'altro, spinta e quasi portata da lui, e si sentiva una grande stanchezza addosso. Arrivata sul pianerottolo, si ferm•. ®Su, che c'Š poco¯ sussurr• lui. Aveva scambiato la sua stanchezza per abbandono. Si appoggiava ancora a lui mentre cercava di aprire una porta; lo impacciava nei movimenti, tanto che lui si svincol•: ®Accidenti¯ disse, e girava spazientito la lunga chiave arrugginita dentro la serratura. ®Oh! meno male.¯ La porta s'era spalancata: Marcello accese la luce, e Anna vide la finestra con gli scuri accostati, la toeletta, il cassettone, il lavabo, il letto con sopra una coperta a fiorami. Ecco: avrebbe potuto distendersi e riposare. Oh, no, non doveva farlo. Doveva restare in piedi, e respingerlo quando avesse tentato di... Lui aveva richiuso la porta. ®vieni¯ le disse sottovoce. Lei non accett• la mano che lui le tendeva e rimase ferma dov'era. ®vieni, non aver paura¯ ripetŠ lui. Le prese la mano e l'attir• a sŠ. La sua debole volont… cerc• di resistergli. Era assurdo quello che stava succedendo... Ma era troppo stanca; e quando, dopo una breve lotta, si ritrov• sul letto, sent� che le forze la abbandonavano del tutto. Chiuse gli occhi, e lasci• che si compisse ci• che la vita aveva stabilito. PARTE TERZA. CAPITOLO 1. Una striscia chiara attraversava di sbieco il soffitto e scendeva per la parete, accendendo un debole riflesso nello specchio della toeletta. Era ancora giorno, dunque: Marcello s'era sbrigato pi— presto del solito. Anna non gliene voleva. Non gliene voleva nemmeno per quel sonno repentino in cui cadeva ogni volta: anzi, solo allora provava un po' di tenerezza per lui. Lei restava sveglia, la sua mente acquistava perfino una lucidit… maggiore: pensieri, ricordi si susseguivano rapidi. Ecco, le tornava alla memoria la gita che aveva fatto al forte della finanza insieme con la sorella e la zia. Quanti anni aveva, allora? Undici; forse dodici. Ricordava la mole massiccia del forte, e le finestre invece piccole, quelle basse provviste d'inferriata. Ricordava una fila di panni tesi ad asciugare tra due finestre. Altri panni erano stati messi ad asciugare sui cespugli. Un cane le aveva spaventate, sbucando chiss… di dove e mettendosi ad abbaiare furiosamente. Lei e Bice s'erano nascoste dietro la zia. Poi era comparso un ragazzotto, e la zia gli aveva detto di richiamare il cane. Ma quello non se n'era dato per inteso. Alla fine era venuto un finanziere, e il cane si era subito quietato. Il finanziere era un uomo grosso, con la faccia bonaria. Teneva uno stecchino fra i denti. ®Qui dovete starci come papi¯ diceva la zia. L'uomo scuoteva il capo: era una sistemazione che aveva anche i suoi inconvenienti. L'inconveniente peggiore era l'umidit… delle stanze, che gli aveva rovinato il mobilio. ®Quando andr• via di qui, me lo dovr• rifare nuovo.¯ S�, quel ragazzo era figliolo suo; ne aveva altri due pi— piccoli. Eh, ce ne voleva per tirar su una famiglia. Erano in tutto tre famiglie, l� al forte. La spesa l'andavano a fare a turno, no, non a Cecina: al Braccio di Bibbona. . . Lei e Bice s'erano addentrate nel tombolo, in cerca di violette. Il ragazzotto aveva buttato loro addosso una manciata di rena. Poi s'era messo a pestare apposta le violette. Bice gli aveva intimato di smetterla; e lui: ®Mica sono vostre¯ ®Ma nemmeno tue.¯ ®Sono pi— mie che vostre¯ aveva ribattuto il ragazzotto; alla fine aveva smesso e s'era seduto su un monticello di sabbia. Lei lo guardava di sottecchi: aveva i calzoni corti e le gambe lunghe e magre, piene di graffi e di lividi. ®Come ti chiami?¯ gli aveva chiesto Bice, e il ragazzotto per tutta risposta aveva fatto una boccaccia. ®Credi di essere spiritoso?¯ gli aveva detto Bice. Lei continuava a sbirciarlo. Poi la zia le aveva chiamate: era tardi, bisognava rimettersi in cammino. Anna s'era voltata ancora a guardare il ragazzotto. E lungo la strada, aveva detto pi— d'una volta alla sorella: ®Ma quel ragazzo, com'era dispettoso.¯ Le tornava in mente di continuo, anche a distanza di settimane. E sempre ripensava a lui come al ragazzo pi— dispettoso che avesse mai incontrato. Anche ora, dopo tanti anni, il ricordo si manteneva vivo. ®Forse Š stato lui il mio primo amore¯, pens• Anna. S�, era cos�, non c'era altro modo di spiegare la persistenza del ricordo. ®chiss… di cosa m'ero innamorata. Forse di quelle gambe lunghe coperte di lividure...¯ Sorrise contenta. Subito dopo si ricord• di un altro fatto, anche questo accaduto durante una passeggiata lungo la spiaggia. Era pi— piccola, allora: aveva al massimo dieci anni. Lei e Bice erano rimaste indietro, forse si erano attardate a raccogliere le conchiglie. A un tratto avevano udito un fischio. ®Bimbe! Siamo qua.¯ Due ragazzi erano in piedi tra i monticelli di sabbia: s'erano abbassati il costume. ®Guardate, bimbe! Lo volete un regalino?¯ Loro s'erano messe a correre e avevano raggiunto la zia. Ma non le avevano detto nulla. Nemmeno avevano avuto il coraggio di riparlarne tra loro. Qualche tempo dopo avevano incontrato i due ragazzi in paese. Bice aveva proposto di seguirli, per sapere dove abitavano: cos� avrebbero potuto denunciarli ai carabinieri. Ma secondo lei non c'era punizione sufficiente per una colpa come quella. ®Nemmeno la prigione?¯ aveva chiesto Anna. No, meritavano la morte, cos� aveva detto Bice: meritavano di morire e di andare all'inferno: certo Dio non poteva perdonare chi aveva commesso un simile peccato. Un pomeriggio giocavano a coltellaccio sulla spiaggia, lei, Bice e Enrico. Enrico era il pi— bravo, toccava sempre a una di loro due far la penitenza. Era toccato a Bice, e Enrico le aveva detto: ®Per penitenza mi racconterai quante volte hai giocato a marito e moglie con un ragazzo.¯ ®Io non lo conosco questo gioco¯ aveva ribattuto Bice. ®Allora perchŠ sei diventata rossa? Vuol dire che lo conosci. Scommetto che lo conosce anche Anna.¯ ®Io? No davvero¯ aveva detto Anna, ma anche lei s'era fatta di brace. Enrico aveva insistito, finchŠ Bice aveva detto: ®Vieni, andiamo via, Anna¯ Dopo avevano stabilito di non giocarci pi—, con Enrico: perchŠ era un ragazzo cattivo. Allora sia lei che Bice avevano orrore di quelle cose. Tanto che una volta s'erano scambiate la promessa che sarebbero rimaste sempre insieme e non si sarebbero sposate mai. Guardavano con orrore perfino la zia, perchŠ era stata sposata. Non dicevano nemmeno pi— la Requiem aeternam per i genitori, che s'erano macchiati del peccato di metterle al mondo. Poi, avevano smesso di pensarci. Per un intero anno, non ci avevano pi— pensato affatto. Stavano indifferentemente coi maschi o con le altre bambine, e l'idea della diversit… del sesso nemmeno le sfiorava. Giusto in quel tempo avevano fatto la gita al forte della finanza. ®eppure avrei altro a cui pensare.¯ Era proprio un'incosciente, a indugiare nei ricordi, con tutti i pensieri che aveva adesso. PerchŠ la cosa era trapelata subito; e a Marina, lo sapeva, non parlavano d'altro... Lei se n'era subito accorta dal modo come la gente la guardava. Una sera, era appena rientrata, e aveva fatto per andare in camera: quando la zia l'aveva chiamata in cucina. Le aveva detto: ®Anna! Come si fa?¯ Poi s'era coperto il viso con le mani e s'era messa a piangere. E lei era rimasta inchiodata sulla porta, incapace di fare un gesto, di dire una parola... Oh! non poteva pensarci. Quando si svegliava, la notte, le tornavano in mente le parole della zia, e come s'era coperto il viso, ed era scoppiata in singhiozzi. Si rivoltava nel letto, e non le riusciva pi— prender sonno. Era un rimorso troppo cocente... Cos� fece ora, si gir• di colpo e respinse il corpo di Marcello. Lui si svegli• appena, borbott• qualcosa, si accomod• meglio e riprese a dormire. Anna si port• una mano alla bocca, se la morse fino a farsi male. Aveva voglia di sbattere la testa contro il muro. Cerc• di calmarsi; chiuse gli occhi. Avrebbe desiderato di poter dormire; meglio ancora, di essere morta. S�, meritava di morire; e di andare all'inferno. Dio non le avrebbe mai potuto perdonare... La certezza di essere irrevocabilmente perduta fin� con l'acquietarla. Si rimise supina; apr� gli occhi. Sul soffitto c'era sempre quella striscia, ma aveva un colore rosa. Si alz•; si vest� in fretta. Procurava di non far rumore, per non svegliare Marcello. Scost• le tendine e guard• un momento gi— nella strada. Non era ancora buio del tutto, ma i lampioni erano gi… accesi. Vers• l'acqua nella catinella e si lav• la faccia. Tastoni trov• la borsetta, tir• fuori il pettine e si diede una ravviata. Aveva l'intenzione di andar via senza farsi sentire; ma mentre s'infilava il cappotto, la stanza si illumin•: seduto sul letto, Marcello teneva ancora in mano la peretta della luce. ®Io vado¯ disse Anna. ®Ma Š presto; non sono ancora le cinque.¯ ®Oggi voglio andar via col treno delle sei.¯ Marcello sbadigli•: ®Be', allora aspetta, mi vesto e ti accompagno.¯ ®Non importa. Vado col tram¯ e fece per aprire la porta. ®Vai via senza nemmeno darmi un bacio?¯ Lei lo baci• appena e se ne and•. Le scale, le faceva sempre trattenendo il respiro: per paura di incontrare qualcuno. Anche per la strada, camminava rasente il muro, perchŠ aveva l'impressione che tutti sapessero chi era e che cosa andava a fare in quei vicoli. Il tram arriv• quasi subito. Anna rimase sulla piattaforma. Alla fermata dopo salirono alcuni giovani: studenti, forse. Rimasero anch'essi in piedi, a scherzare e a ridere. Anna cerc• di scrollarsi di dosso la tristezza che l'aveva presa. ®meglio non pensarci¯ si diceva; ®tanto, non serve a nulla.¯ Mancavano sempre tre quarti d'ora alla partenza del treno. Anna and• in sala d'aspetto. Ma stare in quello stanzone nudo, malamente illuminato, la deprimeva; prefer� aspettare sul marciapiede, benchŠ tirasse un vento gelido. Per scaldarsi, camminava su e gi—. Arrivata in fondo alla tettoia, restava a guardare in quel buio animato da luci, segnali, sagome nere di vagoni e di installazioni ferroviarie. ®Anna.¯ Si volt• sorpresa. ®Che c'Š?¯ gli disse. ®Nulla¯ rispose Marcello. ®Ma perchŠ sei andata via cos� in fretta?¯ Aggiunse: ®Ti ho fatto qualcosa? Sei arrabbiata con me?¯ Lei fece segno di no. Rassicurato, Marcello la prese sottobraccio. Di colpo Anna si sent� rianimata: quel gesto affettuoso le restituiva la fiducia in se stessa. S�, lui l'amava: anche se non l'avrebbe sposata... ®Gioved� torni?¯ ®No, lasciamo passare le Feste.¯ ®S�, forse Š meglio¯ disse lui. Si erano fermati a distanza dalla gente. Lei lo scrutava: ®Tu rimani a Cecina durante le Feste?¯ ®Forse andr• a sciare. Sai, siamo una comitiva di amici, ci andiamo tutti gli anni...¯ Anna sospir•. Per lui la vita continuava come prima: con gli amici, la macchina, i divertimenti... C'era molta gente sul treno: pi— che su quello delle sette e mezzo. Anna si affacci• a guardar fuori. Gli sportelli erano stati chiusi; il ferroviere aveva gi… messo il piede sul predellino, pronto a salire appena il treno si fosse mosso. A un tratto una ragazza sbuc• correndo dal sottopassaggio. Era Lina. Il ferroviere si affrett• ad aprire lo sportello; e Lina sal�, che il treno gi… si muoveva. Anna ebbe l'impulso di andarle incontro per il corridoio; gi… un'altra volta avevano fatto il viaggio insieme. Lina era stata molto discreta, non si era nemmeno mostrata sorpresa di trovarla sul treno. Avevano parlato di cose indifferenti. Ma stavolta Anna preferiva rimanere sola. Diede un'occhiata allo scompartimento: c'era un posto libero; chiese permesso, e and• a mettersi seduta. Era intimidita, e non guard• nemmeno i suoi compagni di viaggio. Alz• gli occhi sulle reticelle: erano vuote. Tutta gente che andava poco lontano, quindi. Poi il suo sguardo si pos• sull'uomo che sonnecchiava nel posto d'angolo: era Bertini. Anna se ne sarebbe andata immediatamente se non avesse avuto scrupolo di disturbare un'altra volta. Cos� Bertini ebbe tempo di svegliarsi; si pass• una mano sulla faccia, si stropicci• gli occhi; la guard•, la riconobbe; fece: ®Oh: chi si vede.¯ ®Buonasera¯ disse Anna diventando rossa. ®Ma dove siamo?¯ Diede un'occhiata fuori del finestrino: lontano passavano le luci del lungomare di Livorno. ®Ah¯ fece. ®M'ero addormentato e nemmeno mi sono accorto... Io vengo da Pisa. Tu sei montata a Livorno?¯ ®S�¯ rispose Anna. PerchŠ smettesse di parlare, apr� la borsetta e tir• fuori un giornale ripiegato in quattro. Si mise a leggere una novella. Alla prima fermata, scesero un paio di persone; alla seconda, lo scompartimento si vuot•. Anna guard• fuori. ®Siamo a Solvay¯ disse Bertini. ®Ormai manca poco...¯ Si allung• sul divano e accese una sigaretta. ®� da stamani alle quattro che sono in piedi. Sono stato a comprare una bestia... E tu? Che ci facevi a Livorno?¯ ®Frequento una scuola di taglio¯ rispose Anna; e abbass• il viso, per nascondere la sua confusione. ®E brava Anna¯ fece a un tratto Bertini; e le battŠ sul ginocchio. Anna fu sorpresa dal gesto e dall'espressione. Si rincantucci• nel suo angolo. ®La zia sta bene?¯ domand• l'uomo. ®E Bice? Non siete pi— venute a trovarci¯ aggiunse. Si sporse in avanti: ®E tu? Come stai?¯ ®Bene¯ rispose Anna, sempre pi— sorpresa e inquieta. ®E adesso come fai a tornare a casa?¯ ®Ho la bicicletta.¯ ®Ah. Senn• potevo accompagnarti io con la moto.¯ Continuava a fissarla; poi le pos• una mano sul ginocchio. Anna non ebbe il coraggio di reagire: Bertini era un uomo anziano, un parente, e lei non riusciva a liberarsi della soggezione. ®ci vai spesso a Livorno?¯ ®S�¯ rispose Anna ®cioŠ...¯ ®PerchŠ non me lo dici quando ci vai? Ci si potrebbe trovare...¯ e le strinse il ginocchio. Ma fu pronto a levar la mano appena pass• una persona nel corridoio. ®Io...¯ cominci• Anna. Non sapeva cosa dire; non sapeva come difendersi. ®Dunque Annina¯ riprese l'uomo, e la sua mano torn• a imprigionarle il ginocchio. ®Quando ci possiamo vedere?¯ ®Ma perchŠ?¯ balbett• Anna. ®Non capisco...¯ ®Va l… che capisci. Oh, intendiamoci: io con te mica pretendo di venirci gratis...¯ Anna respirava a fatica. Non aveva la forza nemmeno di guardarlo. No, non era possibile; non era vero.. . ®...lo so da me che non sono pi— un giovanotto. Per quanto una donna io la soddisfo sempre meglio di tanti che hanno trent'anni di meno...¯ La mano s'era insinuata sotto il vestito, risaliva lungo la coscia... Anna scatt• in piedi; e prima che lui potesse far qualcosa per impedirglielo, era scappata nel corridoio. Si mise a camminare in fretta, mentre il treno la sballottava di qua e di l…. Non sapeva dove andava: badava solo a frapporre tra sŠ e quell'uomo la maggior distanza possibile... ®Anna!¯ Era Lina, seduta in uno scompartimento semivuoto. La guard• stupita, come se non la riconoscesse; allora Lina si alz• e la raggiunse nel corridoio. ®Che peccato, eravamo sullo stesso treno e non c'eravamo viste... Ma gi…, io sono arrivata all'ultimo momento... Ho appena fatto in tempo a salire.¯ Anna teneva il viso chino e non rispondeva. Capiva che stava per piangere. Fece uno sforzo per frenarsi; ma non ci riusc�. ®Anna, che ti prende?¯ Si sent� cingere dalle braccia dell'amica; le pos• il viso sulla spalla e singhiozz• disperatamente. ®Anna, che hai? Calmati¯ diceva Lina; ma vedendo che non accennava a smettere, la trascin• sulla piattaforma; l�, almeno, nessuno le vedeva. La teneva abbracciata, aspettando che si calmasse. E Anna, a poco a poco, si calm•. ®Asciugati, andiamo; soffiati il naso.¯ Lei obbed� macchinalmente. Poi rimase a fissare il pavimento. Il treno stava gi… rallentando: erano arrivati. ®Hai la bicicletta?¯ le domand• Lina. E, alla risposta affermativa: ®Prima andiamo a prendere qualcosa, ti far… bene.¯ Al caffŠ della stazione non c'era nessuno. ®Vuoi un cordiale?¯ le domand• Lina. ®O preferisci un caffŠ?¯ Ordin• due caffŠ. Le prese la mano: ®Senti, Anna, se non mi vuoi dir niente, non dirmi niente; ma se hai bisogno di confidarti, ti prego, fallo. Se ti posso aiutare, anche con un consiglio...¯ Anna scosse la testa: ®Nessuno mi pu• aiutare...¯ ®PerchŠ piangevi, Anna? T'Š successo qualcosa?¯ ®Un uomo anziano mi ha fatto una proposta.¯ La guard•: ®Capisci, Lina? Un uomo anziano, uno che... Ecco come mi considera la gente, ormai.¯ ®Lasciala dire la gente Anna. Anche di me, hanno sparlato tanto... Segui soltanto la voce del cuore: quella, non pu• ingannare. Anche se la gente ti condanna, che importanza ha?¯ Ripresero le biciclette al posteggio. Lina part� per prima e si slanci• subito per la discesa: era buio fitto, Anna non la vedeva nemmeno pi—. La sent� scampanellare alla curva che immetteva nel sottopassaggio. All'inizio della salita, Lina si ferm• ad aspettarla; poi riprese a pedalare svelta. Anna la preg• di andar pi— adagio: ®Altrimenti non ce la faccio a tenerti dietro.¯ ®Eh, io ci sono allenata, ormai¯ rispose Lina. ®E poi, ho sempre avuto la mania di sbrigarmi. In tutte le cose.¯ Era vero: Lina era nervosa, agile, irrequieta; non poteva star ferma. Anna invece era appesantita dalla femminilit…. Aveva carni tenere; era forse destinata a ingrassare, con gli anni. I loro due fanali proiettavano un cerchio di luce pochi metri avanti, sulla terra battuta della strada. Anna ripensava alle parole dell'amica. Segui soltanto la voce del cuore, aveva detto Lina; ma lei, aveva veramente seguito la voce del cuore? Con Mario, s�, ne era sicura; per questo nel suo intimo non s'era mai vergognata di essersi data a lui. Ma con Marcello... Lina era arrivata: ®ciao¯ le disse; ®e stai su col morale.¯ Anna continu• a pedalare adagio. Le luci del paese le davano una sensazione strana: erano familiari e ostili insieme. Quando fu vicino alla bottega di Zaira, ebbe voglia di fermarsi: tanto era presto, la zia non doveva essere ancora a casa... Ma ne usc� un soldato: e Anna fu subito colpita da qualcosa, dalla foggia del berretto, dal cappotto. Non era un cavalleggero; era...Il soldato si ferm• ad accendere la sigaretta, la fiamma del cerino gl'illumin• i tratti del viso: era Enrico. Anna si affrett• a tirar di lungo. Ora di nuovo aveva l'anima in tumulto. Sperava solo che lui non l'avesse vista. Era stato un miracolo che non ci fosse andata a sbattere contro. Se Enrico avesse tardato qualche momento a uscire dalla bottega, lei sarebbe smontata di bicicletta e l'avrebbe incontrato proprio sulla porta. Si sent� al sicuro solo quando fu in casa. Di solito la bicicletta la lasciava sotto una piccola tettoia nell'orto. L'ingresso per la verit… era di tutti, ma la famiglia del piano di sotto era numerosa, ne avevano cinque, di biciclette, e costituivano gi… un bell'ingombro. Stavolta aveva troppa fretta di rientrare; appoggi• la bicicletta al muro, e corse su. Senza nemmeno togliersi il cappotto, si lasci• andare di traverso sul letto. ®eppure lo avrei dovuto prevedere, che per Natale sarebbe venuto in licenza.¯ Oh, ma tanto doveva essere gi… informato. Era un mese che non le arrivavano pi— cartoline. E poi, figuriamoci se la madre non si era affrettata a informarlo. La madre di Enrico diceva sempre che un giovanotto la moglie se la doveva cercare in un altro posto; perchŠ, coi villeggianti e i soldati, non c'era una ragazza di Marina che non si facesse disonorare. ®Dev'essere l'aria¯ diceva anche. Anna ricordava di averla sentita parlare cos� fin da bambina. Una volta stava parlando con un villeggiante e gli diceva: ®Sono contenta di avere un maschio; perchŠ qui, le femmine, non ce n'Š una che rimanga onesta. Prima o poi, fanno tutte quella fine.¯ Ebbene, era cos�, aveva fatto anche lei quella fine. Non cercava di accampare scuse. Fosse stata scoperta la sua relazione con Mario, avrebbe potuto difendersi: perchŠ, di quella, non si vergognava: anche se le apparenze erano contro di lei. La gente avrebbe sparlato lo stesso; avrebbe anzi sparlato peggio: dal momento che Mario era il fidanzato della sorella. Ma lei avrebbe affrontato le chiacchiere a testa alta. PerchŠ Mario, lo amava. Mentre Marcello... No, era senza scuse. Si era perduta con un uomo che non amava nemmeno. Si era perduta scioccamente, senza una ragione... Ormai era tardi, non c'era pi— modo di rimediare. Era bollata per sempre, come Marisa. Meritava la scrivessero anche a lei quella parola sul muro; che gliela dicessero dietro i ragazzi. Il tumulto interno si andava placando. I suoi pensieri divagarono. Si ricord• la prima volta che aveva sentito pronunciare quella parola. Forse non era la prima volta che la sentiva, ma era la prima volta che ci faceva caso. Era una sera d'estate. La zia parlava con la madre di Enrico. In quel tempo la madre di Enrico stava poco bene, e non bastandole l'aiuto della suocera aveva assunto una donna. Una certa Caterina: Anna la ricordava come una donna magra e anziana. A un tratto si erano sentiti degli urli. La zia e la madre di Enrico erano corse fuori della baracca; e lei e Bice dietro. Ecco che dal buio era spuntata una donna grassa, con una bambina attaccata al braccio. La donna ogni tanto si voltava indietro e gridava: ®Ma tanto ti ritrovo, sai: brutta puttana. Ti faccio arrestare, schifosa. Vigliacca, rovinare una famiglia...¯ La bambina la tirava per il braccio, supplicandola: ®Andiamo via, mamma, andiamo via...¯ Ma quella seguitava a inveire contro le tenebre. Improvvisamente se l'era rifatta con la madre di Enrico: ®E tu perchŠ le tieni mano, a quella puttana?¯ Ma la madre di Enrico non era tipo da lasciarsi dir queste cose. Era saltata su come una furia: ®Io la ruffiana non l'ho mai fatta a nessuno, hai capito?¯ Finalmente la donna se n'era andata, e la zia e la madre di Enrico s'erano messe a parlare dell'accaduto. ®Fa presto a parlare quella l�, ma io un'altra donna che mi aiuti a mandare avanti la baracca dove la trovo? Certo che Š sporca, mamma mia... non vedo l'ora che si levi di torno. S�, sporca, sudicia: non si lava¯ La zia s'era messa a ridere: ®E ha trovato lo stesso un uomo...¯ Puttana. Ruffiana. Queste parole erano rimaste impresse nella mente di Anna, che alla fine s'era decisa a domandarlo a Bice. Bice aveva risposto che puttana era una donna sporca, trascurata: ®Non hai sentito come diceva la madre di Enrico?¯ Pi— tardi aveva saputo il vero significato della parola. Glielo aveva spiegato Enrico: ®Le puttane sono le donne che hanno perduto l'onore¯ ®Ma che vuol dire l'onore?¯ aveva insistito lei. Allora Enrico s'era messo a ridere: ®L'onore Š quella cosa che hai in mezzo alle gambe...¯ E lei era scappata inorridita. ®ero tanto pudica da piccina¯ pens• Anna con amarezza; ®e ora, guarda come sono diventata. Ero pura, allora... a quelle cose, nemmeno ci pensavo. E sono tanto sporca, adesso; sporca, s�, come quella Caterina...¯ La zia arriv• dopo le otto. Non si aspettava di trovare Anna, e ne fu contenta. Disse che aveva tardato perchŠ andavano di continuo da lei i soldati che partivano per la licenza; a farsi aggiustare la giubba o il cappotto. ®Ci tengono a essere in ordine quando vanno a casa.¯ Anna si fece coraggio: ®Per la strada ho visto Enrico... si vede che l'hanno mandato in licenza.¯ Scroll• la testa, per ributtare indietro una ciocca di capelli che le era scesa sugli occhi; e fin� di mangiare. Voleva apparire indifferente; ma nell'intimo era agitata. Nei giorni che seguirono evit• di uscire e anche di stare alla finestra. Ma per quanto non fosse irrequieta come Lina, pure si stancava a rimanere in casa: tanto pi— che erano belle giornate. Perci• la domenica pomeriggio accett• la proposta della zia, di arrivare al podere. CAPITOLO 2. Nella pineta la caduta delle foglie aveva aperto dei vuoti in mezzo alla boscaglia. Qua e l… si vedevano macchie rosse, o color ruggine, di fogliame secco pervicacemente attaccato ai rami. Anche le semine erano state fatte con ritardo; e il grano non era ancora spuntato. Il cielo era limpido, l'aria dolce; mi bastavano la sterilit… e la pulizia dei terreni, e la secchezza e trasparenza dell'aria, a dare un aspetto invernale alla campagna. Pi— avanti cominci• il reticolo di pali, fili, tralci sottili e contorti: era tutto ci• che rimaneva dei vigneti. Anche gli alberi da frutto erano nudi; e la casa di Bertini, che nella buona stagione s'intravedeva appena, era allo scoperto. ®Se il tempo fosse sempre cos� ¯ disse la zia smontando di bicicletta per infilare la pista erbosa che conduceva alla casa ®l'inverno sarebbe la stagione migliore. Anche il freddo, non mi dispiace mica. � la pioggia, che Š noiosa; e quel ventaccio...¯ La casa appariva senza vita: ma era cos� in ogni tempo dell'anno. Mai che Anna avesse visto una finestra aperta, o un qualsiasi altro segno che la casa era abitata. Il cane, lo tenevano dalla parte della stalla, e non c'era verso di sentirlo abbaiare. Nessuna cura era dedicata al piazzale, nŠ d'estate nŠ d'inverno. Era in terra battuta: quando pioveva si trasformava in un acquitrino, poi in una distesa di fanghiglia nerastra. Anche adesso, il terreno era appiccicoso: benchŠ non piovesse da parecchi giorni. ®Almeno il piazzale, potrebbero tenerlo un po' meglio¯, disse la zia. ®ci dovrebbero fare un ammattonato, o buttarci la ghiaia. Noi, ne avevamo cura... ci avevamo fatto torno torno le aiuole... Ora non ci tengono nemmeno un vaso di fiori. Ma anche l�, ero io che me ne occupavo; perchŠ i miei, avevano altro a cui pensare. Io, ricordo, annaffiavo tutte le sere... E poi spazzavo: guarda invece ora che sudiciume.¯ In terra c'era sparso un po' di tutto: fili di paglia, sterco di vacca seccato, perfino cocci di stoviglie e un pezzo di corda sfilacciata. ®Come mai la terra Š cos� nera?¯ domand• Anna. ®Dappertutto Š nera. Non si vede perchŠ, o Š lavorata, o Š coperta dal prato... � terra buona, cosa credi? Bertini si lamenta sempre, ma in questo podere ci si viveva bene quando s'era due famiglie.¯ Da dentro dovevano averle sentite; perchŠ la porta si apr� e comparve la moglie di Bertini. ®Oh¯ fece. Non era mai pi— espansiva di cos�. ®Ada Š in casa?¯ le chiese subito Anna. ®No. Ma sar… poco lontana.¯ ®Vado a cercarla¯ disse Anna; e gir• l'angolo. Il cane era accovacciato davanti al casotto; si lev• in piedi e le ringhi•. ®Non mi riconosci pi—? ¯ fece Anna. Il cane si rimise quieto; Anna, a ogni buon conto, non gli and• vicino; mentre aveva l'abitudine di accarezzarlo, quando era in compagnia di Ada o di qualcun altro di casa. Guard• nel pozzo; da un bagliore riusc� a capire a che livello era l'acqua. La porticina dell'orto era aperta; ma Ada non si vedeva. Anche l'orto, come appariva diverso rispetto all'estate! Gi…, ne utilizzavano Bertini. una parte soltanto: in molti riquadri, non c'era traccia di coltivazione. La porta della stalla era accostata; ma Ada non si trovava nemmeno l�. Anna si trattenne, attratta dal tepore dell'aria e dall'odore di strame. C'era un mucchio di foraggio gi… tritato: faceva venir voglia di sdraiarcisi. La stalla vera e propria cominciava dopo il pilastro. Avanzando sull'ammattonato del corridoio, Anna not• parecchi vuoti nelle due file di bestie; e cap� che avevano venduto i vitelli. D'inverno, pens•, la stalla appariva pi— pulita. E l'odore di strame sembrava anch'esso temperato dal freddo: non dava fastidio, era anzi gradevole. E poi non c'erano mosche. S�, d'inverno la campagna era preferibile che in estate... Anna non considerava che faceva buio prima delle cinque; e doveva essere ben triste chiudersi in casa tanto presto. La porta cigol• alle sue spalle. Non era Ada: era Bertini. Le sembr• quasi di esser stata colta in fallo; disse, come per scusarsi, che era venuta nella stalla perchŠ credeva ci fosse Ada. ®Ada non c'Н rispose l'uomo. Occupava il vano della porta, e'Anna non sapeva come fare a passare. ®Vado a cercarla¯ disse. Lui non si mosse. Anzi, chiuse il battente dietro di sŠ. Anna indietreggi•, appoggiandosi al pilastro. Ormai le intenzioni dell'uomo erano chiare. ®bisogna che gli dica che non si azzardi a toccarmi, senn• grido.¯ Ma, nonchŠ di gridare, era incapace di aprir bocca. Lo guardava avvicinarsi atterrita... L'uomo la prese per le braccia; ma anche cos� al buio, dovette accorgersi della sua espressione spaventata, perchŠ disse: ®Non aver paura, non ti faccio nulla¯ Lei si divincol•; ma era troppo tardi. ®stai buona¯ si raccomandava l'uomo. ®Lasciatemi; lasciatemi¯ le riusc� di dire. A un tratto si sent� scaraventare sull'erba. Fece per rialzarsi, ma lui le era gi… sopra. Col braccio che le era rimasto libero, gli respinse la faccia; poi, col pugno chiuso, cominci• a picchiarlo. Quello non ci faceva caso. ®Aiuto¯ grid• finalmente Anna. Lui le tapp• la bocca: ®Stai zitta¯ intim•. Era finita: non poteva pi— muoversi nŠ gridare. Tent• un ultimo sforzo, irrigidendosi tutta; ma ricadde, schiacciata dal peso. Ebbe ancora il tempo di pensare: ®bisogna che tenga le gambe strette¯; ma gi… il ginocchio di lui gliele aveva separate. Continuava a resistere, ma era ormai senza speranza: quando si sentirono dei passi, e una voce, la voce di un giovane, di Amos, chiam•: ®Babbo! ¯ L'uomo smise di far movimenti; anche lei rimase immobile. La voce chiam• ancora, pi— vicina: ®Dove sei, babbo?¯ L'uomo si alz•: ®Non ti muovere¯ le intim• sottovoce, e usc�. Anna lo sent� che discorreva col figlio: parlava della motocicletta. Le voci si allontanarono. Eppure Anna rimaneva l�, non aveva il coraggio di muoversi; fu solo quando intese il rumore della motocicletta che si alz•: Amos aveva chiesto al padre di aiutarlo a partire. Se Amos partiva, Bertini sarebbe tornato. .. Si precipit• fuori; poi imbocc• di corsa il viottolo di fianco all'orto. Correva per mettersi in salvo; non sapeva nemmeno lei dove. A un tratto si ferm•: attraverso il campo le veniva incontro Ada. ®Anna! Dove correvi?¯ Anna riprese fiato. ®Venivo... a cercare te.¯ ®Sei caduta?¯ ®No¯ rispose Anna sorpresa. ®PerchŠ me lo chiedi?¯ ®Hai un ginocchio rosso... e dei fili nei capelli. Aspetta che te li levo.¯ ®Ah, s�, dianzi ero andata a cercarti nella stalla... Al buio ho inciampato e sono finita sull'erba. Senti, perchŠ non ci mettiamo un po' a sedere?¯ Ada non s'era seduta; sembrava impaziente di andarsene. Alla fine disse: ®Mi dispiace che tu sia venuta proprio oggi; se lo avessi saputo... Per l'appunto ho gi… combinato; sicchŠ, bisogna che vada a casa a cambiarmi...¯ ®PerchŠ? Dove devi andare?¯ ®Oh, niente¯ rispose Ada arrossendo. ®Vado con un'amica al Braccio di Bibbona... L� c'Š una sala, si balla un po'.¯ ®Ma senti¯ esclam• Anna ®questa Š davvero una novit…. Ti sei fatta coraggio, finalmente.¯ ®S�¯ rispose Ada, e le sorrise. ®Allora andiamo, non perdere altro tempo.¯ La zia e la mamma di Ada erano sempre sul piazzale; Bertini era sparito. Ada port• Anna in camera sua. Era una stanzetta con due lettini, uno senza nemmeno il materasso, perchŠ era quello in cui dormiva Armida prima di sposare. C'erano un com• e una cassa. Ada la apr�, tir• fuori un vestito verde e lo pos• con cura sul letto. Anna lo esamin•: ®� carino¯ disse. ®Lo hai comprato fatto?¯ ®No, me l'ha tagliato quella mia amica... e cucire, me l'ha cucito Armida.¯ S'era sfilato il vestito da casa rimanendo in sottana. Era graziosa, con le braccia lentigginose, il petto appena prominente, le gambe snelle: sembrava una bambina pi— che una ragazza. Anna la aiut• a mettersi il vestito. ®Ti sta proprio bene¯ le disse. ®A pettinarmi, bisogna che vada in camera dei miei; perchŠ qui non c'Š lo specchio.¯ ®Aspetta, ti pettino io.¯ Aveva i capelli fini, Ada; a ciocche di diverso colore, quali castane, quali proprio bionde: e con qualche riflesso rosso. ®Stai benissimo; sei un amore¯ le disse Anna alla fine. Ada and• a prendere il cappotto, che teneva nell'armadio della madre: ®Questo purtroppo Š vecchio. Ma tanto l… me lo levo...¯ ®Quando te lo farai nuovo, voglio essere io a tagliartelo¯ disse Anna. ®Mi dispiace per te¯ ripetŠ Ada, fermandosi a met… delle scale. ®Avessi saputo che venivi...¯ ®Ma ti pare? Invece sono proprio contenta che tu ti diverta un po'.¯ La abbracci• e le diede un bacio. Era veramente cos�, le aveva procurato una grande contentezza trovare Ada trasformata. ®le basta tanto poco, povera creatura.¯ E la contentezza per Ada cancell• il ricordo odioso di Bertini. CAPITOLO 3. Enrico non era venuto in licenza, ma in congedo: come figlio unico di madre vedova, aveva ottenuto la riduzione della ferma. Cos�, Anna non aveva scampo. Non poteva star sempre chiusa in casa; prima o poi, avrebbe dovuto incontrarlo. Tanto valeva che accadesse subito. Il giorno dopo, usc� appena mangiato. Non os• arrivare alla baracca; pieg• a destra, verso il molo. Dall'alto della spianata guard• il mare: che era chiaro e liscio nel primo tratto, scuro e increspato al largo. Scese gi— per la spiaggia, che in quel punto era stretta e in forte pendio. La sabbia era terrosa e disseminata di rifiuti. Si sentiva anche un odore nauseabondo di pesce andato a male. Le casette dei pescatori erano sul ciglio della spianata: con dei pali piantati davanti, che servivano per stenderci le reti. Poco pi— in l… si levava l'edificio della caserma: alto, a quattro piani. Anna si appoggi• a una barca. Il molo aveva creato un'insenatura: le onde arrivavano di traverso, rompendosi contro i sassi di cui era disseminato il fondo. S'era quasi dimenticata della ragione che l'aveva spinta fin l�: quando, voltandosi, vide Enrico. Anche lui era vicino alla riva. Anna riprese a guardare davanti a sŠ. Il leggero stordimento che le dava la vista del mare l'aveva resa quasi insensibile. Si chiedeva solo se Enrico si sarebbe avvicinato o se avrebbe fatto finta di niente. Passarono due, tre minuti: Enrico, dunque, preferiva ignorarla. Anna alz• le spalle: dopo tutto, lei era andata l� per fargli vedere che non aveva paura di incontrarlo. Si volt• di nuovo: Enrico era scomparso. Non le rimaneva che tornare a casa. ®Dove sei stata?¯ le domand• la sorella. ®Sul mare¯ rispose lei. Not• un sorrisetto: ®PerchŠ, dove credevi che fossi andata?¯ ®Pensavo appunto che tu fossi andata sul mare.¯ ®Che c'Š di strano? Cos'hai da sorridere?¯ ®Oh, niente, niente¯ rispose Bice. Anna alz• le spalle e pigi• il pedale. Per un po' il rumore della macchina da cucire emp� la stanza; ma non appena Anna si interruppe, Bice disse: ®Io me ne sono accorta subito che intenzioni avevi. Da quando ieri sera ti dissi che Enrico era stato congedato.¯ Anna smise di lavorare: ®Senti, mi hai seccata con questi enimmi. Fammi il favore di parlar chiaro.¯ Bice la guard• furibonda: ®Mi hai preso proprio per una stupida? ¯ Rise sforzatamente: ®Certo, a non conoscerti, una non ci crederebbe.¯ ®Spiegati per bene.¯ ®� presto fatto. Non ti basta... quello l�; rivorresti anche Enrico.¯ ®Tu sogni.¯ ®Non sogno, no; ho gli occhi bene aperti. Stammi a sentire, allora; con Enrico, ci puoi fare una croce sopra.¯ ®Bice, guarda che sbagli...¯ ®Sbaglio? E allora cosa sei andata a gironzolare intorno alla baracca? Rispondi, se ne sei capace.¯ Vedendo che lei non rispondeva, scoppi• in una risata di trionfo. Anna rimise in moto la macchina da cucire. Le lacrime le facevano velo; si alz• di scatto e si rifugi• in camera. Stesa sul letto, singhiozz• un po': senza averne sollievo. Alla fine, decise di uscire. Quando fu fuori, non sapeva da che parte andare. ®da Marisa¯ pens• alla fine. Sorrise amaramente: ormai, per lei, non c'era che la compagnia di Marisa. Marisa non era in casa. La madre non sapeva dov'era andata. Ma il fratellino, che saliva correndo le scale: ®L'ho vista per il viale di pineta.¯ Il viale di pineta era deserto. Anna arriv• in fondo. Pellegrini era nello spiazzo davanti alla baracca, intento a segare un tronco. ®Avete visto Marisa?¯ ®Marisa? No, non l'ho vista.¯ Anna rimaneva l�; e l'uomo le chiese: ®PerchŠ, che volevi da Marisa?¯ Fece una risatina: ®Scusa se ti do del tu; ma ti ho vista piccina... Ora per• non ricordo: tu chi sei, Bice o Anna?¯ ®Anna.¯ ®Ah¯ fece l'uomo, e sembr• soddisfatto. ®Anna... ma guarda. Che volevi da Marisa?¯ ®Niente. So che Š passata di qui in bicicletta.¯ ®Uhm¯ fece l'uomo. ®Qui non Š venuta...¯ Sorrise: ®Marisa Š svelta, cosa ne dici? Scommetto che Š in pineta con qualcuno. Eh, le ragazze di Marina prendono tutte quella strada. Anche ai miei tempi, del resto... Ricordo durante la guerra se la facevano perfino coi prigionieri austriaci. Ma mica solo a Marina succede. Dappertutto Š cos�. Io ho girato un po' di mondo, e te lo posso dire. Ma fate bene a divertirvi, finchŠ siete giovani. E a non dar retta alle chiacchiere della gente. � tutta invidia, cosa credi? Sono quelle brutte che sparlano... Le brutte e le vecchie.¯ Anna ascoltava senza dir nulla. Erano discorsi offensivi per lei, eppure non reagiva. Era dunque cos� corrotta da rimanere insensibile anche agl'insulti? ®Scommetto che quest'estate avete guadagnato un sacco di soldi¯ gli disse. ®Ma ho avuto anche tante spese. Insomma, non mi lamento.¯ ®Ma che ve ne fate dei soldi, voi? Siete solo, non avete famiglia...¯ ®Oh, i soldi fanno sempre comodo¯ rispose Pellegrini ®Specie quando uno Š anziano. Coi soldi si compra tutto... anche la virt— delle donne.¯ Anna ricord• un discorso di Marisa. ®stai a vedere¯ pens• ®che fa qualche proposta anche a me.¯ Quasi si sent� delusa quando Pellegrini si rimise al lavoro. Lo stridore della sega le dava fastidio, e si affrett• ad andarsene. Capiva, ora, come faceva una ragazza a perdersi. ®se avessi bisogno di soldi, mi perderei anch'io. Quando si sa che una ragazza Š caduta una volta, gli uomini si prendono confidenza con lei, le fanno qualche proposta... E allora una pensa che non ha pi— nulla da perdere. E se ha bisogno di soldi, accetta anche la proposta di un vecchio.¯ Marisa, la incontr• il pomeriggio di Natale. Era una bella giornata, e c'era un po' di gente in giro, anche nei viali di pineta. A un certo punto videro Enrico, che era insieme con Livio. ®Sai?¯ disse Anna. ®Io Enrico ancora non m'Š capitato di incontrarlo.¯ ®Io ci ho parlato¯ disse Marisa; ma non aggiunse altro. Arrivate in fondo al viale, Anna disse: ®L'altro giorno mi son fermata a discorrere con Pellegrini. Faceva certi discorsi strani...¯ Marisa ridacchi•: ®Scommetto che t'ha fatto qualche proposta.¯ ®No¯ rispose Anna. Ci ripens•: ®Ma in un certo senso, me l'ha fatto capire...¯ ®Oh, ecco Enrico¯ disse Marisa. ®C'Š anche Livio?¯ domand• piano Anna. Non voleva voltarsi. ®No, Š solo Enrico¯ disse forte. ®Dove te ne vai?¯ Enrico si ferm• a due passi da loro. ®Buonasera¯ disse. ®Buonasera¯ rispose Anna. Era assurdo che si dicessero solo buonasera, dopo sei mesi che non si vedevano. Ma era gi… tanto che Enrico non l'avesse evitata. Buon Natale¯ gli disse Marisa. ®Grazie... altrettanto¯ rispose Enrico, dando un'occhiata a Anna. Anche lei gli dava solo qualche occhiata di sfuggita. Enrico era sempre lo stesso; un po' dimagrito, forse. O forse erano i capelli a spazzola che gli facevano apparire la faccia pi— lunga. Marisa lo aveva appunto costretto a togliersi il cappello, per vedere come aveva i capelli; gli disse: ®Non sei stato in tempo a farteli ricrescere.¯ Enrico si pass• una mano sul capo. ®Non ho voluto¯ disse. ®� troppo pi— comodo portarli cos�. Non hai bisogno di pettinarli, stanno a posto da sŠ...¯ e seguitava a passarsi la mano sul capo. ®Fai sentire anche a me¯ disse Marisa. ®� buffo: sembra di accarezzare un... non so nemmeno io cosa.¯ Prese a spazzolarlo furiosamente, ridendo. Enrico stava rigido. Lasci• che Marisa si sfogasse, poi si rimise il cappello. Col cappello, la sciarpa di lana accuratamente avvolta intorno al collo, il cappotto pesante abbottonato, i guanti calzati, sembrava fuori posto: come se non fosse pi— a suo agio negli abiti borghesi. Ma Enrico dava sempre l'impressione di esser fuori posto, l'inverno. ®Come te la sei passata da militare?¯ gli domand• Marisa. Lui sorrideva sforzatamente. Si sbotton• il cappotto e dalla tasca della giacca tir• fuori le sigarette. ®Me ne offri una?¯ gli chiese Marisa. Enrico si affrett• a porgerle il pacchetto. Fece l'atto di porgerlo anche a Anna, ma rimase col gesto a mezz'aria. ®Com'erano le ragazze, a Bra?¯ ®Come dappertutto¯ rispose cauto Enrico. La vita militare non lo aveva sveltito; al contrario. Anna si chiedeva perchŠ mai, nei giorni indietro, avesse avuto tanta paura d'incontrarlo. Sembrava fosse lui ad aver timore di lei. Non osava guardarla, se non di sfuggita. ®Insomma, non vuoi raccontarci niente¯ disse Marisa. ®Che cosa vuoi che ti racconti? La vita militare.. . Š quella che Š. Si mangia male, si fatica dalla mattina alla sera... Ora cominciava a fare anche parecchio freddo.¯ ®Ma qui fa caldo... come mai sei tutto infagottato? Io mi leverei anche il golf, figurati un po'.¯ Ripresero a passeggiare. Marisa stava nel mezzo. Enrico teneva le mani incrociate dietro; aveva la tesa del cappello esageratamente abbassata sugli occhi. A met… del viale incontrarono Livio, che non le degn• di uno sguardo: ®Allora vieni o non vieni?¯ disse a Enrico. ®No, non vengo... Non ne ho voglia. Marisa protest•: ®E noi, nemmeno ci saluti?¯ Livio non le bad•: ®Se non si va al cinema, cosa si fa?¯ ®Ma oggi sar… pieno... Io mi ci sento male, quando c'Š tanta gente.¯ ®Potevamo essere andati a Livorno, allora.¯ Intervenne Marisa: ®Ma i cinema saranno pieni anche a Livorno.¯ Livio sorrise: ®A Livorno, mica saremmo andati al cinema.¯ ®E dove, allora?¯ lo provoc• Marisa. ®In uno di quei posti... o devo spiegarmi meglio?¯ ®Vergogna: proprio il giorno di Natale.¯ Livio aveva fretta. Domand• un'ultima volta a Enrico se lo accompagnava; alla risposta negativa, disse che sarebbe andato solo. Divent• un problema sbarazzarsi della compagnia di Enrico. Alla fine ci riuscirono. ®Ma che tipo¯ comment• Marisa. ®Ti si appiccica dietro, e poi, non Š buono a dire una parola. O per caso sei tu che lo metti in soggezione?¯ Anna alz• le spalle. In tutti quei mesi che Enrico era stato lontano, aveva finito col dimenticarsi dei suoi difetti. Ma erano bastati cinque minuti a rimetterglieli sotto gli occhi. Le prese un'acuta voglia di rivedere Marcello; purtroppo, era a sciare, le era arrivata una cartolina il giorno avanti. PotŠ rivederlo solo passato Capodanno. Era andata a Cecina apposta: lo incontr• nella via principale: in fretta si diedero appuntamento per il pomeriggio del giorno dopo. CAPITOLO 4. Anna ormai non aveva pi— scrupolo a farsi vedere insieme con Marcello. Era lui, semmai, che se ne preoccupava. Perci•, dopo aver fissato l'appuntamento, si era affrettato a salutarla. Anna, questo, lo aveva notato; tuttavia era contenta. Pedalava svelta sulla via del ritorno. La prima pineta l'aveva quasi di fronte: in parte nascosta dalla fila di casette basse che costeggiavano il viale interno. La seconda pineta si vedeva di scorcio: formava una massa compatta. Nello spazio libero si scorgevano alcuni pini isolati: facevano pensare a funghi dal gambo sottile e dall'ampio cappello. Anna pos• la bicicletta e sal� le scale canterellando. Bice le venne incontro sul pianerottolo: ®Anna¯ le disse. Anna si ferm•, sorpresa e inquieta: anche in quella mezza oscurit… si era resa conto che Bice aveva gli occhi lacrimosi. ®Che Š successo?¯ ®Bertini¯ rispose Bice; e la abbracci•. Anna si svincol•. Era spazientita perchŠ Bice non si decideva a dire altro. ®Su, parla: che cosa Š accaduto? � morto?¯ Bice fece un cenno di assenso: ®Stamani presto. In un incidente...¯ ®� caduto di motocicletta?¯ ®S�, al passaggio a livello... non s'Š capito bene come. Sono venuti a dircelo dopo poco che eri uscita. Zia Š andata subito l…... e io non vedevo l'ora che tu tornassi. Mi ha fatto un'impressione...¯ Anna s'era tolto il cappotto ed era entrata in salottino. Bice la segu�: ®Che dici? Sar… bene che andiamo anche noi?¯ Anna ebbe uno scatto: ®Io non ci vado davvero.¯ Aggiunse: ®C'Š andata zia: dunque basta. E poi, in una circostanza cos�, si d… pi— noia che altro. Su, mettiamoci a lavorare.¯ Bice ogni tanto emetteva un sospiro o diceva qualcosa a proposito della disgrazia. Evidentemente si sentiva in obbligo di far vedere che il suo pensiero era sempre l�, a quel poveretto e a quella povera famiglia. Anna stava zitta. Lei non sapeva fingere: che Bertini fosse morto, non le importava nulla. ®Il funerale quando lo faranno? domani?¯ ®Immagino di s�¯ rispose Anna. Magari lo avrebbero fatto nel pomeriggio: e allora addio la gita a Livorno... ®ci voleva anche questa¯ disse. ®Certo che per quella povera famiglia Š un colpo. Pensa un po': erano gi… in pochi adesso, per lavorare il podere... Ora diventer… Amos il capo della famiglia. Pi— di tutti mi fa compassione Ada...¯ ®Ada magari si trover… meglio. Bertini non era certo un padre affettuoso.¯ ®Per il funerale, ci vorrebbe un velo nero.¯ ®Oh, ne ha tanti zia. E poi io non so nemmeno se vengo.¯ ®Ma cosa dici, Anna? Sono i nostri parenti; ci mancherebbe che non andassimo al funerale.¯ ®In fin dei conti sono parenti alla lontana.¯ ®Ma sono i soli che abbiamo; perci•, Š una disgrazia che ci riguarda da vicino.¯ ®E va bene. Ci penseremo domani. Ora basta, parliamo di qualche altra cosa, per favore.¯ Bice non replic•; ma pi— tardi fece: ®A te importa proprio poco delle persone.¯ ®Non mi dirai che a te importa qualcosa di Bertini. Hai sempre detto che non lo potevi vedere.¯ ®Che c'entra: quando succede una disgrazia, anche se una persona non c'era simpatica... E poi penso alla famiglia: alla moglie, ai figlioli...¯ ®Io invece ho gi… abbastanza pensieri per conto mio; gli altri, si arrangino.¯ PerchŠ la sorella non replicasse, mise in moto la macchina da cucire. Scandalizzata e offesa, Bice non le parl• pi—. La zia non tornava; dovettero decidersi a cenare da sole. Anna subito dopo and• a letto. La mattina si svegli• di soprassalto: sulle prime non si raccapezzava... Sentiva la voce della zia, di l… in cucina: con chi stava parlando? Svelta scese dal letto, infil• le ciabatte; e si mise il golf sulle spalle. Bice dormiva sempre, tutta sotto le coperte, com'era sua abitudine. Anna apr� piano l'uscio di camera, si affacci• in cucina; si ritrasse vedendo un uomo seduto al tavolo. ®vieni pure¯ disse la zia, ®Š Amos.¯ Anna rimase un momento incerta: Š vero che la sua camicia da notte era di stoffa grossa e lunga fino ai piedi... Si fece coraggio ed entr•. Amos s'era alzato: ®ciao, Anna¯ disse. ®Ciao, Amos.¯ Pens• che avrebbe dovuto dirgli qualcosa; ma le parole non le venivano; gli and• vicino, gli prese una mano e gliela strinse forte. ®Mettiti seduto¯ gli disse. Amos sedette e rimase a guardare un punto del marmo, imbarazzato. ®Mi ha accompagnato con la motocicletta¯ spieg• la zia. ®Pensa, Bertini s'Š ammazzato e la macchina niente, s'Š storto appena un pedale.¯ ®Ma com'Š andata?¯ domand• Anna. Amos fece un gesto con le braccia: ®E chi ci capisce nulla? Dev'essergli preso male, non c'Š altra spiegazione.¯ ®La sbarra del passaggio a livello era abbassata¯ disse la zia. ®E lui c'Š andato a sbattere contro... Possibile che non l'abbia vista? Fosse stato di notte, ma di giorno...¯ ®ci ha picchiato con la fronte¯ fece Amos; ®ma Š stato cadendo all'indietro che s'Š ammazzato.¯ La zia gli aveva preparato la colazione. Lui si schermiva, diceva di non aver fame; la zia lo costrinse a mangiare: ®Sei stato in piedi tutta la notte... oggi ti aspetta una giornata faticosa... Bisogna che ti tieni su: sei il capo della famiglia, ormai.¯ Quando si fu vestita, Anna torn• in cucina. Amos aveva gi… fatto colazione e voleva andare. ®Ma Š sempre presto¯ gli disse la zia; ®in Comune prima delle nove non aprono. Io piuttosto bisogna che vada; devo chiedere il permesso al comandante.¯ La zia se ne and•; Anna rimase in cucina a far compagnia a Amos. Questi accese una sigaretta; al momento di scuotere la cenere, rimase incerto. ®Butta pure in terra¯ si affrett• a dirgli Anna. Lo guardava: era bruno di capelli e con la pelle scura: come tutti in famiglia, eccetto Ada. Ada, Amos, Armida, Arturo: che idea era stata di mettere ai figlioli tutti nomi che cominciavano per A. Amos soffoc• uno sbadiglio; diede un'occhiata all'orologio; si prese in mano il bavero della giacca: ®Bisogna che pensi anche al segno del lutto¯ disse come parlando tra sŠ. ®Aspetta, ci penso io.¯ Trov• uno scampolo di stoffa nera, lo ritagli• e si fece dare la giacca. Entr• Bice. S'era vestita; aveva una faccia di circostanza. Anna abbass• il viso sul lavoro; ma non potŠ impedirsi di sentire. Bice riusc� non solo a dire tutte le frasi che si dicono in queste occasioni; anche a spremersi le lacrime. Amos, imbarazzato, rispondeva a monosillabi. ®E Ada?¯ continuava Bice. ®Poverina anche lei. Immagino quanto star… soffrendo... Anna, sar… meglio che ci andiamo.¯ ®zia ha detto di andare subito dopo mangiato... C'Š anche da finire quel lavoro, lo sai.¯ ®Ma chi ha la testa al lavoro, in una giornata cos�.¯ ®Insomma, se vuoi andare, vai; io vengo per il funerale.¯ ®Oh, s�, io vado¯ disse Bice con slancio. E, rivolgendosi a Amos: ®Si potr… far poco, ma almeno una parola di conforto la possiamo portare. Siamo parenti, e se non ci si aiuta quando capita una disgrazia....¯ Amos interruppe quel torrente di parole dicendo che doveva andare. Anna si limit• a stringergli la mano, mentre Bice gli gett• un'altra volta le braccia al collo. Da fuori venne il fracasso della motocicletta. ®Accidenti alle macchine¯ disse Bice. ®� inutile dire, una persona non Š mai sicura. Le motociclette, poi, sono anche pi— pericolose delle automobili...¯ ®Che c'entra,¯ fece Anna ®la disgrazia Š successa perchŠ a Bertini gli Š preso male.¯ Quel fracasso le giungeva gradito; e non tard• a rendersi conto perchŠ. Non ci fosse stato Amos che aveva bisogno della motocicletta, quel giorno nella stalla Bertini si sarebbe approfittato di lei. Bice fece un'abbondante colazione. ®lei mangia, dorme, ma al momento opportuno finge di essere sconvolta dal dolore. Che commediante. Ora va laggi—, e me le immagino le scene. Cos� tutti diranno che Š buona, sensibile, che ha un cuore d'oro; mentre io al solito far• la figura di quella che non sente niente, che non prova affetto nŠ dolore. Oh, ma che me ne importa.¯ Fu contenta di restar sola. Per prima cosa, pens• di rifare la camera. Spalanc• la finestra; rimase un po' a respirare l'aria fresca della mattina e a guardare la campagna inondata dalla tiepida luce del sole. L'aria era trasparente, sembrava che brillasse. Un velo di nebbia steso sopra la pianura lontana sembrava anch'esso pervaso di luce. Anna aveva l'impressione che una forza luminosa e calda frugasse dappertutto, per infondere vita nelle cose... Frugava anche nel suo animo, e lo inondava della gioia di vivere. Un getto di fumo bianco usciva dal camino di una casa vicina, storcendosi, rarefacendosi e sparendo. I pennacchi delle ciminiere lontane erano invece scuri. Lo sguardo di Anna si pos• sui tetti raggruppati al di l… della ferrovia. E Marcello? Come faceva ad avvertirlo che non poteva andare all'appuntamento? Oh, peggio per lui; Anna si sent� quasi soddisfatta di avergli involontariamente giocato un tiro. ®me la immagino la faccia che far… quando non mi vedr… arrivare.¯ Marcello era viziato, bastava la minima contrariet… a metterlo di cattivo umore. Dopo aver rifatto la camera, and• in salottino a lavorare. Non ci rimase a lungo: non era giusto che il lavoro toccasse tutto a lei. Smise e torn• in camera, dove pass• il tempo gingillandosi. La riscosse lo scampanio di mezzogiorno. Doveva pensare a mangiare: il funerale era alle tre. And• in cucina, accese il fuoco e mise l'acqua a scaldare. Poi lav• l'insalata sotto la cannella. Intanto, canterellava: un motivo dopo l'altro, via via che le venivano in mente. Aveva la voce rauca, per di pi— era stonata: la prendevano in giro, per questo. Perci• s'era abituata a cantare quando nessuno la sentiva. Canterell• anche rigovernando; e mentre si cambiava. In ultimo ricord• che doveva portarsi un velo nero: and• in camera della zia, apr� la cassapanca, ci frug•: trovando quello che desiderava. Indugi• a guardare l'altra roba. C'erano dei lenzuoli ingialliti, con gli orli ricamati a mano: capi di corredo che la zia non aveva mai adoperato. Li serbava per loro, per quando si sarebbero sposate. ®ho paura che rimarranno in fondo a questa cassa¯, pens• Anna. Bice aveva ormai superato la ventina, senza che un fidanzato spuntasse all'orizzonte; quanto a lei, non c'era pi— nemmeno da pensarci, che si potesse sposare. Ma la cosa la lasciava indifferente. ®che ore sono? Bisogna che mi sbrighi, ci vuol mezz'ora per arrivare al podere.¯ In quella sent� lo scoppiettio di una motocicletta. Si ferm• davanti a casa sua; e lei, correndo alla finestra, fu in tempo a vederne scendere Amos. Cap� che era venuto a prenderla; e si affrett• ad andargli incontro. Gli disse che aveva fatto male a disturbarsi; ma era contenta che le avesse usato quell'attenzione. Per un momento, mentre gli metteva le mani sui fianchi e lui si voltava di profilo a raccomandarsi che si reggesse forte, le torn• in mente il breve tragitto fatto dietro a Bertini. ®anche allora scommetto che aveva delle brutte intenzioni; solo che io passavo per una ragazza onesta, e gli manc• il coraggio di manifestarle.¯ A Amos, invece, si affidava volentieri; lo conosceva poco, ma aveva avuto sempre simpatia per lui..Era un tipo chiuso, di poche parole; e il solo, in famiglia, che mostrasse comprensione per la povera Ada. ®mi piacerebbe averlo per fratello¯, si sorprese a pensare Anna. Lo rivide pochi giorni dopo. Era venuto una sera a parlare con la zia. Si trattava di questo: sua madre era stata messa su dai vicini perchŠ facesse causa alle ferrovie. C'era, dicevano, da guadagnarci qualche diecina di biglietti da mille. Infatti il passaggio a livello non avrebbe dovuto esser chiuso: perchŠ non c'era nessun treno in transito. Il casellante aveva appunto l'abitudine di tenerlo chiuso per delle ore. Loro suonavano per farsi alzare le sbarre o addirittura passavano sotto: tanto lo sapevano, l'orario dei treni. ®Cosa vuoi che ti dica, figliolo¯ fece la zia. ®Io di queste cose mica me ne intendo. Bisogner… che tu ti rivolga a un avvocato.¯ Amos scosse la testa: ®� proprio quello che non voglio fare. PerchŠ secondo me non Š giusto. Il casellante Š un povero diavolo e che colpa ne ha di quello che Š successo? Se noi diamo causa all'amministrazione delle ferrovie, questa se la rifar… con lui: magari lo trasferiscono, o addirittura lo licenziano. � un padre di famiglia, ha cinque figlioli... perchŠ gli si deve far del male?¯ La zia gli diede subito ragione: ®Mi fa piacere sentirti parlare cos�: vuol dire che sei una persona di coscienza. Ormai quello che Š stato Š stato... e fortunatamente i soldi non vi mancano. Almeno da quel lato, state tranquilli. Certo, Š una gran perdita; ma tu sei un uomo, ormai, lo puoi mandare avanti tu il podere. Piuttosto, dammi retta: rinuncia a vendere la verdura. Ma s�, sfai l'orto e mettici qualche altra coltivazione. PerchŠ andare tutte le mattine a Cecina Š uno strapazzo troppo grande. E poi lo vedi, no? Le disgrazie, come fanno presto a succedere... Quando c'eravamo noi, l'orto lo tenevamo solo per i bisogni della famiglia. Invece tuo padre poveretto ha sempre avuto la mania di andare in giro. Io glielo dicevo: tu sei un contadino, perchŠ ti vuoi mettere a fare il commerciante? Ma lui l'aveva nel sangue l'istinto di trafficare. E poi era fatto cos�, gli piaceva andare in paese, stare in mezzo alla gente... Io spero che tu ci sia pi— attaccato, alla campagna.¯ Poi si offr� di parlarci lei, con sua madre. ®Per• non dirle che sono venuto a parlarti¯ si raccomand• Amos. ®Trova magari un'altra scusa...¯ ®La scusa Š che ho promesso di farle un vestito nero e ho bisogno di prenderle le misure.¯ Anna per il giorno dopo aveva deciso di andare a Cecina in modo da rivedere Marcello e combinare un nuovo appuntamento; ma fu quasi contenta che sorgesse questo nuovo contrattempo. Naturalmente avrebbe potuto fare benissimo a meno di accompagnare la zia; Bice, per esempio, non ne volle sapere. Arrivate al podere, rest• delusa: Amos era dovuto andare a Cecina. Anche Ada, era fuori. Non le rest• che sorbirsi i discorsi della zia e della madre di Ada, in quella cucina cos� poco accogliente. L'odore di cavolo ora non si sentiva pi—: chiss…, dopo la disgrazia del marito, la donna nemmeno si curava di far da mangiare. Stava seduta in un angolo, e rispondeva a monosillabi alle domande della zia. Questa si decise a entrare in argomento. Cominci• col dire che a Bertini era un pezzo che gli prendevano quei malori: ®Ti ricordi anche due anni fa, in tempo di mietitura... Allora, deste la colpa al caldo, ma il dottore lo disse, che dipendeva dal cuore. E cos� dev'essere stato l'altro giorno: un malore improvviso, e addio... non ha pi— avuto cognizione di niente. Chiss…: forse sarebbe morto lo stesso, anche se non fosse andato a sbattere contro la stanga.¯ La donna stava immobile, sembrava che nemmeno ascoltasse. Alla fine disse: ®Ho mandato Amos dall'avvocato. Faremo causa alle ferrovie.¯ La zia finse di cascare dalle nuvole. Disse che degli avvocati non c'era da fidarsi: ®Loro la causa ti consigliano sempre di farla: poi, magari, ci rimetti le spese. E anche se la vinci, si mangiano tutto loro.¯ ®Bisogna che chi Š colpevole, paghi¯ disse la donna. Intanto, silenziosa, era entrata Ada. ®Anna, prendi le misure anche a lei¯ intim• la donna. Le due ragazze salirono in camera. Anna non potŠ trattenersi dal dirle: ®Io se fossi in te ne farei a meno, di prendere il lutto.¯ ®Ma ti pare? Prende il lutto anche Armida, che Š fuori di casa da parecchi anni.¯ ®Ma Armida Š sposata; mentre tu sei una ragazza. Non vorrai mica rinunciare a tutto per un intero anno.¯ ®Per forza ci dovr• rinunciare¯ sospir• Ada. ®Non andrai pi— nemmeno a ballare?¯ ®Purtroppo, no.¯ ®Mi dispiace¯ disse Anna. ®Proprio ora che avevi cominciato a divertirti... Scommetto che t'eri gi… trovata l'innamorato.¯ Ada la guard• spaventata: ®Come l'hai saputo?¯ ®Non l'ho saputo, me lo sono immaginato¯ rispose Anna sorridendo. ®Una bella ragazza come te fa presto a trovarsi un giovanotto. Allora: non vuoi dirmi nulla?¯ Le prese la mano: ®A me puoi dir tutto: lo so mantenere, un segreto.¯ Ada la guard• incerta. Si vedeva che era combattuta tra la voglia di confidarsi e la paura che la cosa venisse risaputa. Disse: ®Se Dio ne guardi lo venisse a sapere mia madre, sarebbe una rovina.¯ Alla fine si decise a dirglielo. Si trattava di un giovane che era contadino in un podere di l… dal Braccio di Bibbona. S'erano conosciuti a ballare; e la sera dell'ultimo dell'anno, le aveva riaccompagnate, lei e la sua amica... e un momento che erano rimasti indietro, le aveva fatto la dichiarazione. ®E poi?¯ insistŠ Anna. ®E poi ci siamo dati un bacio¯ rispose Ada arrossendo ®Per carit…, Anna, non lo dire a nessuno. Nemmeno a tua sorella.¯ ®Stai tranquilla. E ora dimmi: come si chiama?¯ ®Luigi.¯ ®Quanti anni ha?¯ ®Ventidue. Ha gi… fatto il soldato.¯ ®Allora potete anche sposarvi presto. PerchŠ non lo fai parlare con tua madre?¯ ®Oh, Anna, che dici? Mi sento male solo al pensiero che mia madre venga a saper qualcosa.¯ Anna ne convenne, che non era il momento adatto. ®Ma quando sar… passato un po' di tempo dalla disgrazia...¯ ®No, Anna, mia madre... non lo permetterebbe mai. Lei ha sempre detto che io, nelle condizioni in cui sono, devo rassegnarmi a rimaner ragazza... Oh, ma non ci voglio pensare. Mi basterebbe trovare il modo di rivederlo, ora che non posso pi— andare a ballare. Ieri mattina ero a Cecina, e guardavo di qua e di l…... perchŠ so che quando Š mercato va a Cecina anche lui. Ero distratta, figurati... ho fatto anche arrabbiare Amos.¯ ®Giusto, perchŠ non lo dici a Amos, intanto? Di lui mica hai paura, vero?¯ ®No, paura no, ma che vuoi... mi vergogno.¯ ®Non c'Š nulla da vergognarsi¯ disse Anna. ®Vuoi che glielo dica io, a Amos?¯ ®No no... aspetta che abbia rivisto Luigi, prima.¯ ®Va bene, quando torner• a provarti il vestito, si vedr… come si pu• fare. Intanto stai di buon animo... E goditi questi momenti: non c'Š niente di pi— bello che essere innamorate... non Š cos�?¯ ®� cos�, Anna¯ disse Ada. ®Sapessi come sono felice!¯ Abbass• il viso, vergognosa: ®� brutto che io dica questo, vero? � appena una settimana che il mio povero babbo Š morto...¯ CAPITOLO 5. Anna stava aspettando il treno e, come al solito, si teneva in disparte: quando dalla folla ferma al centro del marciapiede si stacc• una figura nota, Lina: che le corse incontro agitando il braccio e sorridendo: ®Anna! � un secolo che non ci vediamo. Nemmeno gli auguri di Natale ci siamo fatti. Be', facciamoceli adesso. Buon Natale. E Buon Anno¯ disse abbracciandola. ®Come mai parti con questo treno? Stamani sei rimasta a casa?¯ ®No. Mi Š toccato tornare col treno dell'una perchŠ ero inquieta per babbo. Stanotte gli era preso male... e stamani prima di partire son passata a chiamare il dottore. Cos� volevo sapere che aveva detto. Per fortuna l'ha trovato benino. Ora dimmi un po' di te: che hai fatto in tutto questo tempo?¯ ®Quello che si fa durante le Feste... niente di speciale. Ah: ci Š morto un parente. Sai, quel Bertini... forse ne avrai sentito parlare: quello che Š caduto di motocicletta al passaggio a livello.¯ ®S�, l'ho letto sul giornale; ma non sapevo che fosse vostro parente.¯ ®Era un cugino di zia.¯ ®E... il corso di taglio?¯ le domand• Lina sorridendo. ®Oh, quello... c'Š stata un'interruzione¯ rispose Anna sorridendo anche lei. ®Niente di definitivo, spero.¯ ®No, niente di definitivo... Per• non Š una cosa che possa andare avanti¯ disse diventando seria. ®Ho fatto uno sbaglio, cara Lina, uno sbaglio grosso... Basta, non stiamo a pensarci.¯ Lei stessa riprese a parlarne una volta che furono salite in treno. C'era altra gente nello scompartimento, ma il rumore delle ruote copriva le parole: Lina doveva sporgersi in avanti per sentirla. ®A volte mi chiedo anch'io perchŠ l'ho fatto. Non ero accecata dalla passione, no... e nemmeno mi ha lunsingato l'idea che un giovanotto cos�, bello, elegante, si fosse incapricciato proprio di me...¯ Guardava la campagna vicina fuggire velocemente, mentre in fondo la pineta arretrava in modo appena percettibile: ®Non Š nemmeno che io sia... una puttana.¯ ®Ma Anna, che dici.¯ ®Eppure tanta gente lo pensa. Gli uomini, per esempio: per loro, la spiegazione se una donna cade Š sempre quella.¯ ®Tu non sei caduta, Anna; non usare questa parola.¯ ®No, io sono caduta. .. stupidamente, senza una ragione.¯ Dopo un po' Lina fece: ®Senti, non te lo volevo dire... ma giacchŠ sei entrata tu nel discorso... Stamani ho visto la signorina Semoli. Ti ho detto, no? che ero andata a chiamare il dottore; ebbene, Š venuta ad aprirmi lei. Mi ha fatto entrare in anticamera, poi Š tornata e mi ha detto: ®il dottore passer… in mattinata.¯ Io stavo per darle l'indirizzo, ma lei mi ha interrotto: ®lo so dove abita.¯ E ha aggiunto: ®so anche che lei Š amica di quella ragazza, Anna Cavorzio... Be', avrei bisogno di vederla. Pu• dirle se mi fissa un appuntamento? A Marina, a Cecina, dove vuole lei...¯¯ Anna era stupefatta. Disse: ®E tu? Cosa le hai risposto?¯ ®Cosa volevi che le rispondessi? Le ho detto che ti avrei riferito. E lei allora... be', Anna, bisogna che te lo confessi: mi ha fatto pena. PerchŠ mi ha preso le mani supplicandomi... intendimi bene, non ha detto nulla, ha cercato di parlare ma...¯ Il treno stava rallentando; si ferm•. Anna guardava ostinatamente fuori del finestrino, benchŠ non ci fosse nulla da vedere, all'infuori di una fila di casette scolorite di l… dalla barriera di cemento. La Semoli: la sola persona a cui non aveva pensato quando si era buttata a capofitto in quell'avventura. Aveva pensato al dolore che avrebbe dato alla zia, a Enrico, a tutte le persone che le volevano bene e la stimavano una ragazza onesta... ma al male che avrebbe fatto alla figlia del dottor Semoli, a quello non ci aveva pensato. Il treno ripart� e protette dal rumore poterono parlare di nuovo. Lina disse: ®Immagino che tu non vorrai vederla.¯ Anna la guard• smarrita: ®Non so... cosa mi consigli?¯ ®Dipende da te... � facile capire quello che lei vuol dirti. Ti chieder… di rinunciare a Marcello.¯ A un tratto Anna fece: ®Puoi dirle che mi va bene, che acconsento a vederla.¯ ®Anna, pensaci, prima. Potresti fare un passo falso...¯ Anna scroll• la testa. Lei le decisioni le prendeva all'improvviso, senza ragionarci sopra: guidata da un istinto. Lina, che la vedeva assorta, poteva credere che riflettesse: non era cos�, il problema se vedere o no la signorina Semoli era ormai risolto per lei, non ci sarebbe pi— tornata sopra. Anzi, era risolto il problema se continuare o no con Marcello... Pochi minuti prima, mentre erano fermi in stazione, aveva guardato la fila di casette senza veder niente, ora invece il suo occhio notava tutto, la forma di un giardino, l'inclinazione di un pendio, il profilo di un promontorio: le dispiaceva che le cose passassero rapide e non fosse possibile soffermarsi a guardarle. Era ormai un paesaggio conosciuto e certi particolari si aspettava di vederseli balzare davanti. Ecco il dosso coperto di un vello verdescuro, che impediva la vista del mare. Il dosso si abbassava; spariva bruscamente: gi— in fondo le onde si contrastavano il passo, accavallandosi e schiumando, nel tentativo di raggiungere la piccola spiaggia sassosa che chiudeva l'insenatura. E poi il buio e il frastuono della galleria, per cui Anna torn• a rivolgersi all'amica. Ma questa s'era messa a leggere. Una volta scese, Lina fece per salutarla: doveva correr via, perchŠ era in ritardo per l'ufficio. Anna la ferm•: ®Dico a Marcello di accompagnarti.¯ Marcello rest• interdetto, vedendola arrivare con un'altra. Anna si affrett• a fare le presentazioni, poi gli disse che la sua amica era in ritardo e bisognava accompagnarla al porto. ®Io non volevo¯ si scus• Lina ®ma Anna ha insistito... Mi dispiace darle questo disturbo.¯ ®Nessun disturbo¯ rispose Marcello; ma si vedeva che era contrariato. In pochi minuti furono al porto. Lina ringrazi• Marcello; e rimase d'accordo con Anna di ritrovarsi al treno delle sei. ®PerchŠ cos� presto?¯ fece Marcello scontento. ®Potresti prendere quello dopo.¯ ®No¯ rispose Anna, senza dargli spiegazioni. ®Piuttosto ho sete, fermati a un bar.¯ Una volta al bar, anzichŠ bere in piedi, volle mettersi seduta. Lui era impaziente, glielo disse anche: ®Anna, Š pi— di un mese che non stiamo insieme...¯ ®Ho bisogno di parlarti.¯ ®Possiamo parlare anche in camera... Qui c'Š confusione.¯ ®Ma no che non c'Š nessuno. Mettiamoci in quell'angolo.¯ E gli raccont• della signorina Semoli. Marcello era diventato scuro appena aveva sentito fare quel nome. ®Non capisco cosa voglia, quella l…¯ disse irato. ®� semplice: vuole che noi due ci lasciamo... e che tu ti rimetta con lei. PerchŠ eravate fidanzati: non Š cos�?¯ ®Be', fidanzati magari no... Le famiglie, certo, lo sapevano. Mio padre sarebbe stato contento se la cosa fosse andata in fondo.¯ ®Eravate fidanzati... o qualcosa di pi—?¯ ®Che intendi dire?¯ ®Intendo dire che per essere semplicemente fidanzati... vi prendevate troppa libert…. Per esempio, quella volta che vi vidi uscire dalla pineta... Rispondimi, Marcello: cosa ci hai fatto con quella ragazza?¯ ®Ma... quello che un giovanotto fa con una ragazza.¯ ®Quello che hai fatto con me?¯ ®Be', s�...¯ Sulla sua faccia si dipinse un'espressione preoccupata: ®Ma stai zitta, per carit…; non lo dire a nessuno, mi raccomando. Se lo venisse a sapere la famiglia....¯ ®Vedi che sei proprio un mascalzone, Marcello.¯ Lui la guard•, stupito pi— che offeso. ®Ma s�, dal momento che non eri innamorato... Ti ci sei divertito, e poi l'hai piantata. Non negare, hai fatto cos� anche con altre. Ma le altre, magari, erano ragazze leggere. Mentre lei Š una ragazza di buona famiglia... e tu l'hai rovinata, cos�, per il gusto di levarti un capriccio.¯ ®Non esagerare, ora; non l'ho mica messa incinta.¯ ®Ma non capisci che Š lo stesso rovinata? Come potrebbe sposare un altro dopo che Š stata con te... Tu non ci pensavi, vero? quando ti sei levato la voglia...¯ ®E va bene, ho fatto male; ma Š stata lei che mi s'Š appiccicata... Comunque, non c'Š pi— rimedio.¯ ®Invece il rimedio c'Š.¯ Lui la guard• interrogativamente. ®La devi sposare.¯ Lui usc� in una risata falsa: ®Allora, dovrei sposare anche te... Ma tutt'e due non posso mica.¯ Anna scosse il capo: ®Di me non devi darti pensiero. Io... non sei stato mica tu il primo.¯ ®Ma cosa mi stai inventando?¯ ®Non ti sto inventando nulla; Š la verit…. Te l'avevo detto, no? che c'era stato un altro.¯ ®S�, ma io credevo... che fosse solo un innamorato.¯ ®� stato il mio amante, invece. Vedi bene che il mio caso Š diverso da quello della signorina Semoli.¯ ®Non ti credo. Io... me ne sarei accorto, se tu fossi stata con un altro.¯ ®Invece non ti sei accorto di nulla.¯ A un tratto Marcello la prese per il polso: ®Andiamo.. qui non si pu• parlare¯ In macchina tacque tutto il tempo. Anna guardava fuori: il cielo era coperto, e le acque del canale erano scure, quasi nere. Qualche finestra bassa era gi… illuminata. In camera, Marcello diede sfogo alla sua agitazione camminando. Si ferm• davanti a lei: ®E va bene, io sar• un mascalzone, ma tu cosa sei, allora? Rispondi.¯ ®Io sono una svergognata¯ rispose Anna tranquilla. ®Non c'Š bisogno che me lo dica tu, lo so da me. Per questo ho deciso di farla finita. Sar… tanto di guadagnato... per me e per te.¯ ®Ma che ti succede, Anna? Ti sei messa paura perchŠ la Semoli ti ha mandato a dire in quel modo?¯ ®Io, mi sono messa paura?¯ Rise: ®Sei tu Marcell�no che hai paura... s�, paura del padre di lei, paura di tuo padre, paura dello scandalo... Ma io, di che cosa vuoi che abbia paura? Io non ho pi— nulla da perdere....¯ Lui rest• zitto; e lei continu•: ®Vedi, in questi casi, da principio chi scapita Š la donna... ma quando la relazione si prolunga, le parti si invertono... Š l'uomo che ha tutto da scapitare. Perci• Š nel tuo interesse di farla finita.¯ Marcello la scrutava, diffidente e incerto. ®Tu vuoi che io ti prometta di sposarti; non Š cos�? Te l'ho mai chiesto, forse?¯ ®No, ma la tua intenzione Š quella... Dianzi mi hai detto che dovevo sposare la Semoli... perchŠ io ti dicessi che avrei sposato te.¯ Lei lo guardava sorridendo, e lui credette di trovare in quel sorriso una conferma alle proprie parole; sedette sulla sponda del letto, le prese le mani: ®Anna, ci ho pensato anch'io, cosa credi? Ma lo sai in che situazione mi trovo. Mio padre mi caccerebbe di casa se facessi un passo simile. SicchŠ, bisogna aspettare...¯ Sicuro di essersi ormai acquistata la sua fiducia, continu• a parlare con animazione: ®Mio padre, vedi, s'era messo in testa che io dovessi sposare la Semoli... Mio padre Š un commerciante, vede tutto dal punto di vista dei soldi. Io per• gliel'ho sempre detto che non me la sento. E cos� vedrai che a poco a poco si lever… di testa quest'idea. E allora sar… tutto pi— facile...¯ Anna si sfil• le scarpe e si sdrai• di traverso sul letto. Marcello rimase un momento incerto, poi si alz•, si tolse il cappotto. Lei lo ferm•: ®� inutile, tra cinque minuti me ne vado. Il tempo di riposarmi un po', e me ne vado.¯ ®Ma perchŠ? � presto; non sono ancora le cinque.¯ ®Tanto non abbiamo pi— niente da dirci¯ rispose Anna. Alla stazione, appena trov• Lina, le disse: ®Quando vedi la signorina Semoli... puoi informarla che tra me e Marcello Š finito tutto.¯ CAPITOLO 6. Anche quella mattina era piovuto; ma verso mezzogiorno c'era stata una schiarita, e Anna aveva detto che nel pomeriggio sarebbe arrivata da Ada. ®� tanto che gliel'ho promesso.¯ Scese nell'orto a prendere la bicicletta. C'era un gran buio dietro i monti; ma erano troppi giorni che era costretta a stare in casa, e aveva bisogno di muoversi. Verso il mare, il cielo era chiaro. Anna si guardava intorno, respirando a pieni polmoni; ma quando fu in campagna dovette stare attenta alla strada, perchŠ era tutto un susseguirsi di pozzanghere. Non incontr• nessuno. Arrivata al viottolo erboso, scese; e prese a camminare sul ciglio del campo, attenta a non scivolare. A un tratto l'acqua brill• nella carraia; e alzando gli occhi Anna vide la casa bagnata da una luce violenta. Giunta sul piazzale, suon• il campanello. Da una finestra alta si affacci• Amos: ®Sei tu, Anna? Scendo subito.¯ ®Grazie, non disturbarti... Sai mica dov'Š Ada?¯ Lui si era gi… ritirato; pochi momenti dopo comparve sul piazzale. ®Come stai?¯ gli domand• Anna. ®Come vuoi che stia? Ho un sacco di pensieri... No, mia madre non c'Š... Š al cimitero. Vieni, andiamo a cercare Ada.¯ Girarono dietro la casa e presero per il viottolo lungo l'orto. Il sole brillava sull'erba verde e lucida, sui tronchi neri e bagnati, sulla scarpata della ferrovia. Amos si ferm• ad aspettarla: ®Dimenticavo che non sei una contadina come me... Ah, eccola l…, Ada, Ada!¯ chiam•. Anna gli chiese a che punto era la causa. ®Non me ne parlare¯ fece Amos. ®Ogni momento mi tocca andare dall'avvocato... Anche questa ci voleva. Io, lo sai, ero contrario... l'ho fatto giusto per contentare mamma. Certo che quest'estate non so come potremo fare. Il podere ce l'abbiamo tutto sulle spalle io e mia sorella... perchŠ mamma, un po' si sente male, un po' va sempre al cimitero... C'Š andata anche in questi giorni, con tutta l'acqua che Š venuta. � un'esagerazione, non ti pare? Ada, vai in casa con Anna. Ci penso io a trinciare il foraggio..¯ Quando furono in camera, Anna disse: ®Chiss… cos'avrai pensato, che non mi sono fatta pi— viva. Ma prima ho avuto un mucchio di cose da fare, e poi, Š cominciato a piovere...¯ Ada sembrava pi— pallida del solito; era anche dimagrita. Ma forse era l'effetto del golf nero. ®� cos�? Non mi dici niente? Vi sarete rivisti, te e Luigi.¯ ®S�¯ rispose Ada, asciutta; e subito dopo fece: ®Sar… meglio che vada ad aiutare Amos.¯ ®Che dici, Amos Š un pezzo d'uomo, ha bisogno proprio del tuo aiuto. Scommetto che a quest'ora avr… gi… finito di trinciare il foraggio.¯ ®Ma c'Š da preparare la semola, c'Š da attinger l'acqua... Ora poi mamma star… per tornare e se non mi trova nella stalla...¯ ®Come vuoi¯ fece Anna, un po' sorpresa. ®Piuttosto di': sei sempre dell'idea che io ne debba parlarecon Amos?¯ ®No... non importa pi— che gliene parli.¯ Anna cap� che era successo qualcosa: ®Senti, Ada: rimettiti un momento seduta e raccontami per bene quello che Š accaduto fra te e Luigi.¯ ®Niente Š accaduto; cosa doveva accadere?¯ ®Mi hai detto che lo hai rivisto, dunque qualcosa da raccontarmi ce l'hai. Quando l'hai rivisto? Domenica?¯ ®Senti, Anna, Š inutile starne a parlare, ormai... perchŠ Š tutto finito. Ci siamo lasciati, s�¯ e sul suo viso apparve un'espressione dura, risoluta, che Anna non le conosceva. Insistette nel voler sapere: ®� impossibile che sia finito tutto! Magari avrete litigato... ma succede tante volte che due innamorati litigano.¯ ®No, non abbiamo litigato. Ci siamo lasciati.¯ ®Ma ci sar… stato un motivo! Due non si lasciano senza un motivo...¯ ®Il motivo Š che mi manca una mano.¯ Anna rimase impietrita: questo, non le era nemmeno passato per la mente... Si sforz• di dir qualcosa, ma non trov• nulla. Ada seguitava a star seduta sulla cassapanca, con le braccia abbandonate, le spalle curve, la testa china. A un tratto alz• gli occhi: ®Capisci, Anna? A casa sua l'hanno saputo... e gli hanno detto se per caso era ammattito a mettersi con un'infelice. PerchŠ sono senza una mano, mi considerano infelice. Credono che non sia buona a niente... Invece io so fare tutto: nei campi faccio tutto, qualsiasi lavoro. E alla stalla, non ci ho forse sempre guardato da me? Quando Amos era militare, non mi aiutava mica nessuno. Ero io che davo da mangiare alle bestie, io che le mungevo, io che rifacevo le lettiere... E in casa, non faccio forse tutto, quando ce n'Š bisogno? Le faccende, da mangiare... Anche coi bambini, mi riesce sbrigarmela: l'ho visto con quelli di mia sorella. Allora perchŠ vogliono dire che sono un'infelice? PerchŠ, se riesco a fare quello che fanno le altre?¯ Riabbass• il viso e cominci• a singhiozzare. ®Non piangere, Ada, non fare cos�, cara¯ e le prese insieme la mano e il moncherino. La costrinse ad appoggiare il viso sulla sua spalla. ®� perchŠ non ti conoscono magari che pensano... Ma quando sapranno che sei brava a far tutte le cose, cambieranno opinione.¯ Ada smise di piangere. Si tir• indietro, guardandola quasi con odio: ®Ma se anche quelli che mi conoscono la pensano nello stesso modo! S�, quelli di casa mia: anche loro l'hanno sempre detto che sono un'infelice, che non mi potr• mai sposare....¯ ®Lo diceva tuo padre. Lo dice tua madre, magari... Ma Amos non lo dice certo.¯ ®Amos non conta nulla. Fa tutto quello che vuole mamma.¯ ®Ada, ascoltami: a casa tua magari lo dicevano perchŠ tu non ti facessi illusioni... perchŠ pensavano che non avresti trovato un fidanzato. Ma ora che l'hai trovato, anche tua madre cambier… opinione. Senti, mi viene un'idea: lo dico a zia, che ne parli con tua madre...¯ Ada scosse la testa: ®Tu non la conosci, mia madre. Quando s'Š messa in testa una cosa, non le pu• far cambiar parere nessuno. E poi, a che servirebbe? Luigi mi ha lasciato....¯ ®Ti ha lasciato, perchŠ a casa sua l'hanno costretto... Ma ti vuol sempre bene, ne sono sicura.¯ ®No¯ rispose Ada, e la voce le tremava. ®No, non mi vuol nemmeno bene. Se m'avesse voluto bene, non m'avrebbe detto in quel modo... Poteva inventarmi una scusa, non ti pare? Dire che a casa sua non volevano che sposasse... che non c'Š posto per un'altra famiglia... PerchŠ mi ha voluto mortificare? PerchŠ? Guarda, arrivo a dirti questo: poteva farmi credere che aveva un altro impegno... che era gi… fidanzato. Ma perchŠ rinfacciarmi che mi manca una mano? Come se fosse colpa mia... Come se l'avessi fatto apposta, a mettere il braccio nella cinghia della trebbiatrice... Oh, Anna, perchŠ non sono morta... PerchŠ non m'ha stritolata tutta. Non era meglio che fossi morta, invece di soffrire cos�?¯ ®Non dire questo, Ada, non piangere¯ ma piangeva anche lei. Oh, era terribile non poter far nulla per quella povera creatura. Non poter far altro che stringerla e baciarla e accarezzarle la testa e le spalle. ®Ada, cara¯ balbett•; ®nemmeno io mi sposer•, verrai a stare insieme con me, saremo come sorelle.¯ Rimasero cos�, abbracciate strette; e il corpicino di Ada smise di sussultare. A un tratto sentirono chiamare da basso. Ada la respinse con violenza: ®Mia madre¯ disse. ®� tornata mia madre.¯ Fece per slanciarsi verso la porta; Anna la trattenne: ®Asciugati il viso.¯ Lei si asciug• strusciando le maniche del golf contro la faccia; guard• Anna, le disse: ®Mi raccomando, non dir niente¯ e corse gi— per le scale. CAPITOLO 7. Una sera, Anna aveva finito di rigovernare e stava per andare a letto, quando la zia la ferm•: ®Aspetta; devo dirti una cosa.¯ Quei modi, e il fatto che Bice si fosse affrettata a uscire dalla stanza, non lasciavano presagire nulla di buono. Anna mise le mani avanti: ®Senti, zia, non vorrai tornare su quell'argomento... Ti ho gi… detto che Š finito tutto; e che non ne voglio pi— sentir parlare.¯ ®Non si tratta di te. Si tratta di Bice. S'Š fidanzata con Enrico.¯ ®Cosa?¯ ®Io naturalmente ne sono stata contenta¯ continu• in fretta la zia; ®perchŠ questo, almeno, Š un fidanzamento che va in fondo. Capisci Anna? se una ragazza viene lasciata una volta, magari la gente non ci fa caso; ma dopo due fidanzamenti andati a male sarebbe screditata... Perci• mi preoccupavo tanto per Bice. Avevo paura che facesse un altro passo falso. Mentre cos� sono sicura. Enrico Š un ragazzo serio, si conoscono da quando erano piccoli... Del resto, hanno l'intenzione di sposar presto: appena passata l'estate.¯ Si ferm•: ®Allora: non dici nulla?¯ ®Se non me ne d…i il tempo¯ rispose Anna, e rise. ®Sei contenta anche tu, vero?¯ ®Certo che sono contenta... ma anche, ti confesso, un po' sorpresa; perchŠ non m'ero accorta di nulla.¯ ®Nemmeno io sapevo nulla fino a pochi giorni fa. Bice non me l'aveva detto... L'ho saputo dalla madre di Enrico.¯ ®PerchŠ non l'hai detto subito anche a me? Giusto ieri ho incontrato Enrico... mi ci sono anche fermata a parlare...¯ ®Sai, avevo un po' paura che tu la prendessi in cattiva parte. Con la cosa che un tempo Enrico stava dietro a te...¯ ®Ma figurati¯ disse Anna. ®Quelle erano cose da ragazzi. Oh, ma voglio andare a fare i rallegramenti a Bice.¯ ®Brava Anna¯ disse la zia. La ferm• prendendola per un braccio: ®L'ho sempre saputo che sei una brava ragazza. Se solo avessi avuto un po' pi— di giudizio.. .¯ ®Che ci vuoi fare?¯ disse Anna; e fece per svincolarsi. La zia la attir• a sŠ: ®Io ti voglio bene lo stesso per•, sai; te ne voglio anzi di pi—¯ e la abbracci• stretta. ®Smettila, zia; mi soffochi... Be'? che sono questi piagnistei, adesso?¯ ®Oh, Annina! Pensare che ti sei rovinata cos�, senza una ragione...¯ ®Non pensare a me... pensa a Bice... Bice s'Š fidanzata, dobbiamo essere contente...¯ Rideva e piangeva insieme. ®Sar• contenta quando vedr• sistemata anche te... Vorrei proprio averla questa consolazione, di vederti sistemata...¯ ®E non sono gi… sistemata? Hai proprio tanta fretta di mandarmi via di casa?¯ La zia scosse la testa. Aveva tirato fuori il fazzoletto, si asciugava gli occhi; alla fine potŠ parlare: ®Io, figurati, ti terrei sempre con me. � per te che lo dico, Annina. PerchŠ vorrei vederti contenta...¯ ®Ma io sono contenta cos�, credimi.¯ ®No, lo dici per farmi star tranquilla. Ma io ho un pensiero tale... La notte mi sveglio e non mi riesce pi— di addormentarmi. Sono stata tanto male, sai? in tutti questi mesi...¯ ®Oh, zia, perdonami. Non te l'avrei dovuto dare questo dolore. Tu... hai fatto tanto per me; e io ti ho ricompensato in questo modo...¯ ®Non dire cos�, Anna; sei stata solo sfortunata...¯ ®No, sono stata cattiva... Non ho pensato a te, al dolore che ti davo... Oh, come ho potuto farlo... come ho potuto farlo...¯ Singhiozzava disperata. ®Calmati, su. Devi andare di l…, Bice chiss… come sta in pensiero. Su, asciugati gli occhi. Bice Š di l… che ti aspetta...¯ Con Bice si ripeterono gli abbracci e i pianti. Alla fine Bice disse: ®Dobbiamo tornare a volerci bene come prima; vero, Anna?¯ ®S�¯ rispose lei. ®Anche quando... non staremo pi— insieme, ci vorremo tanto bene lo stesso, vero?¯ ®S�, Bice cara, s�.¯ ®Tu sei buona, Anna, tanto buona.¯ Sedute sulla sponda del letto, si tenevano abbracciate e non si decidevano ad andare a dormire. Alla fine la zia in camicia da notte venne a vedere cosa succedeva: ®Ma che fate, bimbe, Š quasi mezzanotte...¯ Allora si misero a ridere, perchŠ non s'erano accorte che fosse passato tanto tempo. CAPITOLO 8. Enrico veniva tutti i pomeriggi. Arrivava presto, alle tre e mezzo o alle quattro. Ma fino alle sei le due sorelle continuavano a lavorare. Non c'era tempo da perdere, infatti: oltre tutto, bisognava pensare al corredo. Enrico se ne stava l� senza far niente e, secondo il suo solito, parlava anche poco. Anna e Bice continuavano a parlar tra loro: come se lui non ci fosse. NŠ Bice ci teneva a cambiarsi d'abito, a pettinarsi o a darsi per lo meno la cipria, come succedeva quando era fidanzata con Mario. Ora non aveva scrupolo di farsi trovare spettinata, vestita da casa e con un paio di vecchie ciabatte sformate ai talloni e bucate in cima. In tutti quei mesi in cui era rimasta quasi sempre in casa, s'era disabituata ad aver cura della propria persona. Continuava a ingrassare; ma non se ne dava pensiero. ®sembra gi… una donna sposata¯, si sorprese a pensare Anna. Era incredibile il cambiamento che aveva fatto in un anno. Anna ricordava benissimo i minuziosi preparativi per l'arrivo di Mario. Bice prima spazzava accuratamente il salottino, rimetteva a posto le seggiole, stendeva la tovaglia ricamata sul tavolo; si chiudeva in camera, e le occorreva un quarto d'ora almeno per farsi toeletta. Poi cominciava l'ansiosa attesa dell'arrivo del fidanzato. Non appena si udivano i passi per le scale, Bice si precipitava fuori: e l�, sul pianerottolo, lo accoglieva con abbracci e baci. Quindi lo aiutava a sfilarsi il cappotto e a slacciarsi la sciabola; lo faceva accomodare, gli domandava se aveva bisogno di nulla... Mentre ora nemmeno si alzava quando veniva Enrico. Lui, dal canto suo, era molto riservato. Si metteva seduto al tavolo, accendeva una sigaretta e restava a guardarle lavorare. Solo occasionalmente interveniva nella conversazione. ®Tu lo tratti troppo male, Enrico¯ le disse una volta Anna. Bice la guard• meravigliata. Quando finalmente cap�, disse: ®La colpa Š sua, che non fa nulla dalla mattina alla sera.¯ ®E che pu• fare, se lo stabilimento d… lavoro soltanto l'estate?¯ ®Come, che pu• fare? Guarda Pellegrini, non lo vedi mai un momento in ozio. Intanto, c'Š da ingrandire lo stabilimento: perchŠ anche l'anno scorso le cabine non bastavano, la domenica specialmente dovevano rimandare indietro la gente. Poi, c'Š da rimodernare la baracca: perchŠ cos�, Š proprio un'indecenza. Poi bisogner… pensare a una pista da ballo; e poi, magari, a una trattoria... ®Anche a un albergo, allora¯ disse Anna ridendo. Bice rimase seria: ®Quest'anno no, magari neanche l'anno che viene... perchŠ le cose bisogna farle una alla volta. Ma in seguito un albergo lo metteremo su certamente. Lo vedi, no? che sviluppo sta prendendo Marina; mica vorrai lasciar far tutto a Pellegrini.¯ Anna la stava a sentire ammirata. Alla fine non potŠ trattenersi dal dirle: ®� una fortuna che Enrico sposi te, che sei una donnina pratica; io, me ne rendo conto bene, non sarei stata una moglie adatta per lui.¯ ®Enrico ha bisogno di essere spronato¯ disse Bice. ®� un bravo ragazzo, e sono sicura che avrebbe anche voglia di lavorare.¯ Si accalor• nel discorso: ®� stata sua madre a guastarlo. L'ha abituato a fare il signore. Ma io lo riformer•, non dubitare. Figurati se potrei sopportare un marito che se ne sta senza far nulla per nove mesi all'anno.¯ Anna era stupefatta. La Bice di un tempo, timida, ingenua, disarmata di fronte alla vita, era scomparsa. Al suo posto c'era ora una donna pratica, risoluta. E quella straordinaria trasformazione s'era compiuta sotto gli occhi di Anna nel giro di poche settimane, addirittura di pochi giorni. Bice non aveva nemmeno pi— i falsi pudori di un tempo. Un giorno Anna si sent� chiedere di punto in bianco se la prima volta era molto doloroso per una donna. ®Tu, hai sentito dolore?¯ Anna era diventata rossa; ma bisognava pure che rispondesse, non poteva mica farle credere di essere ancora vergine. ®No¯ disse, e cerc• di sviare il discorso. Bice insistette: ®Hai perduto sangue?¯ ®Ma no... per la verit… non me ne sono nemmeno accorta.¯ ®zia invece ha sofferto molto... non solo la prima volta, anche dopo. � per questo, forse, che non se l'Š pi— sentita di riprender marito¯ e si mise a ridere. ®Ma come? Hai parlato con zia di queste cose?¯ ®Certo: che c'Š di male? Una Š bene che ci sia preparata. Tu avevi molta paura, la prima volta?¯ ®Bice, ti prego.. non mi va mica di parlarne.¯ . ®E perchŠ? Sono tua sorella... e poi, mica lo andrei a ridire. Capisco che tu avevi anche la preoccupazione di rimanere incinta. Mentre io gliel'ho gi… detto a Enrico, che un figliolo lo voglio subito. PerchŠ mi Š venuto il dubbio di non poterli avere. Ma s�, anche conquesto fatto che sono tanto ingrassata... Alle volte le donne che ingrassano Š perchŠ non possono aver figlioli.¯ Cos�, Bice si preoccupava di ingrassare solo per questo: per la paura di non aver figlioli. Di sciuparsi il personale, non gliene importava. ®Allora, se proprio hai questa paura, fai subito la prova¯ le disse Anna ridendo. ®No, quello no.. le cose, Š meglio che siano regolari. A proposito, fammi il favore di non uscire pi— quando c'Š Enrico.¯ Le raccont• che il giorno prima appena rimasti soli Enrico aveva cominciato a metterle le mani addosso... e aveva cercato anche di far peggio. Anna rise: ®Invece, quando ci sono io, non si azzarda a toccarti nemmeno con un dito.¯ ®PerchŠ di te ha soggezione. Ma s�, con la cosa che un tempo ti faceva la corte...¯ Anche questo era straordinario: che Bice non fosse gelosa di lei. Quando lo era stata tanto in passato. Ora parlava del fatto che Enrico era stato innamorato della sorella con la pi— grande indifferenza: come se non gliene importasse affatto. Una sera, erano le sei, e Bice aveva smesso di lavorare (certe sere, invece, lavorava fino all'ora di cena: senza dedicare un minuto di tempo al fidanzato). And• in cucina a prepararsi la merenda. ®Vuoi che la prepari anche a te?¯ chiese a Anna. ®No... non ho fame¯ rispose Anna. Riabbass• la faccia sul lavoro. Quando c'era anche Bice, la presenza di Enrico non le causava imbarazzo; ma a restarci sola insieme, era diverso. ®Bice mangia troppo¯ osserv• Enrico; ®� per questo che ingrassa. Tu invece sei rimasta la stessa.¯ ®Oh, per questo, sono ingrassata anch'io¯ rispose Anna senza guardarlo. ®No, tu non sei cambiata. Tu sei sempre com'eri a sedici anni. Basterebbe che ti rifacessi la frangetta, e saresti proprio come allora.¯ Ti sembrava che stessi meglio con la frangetta?.¯ ®Che c'entra. Stai bene anche cos�. � che a me piacevi in quell'altro modo...¯ ®Ma ho quasi vent'anni, ormai; la frangetta, va bene per le ragazzine.¯ ®Eh¯ sospir• Enrico ®il tempo passa, purtroppo. Sarebbe bello se le cose rimanessero sempre come sono.¯ ®Tu ci vorresti tornare, a quel tempo?¯ ®Ci vorrei tornare, s�... Vorrei tornare a quella sera in cui partii per fare il soldato. Quando mi accompagnasti per un pezzo di strada. E mi desti un bacio...¯ Anna lo guard•: ®� meglio che sia andata cos�, Enrico.¯ Prosegu� a occhi bassi: ®Tu non hai l'idea della fortuna che ti Š capitata. Ma io la conosco bene, Bice, perci• te lo posso dire: sar… proprio la moglie che ti ci voleva. Mentre io... anche se mi fossi mantenuta onesta... non sarei stata lo stesso adatta per te.¯ Entr• Bice: ®Di che stavate parlando?¯ E, non avendo risposta: ®Scommetto che rievocavate i tempi dei vostri amori... Bisogner… che vi sorvegli, voi due. Sareste capaci di ricominciare...¯ Cos� il fidanzamento procedeva senza scosse, senza litigi: com'Š inevitabile, invece, quando due si amano veramente. Anna una volta glielo disse, a Bice: ®Tu di Enrico mica ne sei innamorata.¯ Bice la guard•: ®PerchŠ lo dici?¯ ®PerchŠ con Mario... eri molto pi— affettuosa.¯ Dopo un po' Bice disse: ®L'amore, mi ha fatto soffrire e basta. Cos�, dopo quella volta di Mario, mi sono detta che non ci sarei ricascata... Lo dovresti sapere anche tu, che l'amore d… solo dispiaceri. Enrico Š un buon ragazzo, e io gli sono affezionata; nemmeno lui, del resto, Š innamorato¯ aggiunse in fretta. Anna non seppe cosa dire. Bice torn• subito sorridente: ®Io spero che anche tu possa trovar presto un giovanotto come si deve. Guarda, se non fosse un contadino, te l'avrei gi… trovato. Amos.¯ ®Amos?¯ ®Amos, proprio lui; me ne sono accorta subito che ha molta simpatia per te. E che tu non puoi finire a far la contadina. Non ti ci sapresti abituare. Ma prima o poi ti capiter… l'occasione adatta. Non dire di no, Anna: in fondo, cosa ti Š successo? Una disavventura come succede a tante... Mica sei come Marisa: che non si Š vergognata di diventare l'amante di un vecchio. E che il gioved� va apposta a Cecina al mercato. Pensa che schifo: andare con uno di questi omacci di campagna, metti con un tipo come Bertini...¯ ®Lo sai che una volta Bertini ha cercato di farmi violenza?¯ E le raccont• tutto: da quella sera in cui l'aveva incontrato in treno a quel pomeriggio in cui l'aveva aggredita nella stalla. ®Quasi non posso crederci¯ disse Bice alla fine. ®Lo vedi, Anna, quanti pericoli ci sono per una ragazza. Perci• devi seguire il mio consiglio: appena ti capita un partito ammodo, non lasciartelo sfuggire. Ma perchŠ non me lo raccontasti subito, di Bertini? Devi sempre dirmi tutto, a me.¯ Bice ora s'imponeva di nuovo, con l'autorit… della sorella maggiore. Anna, d'altra parte, aveva bisogno di guida e di protezione. Un pomeriggio usc� di casa presto. Non aveva una meta, semplicemente desiderava stare un po' sola. Siccome sulla spiaggia c'era gi… qualche bagnante, pieg• verso la pineta. Le strade erano polverose, e tra i pini le cicale facevano un fracasso assordante. Anna continu• sotto il sole, finchŠ giunse sul ponticello. Mise il piede a terra: c'era da prendersi un colpo di sole, a continuare. Ma nemmeno era il caso di fermarsi l�, col puzzo del fosso. Percorse il viottolo lungo l'argine, e si addentr• nella pineta. Camminava a testa bassa, poi alz• gli occhi a guardare una lama di luce fra un tronco e l'altro. Quel turbinio di corpuscoli nel diaframma luminoso del raggio le ricordava un momento della sua infanzia... ma quale? La domenica la zia le portava sempre a far merenda nella seconda pineta. A volte facevano delle gite anche pi— lunghe: come quella volta che le aveva condotte al forte della finanza. ®Quella volta che m'innamorai¯, pens• Anna sorridendo. PerchŠ ormai aveva stabilito che quel ragazzotto dispettoso era stato il primo amore della sua vita. Era cos�, la vista del raggio che fendeva l'oscurit… della pineta si associava al ricordo di quell'amore lontano e forse immaginario. Per questo, guardandolo, si sentiva felice. E non invidiava nessuno: tanto meno Bice con quel suo matrimonio fondato solo sul calcolo, sulla necessit… di sistemarsi. ®io non ho bisogno di sistemarmi¯ pensava Anna. ®posso continuare a vivere come vivo.¯ Prima, quando si era avviata per il viottolo sopra l'argine aveva avuto l'idea di arrivare alla buca; ora, la stessa passione per Mario la lasciava indifferente. E Marcello, aveva contato sempre cos� poco per lei... ®com'ero sciocca a temere che la mia vita ne fosse sconvolta.¯ Niente, niente avrebbe potuto sconvolgere la sua vita... perchŠ la vita, l'essenza vera della vita, era qualcosa d'intangibile. Niente poteva intaccarla: e i fatti, quei fatti di cui si parla tanto, e in cui sembra che consista la vita di una persona, erano in realt… senza importanza, senza significato. Rasserenata, felice, sarebbe rimasta l� chiss… quanto tempo: se non si fosse ricordata della raccomandazione della sorella di tornar presto. CAPITOLO 9. L'ultima domenica di giugno, Anna volle andare a trovare Ada. Fu la zia, quel pomeriggio, a incaricarsi della sorveglianza dei fidanzati. Anna si teneva al centro della strada: meglio incappare in qualche ciottolo che percorrere le piste laterali, dove s'era accumulato uno spesso strato di polvere. Il sole picchiava forte e l'aria era ferma. Nemmeno la pineta era un rifugio invitante: anche dov'era pi— fitta, l'ombra appariva calda e polverosa. Non si vedeva anima viva: solo lo stridore delle cicale riempiva il silenzio. Anna prosegu� intontita e accaldata in mezzo alla campagna. Dappertutto avevano gi… provveduto a segare il grano; ma non lo avevano ancora portato sulle aie: e quei mucchi posti a intervalli regolari davano agli squadrati l'aspetto di una scacchiera. Negli spazi vuoti non c'erano che spunzoni, erba secca e papaveri avvizziti. In un punto avevano bruciato le stoppie: il terreno era nero. Fu un sollievo arrivare al podere. Chiese permesso, nessuno rispose; spinse la porta e l'accolse il ronzio delle mosche e un leggero tanfo di rigovernatura. ®se hanno lasciato la porta accostata, saranno nelle vicinanze¯, pens• Anna. Aveva sete: si accost• all'acquaio e bevve direttamente dal beccuccio della mezzina. Poi la sua attenzione fu attirata da un lumino: era posto sotto la fotografia di Bertini. Aveva fatto rumore smuovendo inavvertitamente uno sgabello; e una voce venne dall'interno della casa: ®Chi Š?¯ ®Sono io, Anna¯ e infil• le scale tutta contenta. Contenta di aver trovato Ada, e che fosse sola in casa. La trov• in sottana, che cercava affannosamente di infilare la testa nel vestito. La aiut•, poi le ravvi• con la mano i capelli scompigliati. ®Mi ero buttata un po' sul letto¯ disse Ada come per giustificarsi di essersi fatta trovare svestita. ®Poi ho sentito rumore in cucina, e temevo che il cane si fosse slegato.. .¯ ®Avevo paura di non trovarti¯ disse Anna. ®Sai, con la cosa che Š domenica... Ada scosse la testa: ®Mamma Š andata al cimitero con Amos; sicchŠ, in casa, ci sono dovuta restare io. Anche noi, Š un momento che c'Š tanto da fare. Fra una settimana, viene la trebbiatrice, e abbiamo sempre il grano nei campi.¯ Anna la guard•: ®Insomma, povera Ada, nemmeno la domenica hai un po' di libert….¯ ®Oh, tanto, per quel che me ne importa.¯ Anna s'era seduta sulla sponda del letto, mentre Ada era rimasta in piedi. Dalla finestra semiaperta entrava un raggio polveroso; e venivano i rumori soffocati della campagna. ®E Amos, torner… presto?¯ domand• Anna. ®PerchŠ avevo da dirgli una cosa da parte di Bice. Lo vuole come testimonio alle nozze. Ma che caldo, oggi¯ aggiunse dopo un po'. Non sapeva pi— di che parlare. Ada invece, abituata ai lunghi silenzi della gente di campagna, se ne stava l� senza provare imbarazzo. Si sent� il rumore di un treno. Ada si affacci• un momento: ®� il direttissimo. Vuol dire che sono gi… le cinque.¯ Volle vederlo anche Anna: e rimase a guardarlo correre sul terrapieno, coi finestrini aperti e affollati. Sai? E il treno che prenderanno Enrico e Bice per andare a Roma in viaggio di nozze.¯ La guard•: ®Di' la verit…, Ada: con tutti questi treni che ti passano davanti, qualche volta non ti vien voglia di partire?¯ ®E dove dovrei andare?¯ ®Hai ragione¯ rispose Anna. ®Anche a me, non m'Š presa mai la voglia di andar via da Marina. Noi si sta bene dove siamo nate,¯ aggiunse sGrridendo. Ada, quel giorno, aveva qualcosa: non le era riuscito di farla sorridere una volta. Ci si prov• ancora: ®Presto rimarr• anch'io sola come te, Ada. Allora sar• libera di venirti a trovare tutte le volte che vorr•.¯ ®Io bisogna che scenda nella stalla,¯ disse Ada. Una volta nella stalla si mise a trinciare il foraggio; dopo aver rifiutato l'aiuto di Anna. A questa non rimase che guardarsi intorno. Il soffitto incombeva basso, tanto che una ragnatela fluttuante le era passata sul viso. Ma di ragnatele, ce n'erano parecchie; e in una screpolatura, Anna sc•rse anche una scolopendra. Cerc• qualcosa per ammazzarla; vide in un angolo il rastrello, lo impugn• per il manico e vibr• un colpo secco dal basso in alto. La screpolatura ripar• l'animale: che schizz• via scorrendo rapido fino al pilastro. Anna ripetŠ il tentativo: ma stavolta fu l'angolazione del soffitto a salvare la scolopendra. Delusa, Anna butt• via il rastrello. S'inoltr• nel corridoio centrale. Da una parte e dall'altra le mucche volsero i loro occhi tondi e mansueti verso di lei; poi, rendendosi conto che era un'estranea, tornarono a ficcare il muso nella mangiatoia. Anna pos• la mano sul fianco di un vitello; ma un improvviso colpo di coda la fece impaurire. Infine, era stupido che lei fosse venuta a trovare Ada e non avesse il coraggio di parlarle. Aspett• che fermasse la ruota per raccogliere un altro fascio di steli: ®L'hai pi— veduto Luigi?¯ Ada divent• rossa. Non disse nulla e fece per chinarsi di nuovo. Anna le pos• una mano sul braccio: ®Non ti vuoi pi— confidare con me?¯ Ada rimase un momento incerta; scosse la testa e si chin• a raccattare un'altra bracciata di foraggio. Anna, stavolta, la lasci• fare. S'era tirata in disparte e guardava la schiena della fanciulla curvarsi e raddrizzarsi ritmicamente, a tempo con la ruota; mentre il moncherino spingeva via via in avanti il fascio da trinciare. ®forse ho fatto male a domandarglielo. Forse ha ragione lei a non volermi dir niente; tanto, che aiuto le potrei dare?¯ Pensava addirittura di salutarla e andarsene. Ada smise di girare la ruota. Si volt• verso Anna: ®Mi pare di sentire il rumore di una moto... S�, Š Amos: non avevi da parlargli?¯ ®mi manda addirittura via¯, pens• Anna tristemente. Ma quella schiena sottile, che s'era rimessa subito in movimento, le faceva troppa pena: ®Fermati, su, riposati un po'. Ne hai gi… trinciato un bel mucchio... Vieni, parliamo un momento. PerchŠ non mi vuoi dir pi— nulla di Luigi?¯ ®E che cosa ti dovrei dire?¯ fece Ada, e alz• il mento, in un gesto quasi di sfida. ®Dal momento che l'hai rivisto, qualcosa da raccontarmi ce l'avrai. PerchŠ l'hai rivisto, vero?¯ Il silenzio di Ada conferm• che era cos�. ®Allora, su, dimmi, raccontami tutto dal principio. Sono almeno due mesi che non ci vediamo, ne avrai di cose da raccontarmi...¯ Aggiunse: ®Sono venuta apposta... Non vorrai avermi fatto prendere tutto questo caldo per nulla.¯ Ada si ostinava a tacere. Anna le strinse il gomito: ®Se hai qualche pena, confidamela. Anche se non ti posso dare nessun aiuto... fa sempre bene sfogarsi un po'. Dunque? Che c'Š stato fra te e Luigi?¯ ®Tanto non lo rivedr• pi—¯ disse Ada. ®Ma perchŠ?¯ ®PerchŠ non voglio pi— rivederlo¯ . Cominci• a parlare in fretta: ®Lo incontrai una mattina al Braccio di Bibbona. Io finsi di non averlo visto, ma lui mi ferm•... e mi disse che mi voleva sempre bene, anche se i suoi erano contrari. E io, stupida, gli ho creduto. E ho acconsentito a rivederlo...¯ Si morse le labbra, e non disse altro. Anzi, fece per voltarsi verso il trinciaforaggi. Anna si allarm•: ®che si sia approfittato di lei?¯ ®PerchŠ dici cos�? Che Š accaduto, quando vi siete rivisti?¯ ®� accaduto...¯ il viso di Ada si contrasse in una smorfia ®� accaduto... Oh, Anna!¯ disse con voce spezzata. ®E io che gli credevo, quando diceva di volermi bene!¯ Anna la abbracci• stretta, ma non si lasci• vincere dalla commozione, doveva sapere a ogni costo quello che era successo... ®Su, smetti di piangere¯ disse con voce dura. ®Non serve a nulla piangere. Dimmi piuttosto cos'Š accaduto. Dimmelo, su. Voglio saperlo¯ e le strinse il braccio fino a farle male. Ada la guard•: ®� accaduto che... No, Š troppo brutto, Š troppo brutto¯ e ricominci• a piangere. ®allora Š vero¯, pens• Anna. Ebbe paura del peggio: ®dio mio, se quel vigliacco l'ha messa incinta...¯ La scroll• con forza: ®Parla, Ada. Raccontami tutto. � meglio che tu lo dica a me, no? piuttosto che a tua madre...¯ Ada la guard• atterrita. ®Dove siete stati?¯ incalz• Anna. ®Avanti, rispondi.¯ ®Dietro il terrapieno della ferrovia¯ balbett• Ada. ®E che avete fatto?¯ ®Io... io non ho fatto niente. Io non volevo far niente.. .¯ ®Ma lui ti ha costretto, vero? Rispondi, Ada, Š meglio per te.¯ ®Mi ha costretto, s�... Oh, Anna, ero cos� felice, cos� felice... Era stato tanto buono con me fino a quel momento... E tutt'a un tratto Š cambiato. Io me ne sono accorta subito che era cambiato, anche se continuava a dirmi che mi voleva bene... L'ho capito subito che lo diceva solo per costringermi a fargli quella cosa... Gliel'ho anche detto che non poteva essere vero, se pretendeva una cosa cos� brutta... Lui allora mi ci ha costretto con la forza. Oh, Anna, io l'ho supplicato, io mi sono messa anche a piangere... ma niente, niente, non ha avuto compassione di me... non c'Š stato verso di smuoverlo, l'ho dovuto accontentare...¯ ®Su, calmati, ora; non Š successo niente d'irreparabile, per fortuna. Sai, quando m'hai detto in quel modo, mi sono spaventata. M'era venuta la paura che...¯ ®No¯ rispose Ada. Con la mano si tir• indietro i capelli, mentre si passava il moncherino sulla faccia. Poi rimase con gli occhi spalancati, guardando chiss… dove: ®� una cosa cos� brutta, cos� schifosa... Oh, Anna, in quel momento avrei preferito averle perse tutt'e due le mani...¯ ®Cara, che dici¯ ma era venuto da piangere anche a lei. ®Tu non hai colpa, ti ha costretto. Non devi prendertela cos�.¯ La baci• su una guancia; poi le afferr• il polso e le baci• la mano, che teneva stretta a pugno. ®Non ci pensare pi—. Non Š stato nulla, credimi. Tesoro mio, Ada, non ci pensare pi—, smetti dipiangere.¯ Quando si fu calmata, le disse di finire di trinciare il foraggio: ®Io intanto vado a parlare con Amos.¯ Amos era sul piazzale, inginocchiato accanto alla motocicletta; si meravigli• di vederla: ®Oh, Anna.. . da dove vieni?¯ ®Ero nella stalla con Ada¯ rispose Anna. Gli disse che la zia e Bice lo volevano come testimonio; aggiunse: ®Anch'io ci terrei tanto.¯ Amos era incerto: ®Ma sono in lutto. Non vorrei che mamma...¯ ®Devi per forza, sei l'unico parente che abbiamo... non possiamo mica rivolgerci a un estraneo. E ora senti, fammi un favore: pensaci tu alle bestie. Ada Š stata qui tutto il giorno, ora voglio portarla un po' con me. Senn•, poverina, a star sempre sola... Grazie, Amos; e ciao: a presto.¯ Voleva farsi accompagnare da Ada perchŠ aveva da parlarle. Con una mano spingeva la bicicletta e con l'altra stringeva il gomito della fanciulla: ®Anche tu devi venire al pranzo di nozze. Ora ascolta, devo dirti una cosa. Hai torto a non voler pi— rivedere Luigi. PerchŠ non devi credere che ti abbia ingannato, quando ti ha detto di volerti bene. Lasciami parlare, ti prego. Vedi, Ada, tu non hai esperienza di queste cose; ma io ce l'ho, purtroppo. Gli uomini... fanno tutti in questo modo.¯ Ada la guard• meravigliata, si vedeva che non capiva. ®E cos�, mentre noi ci contentiamo delle parole, delle carezze... loro non se ne contentano. Oh, Š brutto, lo so, quando ci costringono a fare certe cose. A noi... quelle cose l� fanno anche schifo; e poi ci vergognamo, perci• non vorremmo farle. Credimi, Ada: l'ho avuto anch'io un giovane che mi voleva bene... eppure mi ha costretto a fare quelle cose. Ricordo che mi offesi tanto anch'io, che ci soffersi... che piansi e gli dissi che non mi voleva bene. Invece me ne voleva, lo so che me ne voleva... come ne vuole Luigi a te.¯ ®Tu credi?¯ domand• Ada timidamente. ®Lo credo, s�¯ rispose Anna con voce ferma. Era assurdo che dicesse cos�, dal momento che questo Luigi nemmeno l'aveva visto mai. Pure non poteva essere diversamente, perchŠ Ada era graziosa... specie ora che sul suo volto, in cui non erano ancora cancellate le tracce del pianto, era spuntato un sorriso. Era graziosa da non dirsi, con quelle lentiggini, quegli occhi celesti, quei capelli biondicci che le ricadevano di continuo sugli occhi; e quelle spalle magre, quel petto che appena si notava. Che importanza aveva se le mancava una mano. Anzi, era una cosa che inteneriva... che doveva spingere un uomo a volerle anche pi— bene. Erano giunte sulla strada, e s'erano fermate. ®Ora bisogna che vada¯ disse Anna. ®Forse non potr• tornare tanto presto... E poi sono libera solo la domenica, e tu invece la domenica penso che avrai da fare.¯ Sorrise: ®Per• devi stare attenta, sai? PerchŠ Š pericoloso dar troppa confidenza a un giovanotto... Capisci cosa intendo dire?¯ ®S�, lo capisco. Ci star• attenta, non aver paura¯ e anche lei sorrise. Si abbracciarono un'ultima volta. Fatti un centinaio di metri, Anna si volt•: e la vide ferma dove l'aveva lasciata, che alzava il braccio per salutare. Dopo poco, torn• a voltarsi: Ada non c'era pi—. Anna si ferm• lo stesso a guardare il fitto d'alberi e di filari, che nascondeva a met… la casa; con lo sfondo dei monti pallidi nella serenit… della sera. CAPITOLO 10. L'estate non port• cambiamenti nella vita delle due sorelle. A volte lavoravano fino alle nove di sera, tra le proteste della zia: perchŠ, diceva, a tenere la finestra aperta e la luce accesa, la casa si riempiva di zanzare. Non s'erano ancora alzate da tavola, che arrivava Enrico; ma non si tratteneva a lungo: perchŠ era stanco morto, e non vedeva l'ora di essere a letto. Lo riaccompagnavano alla baracca; poi, magari, facevano altri due passi. Ma la vita notturna della pineta, con le sue luci, il suo movimento, il suono dell'orchestra, non le tentava pi—. Finivano col tornare verso casa: fermandosi in piazza, dove le donne si godevano il fresco sedute fuori delle porte, e i ragazzi schiamazzavano rincorrendosi nel buio. ®Ti ricordi quanto l'abbiamo fatto anche noi, da piccole?¯ disse Bice. ®Quella sera che cadesti e ti tagliasti con un vetro... che andammo al pronto soccorso e non ci riusciva trovare la donna che aveva la chiave...¯ ®E quando andavamo a disturbare le coppie?¯ aggiunse Anna. ®Quella volta per esempio che sorprendemmo Livio dietro la canonica...¯ Come evocato, comparve Livio, con le mani in tasca, la sigaretta in bocca; in maniche di camicia e coi calzoni da lavoro. ®Stavamo giusto parlando di te¯ gli disse Anna. ®S�, di quella volta che ti sorprendemmo dietro la canonica con una ragazza. A proposito, chi era?¯ ®Una che non sta pi— a Marina. E che adesso Š sposata, e ha tre o quattro figlioli. E voi¯ disse rivolgendosi a Bice, ®l'avete fissata la data delle nozze?¯ ®Fissata proprio no... ma insomma, verso la met… di settembre.¯ ®Eh, gi…, perchŠ voi donne dovete fare i conti con la luna¯ disse Livio, e rise. ®Noi uomini, invece, siamo sempre in comodo.¯ ®Voi uomini siete proprio dei grandi sporcaccioni¯ fece Bice convinta. Livio si mise a parlare seriamente. Disse che lavorava alla costruzione della nuova strada: quella che avrebbe congiunto Cecina alla pineta. Sarebbe stato un magnifico viale: largo, asfaltato, con le piste per le biciclette, una fila di oleandri e una di pini... ®Eh, Marina, non c'Š che dire, si sta rinnovando. Il guaio Š che non ci rinnoviamo pi— noi.¯ ®Ti senti vecchio?¯ lo stuzzic• Anna. ®Per forza, ho ventisei anni... E poi noi giovanotti ce ne accorgiamo subito quando si comincia a invecchiare.¯ ®E in che modo?¯ ®Quando facciamo all'amore, no?¯ Loro protestarono e non gli permisero di continuare. ®Dio buono, non si pu• dire mezza parola con voi¯ si lament• Livio. ®Siete troppo puritane.¯ ®Sei tu che sei troppo sboccato¯ ribattŠ Bice. ®Ormai non mi resta altra consolazione¯ disse Livio. ®Le ragazze non mi d…nno pi— retta... Che vuoi, mi vedono pelato, mezzo storto.. .¯ ®Mezzo storto poi¯ fece Anna, e rise. ®Eh, s�, a portare la calcina si diventa anche storti. Ma io l'ho sempre detto: se rinascessi, vorrei avere un padre ricco, che mi permettesse di fare il signore.¯ ®Ma hai uno zio ricco. Pellegrini, s�; lascer… tutto a te, dal momento che non ha famiglia.¯ ®Pellegrini, scommetto, campa fino a cent'anni. E poi i soldi se li mangia tutti con le donne. Anche la vostra amica Marisa deve avergliene spillati un bel po'.¯ ®Marisa Š uno scandalo¯ disse Bice. ®FinchŠ andava coi giovanotti, poteva anche passare. Ma mettersi con un vecchio...¯ ®Cosa vuoi, Marisa ormai si Š fatta la mentalit… della professionista. Va con chi la paga meglio. � inutile, il mondo Š ingiusto, io l'ho sempre detto. Noi uomini, bisogna ammazzarsi dalla fatica, mentre voi donne avete a portata di mano un mestiere tanto comodo...¯ ®Se avessi una sorella, ti piacerebbe che lo facesse?¯ gli domand• Bice. Aveva alzato la voce. ®Ma non lo vedi che sta scherzando¯ intervenne Anna. ®Sto scherzando, certo... Ma non sono mica bestialit… quelle che dico. Una volta l'ho visto scritto in un pisciatoio...¯ ®Basta, Livio¯ disse Anna. ®Le cose pi— profonde della vita non stanno mica scritte nei libri: ma sulle pareti dei pisciatoi. Sentite questa, per esempio: oh, non abbiate paura, la dico in modo da non farvi arrossire: ®l'uomo col... eccetera, muore di fame; e la donna con la... eccetera, si guadagna il pane.¯ E una grande verit… questa, sapete?¯ ®� una verit… per le donnacce come Marisa¯ ribattŠ Bice. ®Niente affatto. � una verit… per tutte le donne, anche per quelle oneste. PerchŠ, scusa, tu adesso sposi e ti sistemi; e come mai Enrico ti sposa?¯ ®Come, perchŠ mi sposa?¯ ®Ti sposa appunto perchŠ sei onesta... e se non ti sposasse, non ci andresti a letto...¯ Stavolta Bice si arrabbi• davvero. Anna, invece, s'era messa a ridere; ma dovette sbrigarsi a tornare seria, perchŠ Bice non si offendesse ancora di pi—. Una sera, s'erano spinte sul viale di pineta: e videro Marcello, che era insieme con la Semoli. Bice le chiese se si sarebbero sposati: Anna rispose che non lo sapeva e non gliene importava di saperlo. Ma dopo raccont• alla sorella di quando la Semoli aveva detto in quel modo a Lina. ®Io allora le feci rispondere che non c'era motivo di vederci, dal momento che avevo troncato con Marcello.¯ ®Ma come? Sei stata tu a troncare?¯ ®S�, sono stata io.¯ Bice era sorpresa: non avevano mai parlato della cosa, e lei supponeva che fosse stato Marcello a rompere: magari perchŠ costretto dal padre. ®No, fui io... ma se ti dovessi dire perchŠ l'ho fatto, non te lo saprei spiegare. Non c'Š stata una ragione... come non c'era stata una ragione perchŠ mi ci fossi messa.¯ ®Io, che vuoi, oltre tutto non lo so come sono andate le cose, tu non mi hai mai voluto raccontar nulla¯ e nella sua voce c'era una punta di rimprovero. Anna pens• che, per ritrovare la piena intimit… con la sorella, doveva raccontarle tutto. Doveva riempire con le sue confidenze quel periodo in cui erano vissute come due estranee... Lo fece quella sera stessa, a letto: le due sorelle rimasero sveglie fino all'una di notte. Anna raccont• tutto, dalla prima volta che s'era fatta baciare, sulla spiaggia, quella notte di luna. Parlava sottovoce, per paura che la sentisse la zia, e a volte Bice non capiva e lei era costretta a ripetere le parole. Quando ebbe finito, aspett• che la sorella dicesse qualcosa. Ma Bice non diceva nulla. ®Be'? Ti sei addormentata?¯ fece Anna, e si mise a ridere. ®Davvero, devo averti fatto venir sonno, con tutte queste chiacchiere.¯ ®No, non dormo¯ rispose Bice, seria. Dopo un momento disse: ®Pensavo che hai avuto troppa fretta di lasciarlo... Chiss…: in seguito, ti avrebbe potuto anche sposare.¯ Tutto si aspettava Anna, meno che una considerazione del genere. Disse: ®Ma io non gli volevo bene, mi pare di avertelo spiegato.¯ Bice non le bad•: ®Pensi che non l'avresti potuta spuntare contro l'opposizione della famiglia? Ma succede tante volte che i genitori si oppongono... e poi, da ultimo, cedono.¯ ®No, Š stato meglio troncare¯ disse Anna. ®Per me e per lui...¯ Dopo un lungo silenzio, Bice disse: ®Ma non hai avuto paura ad andar con lui a Livorno in un posto sconosciuto? Non so davvero come hai fatto. Io, anche se ne fossi stata innamorata pazza, non l'avrei mai avuto, questo coraggio.¯ Cos� Bice quasi l'ammirava. Arriv• a dirle: ®Vedi Anna io sono una ragazza come ce ne sono tante... mentre tu sei fuori dell'ordinario. S�, sei capace di fare delle cose... che un'altra non ci si proverebbe nemmeno.¯ ®Marisa, per questo, ha pi— coraggio di me¯ disse Anna ridendo. ®No, anche Marisa Š una ragazza comune... fa quello che fanno le ragazze del suo stampo.¯ ®Intendi dire che io non sono nŠ una ragazza onesta... nŠ proprio una puttana?¯ Bice la guard•: ®Tu sei onesta, Anna... sei forse la sola veramente onesta. Voglio dire, non agisci mai per interesse...¯ ®Ora stai parlando come Livio¯ fece Anna, e rise, imbarazzata. ®Ti riferisci a quello che diceva l'altra sera? Be', e perchŠ credi che io mi sia tanto risentita? PerchŠ in fondo, sentivo che aveva ragione... Non Š mica bello quello che faccio, di sposare Enrico. Ma la vita Š cos�¯ aggiunse dopo un momento; ®bisogna guardare anche al lato pratico delle cose. Ma che discorsi mi son messa a fare!¯ esclam• ridendo. ®Siamo proprio pazze, noi due: Š l'una, e ancora stiamo parlando... Senti zia come russa, poveretta.¯ Ridendo silenziosamente, entrarono sotto le lenziola; e Bice si affrett• a spenger la luce. La mattina dopo era domenica. Sul tardi, Anna si decise a fare il bagno. Arriv• sul mare che la spiaggia cominciava gi… a spopolarsi. Dopo il bagno, si stese supina sopra l'asciugamano, a pochi passi dalla riva. Chiuse gli occhi, godendosi il calore bruciante del sole. Sentiva intorno i rumori e le voci diminuire; ma non se ne dava pensiero. Anche se fosse arrivata tardi a desinare, era mal di poco. S'era addirittura assopita; le sembr• che qualcuno le parlasse; si svegli• di soprassalto e si lev• a sedere. Di fronte a lei c'era Marcello, in costume, con un ginocchio posato a terra. Tutto intorno gli ombrelloni erano chiusi; anche in mare non si vedevano pi— bagnanti, nŠ imbarcazioni. ®Oh, ciao¯ disse. Lui non rispose nulla, la guardava con un leggero sorriso; Anna si sentiva imbarazzata. Rannicchi• le gambe. Le dispiaceva farsi vedere in costume da chi conosceva cos� bene il suo corpo. ®Che ore sono? � tardi; m'ero addormentata¯ e fece l'atto di alzarsi. Lui la ferm• trattenendola per un braccio: ®Tardi per tardi, aspetta un altro minuto.¯ Fu la familiarit… del gesto e dell'espressione a indispettirla. Disse: ®No, Š troppo tardi.. e poi non ho voglia di star con te.¯ ®Ma perchŠ, Anna? Non capisco...¯ ®Ma s� che capisci. Lasciami.¯ Lui la lasci• e lei s'affrett• a infilare la vestaglia. Raccatt• le ciabatte. ®Addio¯ gli disse, e si avvi• verso la baracca. Dopo un momento d'incertezza, lui la raggiunse. Si mise al suo fianco. Lei prese a camminare svelta. ®Anna, senti, ho bisogno di parlarti... Ti devo dire una cosa. Quando possiamo vederci?¯ Lei seguitava a camminare senza guardarlo. ®Anna, forse ti hanno detto che mi sono fidanzato... Ma non Š vero, te lo giuro.¯ Erano arrivati alla fine del tratto sabbioso. Lei lasci• cadere le ciabatte e le infil•; quindi riprese a= camminare svelta. Lui era scalzo, durava fatica a tenerle dietro: ®Anna, fermati un momento. Dimmi quando ci possiamo vedere. Ho bisogno di parlarti...¯ Stavano costruendo il proseguimento del viale di pineta. Avevano appena incatramato la massicciata: il bitume, non ancora rappreso, brillava al sole. Incurante di sporcarsi le ciabatte, Anna attravers•; mentre Marcello era costretto a fermarsi. La chiam• ancora: ®Anna!¯ ma lei non si volt•. CAPITOLO 11. Mentre gli sposi coi testimoni e i parenti si trattenevano in chiesa, Anna corse a casa. Aveva un po' di rimorso per aver lasciato Marisa sola alle prese con il pranzo. Ma a nessun costo sarebbe voluta mancare alla cerimonia. Trov• la cucina piena di fumo e Marisa scarmigliata e sudata (poveretta, era dalle otto che trafficava intorno ai fornelli). ®Stanno gi… venendo?¯ le chiese allarmata. ®No, si trattengono un altro po'. Non so, devono firmare il registro, e poi il cappellano voleva offrire un vermouth agli sposi. Oh, Marisa, sapessi che bella cerimonia Š stata. La chiesa era piena...¯ ®S�, l'ho visto¯ rispose Marisa. ®ci ho fatto una scappata... Ma son rimasta solo un minuto: avevo paura che qui bruciasse tutto.¯ Povera Marisa. Bisognava riconoscere che era proprio una brava ragazza, servizievole, affezionata. Non soltanto si era offerta lei di preparare il pranzo, ma gi… da parecchi giorni s'era messa a loro disposizione per aiutarle nei preparativi. Era incredibile la quantit… di cose che avevano avuto da sbrigare. Per di pi— la zia, di solito cos� attiva, non si era voluta occupar di niente. Gli sposi e gli accompagnatori arrivarono tutti insieme. Da quel momento in casa ci fu una gran confusione. Finalmente si misero a tavola. Anna aiut• Marisa a portare le tazze di brodo, poi prese posto accanto a Amos. Livio parl• sempre lui, durante tutto il pranzo. Cominci• col rievocare la cerimonia, trovando da ridire su una quantit… di cose. Per cominciare, non era giusto che i testimoni fossero costretti a stare in piedi; mentre gli sposi erano rimasti comodamente seduti per la maggior parte del tempo. Che gli ci voleva, al prete, a mettere altre due sedie? Poi si lament• del caldo che aveva patito: ®Con tutta quella gente... Non potevate sposare alle otto?¯ ®Io ci sarei anche stata, a sposare di prima mattina.¯ disse Bice. ®Ma Enrico non ha voluto...¯ ®Non ho voluto perchŠ ci saremmo dovuti alzare troppo presto¯ fece Enrico. ®E siccome abbiamo davanti una giornata faticosa...¯ ®E una nottata, faticosa¯ fu pronto a interloquire Livio. ®Anna, non lo far bere¯ si raccomand• la zia. ®Senn• chiss… che spropositi si mette a dire...¯ ®Eh, via¯ fece Livio ®quante storie. Qui siamo tutti adulti, non ci sono mica fanciulline che possano diventar rosse...¯ Abbass• la voce: ®Per quanto di l… c'Š Marisa...¯ ®Rifattela anche con lei, ora¯ gli disse Anna. ®Io non me la rifaccio con nessuno. Io cerco di tenervi allegri.. Dovreste ringraziarmi: senza di me, scommetto, stareste tutti zitti. La signora Vanni, per esempio: non le ho ancora sentito fare una parola.¯ La madre di Enrico lo guard•; poi, animandosi improvvisamente, battŠ le mani e grid•: ®Viva gli sposi!¯ Picchi• la palma aperta sul tavolo: ®Forza, gridiamolo tutti insieme, viva gli sposi!¯ Ma con quell'uscita, invece di infondere allegria, diffuse un senso di gelo. ®E un'altra che sta sempre zitta Š la signora Cherubina¯ disse Livio, e battŠ una manata sulla spalla alla vecchia. ®In compenso, non fa che mangiare.¯ ®� che mi mancano i denti¯ rispose la vecchia. ®La roba mi tocca biasciarla...¯ ®Quanti anni avete?¯ ®Tanti.¯ ®Avete visto com'Š furba? Non l'ha mica voluto dire quanti anni ha. Eh, le donne sono speciali... Scommetto che anche la signora Cavorzio tiene nascosta l'et….¯ ®Poverino¯ fece la zia, ®figurati se me ne importa qualcosa. Ne ho quarantacinque; sei contento?¯ ®Ma Lina quanto ci si scommette che non lo dice?¯ ®Io ne ho ventisei; va bene?¯ rispose Lina, e gli fece una boccaccia. ®Ventisei soltanto? E io che te ne davo almeno una trentina...¯ ®Grazie del complimento.¯ ®Sul serio, se sapevo che eri cos� giovane ti facevo una proposta di matrimonio. Ma che vuoi, credevo che fossi pi— vecchia di me... e allora sarebbe stata una cosa fatta male.¯ ®Che differenza d'et… ci dev'essere tra il marito e la moglie?¯ domand• Bice. ®Fra te e Enrico, che differenza c'Š?¯ ®Un anno ¯ rispose Bice, e fece una carezza al marito. ®Secondo me ce ne devono essere almeno trenta. Io ho gi… fatto i miei conti. Per sposarmi, aspetto di avere cinquant'anni. E mi prendo una ragazza di venti...¯ ®Cos� un bel paio di corna non te le leva nessuno¯ disse Marisa, che aveva portato in tavola il vassoio dell'arrosto. ®Brava Marisa; gli hai risposto a dovere¯ fece la zia. ®Se credete che le corna mi mettano paura...¯ ricominci• Livio. ®A me, vi dico la verit…, non mi farebbero nŠ caldo nŠ freddo. Perci• me la voglio prendere giovane la moglie... Poi, se ci si divertono anche gli altri, poco male. Cosa? Dovrei prendermela vecchia e brutta solo per essere sicuro che non mi faccia le corna? E poi, delle donne non ci si pu• mai fidare. Io la mano sul fuoco non ce la metterei per nessuna. Prendiamo Bice: Š una ragazza, per carit…! su cui nessuno ha mai avuto nulla a dire; eppure fossi in te, Enrico, non mi sentirei tranquillo...¯ Bice si alz• brandendo il coltello: ®Di' tutto quello che ti pare Livio ma non queste cose, senno...¯ ®Vedete se ho ragione?¯ esclam• Livio. ®Le donne sono capaci di tutto. Anche di darti una coltellata.¯ Nemmeno lui ebbe pi— voglia di parlare. Ci fu di nuovo un po' di animazione quando mangiarono il dolce e brindarono con lo spumante alla salute degli sposi; poi cominciarono ad alzarsi da tavola, Bice and• a cambiarsi; Anna non sapeva cosa fare, quasi aveva fretta che arrivasse il momento della partenza. Avevano ordinato due macchine; ma la madre di Enrico ci rinunci•; e Amos, disse che doveva tornare al podere. Quanto a Marisa, la aspettava una montagna di stoviglie da rigovernare. Gli sposi, la zia e Lina salirono sulla prima automobile; Anna si ritrov• sulla seconda insieme con Livio. Partirono tra la curiosit… della gente. ®Sei stanca?¯ le domand• Livio. ®Un po'¯ rispose Anna. ®Scommetto che sei anche un po' triste. ¯ ®Un pochino¯ ammise Anna. ®Ma il peggio deve ancora venire... S�, quando mi ritrover• sola in casa immagino che mi far… un certo effetto...¯ ®� cos�¯ disse Livio. ®Pare impossibile, ma alla felicit… si mescola sempre un po' di tristezza. Io, mi ricordo, quando ero militare non vedevo l'ora di andare in congedo. Eppure, quando venne quel giorno tanto desiderato...¯ Anna non lo ascoltava pi—. Guardava i gruppi di case, i campi, le stradine passare via veloci, e pensava che tra pochi momenti sarebbero arrivati alla stazione. � cos� la vita, pensava. Era talmente frastornata che non le riusciva pensare altro. Scese dalla macchina, segu� gli sposi dentro la stazione. La gente li guardava. Si sa, una coppia in partenza per il viaggio di nozze suscita sempre curiosit…. Anche invidia, magari. Per un attimo, le sembr• che guardassero solo lei e abbass• la faccia, vergognandosi. Le era tornato in mente quando aspettava il treno per andare a Livorno. Appena il campanello che annunciava l'arrivo del treno si mise a squillare, cominciarono i saluti. Bice era sorridente e disinvolta, Enrico invece goffo e impacciato... Anna prima baci• il cognato, poi la sorella. E poi si sent� abbracciare e baciare da Livio. ®Ma che fai¯ gli disse respingendolo, e lui si mise a ridere: ®Ho voluto approfittare dell'occasione per darti un bacio... era tanto che ne avevo voglia. Voi salite¯ disse agli sposi ®ci penso io alle valige.¯ Il treno arriv•; Bice abbracci• un'ultima volta la zia e la sorella e corse dietro il marito. Le carrozze di seconda erano in fondo, e anche Anna, la zia e Lina dovettero mettersi a correre. ®Ma che ha fatto Livio? � salito anche lui?¯ disse la zia allarmata. ®Ora se non si sbriga rimane in treno...¯ Infatti scese che il treno stava gi… ripartendo. Enrico e Bice erano affacciati al finestrino e salutavano agitando la mano... Fu in quel momento che le lacrime riempirono gli occhi di Anna. Continuava a salutare, ma non vedeva pi— nulla. Finalmente si decisero a venir via. Livio disse che sarebbe andato al cinema; Lina aveva da far delle spese e rimase anche lei a Cecina. Cos� Anna e la zia tornarono sole. Per fortuna c'era sempre Marisa in casa: che ancora non aveva finito di rigovernare. La trattennero a cena. Ogni momento la zia guardava l'orologio e diceva: ®Dio mio, sono appena le otto. Quella figliola ha sempre un'ora e mezzo da stare in treno. Ha promesso di scrivermi subito domani. Ah, non vedo l'ora di saper qualcosa.¯ ®signora, bisogna che ci si abitui a non averla in casa¯ disse Marisa. ®Eh¯ sospir• la zia ®mi ce ne vorr… del tempo prima che ci faccia l'abitudine... Non mi ci posso pi— vedere in questa casa, ora che Bice Š andata via. Anna senti: si va da Bertini, domani?¯ CAPITOLO 12. Invece la notte la zia si sent� male; e Anna dovette svegliare la signora del piano di sotto, e poi correre a Cecina a chiamare il dottore. Questi disse che si trattava di un attacco di appendicite; che bisognava operarla; che lui consigliava di portarla a Livorno. La mattina Anna era di nuovo a Cecina per parlare col dottore. La fecero aspettare in anticamera. Dopo un po', la porta si apr� e comparve la signorina Semoli. Anna si alz• imbarazzata. ®Aspetta il dottore?¯ fece la signorina, e subito dopo dovette riconoscerla perchŠ si irrigid�. ®Ora Š occupato¯ aggiunse freddamente. ®Torni pi— tardi.¯ ®Io... dovevo soltanto dargli le notizie.¯ La signorina esitava. Alla fine disse: ®Vado a vedere se pu• riceverla.¯ Dopo poco torn• e la fece accomodare nell'ambulatorio. ®Il dottore viene subito¯ Ma non se ne and•, e si vedeva che era combattuta fra il desiderio di dirle qualcosa e l'orgoglio che le impediva di abbassarsi a parlare con lei. ®Marcello e io ci siamo fidanzati ufficialmente¯ disse alla fine. ®Ah... mi fa piacere¯ balbett• Anna. La ragazza sorrise ironicamente: ®Non credo che lei sia sincera... A ogni modo, far… bene a mettersi il cuore in pace.¯ Il giorno seguente, portarono la zia a Livorno. Grazie all'interessamento del comandante, sia l'operazione che la degenza in ospedale sarebbero state a carico dell'amministrazione militare. Era una fortuna, senn• non avrebbero saputo come fare: quei pochi soldi che avevano da parte, erano andati via tutti per il matrimonio di Bice. A quest'ultima, non avrebbero fatto saper niente Era inutile guastarle il viaggio di nozze. Anna andava a Livorno la mattina e tornava la sera. L'operazione era riuscita bene e la zia cominciava a rimettersi; ma non sarebbe potuta tornare a casa prima che fossero passati otto giorni. Anche quella sera, Anna prese il treno delle sei. In piedi nel corridoio, guard• passare le case della citt… e poi la pianura coltivata. Era stato brutto tempo, era anche piovuto; ma ora il sole s'era fatto largo tra le nuvole e si irradiava obliquamente sopra la striscia di mare e la lunga linea delle case. Poi il treno imbocc• un tunnel e quando ne usc� il mare s'era avvicinato e anzi s'incune• tra due promontori e venne a infrangersi proprio contro il muraglione della ferrovia. La vista di quell'acqua verdastra e tumultuosa fece rabbrividire Anna. Era orribile viaggiare: metteva lo sgomento nel cuore, suscitava il pensiero della morte. Imbruniva quando arrivarono nella piana di Cecina: Anna salut• con gioia le luci del paese. Non vedeva l'ora di essere a casa. Pedalava svelta, tra quelle ombre familiari. Pensava con sollievo che l'indomani non aveva da partire. Era stata la zia a dirle di rimanere, dato che dovevano tornare Enrico e Bice. Nell'ingresso la ferm• la signora del piano di sotto per darle una lettera. ®Sar… di Bice¯, pens• Anna senza guardarla. La signora le domand• notizie della zia e la trattenne un altro po' con le sue chiacchiere. Una volta in casa, Anna butt• la lettera sul tavolo di cucina e and• in camera a cambiarsi. Poi torn• ad accendere il fornello e mise l'acqua a scaldare. Fu solo dopo un bel pezzo che si ricord• della lettera. Non era di Bice. La calligrafia era sconosciuta e anche la forma della busta era insolita e cos� pure i francobolli. L'apr�: veniva da Chicago ed era di Mario. Anna non credeva ai propri occhi. Dovette leggerla due volte prima di capire. Mario le diceva di aver scritto alla signora Zaira e che la signora Zaira gli aveva risposto e gli aveva dato le loro notizie. Cos� aveva saputo che Bice stava per sposare, mentre lei, Anna, era sempre libera. Perci• le chiedeva di sposarlo. CAPITOLO 13. Caro Mario, non hai idea quanto piacere mi ha fatto aVere notizie tue e sapere che ancora ti ricordi di me e mi pensi sempre; e che addirittura mi vorresti sposare... � vero, io sono sempre libera, la signora Zaira per• non ti ha detto tutta la verit…. Vedi Mario tu mi dicesti una volta che io ero una ragazza onesta e che se in un domani avessi conosciuto un giouanotto non al rei potuto nascondergli il mio passato: come invece fanno tante. E per questo non volevi che divenissi tua perchŠ avevi timore di compromettere una mia possibile sistemazione avvenire. Cos� voglio essere onesta anche con te e non nasconderti nulla. So di darti un dispiacere perchŠ forse tu avrai creduto che ti ero rimasta fedele. Non Š stato cos�, Mario, e me ne rincresce. Io ho avuto una relazione, che Š durata tre mesi. Non ci sono state conseguenze, ma tutti l'hanno saputo, e anche Zaira lo sa ma si vede che non te l'ha voluto scrivere per non darti un dispiacere. Io per• devo dartelo questo dispiacere, non sarei sincera se non te lo dicessi, e anche se tu mi disprezzerai dopo aver letto queste mie parole, pazienza, me lo sono meritato. Per• devo anche dirti che se ti sono stata infedele non ho mai cessato di amarti. Tu mi dirai: come Š possibile? � possibile, invece, perchŠ io quell'uomo non l'amavo, io nella mia vita ho amato te solo e continuo ad amarti... Oh, Mario, perchŠ amandoci ci facciamo del male? Io, me ne accorgo, ti ho fatto del male, perchŠ se tu non avessi il pensiero di me soffriresti meno per la lontananza... Ma anche tu mi hai fatto del male, perchŠ se non ti avessi conosciuto non sarei caduta. Io ero disperata, non potevo pi— adattarmi alla vita di prima, Š per questo che sono caduta. Capisci, Mario? Non me ne importava pi— nulla della vita, mi pareva che non avesse pi— nessun valore... E allora, perchŠ avrei dovuto aver cura della mia reputazione? Credimi, non Š stato per amore che mi sono data a quell'uomo. Non so cosa mi Š successo, forse volevo cancellare il ricordo di te, che non mi lasciava pi— vivere... Ora so che non mi scriverai pi—, perchŠ ti ho deluso e tu penserai di esserti ingannato sul mio conto. Ma non m'importa, mi hai fatto tanto felice lo stesso scrivendomi. E cos� termino la mia lettera dicendoti che ricambio i tuoi sentimenti e che nel profondo del cuore sar• sempre la tua Anna La mattina Anna rimase un po' a letto, ripensando agli avvenimenti del giorno prima. Era stata tutto il pomeriggio in casa ad aspettare la sorella. Bice e Enrico erano arrivati la sera tardi; e s'erano spaventati quando avevano saputo della zia. Lei li aveva rassicurati dicendo che ormai era fuori pericolo. Avevano stabilito di andarla a trovare tutti insieme: sarebbero partiti col treno delle undici. Perci•, non c'era tempo da perdere, perchŠ aveva da fare una quantit… di cose. Anna si affrett• ad alzarsi. Ma poi indugi• alla finestra a godere lo spettacolo del sole che s'era appena levato. I suoi occhi si posarono su ogni particolare, sull'abitato di Marina, sui gruppi di case pi— avanti nella campagna, sulla sagoma massiccia dello zuccherificio, sui tetti di Cecina emergenti al di l… della ferrovia, sulla strada nuova, che aveva aperto un varco nei campi e avanzava diritta e presto sarebbe stata terminata. Avrebbe dovuto odiarli quei luoghi, che erano pieni di tanti tristi ricordi. Invece li amava; li amava, e non avrebbe mai potuto abbandonarli. ®io sono come i gatti¯ pens• alla fine; ®mi affeziono pi— ai luoghi che alle persone.¯ PerchŠ se una persona amata la lasciava, lei ne soffriva, certo, ma poi la ferita si rimarginava; mentre se l'avessero strappata di l�, dai luoghi che amava, allora sarebbe morta di dolore. Ma dunque, nemmeno Mario aveva contato nulla nella sua vita? Certo, lo aveva amato, aveva gioito e sofferto per causa sua; ma i luoghi, alla fine, avevano avuto la meglio, assorbendo il ricordo di Mario come gi… tutti gli altri, fin dai tempi remoti della sua infanzia. Anna continuava a star l�, appoggiata al davanzale, con l'aria fresca del mattino che entrava per la finestra spalancata, e il sole che la scaldava e la intorpidiva. Che importava se l'avvenire non le prometteva nulla? Il passato, contava di pi—. E poi, nessuna vita era povera: nemmeno quella di Ada. Il sole! Il sole! Si levava ogni mattina, ogni mattina riscaldava le anime, col suo calore, con la sua luce. Ogni mattina tornava a svelare la infinita bellezza del mondo, quella bellezza che l'anima pu• contenere, ma che la vita quotidiana non pu• accogliere. La vita quotidiana si componeva di tante cose, piccole e grandi, rifare i letti e mangiare, fidanzarsi e sposare; ma la vita vera era come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e di inafferrabile. Sbadigliando e stirandosi, Anna and• in cucina. Mentre aspettava che il latte bollisse, scost• la tendina e guard• fuori. Il mare era scolorito, salvo la striscia turchina dell'orizzonte. La baracca aveva le imposte sprangate. Enrico e Bice dovevano essere ancora a letto. Forse erano svegli, e si godevano l'intimit… coniugale. Anna non provava invidia. Era ormai una donna soddisfatta, quieta e saggia; non aveva desideri nŠ rimpianti, e non temeva la solitudine. FINE.